Le false storielle sui santi inventate dalla curia romana

25_uominiesantiLa chiesa cattolica romana possiede il culto dei santi. Abbiamo visto che lei invoca sia i veri santi che sono morti ed andati in cielo con il Signore, che quelli falsi che avevano solo l’apparenza della santità perché in realtà erano solo dei peccatori e perciò adesso sono all’inferno. In ambedue i casi comunque questo loro culto è condannato dalla Scrittura.

Ora, essa, per sostenere questo culto pagano che le frutta tanto denaro, ha inventato ogni sorta di storia su quello o quell’altro loro santo; così si racconta che Dionigi fece il giro di Parigi colla sua testa mozzata, che Gesù ruppe due costole a Filippo Neri per dare maggiore spazio al suo cuore che era troppo pieno dell’amore divino, che Antonio da Padova era contemporaneamente in due posti differenti, che suora Maria Francesca mentre stava vestendo un Gesù bambino di legno gli disse: Caro mio, se non stendi la gamba non ti posso mettere la calza’ ed immediatamente il bambino di legno allungò la gamba, e tante altre. Continua a leggere

Il ritorno di Gesù secondo la Chiesa Cattolica Romana

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La dottrina dei teologi papisti

Al ritorno di Cristo i credenti viventi morranno e risorgeranno assieme a coloro che erano già morti, e non inizierà nessun regno millenario. Nel Nuovo Manuale del Catechista si legge: ‘Gesù Cristo tornerà visibilmente su questa terra alla fine del mondo per giudicare i vivi e i morti, ossia tutti gli uomini, buoni e cattivi (…) Insegnandoci che nostro Signore Gesù Cristo verrà a giudicare tutti, i vivi ed i morti, il Catechismo ci spiega pure che per morti qui intende i cattivi, e per vivi i buoni’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 164). Che cosa significa tutto ciò? Che secondo la dottrina cattolica quando Cristo tornerà, non inizierà il millennio durante il quale i santi regneranno con lui sulla terra; e difatti essi rigettano il millennio come periodo di mille anni durante il quale Cristo regnerà sulla terra con i suoi santi. Pasquale Lorenzin in Teologia dogmatica, parlando del millenarismo sorto nei primi tempi della Chiesa, lo chiama eresia. (Vedi la parte nella tradizione dove parlo di questo loro rigetto del millennio [accettato però da diversi loro cosiddetti padri]). Ma c’è un’altra cosa attorno al ritorno di Cristo che rigettano i Cattolici è cioè il fatto che al ritorno di Cristo i credenti viventi sulla terra non morranno. Ecco come si esprime Pasquale Lorenzin nel suo libro: ‘Tutte le ipotesi circa il tempo della venuta di Gesù sono senza fondamento. Una sola cosa è certa: alla venuta di Gesù non vi saranno uomini viventi in terra (..) Non vi è dubbio quindi che tutti i nati di Adamo pagheranno il tributo alla morte, e dalle ceneri dell’uomo disciolto, l’onnipotenza divina farà rinascere la nuova e gloriosa vita’ (Pasquale Lorenzin, Teologia Dogmatica, vol. II, pag. 789, 790). Quindi alla venuta di Cristo per i teologi papisti tutti i credenti moriranno fisicamente (faccio presente che questa dottrina è la ‘sentenza più comune’, a suo tempo sostenuta anche da Tommaso d’Aquino). E per sostenere ciò essi si appoggiano su Agostino che disse: ‘Riteniamo che anche quanti il Signore troverà vivi in quel breve spazio di tempo subiranno la morte e acquisteranno l’immortalità..’ (Agostino di Ippona, La città di Dio, Lib. XX, cap. 20, 2). Continua a leggere

I Cristiani non devono farsi il segno della croce

sp_croce_preghiera_quaresimaI Cattolici si fanno il segno della croce portandosi la mando destra alla fronte, e dicendo: In nome del Padre: poi al petto, dicendo: e del Figliuolo; quindi alla spalla sinistra e alla destra, dicendo: e dello Spirito Santo. Questo perché è stato loro insegnato quanto segue: ‘Come cristiani abbiamo un segno esterno che ci distingue da quelli che non sono cristiani; esso é il segno della croce(….) Nel segno della Croce, con le parole esprimiamo l’Unità e Trinità di Dio, e con la figura della Croce la Passione e la Morte del Nostro Signor Gesù Cristo (….) Abbiate gran venerazione pel segno della Croce con cui esprimete i due misteri principali (…) E’ sempre bene fare il segno della Croce, ma specialmente prima e dopo ogni atto di religione, prima e dopo il cibo e il riposo, e nei pericoli dell’anima e del corpo’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 84, 85, 86, 87).

Anche qui ci troviamo davanti a un insegnamento di cui non troviamo il benché minimo riscontro nelle Scritture. Noi crediamo che Dio é trino, cioè che la Divinità è composta da Dio Padre, da Dio Figliuolo e da Dio Spirito Santo e che i tre sono uno ab eterno e in eterno; noi crediamo in ciò che la Scrittura dice attorno alle sofferenze di Cristo, alla sua morte, ma per esprimere la nostra fede in queste cose non siamo chiamati a farci il segno della croce, ma bensì a testimoniarne con la nostra bocca come fecero prima di noi anticamente gli apostoli. E poi la Scrittura ci insegna a rendere grazie a Dio con le nostre parole prima di mangiare e non facendoci il segno della croce perché così hanno fatto sia Gesù che gli apostoli prima di noi secondo che é scritto: “Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta…” (Giov. 6:11), e: “Paolo… preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare” (Atti 27:33,35). L’apostolo Paolo ha detto a Timoteo: “Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché é santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Tim. 4:4,5); e non dal segno della croce. E poi ancora; ma dove mai sta scritto nella Parola di Dio che quando si é nella distretta ci si deve fare il segno della croce per invocare l’assistenza di Dio? Essa dice di invocare Dio con la nostra bocca, non con qualche segno particolare, infatti Dio dice: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15).

Tratto dal libro di Giacinto Butindaro, ‘La Chiesa Cattolica Romana’ pag. 205,206

La sua comprensione

La dottrina dei teologi papisti

Gli Scritti sacri si possono comprendere rettamente solo tramite il magistero. Il concilio Ecumenico Vaticano II ha dichiarato: ‘L’ufficio poi di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo magistero vivo della chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo’ (Concilio Vaticano II, Sess. VIII, cap. II), cioè ai vescovi in comunione con il capo dello Stato del Vaticano. Il significato di questa affermazione é questo in sostanza: l’uomo non può comprendere in maniera retta ciò che la Scrittura dice senza la guida del magistero della chiesa romana (per confermarvi ciò vi ricordo quello che il fratello Fumagalli dice nella sua testimonianza: ‘Avevo la Bibbia, ma ero cieco e non la potevo intendere; non la potevo intendere perché mi era stato insegnato che per intendere la Bibbia dovevo fondarmi sul magistero della chiesa cattolica’) perché esso solo ha il potere di interpretare e di fare comprendere rettamente la Parola di Dio. Potere che ha per mandato divino e che esso esplica sotto la guida dello Spirito Santo, per cui le sue spiegazioni sono infallibili, dato che ‘l’infallibilità promessa alla chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita il supremo magistero col successore di Pietro’ (Concilio Vaticano II, Sess. V, cap. III).

Confutazione

E’ il Signore che fa comprendere rettamente gli Scritti sacri e non il magistero della chiesa cattolica romana

Non è affatto come dice la chiesa cattolica romana perché è il Signore mediante il suo Spirito che fa comprendere rettamente le Scritture. Ora, con le seguenti Scritture e riflessioni attorno ad esse dimostrerò quanto appena detto.

Ÿ- Gesù prima di morire aveva detto ai suoi discepoli: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno adempiute rispetto al Figliuol dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti; poiché egli sarà dato in man de’ Gentili, e sarà schernito ed oltraggiato e gli sputeranno addosso; e dopo averlo flagellato, l’uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà. Ed essi non capirono nulla di queste cose; quel parlare era per loro oscuro, e non intendevano le cose dette loro” (Luca 18:31-34). Vi sono altre Scritture che attestano come gli stessi discepoli di Gesù non capivano né le Scritture che parlavano di Gesù e neppure le sue parole che preannunziavano la sua morte e la sua risurrezione, ed esse sono le seguenti: “Or i suoi discepoli non intesero da prima queste cose…” (Giov. 12:16); “Ma essi non capivano quel detto ch’era per loro coperto d’un velo, per modo che non lo intendevano….” (Luca 9:45); “Ma essi non intendevano il suo dire…” (Mar. 9:32). Notate che i discepoli, benché avessero creduto che Gesù era il Cristo il Figliuolo di Dio che era proceduto dal Padre, non avevano compreso ancora le cose che Mosè e i profeti avevano dette di lui, cioè che egli doveva soffrire e risuscitare dai morti. Ma com’era possibile che degli uomini che avevano creduto in lui, non intendevano ancora le cose scritte di lui? La ragione é perché quelle Scritture erano coperte da un velo per loro e perciò era loro impossibile comprenderle. Le compresero dopo che Gesù risuscitò infatti fu allora che il Signore aprì loro la mente per intenderle secondo che è scritto: “Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture…” (Luca 24:44-45); fu allora che essi “si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui” (Giov. 12:16), e che i Giudei gliele avevano fatte. Tutto ciò ci mostra come per intendere le Scritture che parlano di Gesù Cristo non é sufficiente leggerle o ascoltarle, perché é necessario anche che il Signore apra la mente per intenderle come fece in verso i suoi discepoli, quando apparve loro. Quindi se il Signore fu potente a fare comprendere ai suoi discepoli le Scritture aprendogli la mente perché non si dovrebbe pensare che egli questo lo continui a fare ancora oggi senza servirsi di persone fisiche? Vi è forse qualcosa di troppo difficile per il Signore? O forse il suo modo di agire è cambiato?

 Gesù quando parlò dello Spirito Santo che Egli avrebbe mandato ai suoi discepoli dopo che sarebbe stato assunto in cielo, disse loro: “Molte cose ho ancora da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire” (Giov. 16:12,13), ed ancora: “Egli vi insegnerà ogni cosa…” (Giov. 14:26). Da queste parole emerge che Gesù ha mandato lo Spirito Santo per insegnarci ogni cosa e per guidarci nella verità, e perciò non abbiamo bisogno affatto della guida del magistero romano per intendere la verità, perché lo Spirito di Dio stesso ci guida e ci insegna ogni cosa; Egli basta. Ma qualcuno dirà: Ma la promessa Gesù la fece solo ai suoi apostoli? Sì, le parole furono rivolte a loro in quella occasione ma sono dirette a tutti i discepoli di Cristo. Nulla togliendo con tutto ciò al fatto che Dio nella sua Chiesa ha costituito i dottori i quali hanno il dono d’insegnare, ma non certo la capacità di fare comprendere perché questa la continua ad avere lo Spirito di Dio mandato dal cielo che è in ogni credente. Continua a leggere

Come si riconoscono i libri sacri

La dottrina dei teologi papisti

I Libri sacri si riconoscono per mezzo della chiesa cattolica romana. Ecco come si esprime il catechismo cattolico a riguardo del come si riconoscono quali sono i libri ispirati da Dio: ‘Senza della chiesa noi non potremmo neppure sapere quali Libri siano inspirati e che siano pervenuti a noi integri e inalterati; nessun’altra autorità ce lo dice’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376), ed ancora: ‘Noi infatti sappiamo dalla Chiesa e solamente dalla Chiesa che quei libri sono divinamente ispirati (…) Solo la Chiesa ci dice autorevolmente quali sono i Libri divinamente inspirati’ (ibid., pag. 373, 374). Quindi secondo la chiesa romana senza il suo aiuto e ‘la sua infallibile guida’ noi credenti non potremmo sapere neppure quali siano i libri ispirati e quelli non ispirati!

Confutazione

I Libri sacri si fanno riconoscere da soli da tutti i credenti, come la luce si fa riconoscere (da coloro che ci vedono) in mezzo alle tenebre

Noi credenti non abbiamo bisogno del magistero cattolico per discernere quali siano i libri ispirati nei quali dobbiamo riporre la nostra fiducia e questo perché conosciamo la voce del Pastore e Vescovo delle anime nostre secondo che egli ha detto: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono…” (Giov. 10:27). Eppure ci sono degli estranei che vorrebbero farci capire che senza il loro aiuto noi non possiamo neppure discernere la voce del Pastore! Ma quali sono quelle pecore che vanno a consultare gli estranei per sapere se la voce del loro pastore è vera?

Noi, come figliuoli della luce e del giorno, così ci ha chiamati Paolo (cfr. Ef. 5:8, 1 Tess. 5:5), abbiamo la luce della vita e riusciamo a discernere chiaramente la luce dalle tenebre; non abbiamo affatto bisogno dell’aiuto del magistero cattolico per sapere se la luce é luce o se le tenebre sono tenebre! E come potremmo sentire il bisogno di affidarci alla guida di persone senza discernimento che “mutan le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is. 5:20) come e quando lo vogliono loro a danno di moltitudini di persone che essendo state accecate dalle tenebre ripongono in loro fiducia? Lungi da noi il pensiero di consultare le tenebre! Come dice invece il profeta: “Alla rivelazione! alla testimonianza!” (Is. 8:20). Ma se il popolo cattolico romano non parla così come parliamo noi, “non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato…” (Is. 8:20,21). Continua a leggere

La Sacra Scrittura e la sua ispirazione

LA SUA ISPIRAZIONE

La dottrina dei teologi papisti

Gli apostoli non scrissero per ordine del Signore. I teologi romani affermano che la Scrittura è ispirata da Dio; ecco infatti cosa dice il Perardi: ‘La Sacra Scrittura è la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 373). Ma nello stesso tempo fanno un discorso tutto particolare in relazione agli scritti del Nuovo Testamento. Il discorso è questo: ‘Il cristianesimo, invece, fin da principio poggiò unicamente sull’insegnamento orale; non era e non fu mai una religione del ‘libro’ (…) Ai suoi discepoli Gesù diede il mandato di predicare, non di scrivere (…) Se più tardi, dopo trenta o quarant’anni venne loro l’idea di mettere in iscritto gli insegnamenti e le azioni del Signore, lo fecero certamente per provvidenziale disposizione, al fine di edificare i fedeli e di dimostrare la Divinità di Cristo e della sua parola (Giov. 20,31); ma non per ordine di Gesù’ (Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, Alba 1950, vol. I, pag. 48). Ma che cosa vogliono dire i teologi papisti con queste parole? Perché parlano in questa maniera? E’ vero quello che essi dicono? Ora, quello che i teologi romani vogliono dire è questo: Gesù non scrisse nulla e non lasciò nessun libro ai suoi apostoli, che essi potevano distribuire ai fedeli. Gesù comandò loro d’insegnare quello che egli aveva loro comandato a voce e questo essi fecero, e questi insegnamenti coloro che li ricevevano dalla viva voce degli apostoli li trasmettevano a loro volta ad altri, quindi inizialmente gli insegnamenti del Signore venivano trasmessi a voce e non per iscritto. Gli scritti degli apostoli comparvero solo dopo molti anni da che la chiesa era nata; ma essi comparvero non per riformarla ma per aiutarla, perché la chiesa era già pienamente costituita e possedeva il suo patrimonio di verità. E questi scritti non furono scritti dagli apostoli per ordine di Cristo Gesù, ma per provvidenziale disposizione. Continua a leggere

La Sacra Scrittura e il suo contenuto

IL SUO CONTENUTO

La dottrina dei teologi papisti

La sacra Scrittura non basta per essere salvati. La teologia romana insegna che la sacra Scrittura non contiene tutto quello ch’è necessario alla salvazione delle anime. Essa infatti considera come verità rivelate da Dio sia la sacra Scrittura che la tradizione. In base a questa loro considerazione la Scrittura non è la completa rivelazione di Dio, ma solo una parte perché l’altra è costituita dalla loro tradizione. Citiamo le parole del Perardi a tale proposito: ‘NON BASTA LA BIBBIA. – Infatti né Gesù Cristo né alcun Apostolo, in nome di Lui, ha mai detto ciò; e i Libri più importanti, i Libri del nuovo Testamento vengono dopo la piena costituzione della Chiesa con tutto il suo patrimonio di verità, non per riformarla ma per aiutarla’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376), ed ancora: ‘Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa, si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione’ (ibid., pag. 373). Ed a queste vi aggiungiamo quelle di Amatulli Flaviano: ‘In nessuna parte si dice che basta la Bibbia per salvarsi (….) Per salvarsi, bisogna tenere presente la Bibbia e la Tradizione’ (Amatulli Flaviano, op. cit., pag. 41,42) ed ancora: ‘Basta la Bibbia per salvarsi. E’ un altro inganno. Secondo quest’altra teoria, nella Bibbia uno trova tutto ciò che è necessario per salvarsi’ (ibid., pag. 77).

Confutazione

La Scrittura contiene tutto ciò che è necessario sapere per essere salvati e per condurre una vita santa, giusta e temperata

Ma vediamo ora da vicino se la Scrittura dice cose a sufficienza affinché l’uomo sia salvato o se essa è incompleta e perciò dobbiamo pure noi credere nella tradizione cattolica romana come dicono i teologi cattolici. Innanzi tutto cominciamo col dire che per essere salvati bisogna confessare con la bocca Gesù come Signore e credere alla sua risurrezione secondo che è scritto ai Romani: “Questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato” (Rom. 10:8-11). Come potete vedere, Paolo ha messo per iscritto la parola della fede che lui e i suoi collaboratori predicavano a voce agli uomini affinché fossero salvati, perciò si deve affermare che quello che lui ha scritto di fare per essere salvati lo diceva pure a voce. Quindi i Cattolici non ci vengano a dire che Paolo assieme ai suoi collaboratori abbiano detto a voce che per essere salvati ed ottenere la giustizia da Dio bisogna fare qualche altra cosa oltre quella che lui ha scritto qui ai Romani, perché questo è da escludersi nella maniera più categorica! Ora, per essere salvati, secondo Paolo, bisogna confessare con la bocca Gesù come Signore e credere col proprio cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti; perciò bisogna vedere se le Scritture contengono dei passi che affermano o fanno capire che Gesù Cristo è il Signore, e se in esse c’é scritto che Dio l’ha risuscitato dai morti, perché nel caso essi mancano allora veramente le cose scritte nella Bibbia non possono essere dichiarate sufficienti per la salvezza dell’uomo. Continua a leggere

Colui che viene chiamato papa non è infallibile ‘ex cathedra’

Cominciamo col dire che i teologi papisti dicono che il papa è infallibile solo quando insegna come papa, e non anche quando insegna esprimendo il suo parere personale; e che come uomo, può operare bene ed operare male, cioè può peccare; ma a nostro giudizio queste affermazioni sono solo affermazioni di comodo che servono solo a dire, nel caso il loro papa dicesse qualcosa di storto anche agli occhi dei suoi fedeli seguaci o si rendesse colpevole di qualche grave delitto, che egli è un uomo come tutti gli altri; quindi in sostanza costituiscono uno scudo contro eventuali critiche. Ma noi diciamo: ma nella pratica qual è quel Cattolico romano che non reputa infallibili le dichiarazioni del suo papa non fatte ‘ex cattedra’? Ma qual è quel fedele cattolico che osa mettere in discussione le affermazioni del suo papa fatte non ‘ex cattedra’ quando il concilio Vaticano II ha detto che ‘questo religioso ossequio della volontà e dell’intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano pontefice, anche quando non parla ‘ex cattedra’ (Concilio Vaticano II, Sess. V. cap. III)? [3] E poi ancora: come fanno i teologi ad affermare che il papa come uomo può peccare [4] e poi nello stesso tempo affermare che nessuno può ‘riesaminare un giudizio pronunziato dalla sede apostolica – di cui non vi è autorità maggiore -, come a nessuno è lecito giudicare di un giudizio dato da essa’ (Concilio Vaticano I, Sess. IV, cap. III), quando la Scrittura dice: “Riprendi pure il tuo prossimo” (Lev. 19:17)? Come potete vedere ci troviamo per l’ennesima volta davanti a delle contraddizioni che fanno capire che il dogma dell’infallibilità papale nella realtà si estende anche a quelle dichiarazioni che non sono catalogate tra quelle fatte ‘ex cattedra’. Questo loro dogma serve a incutere timore ai Cattolici romani facendogli credere che loro in Roma hanno un capo che possiede una particolare assistenza dello Spirito Santo quando parla ‘ex cattedra’, in virtù della quale non può sbagliare in quelle sue dichiarazioni perché lo Spirito Santo parla per bocca sua, e perciò chi si ribella alle sue dichiarazioni è come se si ribellasse a Dio stesso. Questo dogma quindi è veramente un’arma potente nelle mani di questi anticristi che si succedono ai vertici della chiesa cattolica romana perché mediante di esso possono in qualsiasi momento confermare o introdurre a loro piacimento tutto quello che più gli fa comodo per dominare spiritualmente e materialmente le persone che sono sotto di loro. Tanto loro sanno che qualsiasi cosa diranno ‘ex cattedra’ ci saranno milioni di persone in tutto il mondo che si dovranno mostrare d’accordo con loro se non vogliono incorrere nella scomunica per essersi ribellati al capo della Chiesa e quindi a Cristo. Continua a leggere

La salvezza non è in una chiesa ma è in Cristo Gesù

La Scrittura dice che la salvezza è in Cristo Gesù, nel suo nome, e non in una religione o in una organizzazione perché Pietro disse: “E in nessun altro é la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12). Certo, la Chiesa di Dio (e qui non ci riferiamo a nessuna denominazione o organizzazione particolare, ma all’insieme dei riscattati dell’Eterno) proclama agli uomini la salvezza che è in Cristo Gesù; in mezzo a lei dimora il Salvatore, ma questo non significa che sia lei a salvare gli uomini, perché la salvezza appartiene a Dio e al suo Figliuolo. Vogliamo dire con questo che la Chiesa di Dio possiede il nome di Colui che è potente a salvare gli uomini e quello annunzia ma non il potere di conferire la grazia a nessuno, perché questa la conferisce solo Dio in Cristo Gesù a chi crede. La chiesa cattolica romana invece afferma più o meno esplicitamente che fuori di essa non c’è salvezza, perché secondo la sua dottrina la grazia giustificante e santificante si ottiene mediante i suoi sacramenti amministrati da lei. In questa maniera è lei che fa diventare Cristiani gli uomini con il battesimo, è lei che li conferma, ed è sempre lei che mediante i sacerdoti assolve gli uomini dai loro peccati, e li sostenta con il vero corpo e sangue di Cristo, ed infine gli dà l’estrema unzione per aiutarli a passare da questa vita a quell’altra. E una volta morti viene in loro aiuto con le indulgenze per farli passare dal purgatorio in paradiso. Insomma essa con la sua dottrina sui sacramenti tiene incatenate a sé le persone, facendo dipendere la loro salvezza eterna dai suoi sacramenti. Questa è la ragione per cui ancora oggi i Cattolici pensano che al di fuori della loro chiesa non ci sia salvezza; perché viene detto loro che fuori di essa non c’è nessuna chiesa con il vero battesimo che possiede lei, con dei veri sacerdoti che hanno il potere di rimettere i peccati come li possiede lei, che mutano l’ostia nel vero corpo di Cristo, e che dopo morti mediante le messe potranno farli passare dal purgatorio in paradiso. Ah! quante anime si affidano ai sacerdoti cattolici romani per la loro salvezza credendo che essi siano dei mediatori tra Dio e loro! Una cosa è certa: chi è salvato è membro della Chiesa di Dio ed ha il suo nome scritto nei cieli. Ma chi ha il suo nome scritto nel registro della chiesa romana ed è definito membro di essa, e non ha il suo nome scritto nei cieli, è perduto; e questo perché la salvezza non la si ottiene entrando a fare parte della chiesa cattolica romana con il battesimo e ricevendo in seguito gli altri suoi sacramenti ma ravvedendosi e credendo in Cristo Gesù, quindi per grazia, senza compiere opere buone. Certo è che la curia romana affermando che fuori dalla chiesa romana non v’è salvezza fa pensare alle persone che solo in mezzo a lei si sta al sicuro, ma questa é una menzogna perché tutti coloro che hanno conosciuto il Signore e sono usciti da essa riconoscono di essere stati liberati da una casa di servitù dove per lungo tempo hanno ubbidito a dei precetti umani che voltano le spalle alla verità. Essi si vergognano di quelle cose che un giorno compivano in ubbidienza ai precetti di questa organizzazione e sono riconoscenti a Dio per avere loro fatto conoscere la verità che li ha resi liberi. A coloro che cercano il Signore in mezzo a questa organizzazione il Signore dice tuttora: “Uscite da essa” (Ap. 18:4). Continua a leggere

Perché la chiesa cattolica romana non è una, santa, cattolica e apostolica

Unità. La Chiesa di Dio antica aveva la fede in Cristo Gesù predicata dagli apostoli. Ma questa fede la chiesa cattolica romana non la possiede perché essa ripone la sua fiducia in Maria e in altri presunti intercessori che non possono fare proprio nulla in suo favore, e nei propri meriti anziché nei meriti di Gesù Cristo. E difatti essa non annunzia la fede in Cristo come via di salvezza perché è occupata a predicare che la salvezza si ottiene per opere e non per fede. Questo è un altro Vangelo e non il Vangelo predicato dagli apostoli. E non si può dire neppure che la chiesa cattolica romana crede in tutte le cose in cui credeva la Chiesa primitiva perché quest’ultima non credeva nel purgatorio, nelle indulgenze, nell’immacolata concezione di Maria, nella transustanziazione, nella ripetizione incruenta del sacrificio di Cristo, nel culto delle immagini, nell’intercessione dei santi in cielo, nei sette sacramenti che essa possiede, nel primato di Pietro prima e poi di quello del vescovo di Roma quale suo successore, e in tante altre sue dottrine; quindi non è vero che i Cattolici romani credono le stesse cose che furono credute dai primi Cristiani. In effetti tutte queste dottrine erano estranee al ‘credo’ dei primi Cristiani. Basta leggere gli Atti degli apostoli e le epistole degli apostoli per rendersi conto di tutto ciò. Continua a leggere