Mea maxima culpa: silenzio nella casa di Dio

mea maxima culpaIL FILM: diretto dal Premio Oscar Alex Gibney, il film documenta alcuni dei più scioccanti casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica negli ultimi anni, partendo dalla testimonianza di quattro uomini sordi che, negli Stati Uniti, furono vittime degli abusi del direttore della loro scuola, padre Lawrence Murphy, e che solo da adulti hanno trovato la forza di denunciare l’accaduto. L’indagine su Murphy, accusato di abusi su oltre duecento studenti, ha portato alla luce le responsabilità del Vaticano, fino a coinvolgere la Curia Romana e lo stesso Benedetto XVI. Intrecciando i “fatti di Milwaukee” con analoghi episodi accaduti in Irlanda e in Italia, le interviste e i documenti inediti raccolti nel film compongono una sconvolgente requisitoria contro l’omertà nella Chiesa cattolica. IL LIBRO: Libera nos a malo a cura di Emilia Bandel. Materiali e approfondimenti su Mea Maxima Culpa con un’intervista al regista e produttore Alex Gibney. Chiesa e pedofilia: una ricostruzione degli anni recenti di Marco Politi. Una riflessione sul rapporto tra abusi sessuali e clericalismo del reverendo Thomas P. Doyle. Una storia italiana: il caso Provolo. (http://www.lafeltrinelli.it/)

 

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Il lusso, le ricchezze ed il potere temporale di colui che si dice il vicario di Cristo e il successore di Pietro confermano che egli non può essere un servo di Dio

Quando si parla del falso dottore che ha la sua residenza qui a Roma, e precisamente nella Città del Vaticano, e mi riferisco a colui che falsamente viene chiamato sommo pontefice, non si può non parlare del lusso, delle ricchezze e del potere temporale che egli possiede. Ora, il papa dei Cattolici romani dice di fare le veci di Cristo sulla terra e di essere il successore di Pietro. Ci si aspetterebbe dunque di vedere un uomo che segue le orme di Gesù Cristo e quelle dell’apostolo Pietro, cioè che cammina in ogni umiltà come fecero Gesù e Pietro. Ma noi diciamo: Dov’é questa umiltà in lui? Noi non la vediamo affatto. Vediamo solo alterigia e lusso. Gesù era povero e visse umilmente sulla terra e questo lo dimostrò apertamente, difatti non aveva un luogo dove posare il capo, non andò in giro vestito con abiti magnifici, e non visse nelle delizie come fa quello che si fa chiamare il suo vicario che abita in un palazzo in Vaticano composto da centinaia di stanze, indossa dei vestimenti fatti con tessuti pregiati e adornati d’oro e vive nelle delizie. Un giorno Gesù dopo avere sfamato una moltitudine con solo cinque pani e due pesci, siccome seppe che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò sul monte tutto solo, quindi rifiutò di essere consacrato re dagli uomini, mentre colui che si proclama il suo vicario sulla terra quando diventa papa si fa dichiarare sovrano di uno Stato. Gesù davanti a Pilato disse che il suo regno non era di questo mondo, ma il papa che si dice suo vicario dimostra invece di procacciarlo il potere temporale in ogni tempo e di volerlo estendere sempre di più sulla terra in ogni maniera e non si vergogna di vivere e di parlare come un potente della terra. Gesù entrò in Gerusalemme sopra un asinello ma lui viaggia godendo di ogni comfort e di ogni lusso, esattamente come qualsiasi re della terra, se non di più. Gesù venne per servire e per deporre la sua vita per noi e quindi non aveva con sé delle guardie per proteggerlo affinché i Giudei non gli facessero alcun male, ma questi è scortato dalle guardie del corpo che hanno l’ordine di colpire a morte nel caso la sua vita sia messa a repentaglio, ed inoltre é servito da un esercito di guardie svizzere; è veramente un principe della terra e non un uomo che segue le orme di Cristo Gesù. Continua a leggere

Colui che viene chiamato papa non ha le chiavi del regno dei cieli

Gesù disse un giorno a Pietro: “Io ti darò le chiavi del regno de’ cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli” (Matt. 16:19). Queste parole sono prese dai teologi cattolici romani per sostenere che siccome che il capo dello Stato del Vaticano é il successore di Pietro, di conseguenza lui possiede le chiavi del regno di Dio, e perciò chi vuole entrare nel regno di Dio deve per forza di cose entrare a fare parte della chiesa romana (e questo può avvenire riconoscendo il capo dello Stato del Vaticano come capo della Chiesa); perché fuori di essa (la chiesa romana), essi dicono, vi è la perdizione, dentro invece c’é la salvezza! Ora, le suddette parole di Gesù all’apostolo Pietro sono state malamente interpretate dai Cattolici romani: naturalmente essi questa errata interpretazione (come tante altre) hanno tutto l’interesse a farla e a conservarla perché essa serve loro per fare apparire alla gente che il capo dello Stato del Vaticano é investito di un’autorità particolare come lo fu il suo (presunto) predecessore Pietro! Abbiamo già dimostrato ampiamente che colui che essi chiamano papa è un impostore, e non il successore di Pietro, e questo perché Pietro non fu il primo vicario di Cristo che prima di morire lasciò il suo vicariato ad un suo successore. Ora, vediamo di spiegare la questione delle chiavi del regno date a Pietro.

Noi crediamo fermamente che Gesù diede le chiavi del regno dei cieli a Pietro ma questo non significa che Pietro ricevette l’autorità di fare santo chi voleva lui, o di salvare e perdere chi voleva lui o che ricevette una particolare autorità che lo elevava al di sopra di tutti gli altri apostoli e della Chiesa intera o quella di deporre i re anticristiani sciogliendo i loro sudditi dal giuramento di fedeltà. Ora noi, usandoci di altre Scritture, faremo alcune considerazioni sulle parole di Gesù a Pietro, al fine di spiegare che cosa sono queste chiavi del regno dei cieli che Gesù diede a Pietro e in che cosa consiste questo potere di legare e sciogliere.

Gesù, il Figlio di Dio, era presso il Padre nel regno dei cieli avanti la fondazione del mondo: egli discese dal cielo. Se dunque ha parlato di chiavi del regno dei cieli, vuole dire che il regno di Dio ha una porta per la quale vi si entra, altrimenti non si spiega l’immagine delle chiavi usata da Gesù. Continua a leggere

Colui che viene chiamato papa non ha il potere di fare santo nessuno

L’Enciclopedia Cattolica alla voce ‘canonizzazione’ afferma: ‘La canonizzazione è un atto o sentenza definitiva, con la quale il Sommo Pontefice decreta che un servo di Dio, già annoverato tra i beati, venga iscritto nel catalogo dei santi e si veneri nella Chiesa universale con il culto dovuto a tutti i canonizzati’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 3, 569) [1]. Colui che viene chiamato papa quindi ha pure il potere di dichiarare santi taluni che durante la loro vita si sono contraddistinti per delle virtù eroiche o per delle loro qualità particolari. Ma che dice la Scrittura? Innanzi tutto la Scrittura dice che Colui che santifica e dichiara santi è Cristo secondo che è scritto: “Poiché e Colui che santifica e quelli che son santificati, provengon tutti da uno” (Ebr. 2:11); e poi essa insegna che tutti i credenti sono santi (sia coloro che vivono sulla terra e sia coloro che sono morti e sono ora alla presenza del Signore), e questo perché essi sono stati santificati “mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebr. 10:10).

Le seguenti Scritture attestano che noi figliuoli di Dio siamo stati santificati e perciò siamo i santi che sono sulla terra.

Paolo scrisse ai Corinzi: “Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che é in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù” (1 Cor. 1:1,2), ed ancora: “Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio. E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro” (1 Cor. 6:9-11);

  • ai Filippesi: “Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi” (Fil. 1:1);
  • ai Colossesi: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse..” (Col. 1:1,2);
  • ai Romani: “Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:27), ed anche: “Ma per ora vado a Gerusalemme a portarvi una sovvenzione per i santi” (Rom. 15:25).

Come potete vedere da voi stessi i santi non sono quelli canonizzati dal capo dello Stato del Vaticano ma quelli resi tali da Dio mediante lo Spirito, perciò la canonizzazione fatta in seno alla chiesa romana é una pratica che si oppone alla Scrittura e che non ha nessun valore. (Vedi anche ‘Coloro che la chiesa cattolica romana fa santi non erano altro che dei peccatori che ora sono all’inferno’ e ‘I miracoli falsi operati dalle reliquie dei loro santi’). Continua a leggere

Colui che viene chiamato papa non è affatto il santo Padre

Che dire poi del fatto che il capo dello Stato del Vaticano si faccia chiamare padre santo? Diciamo che sia lui che si fa chiamare così e sia coloro che lo chiamano così sono nell’errore. Gesù ha detto: “Non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo é il Padre vostro, quello che é ne’ cieli” (Matt. 23:9); quindi il nostro Padre é in cielo e non sulla terra. A conferma che nessun altro, all’infuori di Dio, é degno di essere chiamato Padre santo vi ricordo che il Figlio di Dio nei giorni della sua carne chiamò “Padre santo” (Giov. 17:11) il Padre suo che é nel cielo; quindi imitiamo Cristo.

La Chiesa Cattolica Romana, di Giacinto Butindaro.

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Chi c’è a capo della Chiesa? Veramente il presunto papa è il capo della Chiesa?

Il capo dello Stato del Vaticano non è il capo visibile della Chiesa di Cristo sulla terra perché Cristo non ha costituito sulla sua Chiesa nessun capo prima di essere assunto in cielo. Egli, che è il Capo, ha detto: “Dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matt. 18:20), perciò il capo della Chiesa è sempre e dovunque presente fra i suoi discepoli, senza il bisogno di essere rappresentato visibilmente da nessuno. L’apostolo Paolo spiega chiaramente ed in svariate maniere che il capo della Chiesa, sia in cielo che sulla terra, é Cristo Gesù:

Egli dice agli Efesini che Dio ha risuscitato il suo Figliuolo e lo ha fatto sedere alla sua destra al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire e che Egli “gli ha posta ogni cosa sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che é il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Ef. 1:22,23); ed anche: “Seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef. 4:15), e: “Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo” (Ef. 5:23). Quindi, come il capo della moglie è uno solo e cioè suo marito, così il capo della Chiesa (che è la moglie dell’Agnello) è uno solo e cioè Cristo, il suo sposo, e nessun altro. Ora, uno dei nomi che porta il capo dello Stato del Vaticano è ‘sposo della chiesa’, il che equivale a dire che la moglie dell’Agnello ha due mariti (uno in cielo e l’altro in terra) il che non é vero perché Paolo dice alla Chiesa di Corinto: “Io son geloso di voi d’una gelosia di Dio, perché v’ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo” (2 Cor. 11:2). Quindi colui che in terra è chiamato sposo della Chiesa è un impostore che cerca con le sue lusinghe di diventare lo sposo della Chiesa di Dio (mediante l’ecumenismo) per condurre la sposa di Cristo lungi dal suo sposo, in perdizione. Detto in altre parole, il cosiddetto papa cerca di indurre la Chiesa di Dio a tradire il suo sposo, cioè Cristo Gesù, perché vuole che essa si vada a rifugiare sotto le sue ali. Continua a leggere