Cattolici Romani e Protestanti: un atto ufficiale di riconciliazione nel 2017?

lutero-500-riformaCattolici e Protestanti starebbero preparando assieme qualcosa di molto importante per il 2017, per i cinquecento anni dallo scoppio della Riforma, che a quanto pare dovrebbe trattarsi di un atto di riconciliazione in vista della piena unità.

Sul sito dell’Osservatore Romano infatti in un articolo dal titolo ‘L’ecumenismo è sotto una buona stella’ leggiamo tra le altre cose quanto segue:

‘È auspicabile che nell’anno in cui commemoriamo il cinquantesimo anniversario della promulgazione del decreto sull’ecumenismo possano essere intrapresi coraggiosi passi ecumenici in entrambe le direzioni. Nella prospettiva di un superamento della divisione della Chiesa d’Occidente, si dovranno portare avanti in maniera più approfondita i preparativi per una commemorazione comune dei 500 anni della Riforma, prevista nel 2017, nello spirito del documento elaborato dalla Commissione luterana-cattolica per l’unità che s’intitola From Conflict to Communion e che si articola intorno a tre aspetti fondamentali: in primo luogo, la gratitudine e la gioia per il reciproco avvicinamento che, nella vita e nella fede, ha avuto luogo nel corso degli ultimi cinquant’anni; in secondo luogo, il rincrescimento e il pentimento per i fraintendimenti, il male e le ferite che cattolici e luterani hanno arrecato gli uni agli altri negli ultimi cinquecento anni; in terzo luogo, la speranza che la commemorazione comune della Riforma diventi un’opportunità per compiere ulteriori passi verso la piena unità’.

Fonte: http://www.osservatoreromano.va/it/news/lecumenismo-e-sotto-una-buona-stella#.U9kxK-bBCJQ

E sul sito della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia leggiamo quanto segue:

‘Roma (NEV), 9 ottobre 2013 – In queste ore si sta avviando alla conclusione la 5 giorni che a Zurigo (Svizzera) ha visto fianco a fianco più di 200 esponenti del protestantesimo europeo e mondiale intenti a tracciare un’agenda per il 2017, anno delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma. All’attenzione degli studiosi ed esponenti di varie chiese protestanti un fitto programma con temi quali la storia del protestantesimo, il significato della Riforma per le chiese e la società, le sfide attuali che coinvolgono le chiese evangeliche, la portata ecumenica del movimento protestante. E proprio di ecumenismo parla oggi pomeriggio il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che a Zurigo interviene sul tema: “Prospettive ecumeniche del Giubileo della Riforma”.
Il Congresso, organizzato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (FCES) e dalla Chiesa evangelica in Germania (EKD), dopo il culto di apertura svoltosi domenica 6 ottobre nella Grossmünster, ha iniziato i suoi lavori con una prolusione tenuta dall’ex primate della comunione anglicana Rowan Williams sul tema: “L’eredità della Riforma”. Continua a leggere

Martin Lutero e gli Ebrei

lutero-ebreiFratelli nel Signore, di Martin Lutero (1483-1546), il noto riformatore tedesco, c’è un aspetto fortemente da riprovare che è il suo odio verso gli Ebrei, che troviamo espresso nel suo libro Degli Ebrei e delle loro menzogne, da lui pubblicato nel 1543 e che secoli dopo sarà usato da Adolf Hitler per avvalorare e diffondere il suo odio verso gli Ebrei, tanto è vero che sotto l’Hitlerismo questo libro di Lutero ebbe diverse edizioni.

Ho ritenuto perciò opportuno farvi conoscere alcune delle cose che disse Lutero contro gli Ebrei, tratte dalla parte di questo libro che concerne le misure da adottare contro gli Ebrei, che sono persuaso lasceranno sbigottiti e sconcertati parecchi di voi per la stoltezza di Lutero, ma è doveroso che abbiate conoscenza di ciò.

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‘[Le misure da adottare] Io voglio dare il mio sincero consiglio.

In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità, in modo che Dio veda che noi siamo cristiani e che non abbiamo tollerato nè permesso – consapevolmente – queste palesi menzogne, maledizioni e ingiurie verso Suo figlio e i Suoi cristiani. Perchè ciò che noi fino a ora abbiamo tollerato per ignoranza (io stesso non ne ero a conoscenza) ci verrà perdonato da Dio. Ma se noi, ora che sappiamo, dovessimo proteggere e difendere per gli ebrei una casa siffatta, nella quale essi – proprio sotto il nostro naso – mentono, ingiuriano, maledicono, coprono di sputi e di disprezzo Cristo e noi (come sopra abbiamo sentito), ebbene, sarebbe come se lo facessimo noi stessi, e molto peggio, come ben sappiamo.

Mosè scrive al XIII capitolo del Deuteronomio, che se una città pratica l’idolatria, bisogna distruggerla completamente col fuoco e non conservarne nulla. E se egli ora fosse in vita, sarebbe il primo a incendiare le sinagoghe e le case degli ebrei. Perchè ordinò molto severamente ai capitoli IV e XII del Deuteronomio di non togliere nè aggiungere niente alla sua legge. E Samuele dice al XV capitolo del I libro che non obbedire a Dio è idolatria. Ora, la dottrina degli ebrei non è altro che glosse di rabbini e idolatria della disobbedienza, cosicché Mosè è diventato del tutto sconosciuto presso di loro (come si è detto), proprio come per noi sotto il papato la Bibbia è diventata sconosciuta. E dunque anche in nome di Mosè le loro sinagoghe non possono essere tollerate, perché diffamano loro tanto quanto noi, e non è necessario che essi abbiano per una simile idolatria le loro proprie, libere chiese. Continua a leggere

Breve storia del Papato

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Ho caricato su Scribd la ‘Breve storia del papato’ che ho tratto dal libro della ‘Chiesa Cattolica Romana’ di Giacinto Butindaro. Oltre a conoscere l’aspetto dottrinale è utile conoscere la sua storia per dimostrare ai cattolici romani la falsità di tale Chiesa che ha ingannato e continua ad ingannare milioni e milioni di persone.

Inoltre per approfondire la dottrina cattolica romana, con la sua relativa confutazione, andate nella pagina ‘Libro: La Chiesa Cattolica Romana’

Gian Michele Tinnirello

Breve Storia del Papato

Dimostrare ai Cattolici, oltre che con le sacre Scritture, anche con i fatti storici registrati dai loro stessi storici e scrittori che quell’istituzione su cui essi fondano tutte le loro speranze non è altro che un’istituzione umana che non si basa affatto sulle parole di Gesù a Pietro (come viene asserito da essi nella loro ignoranza) perché è solo il frutto di circostanze storiche verificatesi nei primi otto secoli che ne hanno permesso la nascita e la crescita [1]; istituzione che una volta nata per potere conservarsi in vita e svilupparsi ha ricorso a compromessi di svariato genere, a menzogne, alla violenza, alla guerra, a soprusi di ogni genere; i cui capi che si sono succeduti al suo vertice hanno fomentato guerre ed ingiustizie di ogni genere, benedicendo i malvagi e maledicendo i giusti, approvando l’iniquità e riprovando la giustizia, ed introducendo e avallando ogni sorta di dottrine false.

Dal secondo al quarto secolo

Verso la fine del secondo secolo il vescovo di Roma cominciò ad attribuirsi delle prerogative di supremazia sugli altri vescovi. L’allora vescovo Vittore (189-199) infatti nella controversia che esisteva attorno alla Pasqua tra le chiese d’Oriente e quelle d’Occidente (gli Orientali dicevano che bisognava festeggiarla il 14 di Nisan qualunque fosse il giorno nel quale cadeva, mentre i Romani dicevano che bisognava festeggiarla la Domenica più vicina al 14 di Nisan) richiese alle comunità dell’Asia di attenersi alla prassi romana che rimontava, a suo dire, alla tradizione apostolica; e nel caso di rifiuto minacciò l’esclusione dalla comunione ecclesiale. Ma le chiese d’Oriente si opposero a Vittore per mezzo di Policrate vescovo di Efeso [2].

Anche nel terzo secolo il vescovo di Roma continuò a ritenersi in un certo senso superiore agli altri vescovi infatti Callisto I (217-222) riteneva appoggiandosi sul “Tu sei Pietro” d’avere il potere di legare e sciogliere e quindi di accogliere nella chiesa anche gli adulteri in quanto la sua chiesa era vicina al sepolcro di Pietro. Ma a Callisto gli si oppose Tertulliano dicendogli: ‘Chi sei tu che (in tal modo) sovverti e deformi l’intenzione manifesta del Signore, che conferiva tale potere personalmente a Pietro?’ (Tertulliano, De pudicitia 21).

Poi fu la volta di Stefano I (254-257) a ritenersi in possesso di qualcosa che gli altri vescovi non avevano, e quindi superiore agli altri vescovi, infatti egli rivendicò la successione di Pietro a motivo del luogo dove egli era vescovo e di avere quindi l’autorità di accogliere nella chiesa anche i battezzati dagli eretici. In altre parole Stefano, appoggiandosi sulla tradizione, accettava il battesimo ministrato dagli eretici per cui coloro che lasciavano una setta per entrare a fare parte della Chiesa, secondo lui, non avevano bisogno di essere ribattezzati, ma solo che il vescovo gli imponesse le mani. Ma a Stefano si oppose Cipriano, vescovo di Cartagine, il quale non riteneva valido il battesimo degli eretici e perciò se un eretico si convertiva doveva essere ribattezzato. Lui non diceva però ribattezzato ma semplicemente battezzato perché per lui quel battesimo non era vero. Cipriano disse in una sua lettera a Quinto a proposito di questa controversia: ‘Non è, d’altronde, il caso di dettare una norma in forza di una consuetudine [quella evocata da Stefano]: tocca alla ragione prevalere’ (Lettera 71, III. 1) [3]. E per essersi rifiutato di dare ragione a Stefano fu da lui scomunicato. Continua a leggere