Conosci il tuo nemico – Le origini, il carattere, e le opere di Satana

serpente_nemico-300x203L’origine di Satana

Satana è un essere spirituale malvagio e potente. La parola Satana deriva dalla parola ebraica Satan che significa ‘Avversario’. Satana è “il nemico” (Luca 10:19) di Dio e di tutti i figli di Dio (1 Pietro 5:8). Egli possiede un regno (Matteo 12:26); tutti coloro che sono sotto la sua potestà fanno parte del suo regno e sono chiamati “i figliuoli del maligno” (Matteo 13:38) ed anche “i figli del regno” (Matteo 8:12), e i Satanisti sono tra di essi. Il regno di Satana non è diviso contro sé stesso, ecco perché Satana non può cacciare Satana (Matteo 12:25-27), cioè perché un servitore di Satana posseduto da spiriti maligni non può cacciare gli spiriti maligni fuori dal corpo di una persona posseduta da spiriti maligni.

Per quanto riguarda le sue origini, questo essere malvagio originariamente era una santa creatura celeste ma poi a motivo della sua superbia si corruppe e diventò quello che è ora e con lui trascinò anche degli angeli che sono chiamati “i suoi angeli” (Apocalisse 12:7). Nel libro del profeta Isaia ci sono le seguenti parole che si suppone si riferiscano all’origine del diavolo: “Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora?! Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?! Tu dicevi in cuor tuo: ‘Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo’ (Isaia 14:12-14). Anche nel profeta Ezechiele ci sono delle parole che si suppone si riferiscano allo stesso avvenimento: “Così parla il Signore, l’Eterno: Tu mettevi il suggello alla perfezione, eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden il giardino di Dio; eri coperto d’ogni sorta di pietre preziose: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro; tamburi e flauti erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato. Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Io t’avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità” (Ezechiele 28:11-15). Continua a leggere

L’immortalità dell’anima

nuvoleLa Parola di Dio insegna che l’essere umano è un’anima vivente perché è scritto che quando Dio formò il primo uomo dalla polvere della terra gli soffiò nelle narici un alito vitale ed egli divenne un anima vivente (cfr. Gen. 2:7), ma essa insegna anche che l’uomo possiede un’anima che è immortale, e non mortale come il suo corpo, che alla morte va in Paradiso se salva, ma nell’Ades (conosciuto meglio come l’inferno) se perduta, e perciò l’uomo continua ad esistere spiritualmente dopo che muore. Questa anima possiamo definirla l’uomo interiore di ogni essere umano, per distinguerla dall’uomo esteriore che invece è il corpo in cui si trova l’anima. Continua a leggere

Perchè il Capodanno non va festeggiato

Fratelli, voglio che sappiate perchè non si addice ai santi festeggiare il capodanno. La ragione è perchè si tratta di una festa di origine pagana intrisa di superstizioni di ogni genere

E quindi perchè si tratta di una opera infruttuosa delle tenebre, e noi siamo chiamati a non parteciparvi, secondo che è scritto: “Non siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce (poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità), esaminando che cosa sia accetto al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele” (Efesini 5:7-11). Continua a leggere

La Trinità

Come abbiamo dunque visto la Divinità è composta da Dio Padre, dal suo Figliuolo Gesù Cristo, e dallo Spirito Santo. Questa dottrina viene comunemente denominata la dottrina della Trinità ed è una dottrina molto importante che nel passato fu attaccata ed è tuttora attaccata da molte sètte, e possiamo dire è alla base della nostra fede. Prima di passare a dimostrare la Trinità con le Scritture voglio dire qualche parola su questo termine non presente nelle sacre Scritture. Il termine Trinità deriva dal latino Trinitas che significa ‘la riunione di tre’, una parola coniata da Tertulliano di Cartagine (uno dei cosiddetti padri della Chiesa), alla fine del secondo secolo dopo Cristo, per illustrare il concetto che la Divinità è composta da Tre persone divine, ossia il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo. Il fatto dunque che la parola Trinità non sia presente nelle Scritture è relativo, perché come abbiamo già visto e come vedremo meglio fra poco il concetto di un Dio trino è abbondantemente presente nelle Scritture. Per fare un paragone con il nome di un’altra dottrina biblica non presente (il nome) nella Bibbia è come dire che nella Bibbia quantunque non sia presente l’espressione ‘l’immortalità dell’anima’ vi è chiaramente presente il concetto dell’immortalità dell’anima. E così nella Bibbia quantunque non ci sia la parola Trinità c’è il concetto della Trinità. Continua a leggere

A cosa porta il rigetto del proponimento dell’elezione di Dio

A cosa porta il rigetto del proponimento dell’elezione di Dio – Prima parte

A cosa porta il rigetto del proponimento dell’elezione di Dio – Seconda parte

A cosa porta il rigetto del proponimento dell’elezione di Dio – Terza parte

Introduzione

Fratelli, voglio che sappiate che il rigetto della dottrina dell’elezione, essendo questa dottrina biblica, ha delle conseguenze nefaste o negative sulla vita del credente, e non può essere altrimenti perchè ogni qual volta si rigetta una dottrina della Bibbia ci sono dei risvolti nefasti.
Ed è proprio di queste conseguenze che voglio parlarvi affinchè riconosciate quanto sia grave e pericoloso rigettare questa così importante dottrina biblica.
Le cose che leggerete sono le conclusioni a cui sono arrivato dopo tanti anni, dopo avere parlato con credenti che rigettano il proponimento dell’elezione di Dio, letto o ascoltato tanti discorsi di pastori e predicatori che rigettano l’elezione, e considerato la loro condotta e il loro modo di evangelizzare. Continua a leggere

Dovrebbe un vero credente celebrare i compleanni e fare gli “auguri”?

Noi credenti non osserviamo la presunta data di nascita di Gesù, come il mondo cerca di fare il 25 dicembre.

Allora… perché dovremo celebrare la nostra? Continua a leggere

Confutazione del ‘rapimento segreto’


Confutazione del rapimento segreto
(120 minuti – mp3) scarica audio

[audio http://www.diretta.lanuovavia.org/c-rapimento-segreto.mp3]

christianraptureIntroduzione

C’è una dottrina molto diffusa in ambito Evangelico che afferma che il ritorno di Cristo sarà suddiviso in due fasi.

La prima fase consisterà nel ritorno di Cristo dal cielo per i suoi santi che sarà immediatamente seguito dalla risurrezione dei morti in Cristo prima e dalla traslazione dei credenti viventi dopo. Questo evento avrà luogo prima della grande tribolazione, per cui la Chiesa – i credenti viventi al tempo immediatamente precedente alla tribolazione assieme con i morti in Cristo risuscitati – sarà rapita prima che inizi la tribolazione. Questo ritorno di Cristo è invisibile (e oltre a ciò può avvenire in ogni istante), per cui la Chiesa sarà presa in maniera invisibile: il mondo non vedrà nulla. I motivi addotti si possono racchiudere in uno solo che è questo; la Tribolazione è un periodo in cui Dio riverserà la sua ardente ira sul mondo e la sua Chiesa non è stata destinata ad ira. A sostegno di questa tesi vengono presi gli esempi di Lot e di Noè, che furono messi al sicuro prima che Dio riversasse la sua ira sugli empi. Subito dopo il rapimento segreto della Chiesa sarà manifestato l’uomo del peccato ovvero l’anticristo, che perseguiterà gli Ebrei che durante questo periodo si convertiranno a Cristo come anche quei Cristiani freddi o sviati che al ‘ritorno di Cristo’ saranno lasciati sulla terra essendo non preparati ad incontrarlo e che durante il regno dell’anticristo si convertiranno a Cristo ma a costo della loro vita (moriranno infatti martiri). Continua a leggere

Sul giudicare

Introduzione

Quella che segue è la confutazione di un falso insegnamento che è diffuso in quasi tutte le Chiese Evangeliche Pentecostali e non Pentecostali.
Il fatto che io abbia preso l’insegnamento da confutare da una delle pubblicazioni delle ADI non deve quindi assolutamente indurre a pensare che solo nelle ADI viene rivolto questo falso insegnamento sul ‘non giudicare’, perché lo ripeto ormai è uno dei falsi insegnamenti più diffusi in ambito Evangelico.

Dottrina ADI

Nel libro Parola Giorno per Giorno, pubblicato dalle ADI nel 1989, precisamente alla data del 9 Luglio, c’è una meditazione dal titolo ‘Nel giudicare gli altri tu condanni te stesso’, che trascrivo integralmente: ‘Occorre che ognuno di noi riconosca che il giudizio appartiene soltanto a Dio. Infatti Gesù ci insegna: ‘non giudicate acciocché non siate giudicati’ (Luca 6:37). L’apostolo Giacomo, da parte sua, ci esorta: ‘fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, onde non siate giudicati, ecco il giudice è alla porta….’ (Giacomo 5:9). L’indole dell’uomo naturale è proprio quella di biasimare, criticare, giudicare e condannare gli altri, di puntare cioè l’indice accusatore verso gli altri. Spesso ignoriamo che quando puntiamo un dito per accusare qualcuno, le altre tre dita sono rivolte verso di noi, quasi a farci rammentare che le accuse e le critiche devono essere mosse prima di tutto a noi stessi. E’ molto più facile criticare gli altri, prendere il posto della ‘pubblica accusa’, o ergersi a giudici severi, che rendersi conto con umiltà e sobrietà delle proprie mancanze e dei propri errori. Nella maggior parte dei casi i verdetti e le condanne che pronunciamo sono precipitosi, ingenerosi o quantomeno poco obbiettivi, e soprattutto possono recare un gravissimo danno agli altri. Gesù dice: ‘chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra’ (Giovanni 8:7). Da queste poche parole intuiamo facilmente che potremmo condannare gli altri qualora fossimo del tutto esenti dal peccato e dagli errori, ma poiché nessun uomo si trova in questa condizione, dovremo guardarci dal giudicare e condannare con tanta facilità il nostro prossimo. Quando siamo spinti a giudicare gli altri, non soltanto trascuriamo di esaminare con cura noi stessi, ma ci scaviamo una ‘fossa’ nella quale prima o poi cadremo. Colui che era senza peccato, non giudicò ma seppe perdonare. Ricordiamo: ‘La misericordia trionfa del giudizio’ (Giacomo 2:13). Continua a leggere

Ecco per chi sono i guai

Ecco alcuni di coloro contro i quali la Parola di Dio pronuncia dei GUAI:

“Guai a colui ch’è solo, e cade senz’avere un altro che lo rialzi!” (Ecclesiaste 4:10)

“Guai a te, o paese, il cui re è un fanciullo, e i cui principi mangiano fin dal mattino!” (Ecclesiaste 10:16).

“L’aspetto del loro volto testimonia contr’essi, pubblicano il loro peccato, come Sodoma, e non lo nascondono. Guai all’anima loro! perché procurano a se stessi del male. …. Guai all’empio! male gl’incoglierà, perché gli sarà reso quel che le sue mani han fatto” (Isaia 3:9,11).

“Guai a quelli che aggiungon casa a casa, che uniscon campo a campo, finché non rimanga più spazio, e voi restiate soli ad abitare in mezzo al paese!” (Isaia 5:8).

“Guai a quelli che la mattina s’alzan di buon’ora per correr dietro alle bevande alcooliche, e fan tardi la sera, finché il vino l’infiammi!” (Isaia 5:11).

“Guai a quelli che tiran l’iniquità con le corde del vizio, e il peccato come con le corde d’un cocchio, e dicono: ‘Faccia presto, affretti l’opera sua, che noi la veggiamo! Venga e si eseguisca il disegno del Santo d’Israele, che noi lo conosciamo!’ ” (Isaia 5:18-19).

“Guai a quelli che chiaman bene il male, e male il bene, che mutan le tenebre in luce e la luce in tenebre, che mutan l’amaro in dolce e il dolce in amaro!” (Isaia 5:20)

“Guai a quelli che si reputano savi e si credono intelligenti! (Isaia 5:21)

“Guai a quelli che son prodi nel bevere il vino, e valorosi nel mescolar le bevande alcooliche; che assolvono il malvagio per un regalo, e privano il giusto del suo diritto!” (Isaia 5:22-23) Continua a leggere

Il velo: un comandamento con un’applicazione permanente e universale

Oggi, molti pastori affermano che quello sul velo, dato dall’apostolo Paolo, era solo un consiglio con una applicazione locale e temporanea.

Vediamo quindi cosa dice Paolo ai Corinzi per vedere se le cose stanno come dicono costoro. “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa. Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende. D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna. Poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata? La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo. Se poi ad alcuno piace d’esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppur le chiese di Dio” (1 Cor. 11:3-16).
Come potete vedere, la prima cosa che emerge in maniera evidente leggendo le parole di Paolo sul velo è che esse non sono un consiglio. Paolo dice infatti: “La donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende”. Quel “deve” non suggerisce affatto l’idea del consiglio. Paolo da un consiglio quando dice sempre ai Corinzi: “E qui vi do un consiglio; il che conviene a voi i quali fin dall’anno passato avete per i primi cominciato non solo a fare ma anche a volere: Portate ora a compimento anche il fare; onde, come ci fu la prontezza del volere, così ci sia anche il compiere secondo i vostri mezzi” (2 Cor. 8:10-11), ma certamente non quando parla del velo. Continua a leggere