Cattolici Romani, la confessione al prete non vi riconcilia con Dio

confessionaleAscoltatemi, Cattolici Romani, vi è stato insegnato che la confessione al prete è il sacramento della riconciliazione perché il prete mediante la sua assoluzione riconcilia l’uomo con Dio.

Ma questa affermazione è falsa perché l’uomo può riconciliarsi con Dio direttamente mediante Cristo Gesù senza il bisogno di nessun mediatore terreno.

I vostri teologi per sostenere che i preti hanno in loro la parola della riconciliazione per riconciliare gli uomini con Dio, come l’avevano prima di loro gli apostoli, prendono le seguenti parole di Paolo ai Corinzi: “Iddio… ha posta in noi la parola della riconciliazione” (2 Corinzi 5:19); ma voglio farvi notare che questa parola della riconciliazione che avevano gli apostoli non si riferisce affatto alla formula assolutoria dei preti: ‘Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo’, che essi rivolgono ai confessanti dopo avere udito la loro confessione, perché gli apostoli non confessavano e non assolvevano né i peccatori e neppure i credenti quando essi si rendevano colpevoli ma li esortavano a ravvedersi e a fare pace con Dio.

L’apostolo Paolo spiega in che consisteva questa parola della riconciliazione quando dice: “Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio” (2 Corinzi 5:20). Gli apostoli quindi non obbligavano gli uomini a confessarsi a loro, come fanno i preti, ma li esortavano a riconciliarsi con Dio, il che è tutt’altra cosa!
Loro facevano la loro ambasciata esortando gli uomini a ravvedersi e a credere nel Vangelo; mentre Colui che li aveva mandati assolveva coloro che accettavano le loro parole. Questa è una ulteriore prova che la confessione auricolare al prete non ha fondamento scritturale e che per sostenerla i teologi cattolici romani fanno ricorso ad arbitrarie interpretazioni scritturali.

Dunque, anch’io come Paolo vi annuncio la parola della riconciliazione, scongiurandovi a ravvedervi e a credere nel Vangelo, perché è soltanto mediante il ravvedimento e la fede nella morte espiatoria di Cristo e nella sua resurrezione, che si viene riconciliati con Dio.
E una volta ottenuta la riconciliazione, dovete uscire immediatamente dalla Chiesa Cattolica Romana ed unirvi ad una Chiesa Evangelica Pentecostale che annuncia tutto il consiglio di Dio, dove la prima cosa che dovete fare è farvi battezzare per immersione nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, perché il battesimo da voi ricevuto da bambini non è valido.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Fonte: http://giacintobutindaro.org/

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Articolo tratto da http://giacintobutindaro.org/

tele-oltre-logo‘TeleOltre’, fondata e gestita dal Movimento di Chiese Pentecostali ‘Nuova Pentecoste’ di cui è presidente Remo Cristallo, ha nel suo palinsesto un programma dal titolo ‘A libro aperto’ che è condotto da Alessandro Iovino, storico e saggista appartenente alle Assemblee di Dio in Italia.

Questo programma è una rubrica di recensione editoriale e nello studio spesso intervengono direttamente gli autori che vengono intervistati da Alessandro Iovino. A Libro Aperto – viene detto sul loro sito – ‘è un appuntamento molto atteso per i telespettatori e un programma di punta dell’emittente Teleoltre’ (http://www.teleoltre.tv/video_category/a-libro-aperto).

Voglio che sappiate però che durante questo programma sono stati recensiti libri, che pur essendo stati presentati come ‘cibo per la mente’ contengono veleno per l’anima di ogni vero Cristiano perché hanno al loro interno evidenti menzogne che nulla hanno a che fare con la verità. Ve ne segnalo due. Continua a leggere

La storia della nascita del sacramento della confessione

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Durante i primi secoli, nella Chiesa si cominciò a prescrivere che colui che fosse caduto in qualcuno dei peccati per i quali la Chiesa aveva stabilita una penitenza in segno di ravvedimento, confessasse il suo peccato nella raunanza e venisse poi sottoposto alla penitenza canonica. In altre parole inizialmente la confessione per alcuni peccati avveniva pubblicamente e dopo di essa il vescovo assegnava al penitente la penitenza prescritta dai canoni sinodali che variava a secondo del peccato commesso; e dopo che il penitente era passato per tutti i gradi della sua punizione (che poteva durare anche molti anni) veniva riconciliato con la Chiesa e ammesso alla cena del Signore. La riconciliazione avveniva mediante l’imposizione delle mani del vescovo sul penitente e la preghiera del vescovo a pro di lui affinché Dio accettasse la sua penitenza e lo restituisse alla Chiesa. Questa cerimonia non consisteva in un’assoluzione del penitente perché si riteneva che questi potesse essere assolto solo da Dio, solo lui infatti aveva il potere di perdonare i peccati; in altre parole il vescovo non assolveva il penitente come oggi si sa il prete fa nella confessione ma solo intercedeva presso Dio per lui. Ma col passare del tempo sviluppandosi la dottrina del potere delle chiavi questa intercessione diventerà assoluzione per cui verrà attribuito al vescovo il potere di riconciliare il penitente con Dio oltre che con la Chiesa. Come abbiamo detto innanzi la confessione era pubblica.

Come dunque avvenne che da pubblica essa divenne privata? In questa maniera. Quando nella seconda metà del terzo secolo sorse la questione dei lapsi, ossia di coloro che erano caduti nell’idolatria durante la persecuzione che c’era stata sotto l’imperatore Decio, i quali chiedevano di essere riammessi alla comunione e la Chiesa accettò di riammetterli dopo che avessero fatto anche loro confessione pubblica del loro peccato, allora il numero dei penitenti divenne così grande che il culto doveva dilungarsi per molto tempo. I vescovi allora fecero in quell’occasione un canone nel quale ordinarono che si scegliesse fra gli anziani un uomo savio che ascoltasse le confessioni dei penitenti ed imponesse loro la penitenza stabilita dai canoni a secondo il peccato. Questo anziano fu chiamato penitenziere. Ecco dunque quali furono le circostanze in cui si ebbe il principio della confessione auricolare privata ad un uomo. Alla fine del quarto secolo però questa confessione venne abolita. Continua a leggere