Saulo cadde da cavallo?

Caravaggio-The_Conversion_on_the_Way_to_DamascusSarà probabilmente capitato anche a voi di sentire dire a dei credenti che la Bibbia afferma che quando Gesù apparve a Saulo sulla via di Damasco, Saulo cadde da cavallo. Ebbene, dovete sapere che nel libro degli Atti, non c’è alcun accenno ad una sua caduta da cavallo. C’è solo scritto: “Ed ESSENDO CADUTO IN TERRA, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9:4), e: “Or avvenne che mentre ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, sul mezzogiorno, di subito dal cielo mi folgoreggiò d’intorno una gran luce. CADDI IN TERRA, e udii una voce che mi disse: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 22:6-7), ed anche: “Io vidi, o re, per cammino a mezzo giorno, una luce dal cielo, più risplendente del sole, la quale lampeggiò intorno a me ed a coloro che viaggiavan meco. ED ESSENDO NOI TUTTI CADUTI IN TERRA, udii una voce che mi disse in lingua ebraica: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ei t’è duro di ricalcitrar contro gli stimoli” (Atti 26:13-14). Da dove viene fuori allora questa caduta a terra da cavallo? Dalla tradizione, che vuole che la caduta sia avvenuta da cavallo.
Prima dunque di dire: «la Bibbia dice che ….», è bene accertarsi che la Bibbia lo dica.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Foto: la «Conversione di San Paolo», dipinto di Caravaggio (1600-1601, attualmente conservato nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma), che ha contribuito a diffondere l’idea che Saulo cadde da cavallo.

Fonte: http://giacintobutindaro.org/

L’apostolo Pietro non fondò la Chiesa di Roma e non ne fu vescovo

chiese_romaI teologi Cattolici romani, appoggiandosi alla tradizione, affermano che Pietro venne a Roma, fondò la Chiesa di Roma esercitò l’ufficio di vescovo universale a Roma per venticinque anni (dal 42 al 67) e prima di morire trasmise la sua carica ai suoi successori.

Cominciamo con la venuta di Pietro a Roma: la Scrittura non ne parla come invece fa della venuta di Paolo, quindi non possiamo confermarla con la Scrittura. Questo non ci spinge però a dire che Pietro non venne mai a Roma; può essere pure vero che Pietro sia venuto a Roma. Ma nel caso ci sia venuto è da rifiutare il fatto che egli ne sia stato il fondatore perché la Chiesa di Roma esisteva già prima che lui vi andasse infatti si presume che essa fu fondata da quegli avventizi Romani che il giorno della Pentecoste dopo avere udito la predicazione di Pietro si convertirono a Cristo. Se Pietro ne fosse stato il pastore o uno degli anziani certamente Paolo nella sua epistola alla Chiesa di Roma non avrebbe tralasciato di fare il suo nome quando alla fine di essa dice di salutare i santi facendone i nomi, mentre invece il nome di Pietro non è incluso in quella lista (cfr. Rom. 16:3-15). Può essere mai che il primo papa, il primo vescovo universale, il vicario di Cristo, così come lo chiama la chiesa cattolica romana, il primo vescovo di Roma non sia stato citato minimamente da Paolo quantunque fosse a Roma? Come si spiega tutto ciò. Si spiega con il fatto che Pietro non era né a Roma a quel tempo e meno che meno vescovo universale come invece vogliono fare credere i Cattolici. Ma i Cattolici non si arrendono dinanzi all’evidenza, e dicono che la prova che Pietro fu a Roma c’è nella Scrittura e si trova nella prima epistola di Pietro dove lui dice: “La chiesa che è in Babilonia eletta come voi, vi saluta..” (1 Piet. 5:13); dove per Babilonia si intende Roma. Non siamo per nulla d’accordo con questa interpretazione data a Babilonia, perché qui per Babilonia si deve intendere la città di Babilonia e non la città di Roma. Perché mai Pietro avrebbe dovuto chiamare Roma Babilonia? Ma chi è che anche oggi scrivendo da Roma direbbe che i santi che sono in Babilonia danno i loro saluti? Noi riteniamo che se Paolo nelle sue epistole abbia chiamato Roma in questa maniera (cfr. Rom. 1:7; 2 Tim. 1:17), anche Pietro se avesse citato Roma l’avrebbe chiamata così. Il fatto che parla di Babilonia dunque vuole dire che in quel tempo quando scriveva quella epistola si trovava a Babilonia (in Oriente dunque) con i santi di quella città. Con questo non intendiamo dire però che Pietro non sia mai stato a Roma, ma solo che Babilonia è Babilonia, e non Roma. Continua a leggere

Breve storia del Papato

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Ho caricato su Scribd la ‘Breve storia del papato’ che ho tratto dal libro della ‘Chiesa Cattolica Romana’ di Giacinto Butindaro. Oltre a conoscere l’aspetto dottrinale è utile conoscere la sua storia per dimostrare ai cattolici romani la falsità di tale Chiesa che ha ingannato e continua ad ingannare milioni e milioni di persone.

Inoltre per approfondire la dottrina cattolica romana, con la sua relativa confutazione, andate nella pagina ‘Libro: La Chiesa Cattolica Romana’

Gian Michele Tinnirello

Diversamente cattolici

pastori-ecumenici-La religione evangelica si propone come alternativa cristiana al cattolicesimo, lo confuta e ne mette in evidenza le contraddizioni, i misfatti ed i veri e propri crimini che quest’ultimo ha commesso nella sua storia millenaria. Gli evangelici non sanno tuttavia che la chiesa cattolica romana altro non è che una chiesa evangelica di 2000 anni fa che si è corrotta proprio come sta succedendo alle loro chiese!!!

Evangelici italiani e di tutto il mondo, guardate al cattolicesimo e vedrete il punto di arrivo dello stesso processo che sta avvenendo nelle vostre denominazioni.

In origine abbiamo un potente risveglio portato da ebrei che avevano visto Gesù ed erano stati testimoni della sua resurrezione, questi israeliti si trasferiscono a Roma già nei primi decenni dopo la morte di Cristo e vi fondano una comunità che viene da subito perseguitata ai tempi dell’imperatore Claudio e nel 48 d.c vengono espulsi da quella città o comunque dispersi. Finita la prima persecuzione si riorganizzano ed eccoli nel 59 d.c destinatari della epistola ai romani da parte dell’apostolo Paolo.

Per tutto il primo secolo e buona parte del secondo la comunità di Roma è il punto di riferimento del cristianesimo tanto che Ireneo scrive che tutte le comunità nel mondo devono rapportarsi ad essa per quanto concerne la dottrina.

Ma poi… l’impero crolla, Costantino per motivi politici proclama il cristianesimo “religione di stato” e il tardo impero inizia a perseguitare i non cattolici (ovvero cristianesimo dominante). Il vescovo di Roma diventa presto la massima autorità della città, lotte sanguinose come quella tra Damaso e Ursino si scatenano per ottenere la carica vescovile e i primi papi iniziano a stipulare accordi con i vari regni romano-barbarici che venivano costituendosi al posto del decaduto impero romano. Ben presto a causa di questa sete di potere la dottrina si paganizza, il culto degli uomini (santi) e della donna (o madonna…) si sostituisce a quello in Spirito e verità dell’unico vero Dio ed ecco che una religione nata per liberare l’uomo diventa essa stessa un mostro che schiaccia chiunque le si oppone. Continua a leggere

La storia del Flash Mob

Dopo aver fatto degli articoli sulla canzone You Raise me Up e sulla Gangnam Style mi sono sentito di farlo anche sul Flash Mob perché sto notando che sempre più chiese evangeliche mondane vogliono piacere agli uomini utilizzando dei cosiddetti tormentoni per attirare la gente a sé. A quanto pare il loro desiderio è quello di conformarsi al mondo. Non capiscono che ciò porta alla corruzione della Chiesa. La stessa storia ci insegna che ogni volta che si è voluto introdurre nella Chiesa delle pratiche mondane, la Chiesa si è corrotta.

Fin dall’inizio il Signore si è sempre preoccupato del suo popolo avvertendolo di non conformarsi con le pratiche dei popoli pagani perché l’avrebbero corrotto. Infatti nel Levitico sta scritto:

Non farete quel che si fa nel paese d’Egitto dove avete abitato, e non farete quel che si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, e non seguirete i loro costumi.”  (Levitico 18:3)

Come potete ben notare il Signore non voleva assolutamente che il popolo imitasse i costumi e le pratiche di quei popoli. Sicuramente qualche contenzioso obbietterà questa cosa dicendo che era rivolta al popolo di Israele e non ai Cristiani. Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo dice chiaramente alla Chiesa di Roma: E non vi conformate a questo secolo (Romani 12:2).

La parola conformare significa che ha forma uguale o simile. Paolo esorta i santi di Roma a non essere uguali a quelli del mondo perché il presente secolo è dominato da Satana. Satana essendo nemico di Dio non farà mai qualcosa che sia conforme agli statuti di Dio. La cosa mi sembra molto semplice da capire. I Cristiani devono essere conformi alla Parola di Dio.

Cos’è il Flash Mob?

Il Flash Mob (dall’inglese flash: lampo, inteso come cosa rapida, improvvisa, e mob: folla) è un termine coniato nel 2003 per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita. Il raduno viene generalmente organizzato via internet (email, social networks) o telefonia cellulare. Le regole dell’azione possono essere illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo o possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente. Continua a leggere

Il lusso, le ricchezze ed il potere temporale di colui che si dice il vicario di Cristo e il successore di Pietro confermano che egli non può essere un servo di Dio

Quando si parla del falso dottore che ha la sua residenza qui a Roma, e precisamente nella Città del Vaticano, e mi riferisco a colui che falsamente viene chiamato sommo pontefice, non si può non parlare del lusso, delle ricchezze e del potere temporale che egli possiede. Ora, il papa dei Cattolici romani dice di fare le veci di Cristo sulla terra e di essere il successore di Pietro. Ci si aspetterebbe dunque di vedere un uomo che segue le orme di Gesù Cristo e quelle dell’apostolo Pietro, cioè che cammina in ogni umiltà come fecero Gesù e Pietro. Ma noi diciamo: Dov’é questa umiltà in lui? Noi non la vediamo affatto. Vediamo solo alterigia e lusso. Gesù era povero e visse umilmente sulla terra e questo lo dimostrò apertamente, difatti non aveva un luogo dove posare il capo, non andò in giro vestito con abiti magnifici, e non visse nelle delizie come fa quello che si fa chiamare il suo vicario che abita in un palazzo in Vaticano composto da centinaia di stanze, indossa dei vestimenti fatti con tessuti pregiati e adornati d’oro e vive nelle delizie. Un giorno Gesù dopo avere sfamato una moltitudine con solo cinque pani e due pesci, siccome seppe che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò sul monte tutto solo, quindi rifiutò di essere consacrato re dagli uomini, mentre colui che si proclama il suo vicario sulla terra quando diventa papa si fa dichiarare sovrano di uno Stato. Gesù davanti a Pilato disse che il suo regno non era di questo mondo, ma il papa che si dice suo vicario dimostra invece di procacciarlo il potere temporale in ogni tempo e di volerlo estendere sempre di più sulla terra in ogni maniera e non si vergogna di vivere e di parlare come un potente della terra. Gesù entrò in Gerusalemme sopra un asinello ma lui viaggia godendo di ogni comfort e di ogni lusso, esattamente come qualsiasi re della terra, se non di più. Gesù venne per servire e per deporre la sua vita per noi e quindi non aveva con sé delle guardie per proteggerlo affinché i Giudei non gli facessero alcun male, ma questi è scortato dalle guardie del corpo che hanno l’ordine di colpire a morte nel caso la sua vita sia messa a repentaglio, ed inoltre é servito da un esercito di guardie svizzere; è veramente un principe della terra e non un uomo che segue le orme di Cristo Gesù. Continua a leggere

Colui che viene chiamato papa non ha le chiavi del regno dei cieli

Gesù disse un giorno a Pietro: “Io ti darò le chiavi del regno de’ cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli” (Matt. 16:19). Queste parole sono prese dai teologi cattolici romani per sostenere che siccome che il capo dello Stato del Vaticano é il successore di Pietro, di conseguenza lui possiede le chiavi del regno di Dio, e perciò chi vuole entrare nel regno di Dio deve per forza di cose entrare a fare parte della chiesa romana (e questo può avvenire riconoscendo il capo dello Stato del Vaticano come capo della Chiesa); perché fuori di essa (la chiesa romana), essi dicono, vi è la perdizione, dentro invece c’é la salvezza! Ora, le suddette parole di Gesù all’apostolo Pietro sono state malamente interpretate dai Cattolici romani: naturalmente essi questa errata interpretazione (come tante altre) hanno tutto l’interesse a farla e a conservarla perché essa serve loro per fare apparire alla gente che il capo dello Stato del Vaticano é investito di un’autorità particolare come lo fu il suo (presunto) predecessore Pietro! Abbiamo già dimostrato ampiamente che colui che essi chiamano papa è un impostore, e non il successore di Pietro, e questo perché Pietro non fu il primo vicario di Cristo che prima di morire lasciò il suo vicariato ad un suo successore. Ora, vediamo di spiegare la questione delle chiavi del regno date a Pietro.

Noi crediamo fermamente che Gesù diede le chiavi del regno dei cieli a Pietro ma questo non significa che Pietro ricevette l’autorità di fare santo chi voleva lui, o di salvare e perdere chi voleva lui o che ricevette una particolare autorità che lo elevava al di sopra di tutti gli altri apostoli e della Chiesa intera o quella di deporre i re anticristiani sciogliendo i loro sudditi dal giuramento di fedeltà. Ora noi, usandoci di altre Scritture, faremo alcune considerazioni sulle parole di Gesù a Pietro, al fine di spiegare che cosa sono queste chiavi del regno dei cieli che Gesù diede a Pietro e in che cosa consiste questo potere di legare e sciogliere.

Gesù, il Figlio di Dio, era presso il Padre nel regno dei cieli avanti la fondazione del mondo: egli discese dal cielo. Se dunque ha parlato di chiavi del regno dei cieli, vuole dire che il regno di Dio ha una porta per la quale vi si entra, altrimenti non si spiega l’immagine delle chiavi usata da Gesù. Continua a leggere

Costantino e le sue introduzioni pagane nel cristianesimo

Ma quale tipo di cristiano era Costantino? Egli governava con tutta la brutalità di un imperatore pagano – o di un re dell’Antico Testamento, se vogliamo – uccidendo addirittura il figlio primogenito per proteggere il suo trono. Ma così come aveva legalizzato il cristianesimo, cristianizzò la legge: mise fuori legge la crocifissione, l’uccisione dei figli indesiderati, i maltrattati di schiavi e contadini, le lotte tra gladiatori e il marchio sul volto (perché «l’uomo è fatto a immagine di Dio») e impose che tutti i prigionieri potessero vedere il sole ogni giorno.

Sebbene sia dubbia la genuinità della storia riguardo la visione al ponte Milvo, a vantaggio di una ispirata mossa promozionale, non c’è alcun dubbio riguardo la sincerità della conversione cristiana di Costantino. Tuttavia si può dubitare sul suo modo di essere cristiano. Le sue monete e i suoi archi di trionfo non accennano al cristianesimo o ai suoi simboli, preferendo la divinità del Sole e Marte, dio della guerra. Quando nel 321 inventò di testa sua il concetto di domenica come giorno di riposo (anziché di culto), la sua motivazione non era propriamente cristiana: «ci sembra inopportuno che il Giorno del Sole, che esiste per la sua venerazione, venga investito in dispute legali». Dovendo governare con prudenza e – seguendo la tradizione di Giustino e Clemente – vedeva il cristianesimo non quale negazione dell’antica fede, ma come completamento. Non aveva egli visto la croce nel sole? Il Figlio crocifisso era il Sole Indomito. Continua a leggere

Francesco Toppi: ‘Giobbe era orgoglioso della propria giustizia e della propria rettitudine’

Introduzione

Francesco Toppi, ex presidente delle ADI, ha scritto riguardo alle sofferenze patite da Giobbe: ‘Il lettore superficiale di questo libro, il più antico della Bibbia, ritiene che Dio abbia permesso a Satana di colpire Giobbe per provare la sua fedeltà verso l’Eterno. A parte il fatto che sarebbe tremendo pensare che Dio permetta all’avversario di divertirsi con i credenti, come i bambini fanno con i giocattoli, occorre ricordare che, se così fosse, il Creatore e Signore dell’Universo non potrebbe essere riconosciuto per quello che veramente è: “… Dio è amore …” (1 Giovanni 4:16). Inoltre, se Egli avesse avuto bisogno di mettere alla prova la fedeltà di Giobbe, dovrebbe mettere alla prova nello stesso modo la fedeltà di tutti quelli che lo seguono, ma vorrebbe dire che non riconosciamo la Sua onniscienza. Egli ci conosceva ancora prima della nostra nascita. Allora, perchè Dio permise questa prova? Per disciplina; Giobbe era timorato di Dio ed integro, ma purtroppo non si rendeva conto che era orgoglioso della propria giustizia e della propria rettitudine. Soltanto le atroci sofferenze subite e il suo totale avvilimento fanno emergere questo ‘peccato occulto’. Basta leggere il capitolo 29 del libro di Giobbe e sottolineare tutti gli ‘io’ e i ‘mio’ per scoprire questa sua attitudine nascosta, della quale neanche egli stesso se ne rendeva conto’ (Francesco Toppi,A Domanda Risponde, Roma 2004, Vol. I, pag. 134).

Confutazione

Questo insegnamento è falso per i seguenti motivi; perchè fa passare Dio per ingiusto e bugiardo, e incolpa Giobbe di cose non vere.

Fa passare Dio per ingiusto perchè gli attribuisce un comportamento nei confronti di Giobbe che non viene confermato dal libro di Giobbe anzi viene smentito nella maniera più categorica. Per comprendere il perchè Dio colpì Giobbe in quella maniera occorre leggere i primi due capitoli del libro. Faccio un riassunto di quanto viene detto in essi. La Scrittura dice che nel paese di Uz esisteva un uomo che si chiamava Giobbe il quale era integro e retto e temeva Iddio e fuggiva il male. Quest’uomo era molto ricco e aveva dieci figli. Un giorno avvenne che i figli di Dio si presentarono davanti a Dio e in mezzo a loro si presentò anche Satana. Dio chiese allora a Satana se egli aveva visto il suo servo Giobbe al pari del quale sulla terra non ce n’era un altro integro, retto, timorato di Dio e che fuggiva il male. Quindi Dio lodò il suo servo Giobbe. A questo punto Satana rispose facendo capire a Dio che lui riteneva che Giobbe temesse Dio solo perchè Lui aveva benedetto l’opera delle sue mani e perchè lo aveva circondato di un riparo. E che sarebbe bastato che Egli stendesse un po’ la sua mano contro le cose che possedeva e Giobbe lo avrebbe rinnegato in faccia. Dio allora diede tutto quello che Giobbe possedeva in mano di Satana proibendogli però di toccare la sua carne. Successe allora che Dio tolse a Giobbe beni e figli; ma Giobbe non attribuì niente di mal fatto a Dio, perchè disse: “L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21). Ma avvenne in seguito che Satana si presentò ancora davanti a Dio. Anche questa volta Dio chiese a Satana se aveva notato Giobbe e il suo comportamento dopo quelle sventure da lui subite. Ecco le parole di Dio: “Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo” (Giobbe 2:3). Al che Satana rispose che bastava che Egli gli toccasse un po’ le ossa e la carne, cioè che gli togliesse la sua salute, e avrebbe visto Giobbe rinnegarlo in faccia. Al che Dio glielo diede nelle mani proibendogli però di farlo morire. Avvenne così che Satana colpì Giobbe di un ulcera maligna. Continua a leggere

Breve Storia del Papato

Dimostrare ai Cattolici, oltre che con le sacre Scritture, anche con i fatti storici registrati dai loro stessi storici e scrittori che quell’istituzione su cui essi fondano tutte le loro speranze non è altro che un’istituzione umana che non si basa affatto sulle parole di Gesù a Pietro (come viene asserito da essi nella loro ignoranza) perché è solo il frutto di circostanze storiche verificatesi nei primi otto secoli che ne hanno permesso la nascita e la crescita [1]; istituzione che una volta nata per potere conservarsi in vita e svilupparsi ha ricorso a compromessi di svariato genere, a menzogne, alla violenza, alla guerra, a soprusi di ogni genere; i cui capi che si sono succeduti al suo vertice hanno fomentato guerre ed ingiustizie di ogni genere, benedicendo i malvagi e maledicendo i giusti, approvando l’iniquità e riprovando la giustizia, ed introducendo e avallando ogni sorta di dottrine false.

Dal secondo al quarto secolo

Verso la fine del secondo secolo il vescovo di Roma cominciò ad attribuirsi delle prerogative di supremazia sugli altri vescovi. L’allora vescovo Vittore (189-199) infatti nella controversia che esisteva attorno alla Pasqua tra le chiese d’Oriente e quelle d’Occidente (gli Orientali dicevano che bisognava festeggiarla il 14 di Nisan qualunque fosse il giorno nel quale cadeva, mentre i Romani dicevano che bisognava festeggiarla la Domenica più vicina al 14 di Nisan) richiese alle comunità dell’Asia di attenersi alla prassi romana che rimontava, a suo dire, alla tradizione apostolica; e nel caso di rifiuto minacciò l’esclusione dalla comunione ecclesiale. Ma le chiese d’Oriente si opposero a Vittore per mezzo di Policrate vescovo di Efeso [2].

Anche nel terzo secolo il vescovo di Roma continuò a ritenersi in un certo senso superiore agli altri vescovi infatti Callisto I (217-222) riteneva appoggiandosi sul “Tu sei Pietro” d’avere il potere di legare e sciogliere e quindi di accogliere nella chiesa anche gli adulteri in quanto la sua chiesa era vicina al sepolcro di Pietro. Ma a Callisto gli si oppose Tertulliano dicendogli: ‘Chi sei tu che (in tal modo) sovverti e deformi l’intenzione manifesta del Signore, che conferiva tale potere personalmente a Pietro?’ (Tertulliano, De pudicitia 21).

Poi fu la volta di Stefano I (254-257) a ritenersi in possesso di qualcosa che gli altri vescovi non avevano, e quindi superiore agli altri vescovi, infatti egli rivendicò la successione di Pietro a motivo del luogo dove egli era vescovo e di avere quindi l’autorità di accogliere nella chiesa anche i battezzati dagli eretici. In altre parole Stefano, appoggiandosi sulla tradizione, accettava il battesimo ministrato dagli eretici per cui coloro che lasciavano una setta per entrare a fare parte della Chiesa, secondo lui, non avevano bisogno di essere ribattezzati, ma solo che il vescovo gli imponesse le mani. Ma a Stefano si oppose Cipriano, vescovo di Cartagine, il quale non riteneva valido il battesimo degli eretici e perciò se un eretico si convertiva doveva essere ribattezzato. Lui non diceva però ribattezzato ma semplicemente battezzato perché per lui quel battesimo non era vero. Cipriano disse in una sua lettera a Quinto a proposito di questa controversia: ‘Non è, d’altronde, il caso di dettare una norma in forza di una consuetudine [quella evocata da Stefano]: tocca alla ragione prevalere’ (Lettera 71, III. 1) [3]. E per essersi rifiutato di dare ragione a Stefano fu da lui scomunicato. Continua a leggere