Il moderatore della Tavola Valdese scrive a Francesco I

EugenioBernardini-francescoBernardini scrive a Papa Francesco – “Caro fratello in Cristo”: Il Moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini scrive a papa Francesco. Francesco e Valdo condivisero radicamento evangelico e servizio agli umili. “Un rinnovato cammino nell’unità di tutti i cristiani affinché il mondo creda”

Roma, 15 marzo 2013 (NEV-CS19) – Il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, ha scritto oggi un messaggio di saluto al papa Francesco: “Mi rivolgo a Lei nei giorni in cui assume il ruolo di vescovo di Roma – si legge – per rivolgerLe il saluto della Chiesa valdese. Possa il Signore benedirLa e illuminarLa nel suo ministero di annuncio dell’Evangelo”.

Rilevando che il nuovo papa ha scelto il nome di Francesco, il moderatore Bernardini ricorda che il povero di Assisi fu coevo di Valdo di Lione e che i due condivisero “l’idea di una chiesa al servizio degli umili e degli esclusi, ispirata e rinnovata dalla Parola di Dio”. Continua a leggere

Contro il «vangelo sociale»

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Fratelli nel Signore, esiste un falso vangelo chiamato ‘vangelo sociale’ (in inglese ‘social gospel’) che è penetrato in molte Chiese Evangeliche, comprese le Assemblee di Dio in Italia. L’amore di Cristo dunque mi costringe a spiegarvi in che cosa consiste questo cosiddetto vangelo sociale e a mettervi in guardia da esso. Innanzi tutto però fatemi tracciare una breve storia del vangelo sociale.

Il movimento del vangelo sociale è un movimento intellettuale di matrice protestante che si sviluppò soprattutto nel decennio 1880-90 e che raggiunse il suo apice agli inizi del ventesimo secolo negli Stati Uniti e in Canada. Il movimento si proponeva di applicare i principi etici del Cristianesimo ai problemi sociali, soprattutto alle questioni sociali come l’ingiustizia economica, la povertà, l’alcolismo, il crimine, le tensioni razziali, il lavoro dei bambini, il pericolo della guerra e così via. In altre parole, proclamava la necessità di affiancare alla salvezza individuale una salvezza sociale, per raggiungere la quale era necessario una estesa cooperazione che essi sostenevano sulla base del principio della fraternità universale degli uomini, per cui se tutti gli uomini sono figli di Dio – dicevano – nulla deve impedire loro di associarsi per redimere la società dai mali che l’affliggono. Questo movimento portò alla proliferazione di programmi e di agenzie sociali organizzati dalle diverse organizzazioni denominazionali ed interdenominazionali. Continua a leggere

Le torture, le prigionie, e le sentenze capitali inflitte ‘nel nome di Dio’ dall’Inquisizione

inquisizione (1)L’Inquisizione era uno speciale tribunale ecclesiastico che aveva come scopo quello di combattere e sopprimere l’eresia [1]. Il papato lo istituì quando constatò la sua impotenza dinanzi ai progressi dei Catari e dei Valdesi. Il papa che la istituì fu Gregorio IX (1227-1241) il quale tra il 1231 e il 1234 istituì per l’Europa dei tribunali d’Inquisizione, presieduti da degli inquisitori permanenti, i quali esercitavano i loro poteri entro determinate circoscrizioni [2]. A tale scopo Gregorio IX scelse i Francescani e i Domenicani, i quali dapprima furono designati a tale ufficio dai loro superiori e più tardi dal papa stesso. Questo papa pubblicò una decretale che diventò il fondamento della legislazione inquisitoriale nei tempi posteriori; in questa decretale egli affermava che gli eretici che venivano condannati come tali, dovevano essere abbandonati al braccio secolare per ricevere un castigo esemplare, mentre coloro che facevano ritorno alla chiesa cattolica dovevano essere condannati alla prigione a vita. Nel 1252 Innocenzo IV (1243-1254) con la bolla Ad Extirpanda confermò l’Inquisizione autorizzando la tortura contro tutti gli eretici. Nel 1480 su licenza papale venne istituita l’Inquisizione in Spagna, che nel corso dei secoli sterminò migliaia e migliaia di persone (tra cui pure tanti Ebrei che, secondo la chiesa cattolica, dopo essersi convertiti al cattolicesimo apostatarono tornando al giudaismo) [3]. Nel 1542 Paolo III (1534-1549) con la bolla Licet ab initio istituì l’Inquisizione romana, che doveva combattere l’eresia in ogni luogo [4], ponendo su basi amministrative centralizzate la vecchia Inquisizione medioevale. Ecco uno dei passi salienti di questa bolla: ‘Noi, mentre aspettiamo il giorno del Concilio testè indetto, volendo provvedere intanto perché tutto non vada in rovina, e non potendo portare a termine tutto quanto occorre da soli, occupati come siamo, da gravi compiti, nominiamo e deputiamo, in base all’autorità apostolica e al valore del presente decreto, i nostri diletti figli cardinali: Giovanni Pietro, Giovanni, Pietro Paolo, Bartolomeo, Dionigi e Tommaso, commissari inquisitori generali e generalissimi in vece nostra e della sede apostolica, in materia di fede in ogni singola città, villaggio, terra e luogo della cristiana repubblica, sia al di qua sia al di là dei monti, ovunque, compresa l’Italia e la Curia romana. E abbiamo fiducia nella fede, nella dottrina e nella virtù dei predetti nostri diletti figli cardinali; Giovanni Pietro di San Clemente, Giovanni di San Sisto, Pietro Paolo di Santa Balbina, Bartolomeo di San Cesareo, Dionigi di San Marcello, e Tommaso del titolo di San Silvestro. Diamo ad essi il potere d’investigare contro quanti si allontaneranno dalla via del Signore e dalla fede cattolica, o la intendano in modo errato, o siano in un modo qualunque sospetti d’eresia (‘alias quomodolibet de haeresi suspectos’), e contro i seguaci, fiancheggiatori, e difensori, e contro chi presta loro aiuto, consiglio e favori, sia apertamente che di nascosto, a qualunque stato, grado, ordine, condizione e rango appartenga. E ciò anche indipendentemente dagli ordinari del luogo, nelle stesse cause in cui questi debbano intervenire di diritto. Conferiamo, inoltre: il potere di procedere con il sistema dell’inquisizione o dell’investigazione, o altrimenti anche d’ufficio; d’incarcerare chiunque risulterà colpevole o sospetto in base agli indizi suddetti; di procedere contro di loro, compresa la sentenza finale; di punire chi è stato trovato colpevole; con pene adeguate in conformità alle sanzioni canoniche; e di confiscare, a norma di legge, i beni dei condannati alla pena di morte’. L’Inquisizione romana presentava delle novità rispetto a quella medievale: esse erano le seguenti. Innanzi tutto mentre nel medioevo l’azione penale era affidata ai vescovi che ne restavano i titolari anche quando erano aiutati dagli inquisitori delegati, ora invece il potere di inquisire e giudicare è trasferito totalmente agli inquisitori generali nominati dal papa. In secondo luogo questa Inquisizione può procedere contro i vescovi, gli arcivescovi, i metropoliti e persino i cardinali (questo lo affermerà con chiarezza Pio IV nella sua bolla Romanus pontifex). Altra novità era l’universalità della sfera di competenza di questa Inquisizione, perché mentre nel medioevo i vescovi potevano inquisire solo nell’ambito della loro diocesi e gli inquisitori solo nel territorio fissatogli dal papa adesso gli inquisitori generali avevano giurisdizione su tutto il mondo. L’Inquisizione fu confermata in seguito da Gregorio XIII e Sisto V.
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Influenze e somiglianze massoniche nelle Chiese

bible_square-and-compass-150x150Nello studiare approfonditamente la dottrina e la morale della Massoneria e confrontandole con la dottrina e la morale di molte Chiese Evangeliche, ho ravvisato delle concordanze o somiglianze nonchè delle evidenti influenze massoniche su queste Chiese. Ve ne voglio dunque parlare, affinchè comprendiate anche voi che esiste in mezzo a tante Chiese un’influenza massonica, e quindi diabolica, che non fa altro che recare dei gravissimi danni alla vita spirituale dei Cristiani.

E difatti in una interessante indagine dei rapporti fra massoneria e religione, contenuta nel libro di John Lawrence Freemasonry – A Way of Salvation?, l’autore, che è un ministro di culto anglicano, afferma: ‘Le mie ricerche mi hanno messo in contatto con molti cristiani, ecclesiastici e laici, i quali affermavano di sentire che la Chiesa è così danneggiata dall’influsso massonico che lo Spirito di Dio viene soffocato, e proprio da uomini sinceri e di buona volontà’ (John Lawrence, Freemasonry – A Way of Salvation? [La Massoneria – Una Via di Salvezza?], Kingsway, Nottingham 1982, p. 23). Questo significa che in tutte quelle Chiese che sono sotto l’influsso massonico, lo Spirito Santo viene fortemente contristato e contrastato e quindi esse o dormono o sono morte.

Non può essere altrimenti, visto che in seno alla Chiesa ci sono tanti massoni o uomini che pur non essendo iscritti a nessuna loggia massonica ragionano e parlano come i massoni (per questo vengono comunemente chiamati ‘massoni senza grembiule’) che con la loro astuzia sono riusciti a portare al suo interno il modo di ragionare e di operare caratteristico dei Massoni. Per cui si può dire che tante Chiese Evangeliche si sono da un lato massonizzate e dall’altro decristianizzate; per cui assomigliano più a delle logge massoniche che a delle Chiese di Cristo. Continua a leggere

Breve storia del Papato

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Ho caricato su Scribd la ‘Breve storia del papato’ che ho tratto dal libro della ‘Chiesa Cattolica Romana’ di Giacinto Butindaro. Oltre a conoscere l’aspetto dottrinale è utile conoscere la sua storia per dimostrare ai cattolici romani la falsità di tale Chiesa che ha ingannato e continua ad ingannare milioni e milioni di persone.

Inoltre per approfondire la dottrina cattolica romana, con la sua relativa confutazione, andate nella pagina ‘Libro: La Chiesa Cattolica Romana’

Gian Michele Tinnirello

Breve Storia del Papato

Dimostrare ai Cattolici, oltre che con le sacre Scritture, anche con i fatti storici registrati dai loro stessi storici e scrittori che quell’istituzione su cui essi fondano tutte le loro speranze non è altro che un’istituzione umana che non si basa affatto sulle parole di Gesù a Pietro (come viene asserito da essi nella loro ignoranza) perché è solo il frutto di circostanze storiche verificatesi nei primi otto secoli che ne hanno permesso la nascita e la crescita [1]; istituzione che una volta nata per potere conservarsi in vita e svilupparsi ha ricorso a compromessi di svariato genere, a menzogne, alla violenza, alla guerra, a soprusi di ogni genere; i cui capi che si sono succeduti al suo vertice hanno fomentato guerre ed ingiustizie di ogni genere, benedicendo i malvagi e maledicendo i giusti, approvando l’iniquità e riprovando la giustizia, ed introducendo e avallando ogni sorta di dottrine false.

Dal secondo al quarto secolo

Verso la fine del secondo secolo il vescovo di Roma cominciò ad attribuirsi delle prerogative di supremazia sugli altri vescovi. L’allora vescovo Vittore (189-199) infatti nella controversia che esisteva attorno alla Pasqua tra le chiese d’Oriente e quelle d’Occidente (gli Orientali dicevano che bisognava festeggiarla il 14 di Nisan qualunque fosse il giorno nel quale cadeva, mentre i Romani dicevano che bisognava festeggiarla la Domenica più vicina al 14 di Nisan) richiese alle comunità dell’Asia di attenersi alla prassi romana che rimontava, a suo dire, alla tradizione apostolica; e nel caso di rifiuto minacciò l’esclusione dalla comunione ecclesiale. Ma le chiese d’Oriente si opposero a Vittore per mezzo di Policrate vescovo di Efeso [2].

Anche nel terzo secolo il vescovo di Roma continuò a ritenersi in un certo senso superiore agli altri vescovi infatti Callisto I (217-222) riteneva appoggiandosi sul “Tu sei Pietro” d’avere il potere di legare e sciogliere e quindi di accogliere nella chiesa anche gli adulteri in quanto la sua chiesa era vicina al sepolcro di Pietro. Ma a Callisto gli si oppose Tertulliano dicendogli: ‘Chi sei tu che (in tal modo) sovverti e deformi l’intenzione manifesta del Signore, che conferiva tale potere personalmente a Pietro?’ (Tertulliano, De pudicitia 21).

Poi fu la volta di Stefano I (254-257) a ritenersi in possesso di qualcosa che gli altri vescovi non avevano, e quindi superiore agli altri vescovi, infatti egli rivendicò la successione di Pietro a motivo del luogo dove egli era vescovo e di avere quindi l’autorità di accogliere nella chiesa anche i battezzati dagli eretici. In altre parole Stefano, appoggiandosi sulla tradizione, accettava il battesimo ministrato dagli eretici per cui coloro che lasciavano una setta per entrare a fare parte della Chiesa, secondo lui, non avevano bisogno di essere ribattezzati, ma solo che il vescovo gli imponesse le mani. Ma a Stefano si oppose Cipriano, vescovo di Cartagine, il quale non riteneva valido il battesimo degli eretici e perciò se un eretico si convertiva doveva essere ribattezzato. Lui non diceva però ribattezzato ma semplicemente battezzato perché per lui quel battesimo non era vero. Cipriano disse in una sua lettera a Quinto a proposito di questa controversia: ‘Non è, d’altronde, il caso di dettare una norma in forza di una consuetudine [quella evocata da Stefano]: tocca alla ragione prevalere’ (Lettera 71, III. 1) [3]. E per essersi rifiutato di dare ragione a Stefano fu da lui scomunicato. Continua a leggere