La Chiesa Cattolica Romana nacque nel IV secolo d.C.

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Foto: Leone I detto Magno

Il primo papa non fu Pietro, ma Leone I detto Magno (390 – 461)

Una posizione di preminenza di Roma e del suo vescovo sulle altre comunità cristiane si era andata profilando già in età precostantiniana. Nel III secolo, specialmente ad opera di Cipriano, era stato elaborato il concetto della cathedra Petri, cioè dell’episcopato concepito come un tutt’uno affidato da Cristo a san Pietro e rimasto nei suoi successori romani. Nel IV e V secolo questa concezione si andò trasformando in una ricca e precisa dottrina del primato di Roma su tutte le chiese e diede luogo sia alla concreta rivendicazione della superiore autorità del papa e del suo diritto di intervento nei confronti degli altri vescovi, sia una «teologia del primato», che rimase la base della successiva elaborazione medievale. (A cura di Filoramo Giovanni e D. Menozzi, Storia del cristianesimo. Vol. 1: L’antichità, Editori Laterza, 2008, pag. 378)

[Leone I detto Magno] esporrà nelle linee definitive la dottrina del primato di Roma e saprà imporla ai vescovi dell’Occidente. Ma gli toccherà anche registrare, dopo Calcedonia, il definitivo distacco dell’Oriente e avviare la chiesa di Roma lungo linee che ne segneranno la storia nei secoli medievali. (Ibid., pag. 380, 381)

La lettera Divinae cultum, con la quale Leone riaffermava ai vescovi gallici il primato della chiesa di Pietro e Paolo, era accompagnata da un rescritto imperiale, nel quale anche l’imperatore ribadiva che il vescovo romano è il capo di tutta la cristianità e che a nessuno è lecito opporsi alla sua autorità. (Ibid., pag. 400, 401)

Nel complesso, durante il lungo pontificato di Leone crebbero l’unità e la forza morale di Roma e della chiesa cattolica, che si riconobbe in essa sempre più ampiamente. Prospero di Aquitania in un poemetto in versi contro i pelagiani, e lo stesso papa Leone in un sermone, celebrarono come nuova capitale del mondo, erede della Roma imperiale e più di essa grande e universale la Roma cristiana, civitas sacerdotalis et regia, che «governa con la religione ciò che non possiede con le armi», che «regna più con la religione divina che con la dominazione terrena» Romanus divenne per antonomasia il seguace delle fede cattolica, cioè il cristiano che segue la formula di fede del vescovo di Roma e perciò si distingue sia dal barbaro che dall’ariano sia da ogni altro eretico o seguace di chiese, dottrina, liturgie difformi da quelle romane. (Ibid., pag. 402, 403)

Va inoltre detto che «il titolo di vescovo universale fu dato per la prima volta dall’imperatore Foca (che nel 602 era salito sul trono di Costantinopoli dopo avere fatto uccidere il suo predecessore e la sua famiglia) al vescovo di Roma Bonifacio III (607), titolo che peraltro era stato rifiutato dal suo predecessore Gregorio I (590-604).» (Giacinto Butindaro, La Chiesa Cattolica Romana, Roma, 1998, pag. 104)

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I cosiddetti padri della Chiesa l’uno contro l’altro

Da come parlano i teologi cattolici romani della loro tradizione i loro padri sono degni di fiducia e quindi sono arbitri della fede degli uomini. Molti quindi, nella loro ignoranza, si fanno l’idea che essi erano tutti di pari consentimento. Noi adesso dimostreremo invece che gli amati padri della chiesa romana non andavano d’accordo neppure tra loro su diverse cose (alcune di queste divergenze che citeremo si evincono dalle loro citazioni fin qui viste) e scrissero l’uno contro l’altro.

Policarpo (70 ca. – 155) affermava che la Pasqua andava celebrata il quattordicesimo giorno del mese di Nisan non importa che giorno della settimana fosse, mentre Aniceto (II sec.) vescovo di Roma affermava che la Pasqua andava celebrata la domenica più vicina al quattordici del mese di Nisan.

Foto: Policarpo di Smirne

Cipriano affermava che il battesimo degli eretici non era valido infatti disse: ‘Abbiamo decretato che il battesimo stabilito nella Chiesa cattolica deve rimanere unico. Per questo motivo noi non ribattezziamo, ma battezziamo coloro che provengono da un’acqua adultera e profana, perché costoro devono essere lavati e santificati dall’acqua vera che dona la salvezza’ (Opere di San Cipriano, Lettera 73, pag. 697), ma Agostino non era d’accordo con Cipriano sul ribattezzare gli eretici: ‘..ribattezzare un eretico il quale abbia ricevuto quel carattere di santità che è stato tramandato dalla dottrina cristiana, è indubbiamente una colpa…’ (Opere di Sant’Agostino. Le lettere 23,2: pag. 121), ed afferma che Cipriano era nel torto infatti disse: ‘Ma che Cipriano avesse avuto del battesimo un’opinione contraria alla norma e alla pratica della Chiesa, si riscontra non già nelle Scritture canoniche, ma nelle opere scritte da lui e in una sua lettera indirizzata ad un concilio’ (ibid., 93, 10;38: pag. 857), ed ancora: ‘…tra il battesimo di Cristo conferito dall’Apostolo e il battesimo di Cristo conferito da un eretico non v’è differenza di sorta poiché, per quanto grande possa essere la differenza di coloro che li amministrano, l’essenza dei Sacramenti è sempre la medesima’ (ibid., 93, 11;48: pag. 871). E con Cipriano non era d’accordo neppure Stefano (che era vescovo di Roma) il quale non voleva che gli eretici fossero ribattezzati infatti diceva: ‘Se dunque degli eretici vengono a noi, da qualsiasi setta, non si faccia alcuna innovazione, ma si segua solo la tradizione, imponendo loro le mani per riceverli a penitenza, visto che gli eretici stessi, da una setta all’altra, non battezzano affatto secondo il loro rito particolare quelli che passano alla loro parte, ma li ammettono semplicemente alla comunione’. Continua a leggere

Contro la superstizione del cosiddetto ‘scapolare cattolico’

scapolare_carmineLo scapolare è un oggetto formato da due rettangolini di lana, della grandezza di tre-quattro centimetri uniti da un cordoncino, che si mette sul collo. Lo scapolare è un segno di devozione, e spesso serve ad indicare una specie di partecipazione in ispirito ad un dato ordine monastico, dell’abito del quale lo scapolare prende il colore. Anche gli scapolari possiedono, secondo la tradizione romana, particolari virtù e conferiscono grazie e privilegi; ad essi sono annessi anche delle indulgenze. Il più famoso scapolare è quello Carmelitano che, la tradizione dice, Maria avrebbe conferito a Simon Stock, generale dell’ordine dei Carmelitani; chi lo indossa scampa all’inferno. Maria avrebbe pure promesso a Giovanni XXII che sarebbe andata lei stessa in purgatorio ogni sabato per trarne fuori tutti gli scapolaristi che sarebbero morti la settimana precedente e portarli direttamente in paradiso. Questo è stato garantito da Giovanni XXII nella sua bolla detta Sabbatina del 1322 e confermato da Alessandro V, Clemente VII, Pio V e Gregorio XIII [1]. Lo scapolare si può benissimo paragonare ad altri oggetti, quali il ferro di cavallo, il cornetto, i dadi ecc., considerati da molti dei portafortuna, perché anch’esso, viene detto, porta fortuna a chi lo porta. La Parola di Dio riprova questa pratica superstiziosa del portare lo scapolare perché essa affonda le sue radici nel paganesimo. Ma che bene può mai fare un oggetto del genere a chi lo indossa? Ah! come sono fitte le tenebre nelle quali i Cattolici romani brancolano. Preghiamo per loro affinché Dio li strappi dalla potestà delle tenebre e li porti a camminare nella luce.

[1] Se questi papi hanno garantito ciò in favore degli scapolaristi come mai le autorità ecclesiastiche cattoliche non ordinano a chiunque di portare questo scapolare e così strappare in brevissimo tempo ‘alle pene del purgatorio’ tante anime? La risposta è perché esse hanno tutto l’interesse a ‘mantenere’ sempre pieno il purgatorio; per cui più anime vi stanno e per più tempo possibile, e meglio è. L’interesse naturalmente è di tipo economico, perché per le anime che sono nel purgatorio i Cattolici devono far dire le messe che sono a pagamento.

Tratto dal libro di Giacinto Butindaro, ‘La Chiesa Cattolica Romana’, pag. 204

I Cristiani non devono farsi il segno della croce

sp_croce_preghiera_quaresimaI Cattolici si fanno il segno della croce portandosi la mando destra alla fronte, e dicendo: In nome del Padre: poi al petto, dicendo: e del Figliuolo; quindi alla spalla sinistra e alla destra, dicendo: e dello Spirito Santo. Questo perché è stato loro insegnato quanto segue: ‘Come cristiani abbiamo un segno esterno che ci distingue da quelli che non sono cristiani; esso é il segno della croce(….) Nel segno della Croce, con le parole esprimiamo l’Unità e Trinità di Dio, e con la figura della Croce la Passione e la Morte del Nostro Signor Gesù Cristo (….) Abbiate gran venerazione pel segno della Croce con cui esprimete i due misteri principali (…) E’ sempre bene fare il segno della Croce, ma specialmente prima e dopo ogni atto di religione, prima e dopo il cibo e il riposo, e nei pericoli dell’anima e del corpo’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 84, 85, 86, 87).

Anche qui ci troviamo davanti a un insegnamento di cui non troviamo il benché minimo riscontro nelle Scritture. Noi crediamo che Dio é trino, cioè che la Divinità è composta da Dio Padre, da Dio Figliuolo e da Dio Spirito Santo e che i tre sono uno ab eterno e in eterno; noi crediamo in ciò che la Scrittura dice attorno alle sofferenze di Cristo, alla sua morte, ma per esprimere la nostra fede in queste cose non siamo chiamati a farci il segno della croce, ma bensì a testimoniarne con la nostra bocca come fecero prima di noi anticamente gli apostoli. E poi la Scrittura ci insegna a rendere grazie a Dio con le nostre parole prima di mangiare e non facendoci il segno della croce perché così hanno fatto sia Gesù che gli apostoli prima di noi secondo che é scritto: “Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta…” (Giov. 6:11), e: “Paolo… preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare” (Atti 27:33,35). L’apostolo Paolo ha detto a Timoteo: “Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché é santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Tim. 4:4,5); e non dal segno della croce. E poi ancora; ma dove mai sta scritto nella Parola di Dio che quando si é nella distretta ci si deve fare il segno della croce per invocare l’assistenza di Dio? Essa dice di invocare Dio con la nostra bocca, non con qualche segno particolare, infatti Dio dice: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15).

Tratto dal libro di Giacinto Butindaro, ‘La Chiesa Cattolica Romana’ pag. 205,206

L’immacolata concezione di Maria è Biblica?

21142_pnw_small_immacolataStoria del Dogma

La Chiesa Cattolica Romana afferma che Maria sarebbe nata senza peccato. Quest’idea, conosciuta come “immacolata concezione”, fu ufficializzata nel 1477 da Sisto IV e fu poi portata alla ribalta nel 1854 da Pio IX, con il favore dei Gesuiti, divenendo dogma:

‘La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale’

Bolla “Ineffabilis Deus” dell’8 dicembre 1854

Infatti nel Manuale di Teologia di Bernardo Bartmann leggiamo quanto segue:

‘Maria nel primo instante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura da ogni macchia di peccato originale.[1]

Quindi, secondo costoro, Maria venne concepita da sua madre senza peccato. La ragione addotta è che Gesù per potere nascere immacolato aveva bisogno di una madre altresì immacolata.

I domenicani rifiutarono l’immacolata concezione

Questa nuova dottrina, che non proveniva dalla Bibbia, venne rigettata dai domenicani. I domenicani erano contro l’immacolata concezione, infatti, a motivo di ciò, nacquero aspre e lunghe discussioni contro i Francescani. I domenicani facevano parte dell’ordine religioso maschile chiamato ‘l’Ordine dei Frati Predicatori (Ordo Fratrum Praedicatorum). L’ordine sorse agli inizi del XIII secolo in Linguadoca dallo spagnolo Domenico di Guzmán. A quest’ordine apparteneva anche Tommaso d’Aquino.

Tommaso d’Aquino (1225 ca. – 1274), uno dei sommi dottori della chiesa romana (su cui è basata molta della sua teologia), era nettamente contrario all’immacolata concezione. Ecco quanto egli dichiarò:

‘Il corpo della Vergine fu concepito nel peccato originale e perciò contrasse quei difetti’[2].

Cosa dice la Bibbia sul peccato e su Maria?

La Bibbia dice chiaramente che tutti gli uomini e tutte le donne nati sulla terra (all’infuori di Gesù) sono nati col peccato, secondo che è scritto: “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5), ed ancora: “difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio” (Romani 3:23), perciò anche Maria aveva peccato e non poteva dire, e siamo sicuri che non lo disse e non lo pensò mai, di essere nata senza peccato.

Sempre l’apostolo Paolo ai Romani disse: “Perciò, siccome per mezzo d’un sol uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v’è entrata la morte, e in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…” (Romani 5:12). È chiaro che passando su tutti gli uomini (esseri umani) è passata anche a Maria. Come vedremo più avanti solo Gesù non peccò mai.

Maria stessa riconosce che Dio era il suo Salvatore infatti sta scritto: “L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore(Luca 1:46,47), dimostra che ella non era nata senza peccato, perché in tale caso non avrebbe chiamato Dio suo Salvatore e non avrebbe avuto bisogno di essere salvata.

I teologi romani con qualche sofisma affermano che anche Maria fu salvata però a tal proposito fanno un discorso tutto particolare’. Ecco cosa dice il teologo papista Bartmann:

Anche Maria è stata redenta da Cristo, come ogni altro uomo, ma in modo differente da tutti gli altri (…) La sua redenzione consiste nella preservazione e non nella liberazione dal peccato (redemptio praeservativa, non reparativa)’[3].

Se è vero che Maria fu preservata dal peccato, ma non liberata da esso, come si può affermare che ella fu salvata? Dobbiamo riconoscere che i teologi romani hanno fatto ricorso ad ogni specie di sofisma[4] per ingannare le persone! No, non è affatto così come dicono i teologi papisti.

Un’altra prova scritturale che Maria non nacque senza peccato è il sacrificio di espiazione che offrì nel tempio quando andò, insieme a suo marito Giuseppe, a presentare il bambino Gesù. Infatti è scritto: “E quando furon compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino in Gerusalemme per presentarlo al Signore, com’è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore, e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani piccioni.” (Luca 2:22-24).

La legge di Mosè dice infatti: “E se (ella) non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrifizio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura” (Levitico 12:8).

Quindi Maria dovette offrire anche lei quel sacrificio per il diventare pura facendo l’espiazione. Da notare che Gesù durante la sua vita non offrì mai niente per potersi purificare o espiare il peccato.

Se ella fosse stata senza peccato che bisogno c’era che offrisse quel sacrificio? Ma vediamo ora quali sono le inevitabili conseguenze a cui porta l’affermazione papista che affinché Gesù potesse nascere immacolato era necessario che anche sua Madre fosse immacolata.

Innanzi tutto si fa passare Dio per bugiardo perché sta scritto che “se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1 Giovanni 1:10). Dicendo che Maria non peccò mai durante la sua vita mentono e fanno Dio bugiardo.

E poi si innalza Maria sopra tutte le altre creature facendola apparire una sorta di dea quando in effetti ella si dichiarò l’ancella del Signore poiché è scritto: “E Maria disse: Ecco, io son l’ancella del Signore; siami fatto secondo la tua parola. E l’angelo si partì da lei.” (Luca 1:38).

La parola ancella, secondo il dizionario della Treccani, significa: Donna o fanciulla addetta ai servizî domestici; serva. Quindi Maria si definiva la serva del Signore. Che umiltà! Un esempio per ogni credente.

Questo dogma su Maria fa dimenticare alle persone che soltanto Gesù nacque senza peccato non perché sua madre fosse senza peccato ma perché fu generato nel seno di sua madre dallo Spirito di Dio che è santo e quindi Dio non aveva bisogno di una donna senza peccato per fare nascere il suo Unico Figliuolo dal suo seno. Poiché sta scritto: “Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe; e prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo.” (Matteo 1:18)

Oltre a ciò se Maria era immacolata dovremmo dedurre che anche sua madre, sua nonna e tutte le altre donne presenti nella sua genealogia fossero anch’esse immacolate, e quindi si stabilirebbe una catena di donne immacolate, il che è diabolico.

E poi se è vero che Maria fosse senza peccato perché dunque si è dovuto scomodare Gesù lasciando la gloria del Padre suo nei cieli per venire in questo mondo a morire per noi? Perché non moriva lei per tutto il mondo, visto che non peccò mai?

La Scrittura dice, invece, che solo Gesù non peccò mai

La Sacra Bibbia ci mostra in modo chiaro è semplice che solo il Signore Gesù non peccò mai.

Lo scrittore degli Ebrei conoscendo bene che Gesù è sia il Sommo Sacerdote e sia l’unico mediatore del nuovo patto disse “Perché non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare.” (Ebrei 4:15)

Sempre nella epistola agli Ebrei Gesù non viene solamente presentato come un persona immacolata, santa e innocente ma anche che non aveva bisogno, al contrario di Maria, di offrire de sacrifici per espiare il peccato infatti è scritto: “E infatti a noi conveniva un sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al disopra de’ cieli; il quale non ha ogni giorno bisogno, come gli altri sommi sacerdoti, d’offrir de’ sacrificî prima per i proprî peccati e poi per quelli del popolo; perché questo egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso.”  (Ebrei 7:26, 27). Da notare inoltre le parole ‘quando ha offerto se stesso’ in quanto ci fanno capire che essendo Gesù perfetto e senza peccato offrì se stesso come sacrificio espiatorio per il mondo. Gesù fu chiamato l’Agnello di Dio da Giovanni Battista:  “Ecco l’Agnello di Dio!” (Giovanni 1:36) per far capire che lui doveva offrire il proprio corpo per riscattare il mondo dal peccato. Infatti Pietro nella sua prima epistola ci fa capire che Gesù è un Agnello senza macchia e senza difetto quindi senza peccato: “come d’agnello senza difetto né macchia(1 Pietro 1:19).

L’apostolo Pietro sempre nella sua prima epistola parlando di Cristo Gesù dice: “Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno.”  (1Pietro 2:22) confermando ciò che aveva scritto nel primo capitolo.

Paolo scrivendo alla Chiesa di Corinto che Gesù: “non ha conosciuto peccato” (2Corinzi 5:21).

L’apostolo Giovanni nella sua epistola disse: “Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c’è peccato.” (1Giovanni 3:5)

Il profeta Isaia parlando per lo Spirito Santo predisse che il Cristo non aveva commesso alcuna violenza e né frode infatti sta scritto: “Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca.” (Isaia 53:9)

In base a queste Scritture è dunque chiaro che l’unico che non peccò mai fu Gesù. Grazie a Dio che fu perfetto in quanto grazie al suo sacrificio possiamo ottenere la remissione dei peccati. Infatti sta scritto: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome. (Atti 10:43) e “dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il peccato.” (Ebrei 10:18). E in virtù di questo sacrificio perfetto che: “noi [credenti nati di nuovo] siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.” (Ebrei 10:10)

Conclusione

Come avete potuto leggere, la Chiesa Cattolica Romana si basa su ideologie e tradizioni non bibliche andando anche contro uno dei suoi dottori, Tommaso D’Acquino. Essa è riuscita a far allontanare miliardi di persone dalla semplicità del Vangelo. Nella Bibbia troviamo solo l’immacolata concezione di Gesù in quanto solo Lui nacque senza il peccato originale perché fu concepito per virtù dello Spirito Santo.

Gian Michele Tinnirello

NOTE

[1] Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, vol. II, pag. 168; citato da Giacinto Butindaro in La Chiesa Cattolica Romana, Roma 1998, pag. 175

[2] Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q.14; citato da Giacinto Butindaro in La Chiesa Cattolica Romana, Roma 1998, pag.175

[3] Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia di Dogmatica, Vol. II, pag. 169; citato da Giacinto Butindaro in La Chiesa Cattolica Romana, Roma 1998, pag. 175

[4] Il ‘sofisma’ è un qualsiasi ragionamento cavilloso e falso, anche se in apparenza coerente

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La sua comprensione

La dottrina dei teologi papisti

Gli Scritti sacri si possono comprendere rettamente solo tramite il magistero. Il concilio Ecumenico Vaticano II ha dichiarato: ‘L’ufficio poi di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo magistero vivo della chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo’ (Concilio Vaticano II, Sess. VIII, cap. II), cioè ai vescovi in comunione con il capo dello Stato del Vaticano. Il significato di questa affermazione é questo in sostanza: l’uomo non può comprendere in maniera retta ciò che la Scrittura dice senza la guida del magistero della chiesa romana (per confermarvi ciò vi ricordo quello che il fratello Fumagalli dice nella sua testimonianza: ‘Avevo la Bibbia, ma ero cieco e non la potevo intendere; non la potevo intendere perché mi era stato insegnato che per intendere la Bibbia dovevo fondarmi sul magistero della chiesa cattolica’) perché esso solo ha il potere di interpretare e di fare comprendere rettamente la Parola di Dio. Potere che ha per mandato divino e che esso esplica sotto la guida dello Spirito Santo, per cui le sue spiegazioni sono infallibili, dato che ‘l’infallibilità promessa alla chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita il supremo magistero col successore di Pietro’ (Concilio Vaticano II, Sess. V, cap. III).

Confutazione

E’ il Signore che fa comprendere rettamente gli Scritti sacri e non il magistero della chiesa cattolica romana

Non è affatto come dice la chiesa cattolica romana perché è il Signore mediante il suo Spirito che fa comprendere rettamente le Scritture. Ora, con le seguenti Scritture e riflessioni attorno ad esse dimostrerò quanto appena detto.

Ÿ- Gesù prima di morire aveva detto ai suoi discepoli: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno adempiute rispetto al Figliuol dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti; poiché egli sarà dato in man de’ Gentili, e sarà schernito ed oltraggiato e gli sputeranno addosso; e dopo averlo flagellato, l’uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà. Ed essi non capirono nulla di queste cose; quel parlare era per loro oscuro, e non intendevano le cose dette loro” (Luca 18:31-34). Vi sono altre Scritture che attestano come gli stessi discepoli di Gesù non capivano né le Scritture che parlavano di Gesù e neppure le sue parole che preannunziavano la sua morte e la sua risurrezione, ed esse sono le seguenti: “Or i suoi discepoli non intesero da prima queste cose…” (Giov. 12:16); “Ma essi non capivano quel detto ch’era per loro coperto d’un velo, per modo che non lo intendevano….” (Luca 9:45); “Ma essi non intendevano il suo dire…” (Mar. 9:32). Notate che i discepoli, benché avessero creduto che Gesù era il Cristo il Figliuolo di Dio che era proceduto dal Padre, non avevano compreso ancora le cose che Mosè e i profeti avevano dette di lui, cioè che egli doveva soffrire e risuscitare dai morti. Ma com’era possibile che degli uomini che avevano creduto in lui, non intendevano ancora le cose scritte di lui? La ragione é perché quelle Scritture erano coperte da un velo per loro e perciò era loro impossibile comprenderle. Le compresero dopo che Gesù risuscitò infatti fu allora che il Signore aprì loro la mente per intenderle secondo che è scritto: “Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture…” (Luca 24:44-45); fu allora che essi “si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui” (Giov. 12:16), e che i Giudei gliele avevano fatte. Tutto ciò ci mostra come per intendere le Scritture che parlano di Gesù Cristo non é sufficiente leggerle o ascoltarle, perché é necessario anche che il Signore apra la mente per intenderle come fece in verso i suoi discepoli, quando apparve loro. Quindi se il Signore fu potente a fare comprendere ai suoi discepoli le Scritture aprendogli la mente perché non si dovrebbe pensare che egli questo lo continui a fare ancora oggi senza servirsi di persone fisiche? Vi è forse qualcosa di troppo difficile per il Signore? O forse il suo modo di agire è cambiato?

 Gesù quando parlò dello Spirito Santo che Egli avrebbe mandato ai suoi discepoli dopo che sarebbe stato assunto in cielo, disse loro: “Molte cose ho ancora da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire” (Giov. 16:12,13), ed ancora: “Egli vi insegnerà ogni cosa…” (Giov. 14:26). Da queste parole emerge che Gesù ha mandato lo Spirito Santo per insegnarci ogni cosa e per guidarci nella verità, e perciò non abbiamo bisogno affatto della guida del magistero romano per intendere la verità, perché lo Spirito di Dio stesso ci guida e ci insegna ogni cosa; Egli basta. Ma qualcuno dirà: Ma la promessa Gesù la fece solo ai suoi apostoli? Sì, le parole furono rivolte a loro in quella occasione ma sono dirette a tutti i discepoli di Cristo. Nulla togliendo con tutto ciò al fatto che Dio nella sua Chiesa ha costituito i dottori i quali hanno il dono d’insegnare, ma non certo la capacità di fare comprendere perché questa la continua ad avere lo Spirito di Dio mandato dal cielo che è in ogni credente. Continua a leggere

Come si riconoscono i libri sacri

La dottrina dei teologi papisti

I Libri sacri si riconoscono per mezzo della chiesa cattolica romana. Ecco come si esprime il catechismo cattolico a riguardo del come si riconoscono quali sono i libri ispirati da Dio: ‘Senza della chiesa noi non potremmo neppure sapere quali Libri siano inspirati e che siano pervenuti a noi integri e inalterati; nessun’altra autorità ce lo dice’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376), ed ancora: ‘Noi infatti sappiamo dalla Chiesa e solamente dalla Chiesa che quei libri sono divinamente ispirati (…) Solo la Chiesa ci dice autorevolmente quali sono i Libri divinamente inspirati’ (ibid., pag. 373, 374). Quindi secondo la chiesa romana senza il suo aiuto e ‘la sua infallibile guida’ noi credenti non potremmo sapere neppure quali siano i libri ispirati e quelli non ispirati!

Confutazione

I Libri sacri si fanno riconoscere da soli da tutti i credenti, come la luce si fa riconoscere (da coloro che ci vedono) in mezzo alle tenebre

Noi credenti non abbiamo bisogno del magistero cattolico per discernere quali siano i libri ispirati nei quali dobbiamo riporre la nostra fiducia e questo perché conosciamo la voce del Pastore e Vescovo delle anime nostre secondo che egli ha detto: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono…” (Giov. 10:27). Eppure ci sono degli estranei che vorrebbero farci capire che senza il loro aiuto noi non possiamo neppure discernere la voce del Pastore! Ma quali sono quelle pecore che vanno a consultare gli estranei per sapere se la voce del loro pastore è vera?

Noi, come figliuoli della luce e del giorno, così ci ha chiamati Paolo (cfr. Ef. 5:8, 1 Tess. 5:5), abbiamo la luce della vita e riusciamo a discernere chiaramente la luce dalle tenebre; non abbiamo affatto bisogno dell’aiuto del magistero cattolico per sapere se la luce é luce o se le tenebre sono tenebre! E come potremmo sentire il bisogno di affidarci alla guida di persone senza discernimento che “mutan le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is. 5:20) come e quando lo vogliono loro a danno di moltitudini di persone che essendo state accecate dalle tenebre ripongono in loro fiducia? Lungi da noi il pensiero di consultare le tenebre! Come dice invece il profeta: “Alla rivelazione! alla testimonianza!” (Is. 8:20). Ma se il popolo cattolico romano non parla così come parliamo noi, “non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato…” (Is. 8:20,21). Continua a leggere

La Sacra Scrittura e la sua ispirazione

LA SUA ISPIRAZIONE

La dottrina dei teologi papisti

Gli apostoli non scrissero per ordine del Signore. I teologi romani affermano che la Scrittura è ispirata da Dio; ecco infatti cosa dice il Perardi: ‘La Sacra Scrittura è la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 373). Ma nello stesso tempo fanno un discorso tutto particolare in relazione agli scritti del Nuovo Testamento. Il discorso è questo: ‘Il cristianesimo, invece, fin da principio poggiò unicamente sull’insegnamento orale; non era e non fu mai una religione del ‘libro’ (…) Ai suoi discepoli Gesù diede il mandato di predicare, non di scrivere (…) Se più tardi, dopo trenta o quarant’anni venne loro l’idea di mettere in iscritto gli insegnamenti e le azioni del Signore, lo fecero certamente per provvidenziale disposizione, al fine di edificare i fedeli e di dimostrare la Divinità di Cristo e della sua parola (Giov. 20,31); ma non per ordine di Gesù’ (Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, Alba 1950, vol. I, pag. 48). Ma che cosa vogliono dire i teologi papisti con queste parole? Perché parlano in questa maniera? E’ vero quello che essi dicono? Ora, quello che i teologi romani vogliono dire è questo: Gesù non scrisse nulla e non lasciò nessun libro ai suoi apostoli, che essi potevano distribuire ai fedeli. Gesù comandò loro d’insegnare quello che egli aveva loro comandato a voce e questo essi fecero, e questi insegnamenti coloro che li ricevevano dalla viva voce degli apostoli li trasmettevano a loro volta ad altri, quindi inizialmente gli insegnamenti del Signore venivano trasmessi a voce e non per iscritto. Gli scritti degli apostoli comparvero solo dopo molti anni da che la chiesa era nata; ma essi comparvero non per riformarla ma per aiutarla, perché la chiesa era già pienamente costituita e possedeva il suo patrimonio di verità. E questi scritti non furono scritti dagli apostoli per ordine di Cristo Gesù, ma per provvidenziale disposizione. Continua a leggere

La Sacra Scrittura e il suo contenuto

IL SUO CONTENUTO

La dottrina dei teologi papisti

La sacra Scrittura non basta per essere salvati. La teologia romana insegna che la sacra Scrittura non contiene tutto quello ch’è necessario alla salvazione delle anime. Essa infatti considera come verità rivelate da Dio sia la sacra Scrittura che la tradizione. In base a questa loro considerazione la Scrittura non è la completa rivelazione di Dio, ma solo una parte perché l’altra è costituita dalla loro tradizione. Citiamo le parole del Perardi a tale proposito: ‘NON BASTA LA BIBBIA. – Infatti né Gesù Cristo né alcun Apostolo, in nome di Lui, ha mai detto ciò; e i Libri più importanti, i Libri del nuovo Testamento vengono dopo la piena costituzione della Chiesa con tutto il suo patrimonio di verità, non per riformarla ma per aiutarla’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376), ed ancora: ‘Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa, si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione’ (ibid., pag. 373). Ed a queste vi aggiungiamo quelle di Amatulli Flaviano: ‘In nessuna parte si dice che basta la Bibbia per salvarsi (….) Per salvarsi, bisogna tenere presente la Bibbia e la Tradizione’ (Amatulli Flaviano, op. cit., pag. 41,42) ed ancora: ‘Basta la Bibbia per salvarsi. E’ un altro inganno. Secondo quest’altra teoria, nella Bibbia uno trova tutto ciò che è necessario per salvarsi’ (ibid., pag. 77).

Confutazione

La Scrittura contiene tutto ciò che è necessario sapere per essere salvati e per condurre una vita santa, giusta e temperata

Ma vediamo ora da vicino se la Scrittura dice cose a sufficienza affinché l’uomo sia salvato o se essa è incompleta e perciò dobbiamo pure noi credere nella tradizione cattolica romana come dicono i teologi cattolici. Innanzi tutto cominciamo col dire che per essere salvati bisogna confessare con la bocca Gesù come Signore e credere alla sua risurrezione secondo che è scritto ai Romani: “Questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato” (Rom. 10:8-11). Come potete vedere, Paolo ha messo per iscritto la parola della fede che lui e i suoi collaboratori predicavano a voce agli uomini affinché fossero salvati, perciò si deve affermare che quello che lui ha scritto di fare per essere salvati lo diceva pure a voce. Quindi i Cattolici non ci vengano a dire che Paolo assieme ai suoi collaboratori abbiano detto a voce che per essere salvati ed ottenere la giustizia da Dio bisogna fare qualche altra cosa oltre quella che lui ha scritto qui ai Romani, perché questo è da escludersi nella maniera più categorica! Ora, per essere salvati, secondo Paolo, bisogna confessare con la bocca Gesù come Signore e credere col proprio cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti; perciò bisogna vedere se le Scritture contengono dei passi che affermano o fanno capire che Gesù Cristo è il Signore, e se in esse c’é scritto che Dio l’ha risuscitato dai morti, perché nel caso essi mancano allora veramente le cose scritte nella Bibbia non possono essere dichiarate sufficienti per la salvezza dell’uomo. Continua a leggere

Come reagisce il papato quando un governo di una nazione si mette contro la chiesa cattolica romana togliendogli i suoi privilegi

Lo Stato ‘Città del Vaticano’ è uno Stato anomalo perché oltre ad essere uno Stato è anche una organizzazione religiosa che possiede centinaia di milioni di membri in tutto il mondo che quantunque non possono definirsi cittadini dello Stato ‘Città del Vaticano’, perché sono cittadini di un altro Stato, hanno come loro capo chi governa questo minuscolo Stato presente sulla penisola italiana per cui si trovano a dover ubbidire a due capi di Stato, quello della loro nazione di cui sono effettivamente cittadini e dove abitano e quello dello Stato del Vaticano qui a Roma perché egli si ritiene anche il capo visibile della chiesa di cui loro fanno parte e fuori dalla quale – secondo loro – non c’è salvezza. Naturalmente nel caso il capo dello Stato di cui loro fanno parte va contro gli interessi della chiesa cattolica romana essi sono tenuti a disubbidire al capo della loro nazione e opporglisi con la forza per ubbidire al loro sommo pontefice che per loro è il vicario di Cristo sulla terra non importa quello che egli dice pena la scomunica che comprometterebbe il loro destino eterno. Leone XIII (1878-1903) lo ha detto chiaramente nell’enciclica Sapientiae Christianae quello che devono fare i cittadini cattolici in questo caso: ‘Se le leggi dello Stato apertamente dissuonino dal diritto divino, se impongano offese alla Chiesa o contrarino i doveri religiosi o manomettano l’autorità di Gesù Cristo nel suo Vicario, allora è dovere il resistere e colpa l’ubbidire..’ (quel ‘resistere’ significa insorgere contro l’autorità civile). Ecco perché molti capi di Stato cercano di conciliarsi il favore del papa di Roma perché sanno che avendo il suo favore avranno i loro cittadini di religione cattolica dalla loro parte. Ed ecco perché sempre il papa riesce ad influenzare politicamente molte nazioni della terra perché sa di avere sotto di sé tante e tante persone, che sono persuase che la loro salvezza eterna dipende da lui e che per non andare all’inferno quindi sono pronti ad ubbidirgli in tutto e per tutto, per cui egli si fa forte perché sa di averle dalla sua parte o meglio in pugno. Facciamo un esempio esplicativo. Mettiamo caso che il Governo italiano un giorno emanasse una legge che ordina di distruggere tutte le cosiddette statue e immagini sacre presenti sul territorio italiano perché ritiene che esse siano degli idoli e di sopprimere i pellegrinaggi che si fanno qui in Italia e le processioni del Corpus domini e di pregare Maria, e di togliere alla chiesa papista tutti i suoi privilegi (tra cui ricordiamo c’è la esenzione da tasse e tributi di svariato genere), ecc. Che cosa avverrebbe? Che ciò farebbe infuriare il papa che lancerebbe subito una scomunica sia contro il Governo italiano che contro tutti coloro che ardiranno distruggere le statue e le immagini ed ubbidire agli altri ordini governativi. E siccome che il Governo italiano sarebbe considerato eretico e apostata per avere preso queste decisioni i cittadini italiani cattolici non sarebbero più tenuti ad ubbidirgli (magari anche non pagando le tasse) per non essere considerati anche loro eretici ed apostati. Succederebbe pure che molti zelanti Cattolici (incitati e aiutati come sempre succede in questi casi dai Gesuiti) si rivolterebbero pure contro il governo fomentando tumulti di ogni genere, e, come sempre è avvenuto in questi casi, molti rimarrebbero feriti ed uccisi. E perché tutto questo? Per paura di incorrere nella scomunica del papa che li priverebbe del paradiso, a loro dire. Ma c’è di più, potrebbe pure succedere che il papa chiami l’esercito di una nazione sua amica sul territorio italiano al fine di difendere le sue statue e le sue immagini e permettere i pellegrinaggi e le processioni e che si continui a dire l’Ave Maria, e per ripristinare la ‘libertà cristiana’ in questa nazione (il che significa per fare ritornare la chiesa cattolica in possesso di tutti i suoi privilegi affinché possa continuare a svolgere tranquillamente la sua missione) in altre parole per impedire che gli ordini governativi surriferiti non siano messi in pratica, e così lo Stato italiano si troverebbe invaso da un esercito straniero e costretto a difendersi con la forza per cui molti cadrebbero morti. Ricordatevi infatti che il papa è a capo di uno Stato e come capo di Stato può pure chiamare in suo aiuto una nazione straniera quando sono in gioco i suoi interessi economici e temporali in Italia o in qualche altra nazione. Succederebbe insomma quello che è già successo nel passato; niente di nuovo. Forse alcuni, sentendoci parlare in questa maniera, diranno che simili cose non possono più succedere nel nostro secolo. Ma costoro si sbagliano grandemente e per dimostrarlo citerò due casi avvenuti in questo ventesimo secolo in cui la chiesa cattolica romana quando il governo di una nazione gli si è messo contro compromettendo i suoi grandi interessi gli si è lanciato contro fomentando tra il popolo la rivoluzione contro il governo a suo dire ribelle. I casi sono quelli della Spagna e dell’Argentina, due paesi dove la chiesa cattolica ha goduto e gode tuttora di molti privilegi. Continua a leggere