Lo Yoga nelle scuole

Massima attenzione, fratelli, perchè lo yoga è penetrato nelle scuole italiane, e questo servizio giornalistico realizzato dalla RAI quest’anno lo conferma pienamente.

Tenete i vostri figli lontani dallo yoga, perchè è una pratica orientale tramite la quale chi la pratica fa spazio al diavolo.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Fonte: http://giacintobutindaro.org/

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Contro lo Yoga

YogaIl significato di questa parola sanscrita è ‘unione’ e indica una vasta gamma di pratiche orientali che hanno come scopo quello di unire il praticante yogi con la Realtà ultima, con l’Assoluto che nell’Induismo porta il nome di Brahman. Nel libro Aforismi yoga di Patanjali troviamo scritta questa definizione sullo yoga: ‘E’ una parola usata per intendere un metodo di unione spirituale. Lo yoga è un metodo – uno dei tanti – con cui un individuo può unirsi con la divinità, la Realtà che sta alla base dell’universo apparente ed effimero. Raggiungere una tale unione significa raggiungere lo stato dello yoga perfetto’ (Aforismi yoga di Patanjali, a cura di Swami Prabhavananda e Christopher Isherwood, Roma 1984, pag. 11). Prima di passare a descrivere i diversi tipi di yoga, vogliamo parlare dello yoga, facendo riferimento al libro appena citato; e questo per capire meglio in che cosa esso consiste, perché spesso molti ne parlano o ne sentono parlare senza saper in effetti che cosa esso è realmente. Lo yoga si compone di otto parti, diverse regole e pratiche, che hanno come scopo quello di liberare la mente dell’uomo dalle sue impurità che costituiscono gli ostacoli che gli impediscono di realizzare e di conoscere l’Atman che sta al suo interno. Ora, questo Atman, per l’Induismo, è ‘il Dio all’interno delle creature’ (ibid., pag. 12); che non è altro che ciò che viene chiamato anche Brahman (l’Atman universale che pervade l’universo) perché ‘l’Atman e il Brahman sono una cosa’ (ibid., pag. 24). Quindi quando si sente parlare dello yoga (non importa di che tipo) si deve sempre tenere presente che alla sua base c’è questa dottrina; e cioè che all’interno dell’uomo esiste la divinità e per realizzarla occorre che la sua mente sia purificata (o liberata) da tutte quelle impurità che ostacolano questa realizzazione. E lo yoga è il mezzo che l’uomo possiede per liberarsi da queste sue impurità e realizzare così l’Atman, in altre parole per realizzare di essere Brahman (che viene falsamente chiamato Dio). Inoltre va detto che lo yoga è strettamente collegato alla reincarnazione perché costituirebbe il mezzo tramite cui l’uomo otterrebbe la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Liberazione che avverrebbe quando lui si congiunge con Brahman. Che poi l’enfasi in uno yoga sia messa sulla meditazione, in un altro sulla devozione, in un altro sulla conoscenza, e in un altro ancora sulle azioni, ha un’importanza relativa, perché in definitiva ogni yoga ha gli stessi obbiettivi. Veniamo dunque alle otto parti sopra menzionate; esse sono: le varie forme di astensione dal male (yama), le varie osservanze (niyama), posizioni (asana), controllo del prana (pranayama), ritiro della mente dagli oggetti dei sensi (pratyahara), concentrazione (dharana), meditazione (dhyana), assorbimento nell’Atman (samadhi).

aforismi yoga di patanjali

Foto: Swami Prabhavananda e Christopher Isherwood

Lo yama è l’astenersi dal danneggiare gli altri, dalla falsità, dal furto, dall’incontinenza e dall’avidità.

I niyama (osservanze) sono: purezza, appagamento, austerità, studio e devozione a Dio. Vogliamo soffermarci brevemente su queste ultime tre. Per quanto riguarda il risultato dell’austerità ‘sono rimosse le impurità. Quindi, il corpo e gli organi dei sensi acquisiscono poteri speciali’ (ibid., pag. 107) quali chiaroveggenza, telepatia, levitazione ed altri che poi vedremo meglio. Per quanto riguarda lo studio, che oltre allo studio degli scritti considerati sacri dagli indù comprende la ripetizione del mantra (una formula ‘sacra’ che il guru affida al suo discepolo al momento della sua iniziazione), per mezzo di esso ‘si ottiene la visione di quell’aspetto di Dio scelto per l’adorazione’ (ibid., pag. 107). Per quanto riguarda la devozione, per mezzo di essa ‘si raggiunge il samadhi’ (ibid., pag. 108). Queste due osservanze sono molto enfatizzate nel bhakti yoga.

Le asana sono delle posizioni che occorre fare assumere al corpo; tra di esse la più famosa è quella del loto, in cui lo yogi siede con le gambe incrociate e con i piedi che appoggiano sulle cosce. Esse servono ad assumere la padronanza del corpo, a fare dimenticare il proprio corpo, e a fare pensare più chiaramente.

Il pranayama è il controllo del respiro che occorre praticare nella posizione assunta; esso consiste nell’arrestare i movimenti di ispirazione ed espirazione. ‘L’obbiettivo del pranayama è di svegliare la kundalini e controllare il prana, l’energia vitale’ (ibid., pag. 117). A questo punto è necessario spiegare che cosa è la kundalini e dire qualcosa sul prana. La kundalini è una grande riserva di energia che starebbe al fondo della spina dorsale; e viene rappresentata da un serpente attorcigliato (per questo viene chiamata ‘il potere del serpente’). Quando questa kundalini si risveglia viene detto che passa nella spina dorsale attraverso i sei centri della coscienza raggiungendo il settimo che si troverebbe al centro del cervello. Questi centri sono chiamati chakras. Quando il settimo centro è raggiunto allora si verifica l’illuminazione, si ottiene il samadhi, si diventa conoscitori del Brahman e ci si unisce con lui. L’autore del libro afferma anche che ‘il potere tremendo della kundalini non è cosa con cui scherzare’ (ibid., pag. 118), e mette in guardia dal mettersi a praticare esercizi avanzati di pranayama senza la supervisione costante di un maestro esperto, e dal praticarli in ogni circostanza finché non si conduca una vita assolutamente casta e dedicata interamente alla ricerca di Dio ‘altrimenti essi possono portare facilmente a disturbi mentali del tipo più pericoloso’ (ibid., pag. 117-118). Questo cosiddetto risveglio della kundalini, come hanno affermato i coniugi Grof che sono esponenti del New Age, ‘può essere accompagnato da manifestazioni fisiche e psichiche drammatiche, denominate kriyas’ Queste manifestazioni possono determinare ‘sensazioni potenti di calore e di energia che risale la spina dorsale e che si associa con tremori, spasmi, tremiti convulsi, e movimenti di estrema contorsione’ (Christina and Stanislav Grof, ‘Spiritual Emergency: The Understanding and Treatment of Transpersonal Crisis’ Revision 8 No. 2 Winter/Spring 1986, pag. 9). Per quanto riguarda l’importanza data al controllo del respiro, ossia del prana, occorre dire che esso si fonda sul concetto che prana significa energia vitale di cui viviamo e che ‘tutti i poteri del corpo e tutte le funzioni della mente e dei sensi sono considerati espressioni della forza del prana’ (Aforismi yoga di Patanjali, pag. 113). Quindi il controllo del respiro servirebbe allo yogi per controllare tutte le funzioni del corpo e della mente. Va detto che lo hatha yoga si fonda sull’asana e sul pranayama. Continua a leggere

New Age: la cospirazione evoluzionista

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