La Tradizione

Capitolo 9 – LA TRADIZIONE

La dottrina dei teologi papisti

La tradizione è parte della rivelazione di Dio e perciò va rispettata al pari della Scrittura. ‘La tradizione è l’insegnamento di Gesù Cristo e degli Apostoli, fatto a viva voce, e dalla Chiesa trasmesso fino a noi senza alterazione‘ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 375) [1]; ‘Fonti principali della Tradizione sono i Concilii della Chiesa [2], i Libri liturgici, gli Atti dei Martiri, le antiche iscrizioni sulle tombe e sui monumenti, le preghiere pubbliche, le opere dei Padri e dei Dottori della Chiesa. – Il titolo di Padri si dà agli Scrittori sacri fino al secolo XII; quello di Dottore si dà tanto ai Padri quanto ad altri Scrittori eminenti, specialmente Santi la cui dottrina é approvata dalla Chiesa e generalmente seguita’ (ibid., pag. 377) [3]. Quindi, secondo la chiesa papista la loro tradizione è costituita da precetti che Gesù diede a voce ai suoi apostoli, che a loro volta trasmisero a voce ad altri fedeli servitori del Signore che a loro volta sempre oralmente l’hanno fatta pervenire inalterata a loro che sono, secondo loro, la vera e unica chiesa depositaria di tutta la rivelazione divina! In sostanza la tradizione è parte della rivelazione di Dio e come tale quindi va rispettata al pari della Scrittura: Perardi afferma infatti che ‘noi dobbiamo avere per la dottrina trasmessaci per Tradizione, lo stesso rispetto e la stessa fede che abbiamo per la dottrina della Sacra Scrittura, poiché l’una e l’altra sono verità rivelate da Dio’ (ibid.,pag. 375-376) [4]. I teologi papisti per sostenere che tutta la loro tradizione, benché non sia scritta nella Scrittura, deve essere accettata nella stessa maniera in cui è accettata la Scrittura perché anch’essa è stata rivelata da Dio fanno un discorso tutto particolare appoggiandosi a certi passi della Scrittura. Noi adesso vi proporremo questo loro discorso così come lo troviamo nel catechismo del Perardi. Una sola volta è dichiarata utile la sacra Scrittura, vale a dire quando Paolo dice a Timoteo: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona” (2 Tim. 3:16,17). Ma non è dichiarata utile per i fedeli ma ‘per i sacri ministri come aiuto a loro per insegnare, educare e correggere (…) Utile e non già necessaria’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376). Ed ancora: ‘Non solo non si impone mai la lettura della Bibbia, ma si insiste perché si ricordino, si conservino e si tramandino gl’insegnamenti appresi oralmente, che divengono Tradizione viva della Chiesa’ (ibid., pag. 376), e cita i seguenti versi della Scrittura per confermare ciò: “Or io vi lodo perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete i miei insegnamenti quali ve li ho trasmessi” (1 Cor. 11:2); “Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiam trasmessi sia con la parola, sia con una nostra epistola” (2 Tess. 2:15); “Ordina queste cose e insegnale… Attendi finché io torni, alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento… Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose” (1 Tim. 4:11,13,16); “Attienti con fede e con l’amore che è in Cristo Gesù al modello delle sane parole che udisti da me. Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tim. 1:13,14); “Tu dunque, figliuol mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale ad uomini fedeli, i quali siano capaci d’insegnarle anche ad altri” (2 Tim. 2:1,2). E a riguardo di Timoteo il Perardi dice: ‘Timoteo non scrisse le cose udite da S. Paolo, le insegnò secondo l’ordine di lui e le trasmise per tradizione’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 376).

La teoria del germe. Il cardinale Newman (1801-1890) nel suo libro Lo sviluppo della dottrina cristiana, per difendere la tradizione, ha propugnato la teoria del germe. Seconda questa teoria la tradizione della chiesa cattolica romana quantunque non sia contenuta tale e quale negli insegnamenti di Gesù pure vi era contenuta in forma di germe; poi col passare del tempo essa si è sviluppata fino a prendere le dimensioni e la forma che possiede oggi. In altre parole, per questo cardinale vi è stata una evoluzione della dottrina di Cristo, evoluzione rappresentata dalla tradizione, tutto qua. Ecco alcune sue parole tratte da questo libro che fanno capire molto bene questa teoria del germe: ‘E ancora nello stesso capitolo di san Marco si legge: ‘Il Regno dei Cieli è simile ad un uomo che getta il seme in terra e dorme e si alza di giorno e di notte e il seme germoglia e cresce ed egli non sa come; perché la terra produce frutto da sola’. Si indica qui una forza vitale interiore, sia essa un principio o una dottrina, piuttosto che una semplice manifestazione esteriore. Inoltre, osserviamo che qui si fa intendere il carattere spontaneo e insieme progressivo della crescita (…) La parabola del Regno dei Cieli descrive anche lo sviluppo della dottrina sotto un altro aspetto e cioè indica il suo potere attivo, che si traduce in un processo di integrazione e di interpretazione (….) Tenendo fermo che il cristianesimo viene da Dio, da Dio viene necessariamente anche tutto quello che è in esso in modo implicito e ciò che da esso si sviluppa (…) Dalla dottrina della Mediazione consegue quella dell’espiazione, della messa, dei meriti dei santi e dei martiri, le invocazioni loro rivolte e il loro culto (….) Fra i sacramenti, poi, il battesimo si sviluppa da una parte nella cresima e poi nella dottrina della penitenza, del purgatorio e delle indulgenze. E l’eucarestia si sviluppa nella dottrina della Presenza reale, nell’adorazione dell’Ostia, nella risurrezione dei corpi e nella virtù delle reliquie (…) Questi singoli sviluppi poi non si pongono in modo indipendentemente l’uno dall’altro, ma si intrecciano l’uno con l’altro e, pur venendo da un solo germe crescono insieme’ (John H. Newman, Lo sviluppo della dottrina cristiana, Bologna 1967, pag. 82, 83,103,104).

Confutazione

La tradizione cattolica romana non può procedere da Cristo perché annulla la Parola di Dio e perciò va rigettata

La teoria del germe del Newman è una menzogna al pari della teoria dell’evoluzione di Darwin

Il discorso fatto con le Scritture a sostegno della tradizione è falso

Quello che hanno detto alcuni cosiddetti padri della chiesa su ciò che non è espressamente scritto

La chiesa romana rigetta l’insegnamento del millennio dei suoi cosiddetti padri

Casi in cui i cosiddetti padri vanno contro la tradizione cattolica romana

Casi in cui i cosiddetti padri hanno insegnato dottrine false non accettate dalla chiesa cattolica romana oggi

Casi in cui le dottrine false dei cosiddetti padri sono accettate dalla chiesa cattolica romana oggi

I cosiddetti padri l’uno contro l’altro

I concili: le loro eresie e le loro contraddizioni

Alcune considerazioni finali sui cosiddetti padri e sui concili

CONCLUSIONE

Per concludere noi diciamo che ci vogliamo attenere all’autorità della sacra Scrittura – autorità che essa possiede già in sé stessa e che non prende dalla Chiesa – che sappiamo essere una guida infallibile e sicura. Gli scritti di Tertulliano, Giustino Martire, Agostino, Ambrogio ed altri invece non si possono citare nella stessa maniera degli Scritti sacri perché imperfetti, pieni di errori e di contraddizioni. Accettiamo le cose giuste che essi hanno detto perché conformi alla Scrittura, e ci rallegriamo nel leggerle, ma rigettiamo decisamente tutto ciò che di falso essi hanno detto perché costituisce lievito malvagio. Che dunque nessuno si lasci trarre in inganno dal fatto che essi sono insigniti – a torto – del titolo di padri della chiesa e si metta ad accettare tutto quello che essi hanno detto perché si metterebbe contro la verità e rimarrebbe confuso perché essi stessi si contraddicono da loro stessi e tra di loro. Un discorso simile – anche se un pò diverso – si potrebbe fare pure sui ‘riformatori’, Lutero e Calvino, per citare solo alcuni; anche i loro scritti contengono delle affermazioni e delle dottrine errate che noi credenti non possiamo accettare perché contrastano la verità. Lutero per esempio insegnava il battesimo dei fanciulli contraddicendosi [5], ed insegnava anche la presenza reale nel pane e nel vino (consustanziazione) [6] ma negava la transustanziazione degli elementi, e definì l’epistola di Giacomo una epistola di paglia, per citare solo alcune sue errate affermazioni. Per quanto riguarda Calvino, egli insegnava il battesimo degli infanti, sosteneva che un credente non può in nessuna maniera perdere la grazia da cui la dottrina ‘una volta salvati sempre salvati’, che Dio aveva cessato di operare miracoli tramite dei suoi servi infatti disse che Dio ‘non manifesta più quella potenza né i miracoli che si compivano per mano degli apostoli in quanto quel dono è stato limitato nel tempo ed è scomparso in parte anche a causa dell’ingratitudine degli uomini’ (Giovanni Calvino, Istituzioni della Religione Cristiana, Libro IV, cap. XIX), e che fosse lecito alla Chiesa fare ricorso alle autorità civili per punire gli eretici o i disordinati e difatti fu il Concistoro di Ginevra, con lui a capo, che sentenziò la morte di Serveto che era antitrinitario, ed inoltre egli permetteva in caso di adulterio che il coniuge innocente passasse a nuove nozze.

Eppure quantunque ciò, noi riconosciamo che Dio si usò di quegli uomini per scuotere la chiesa cattolica romana e per portare l’Evangelo della grazia a molte anime. E noi siamo grati a Dio per quello che di giusto e di vero quegli uomini dissero ai loro giorni. E della loro opera noi vediamo ancora i frutti dopo più di quattro secoli. Rimanga fermo però che ciò che di falso e ingiusto hanno detto o fatto pure Lutero o Calvino noi lo rigettiamo al pari di quello che di falso e di ingiusto hanno detto o fatto Agostino, Girolamo o Ambrogio ed altri. Lungi da noi il mostrare riguardi personali nei confronti di essi.

Personalmente sono giunto a questa conclusione dopo avere letto alcuni scritti di questi cosiddetti padri e gli atti di diversi concili dell’antichità (mi riferisco in particolare ai cosiddetti padri e ai concili dei primi sei-sette secoli); che il Signore anche durante quei secoli durante i quali sorsero molti falsi dottori in seno alla sua Chiesa che introdussero molte false dottrine e pratiche superstiziose continuò ad avere in ogni luogo coloro che lo amavano e lo adoravano in ispirito e verità e si opponevano alle eresie che spuntavano fuori una dietro l’altra. Il fatto è che però alcuni di coloro che si opposero a certe eresie vi si opposero facendo uso anche di errate dottrine. In altre parole, non sempre gli scrittori ecclesiastici antichi si opposero a delle eresie come si conveniva, cioè con una dottrina pura di ogni scoria.

Un’altra cosa che si può riscontrare nei discorsi di quegli scrittori è che ci sono alcune parti integre, cioè pure, dalla cui lettura si rimane edificati ma ci sono delle altre che sono contaminate dalla menzogna, dalla superstizione che si rimane meravigliati nel dovere constatare come dalla stessa fonte uscissero verità e menzogna. Un esempio per tutti, Gregorio Magno; disse anche delle cose vere, ma nei suoi Dialoghi vi sono delle storie profane e da vecchie che lui racconta per sostenere il purgatorio. Fu lui infatti uno dei padri del purgatorio. Non ci si può non rattristare e indignare nel leggere quelle favole. Oltre a ciò fece un cattivo uso dell’allegoria dando interpretazioni fantasiose a molti passi della Scrittura. Questa cosa la si può riscontrare ancora oggi nell’ambito del cattolicesimo; ci sono scrittori cattolici romani che riescono a dimostrare con le Scritture che i Testimoni di Geova – prendo loro come esempio – dicono il falso quando affermano che Gesù non è Dio o che non esiste l’inferno o che l’uomo non ha un’anima, o che lo Spirito Santo non è una persona; e lo fanno abbastanza efficacemente, e siamo d’accordo con questi loro discorsi, ma nello stesso tempo i loro libri di controversia sono pieni di discorsi in favore della salvezza per meriti, del purgatorio, del culto a Maria e così via. Insomma contengono il grano e la pula; la verità e la menzogna. Una parte di essi sono in favore della verità, un’altra parte contro la verità. Non si possono quindi rigettare totalmente, ma neppure accettare totalmente. Le cose si ripetono a distanza di tanti secoli. Che cosa si apprende da tutto ciò? Che la chiesa cattolica romana, benché abbia nel corso dei secoli introdotto ogni sorta di menzogne e superstizioni – che formano la sua tradizione – che hanno annullato la grazia, pure ha continuato ad affermare la Trinità, che Cristo è Dio, (escludendo alcuni periodi remoti in cui aveva approvato l’eresia ariana) che egli portò i nostri peccati, che risuscitò il terzo giorno, che apparve e fu assunto in cielo, che la Scrittura è ispirata da Dio. E Dio ha continuato a vigilare su questa parte sana del suo messaggio (ossia sulla sua parola così come è scritta nella Bibbia) facendo capire a tanti suoi membri che il Cristo di cui avevano sentito parlare aveva già compiuto ogni cosa per la loro salvezza e che non rimanevano opere meritorie da compiere per ottenerla ma solo di ravvedersi e di credere in lui. E quindi che la maniera per ottenere la giustificazione, la salvezza e la vita eterna di cui parlavano le loro guide era falsa. Questo in effetti è quello che è successo a molti Cattolici romani nel corso dei secoli; illuminati da Dio sul significato di alcune parole della Buona Novella che leggevano o sentivano dai loro stessi superiori si sono ravveduti ed hanno creduto in Cristo ottenendo gratuitamente da Dio la salvezza della loro anima. In questo vediamo la dimostrazione della potenza e della saggezza di Dio che in mezzo ad una chiesa idolatra qual è la chiesa cattolica romana è riuscito fino a questo giorno ad illuminare molte anime ed a salvarle dai loro peccati. Possiamo dire che la chiesa cattolica romana è sorta per volere di Dio perché Dio aveva deciso di mostrare all’umanità che non importa quanto gli uomini corrotti e riprovati quanto alla fede cercheranno di oscurare la luce del Vangelo, non importa quanto gli uomini cercheranno di proibire la lettura del Vangelo o il suo ascolto, Lui continuerà a regnare sul suo trono, e le sorti dell’uomo sono nelle sue mani e non nelle mani degli uomini, e quando ha deciso di salvare un’anima lo farà come e quando vuole senza che alcuno glielo possa impedire. Lancino gli anatemi i concili, lancino le loro scomuniche i papi, Dio regna! Dicasi fra le nazioni: Il nostro Dio governa l’universo, da Lui dipendono le vie dei papi, dei cardinali, dei vescovi e dei preti e di tutti i Cattolici romani. Lui continuerà a strappare dalla potestà delle tenebre tanti Cattolici romani, quelli cioè che lui ha preconosciuto e predestinato. Costoro crederanno alla verità del Vangelo così come è scritta; anche se per un certo tempo – più o meno lungo – rimarranno legati alla superstizione ed alla menzogna, viene il giorno in cui Dio farà vedere a tutti chi egli è e che le sue pecore non rimarranno per sempre nelle mani di questi uomini malvagi.

NOTE

[1] Il concilio di Trento ha affermato che le tradizioni non scritte ‘raccolte dagli apostoli dalla bocca dello stesso Cristo e dagli stessi apostoli, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, tramandate quasi di mano in mano, sono giunte fino a noi’ (Sess. IV, primo decreto).

[2] Per concilio si intende un’assemblea dei prelati della chiesa cattolica, convocati per definire questioni di fede, morale e disciplina ecclesiastica. Anticamente era chiamato anche ‘sinodo’, e secondo il diritto canonico può essere di tre tipi: provinciale, se contempla il raduno dei vescovi ordinari di una sola provincia ecclesiastica; plenario, se accoglie vescovi di più provincie; ecumenico (il termine deriva da una parola greca che significa ‘terra abitata’) o universale, quando l’assemblea è costituita dai ‘vescovi di tutta la chiesa che, convocati dal papa e da lui presieduti (o da un suo legato) deliberano intorno ad affari che interessano l’intera comunità’. A proposito di questi ultimi va detto che i primi sette concili ‘ecumenici’ vale a dire quelli di Nicea I (325), Costantinopoli 1 (381), Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopoli II (553), Costantinopoli III (680-681) e Nicea II (787), furono convocati dall’imperatore e non dal vescovo di Roma e i vescovi di Roma in essi non ricoprivano nessuna posizione di preminenza nei confronti degli altri vescovi. Questi concili sono riconosciuti ‘ecumenici’ sia dalla chiesa cattolica romana che dalla chiesa ortodossa. Gli altri concili ‘ecumenici’ sono quelli di Costantinopoli IV (869-870), Lateranense I (1123), II (1139), III (1179), IV (1215), Lione I (1245) e II (1274), Vienna di Francia (1311-1312), Costanza (1414-1418), Basilea-Ferrara-Firenze (1431-1443), Lateranense V (1512-1517), Trento (1545-1563), Vaticano I (1869-1870), Vaticano II (1962-1965). Questi non sono però riconosciuti come ecumenici dalla chiesa ortodossa ma solo da quella latina. Ci sono però degli storici e teologi papisti che non condividono l’ecumenicità di alcuni di questi.

[3] Si tenga presente che la tradizione per la chiesa cattolica romana è necessaria alla salvezza perché come abbiamo visto per essa la Bibbia non contiene tutto ciò che è necessario alla salvezza. Ma si tenga altresì ben presente che gli scritti dei cosiddetti padri, gli atti dei concili, le bolle dei papi formano una serie di centinaia di grossi volumi, il che significa che uno per essere salvato dovrebbe andare a leggersi tutta questa serie di grossi volumi per conoscere la tradizione. Ma il fatto è che ammettendo pure che uno si vada a leggere tutti quei grossi volumi per accertarsi della tradizione alla fine si troverà davanti a ostacoli insormontabili perché troverà, come abbiamo già visto in parte quando abbiamo parlato dei papi e come vedremo fra poco, un mucchio di contraddizioni fra i papi, i cosiddetti padri e i concili, prove queste che la tradizione non si può mettere allo stesso livello della sacra Scrittura.

[4] Nei fatti però la tradizione è ritenuta superiore alla sacra Scrittura. Ecco per esempio cosa disse il cardinale Baronio: ‘Or la tradizione, essendo la base delle Scritture, se ciò si sconvolge, tutto l’edificio va in rovina. Chi non s’accorge di ciò? Rimanga adunque fermo, e valido, che la Chiesa di Dio, appena fondata, cominciò a riscaldarsi e a propagarsi, non tanto cogli scritti, quanto colle tradizioni apostoliche; e gli stessi fedeli sono obbligati tanto a queste, quanto lo sono a quelle, ma queste, le tradizioni, sopravanzano gli scritti, in modo che gli scritti non possono sussistere senza le tradizioni, mentre le tradizioni hanno fermezza, anche se non vi fossero gli scritti’ (Baronio, Ann. Eccl. Ann. Chr. 53, n° 11). Inoltre va detto che nella chiesa cattolica romana, secondo una bolla di Pio IV, coloro che debbono essere promossi a qualche dignità ecclesiastica devono fare una professione di fede in cui è contenuto questo articolo: ‘Ammetto ed abbraccio fermamente le tradizioni apostoliche ed ecclesiastiche, come pure tutte le osservazioni e costituzioni della santa madre Chiesa…’.

[5] Per lui il battesimo non presuppone la fede, anzi la suscita. Egli disse che ‘un bambino diventa un credente se al battesimo Cristo gli parla per bocca di colui che lo battezza, poiché si tratta della Sua Parola, del Suo comandamento, e la Sua Parola non può rimanere senza frutto’. Come potete vedere da voi stessi Lutero in questo caso ha detto qualcosa che viene annullato dalla Scrittura. Infatti da nessuna parte viene detto che il battesimo suscita la fede in chi lo riceve. Anzi si deve dire che è la fede sorta nel cuore dell’uomo dopo avere udito ed intesa la Parola di Dio che suscita in lui il desiderio di farsi battezzare. Il che non può accadere in un neonato.

[6] Per questa posizione a riguardo del pane e del vino egli si scontrò con Zwingli (riformatore svizzero) che invece sosteneva che quando Gesù disse: “Questo è il mio corpo” intese dire che quel pane significava o rappresentava il suo corpo.

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