Il culto a Maria, ai santi e agli angeli; le statue e le immagini; i pellegrinaggi e le processioni

Capitolo 7 – IL CULTO A MARIA, AI SANTI E AGLI ANGELI; LE STATUE E LE IMMAGINI; I PELLEGRINAGGI E LE PROCESSIONI

– IL CULTO A MARIA

La chiesa cattolica romana, come ben sapete, tributa un culto a Maria, la madre di Gesù. A Maria sono rivolte preghiere e canti; le statue e le immagini che la raffigurano sono un po’ da per tutto, nelle basiliche cattoliche, negli ospedali, negli orfanotrofi, nei collegi, per le strade, per le piazze, sui monti, nelle grotte, nelle case; per esse molta gente va in delirio, davanti ad esse molte persone si prostrano invocandola affinché li aiuti, li guarisca, li consoli, e affinché li salvi. A Maria sono anche dedicati due mesi all’anno; Maggio, il mese di Maria; e Ottobre, il mese del Rosario. Alcune delle feste universali in suo onore sono: 1) l’Immacolata Concezione (8 Dicembre); 2) la Natività (8 Settembre); 3) l’Annunciazione (25 Marzo, nove mesi prima di natale); 4) la Purificazione (2 Febbraio); 5) l’Assunzione (15 Agosto). Per quanto riguarda poi i santuari mariani venerati da milioni di Italiani ce ne sono a decine in tutta Italia. Nel mondo intero sono moltissimi.

Maria in realtà è più importante di Gesù per i Cattolici romani [1], per loro è una sorta di dea onnipotente a cui persino Gesù deve ubbidire. Questo è quello che gli hanno inculcato i preti sin dalla loro fanciullezza. Di Maria viene detto dai preti che fu concepita senza peccato e durante la sua vita non peccò mai, che è la madre di Dio, che rimase sempre vergine, che fu la prima persona a cui Gesù apparve dopo essere risuscitato, che fu assunta in cielo anima e corpo dopo essere risorta, che in cielo prega per i Cristiani, che un giorno schiaccerà il capo del diavolo, che è corredentrice dell’umanità, che è la madonna, e che è la madre della Chiesa.

Confutazione delle eresie dette su Maria

Ella fu concepita senza peccato. ‘Maria nel primo instante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura da ogni macchia di peccato originale. – E’ di fede.’ (Bernardo Bartmann, Manuale di Teologia Dogmatica, vol. II, pag. 168). Quindi Maria sarebbe stata concepita e sarebbe nata senza peccato. Il dogma dell’immacolata concezione di Maria fu emanato, con il favore dei Gesuiti, da Pio IX nel 1854 in questi termini: ‘La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale’ (Bolla Ineffabilis Deus dell’8 dicembre 1854). La ragione addotta è che Gesù per potere nascere immacolato aveva bisogno di una madre altresì immacolata.

Questo dogma è una menzogna perché tutti gli uomini e tutte le donne nati sulla terra (all’infuori di Gesù) sono nati col peccato secondo che é scritto: “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Sal. 51:5), ed ancora: “Tutti hanno peccato” (Rom. 3:23), perciò anche Maria aveva peccato e non poteva dire, e siamo sicuri che non lo disse e pensò mai, di essere nata senza peccato [2]. Il fatto che ella stessa riconobbe che Dio era il suo Salvatore dicendo: “L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore” (Luca 1:46,47), dimostra che ella non era nata senza peccato, perché in tale caso non avrebbe chiamato Dio suo Salvatore e non avrebbe avuto bisogno di essere salvata. ‘Ma i teologi romani affermano che anche Maria fu salvata’, dirà qualcuno. Noi rispondiamo: ‘Sì, ma a tale proposito fanno un discorso tutto particolare’. Bartmann dice per esempio: ‘Anche Maria è stata redenta da Cristo, come ogni altro uomo, ma in modo differente da tutti gli altri (…) La sua redenzione consiste nella preservazione e non nella liberazione dal peccato (redemptio praeservativa, non reparativa)’ (Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 169). Ma noi vorremmo domandare a costui: ‘Ma se Maria fu preservata dal peccato ma non liberata da esso come si può affermare che ella fu salvata?’ Dobbiamo riconoscere che i teologi romani hanno fatto ricorso ad ogni specie di sofisma per ingannare le persone! No, non è affatto così come dicono i teologi papisti. Paolo dice ai Galati che “la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi alla fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti” (Gal. 3:22), perciò anche Maria era stata rinchiusa da Dio sotto il peccato affinché pure lei ottenesse misericordia mediante la fede nel Signore Gesù Cristo. Ma vogliamo esibire un’altra prova scritturale che Maria non nacque senza peccato, il sacrificio che Giuseppe e Maria offrirono nel tempio quando andarono a presentare il bambino Gesù (cfr. Luca 2:22-24). La legge dice infatti: “E se (ella) non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrifizio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura” (Lev. 12:8). Quindi Maria dovette offrire anche lei quel sacrificio per il peccato. Ora, noi domandiamo: ‘Se ella fosse stata senza peccato che bisogno c’era che offrisse quel sacrificio?’ Ci rispondano i contenziosi. Ma vediamo ora quali sono le inevitabili conseguenze a cui porta l’affermazione papista che affinché Gesù potesse nascere immacolato era necessario che anche sua Madre fosse immacolata. Innanzi tutto si fa passare Dio per bugiardo perché Egli dice che “tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio” (Rom. 3:23); e poi si innalza Maria sopra tutte le altre creature facendola apparire una sorta di dea quando in effetti ella si dichiarò l’ancella del Signore; poi si fa dimenticare alle persone che Gesù nacque senza peccato non perché sua madre fosse senza peccato ma perché fu generato nel seno di sua madre dallo Spirito di Dio che è santo e quindi Dio non aveva bisogno di una donna senza peccato per fare nascere il suo Unico Figliuolo dal suo seno. Oltre a ciò se Maria era immacolata dovremmo dedurre che anche sua madre, sua nonna e tutte le altre donne presenti nella sua genealogia fossero anch’esse immacolate, e quindi si stabilirebbe una catena di donne immacolate, il che è diabolico. Ed infine definendo Maria nata senza peccato e vissuta pure senza peccato (perché si deve tenere presente che la chiesa papista insegna pure che ella ‘fu esente durante tutta la sua vita dal peccato personale’ [Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 174] [3]), viene di conseguenza spontaneo dire che ella non ebbe bisogno di essere riscattata e purificata dal sangue di Cristo come gli altri, appunto perché senza peccato. Ma allora come mai morì se ella era senza peccato dato che la Scrittura dice che “per mezzo del peccato v’è entrata la morte” (Rom. 5:12) e che “il dardo della morte è il peccato” (1 Cor. 15:56)? La risposta è una sola: per i peccati degli uomini!! Ed ecco che allora ci sono due morti espiatorie e non più solo quella di Cristo. E non è forse così per i Cattolici romani? Quando essi chiamano Maria corredentrice dell’umanità che cosa vogliono dire se non che Cristo ha redento gli uomini assieme a lei? Ecco quali sono le altre eresie che scaturiscono dal dogma dell’immacolata concezione di Maria. Per l’ennesima volta si deve riconoscere che un abisso chiama un altro abisso.

Ella è la madre di Dio. ‘Maria é Madre di Dio in senso vero e proprio. – E’ di fede’ (Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 157). Maria fu definita madre di Dio dal concilio di Efeso del 431. Il secondo concilio Costantinopolitano ha lanciato il seguente anatema contro coloro che non la ritengono tale: ‘Se qualcuno afferma che la santa gloriosa e sempre vergine Maria solo impropriamente e non secondo verità è madre di Dio (…) e non la ritiene davvero e secondo verità madre di Dio (…) costui sia anatema’.

Questa dottrina è una menzogna perché Dio è il Creatore di tutte le cose mentre Maria era solo una creatura. Certo, ella fu prescelta per dare alla luce il Figlio di Dio, ma tenete sempre presente che la Parola che é stata fatta carne era con Dio e Dio avanti che Dio creasse tutte le cose, quindi anche prima che Maria fosse concepita nel seno di sua madre; e che il Figlio di Dio coeterno con il Padre nascesse da Maria secondo la carne perché egli era l’Unigenito che era presso il Padre avanti la fondazione del mondo; ed infine che siccome che per mezzo della Parola è stata fatta ogni cosa e “senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Giov. 1:3), di conseguenza anche Maria come tutte le altre creature fu fatta per mezzo della Parola e perciò non può essere definita ‘madre di Dio’ ma deve essere chiamata solo la madre di Gesù. Voler difendere la divinità di Cristo dicendo che Maria é la madre di Dio (come fece il concilio di Efeso) é un errore perché fa apparire quell’umile ancella del Signore che era Maria niente di meno che la madre del Creatore! La Scrittura, che é ispirata da Dio, definisce Maria la madre di Gesù; perciò, considerando che coloro che l’hanno chiamata così parlarono sospinti dallo Spirito Santo e credevano che Gesù Cristo era Dio perché in lui si compiacque il Padre di fare abitare tutta la pienezza, nessuno ha il diritto di chiamare Maria madre di Dio. I teologi della chiesa romana prendono le seguenti parole che Elisabetta, ripiena di Spirito, rivolse a Maria: “Come mai m’è dato che la madre del mio Signore venga da me?” (Luca 1:43), per sostenere che hanno il diritto di chiamarla ‘madre di Dio’. Non é affatto così come essi dicono, e questo perché Cristo Gesù é il nostro Signore ma non é il nostro Padre celeste, infatti noi quando ci rivolgiamo a Cristo sia nei canti che nell’adorazione non lo chiamiamo Padre, ma bensì Signore. Questo era anche il comportamento degli apostoli infatti Paolo ai Corinzi dice: “Per noi c’é un Dio solo, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per la gloria sua, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale siamo noi” (1 Cor. 8:6); ed ai Filippesi dice: “Ed é perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che é al disopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo é il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Fil. 2:9-11). Come potete vedere l’apostolo confessava con la sua bocca che Cristo é il Signore e non il nostro Padre celeste, infatti in queste Scritture il Signore Gesù Cristo é menzionato separatamente da Dio Padre. Quindi Elisabetta fece bene a chiamare Maria, “madre del mio Signore”, perché chiamandola così riconobbe che colui che era nel seno di Maria era il suo Signore. Anche noi affermiamo che Maria era la madre del nostro Signore, ma così dicendo non attribuiamo a Maria, né culto, né particolari e speciali riguardi ma diciamo solamente la verità attorno a lei. Ricordatevi che quando i magi venuti dall’Oriente entrarono nella casa dove era il fanciullino Gesù, la Scrittura dice che essi “videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra” (Matt. 2:11). Quei magi videro sia il fanciullino che sua madre ma si prostrarono per adorare il fanciullino e non Maria sua madre, eppure sapevano che quella donna era la madre del re dei Giudei che era nato. Oltre a ciò, quando essi aprirono i loro tesori presero dei doni per offrirli al fanciullino e non a sua madre. Ricordatevi pure che un giorno mentre Gesù parlava una donna di fra la moltitudine alzò la voce e disse a Gesù: “Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli disse: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano!” (Luca 11:27,28). Gesù sapeva che Maria era stata prescelta da Dio per concepirlo e partorirlo; egli sapeva che Maria era benedetta fra le donne proprio per aver messo al mondo lui che era il Figlio di Dio, e ciò nonostante quando quella donna davanti a tante persone proclamò beato il seno che lo portò e le mammelle che lui poppò, Gesù proclamò la beatitudine di coloro che ascoltano la Parola di Dio e l’osservano. Badate che con questa risposta Gesù non disse che Maria sua madre non era beata, ma dette la priorità alla beatitudine che sperimentano coloro che sono facitori della Parola di Dio, anziché alla gioia che certamente la madre di Gesù sperimentò sia nel portare nel suo seno per nove mesi Colui che é stato generato (secondo la carne) dallo Spirito Santo, e sia nell’allattarlo. D’altronde Maria nel suo canto aveva detto: “D’ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata, poiché il Potente mi ha fatto grandi cose” (Luca 1:48,49), e nell’esclamazione di quella donna già vediamo l’adempimento di quelle parole. Ancora oggi molti dicono bene di Maria e noi siamo tra questi, ma fino a quando si tratta di benedire Maria (dire bene di lei) dicendo che ella é definita dalla Parola “benedetta fra le donne” e “beata” non c’é nulla di male; ma quando invece avviene che gli uomini oltre che a chiamarla beata la adorano e la pregano allora essi si rendono colpevoli di un peccato che é quello di idolatria.

Ella rimase sempre vergine. ‘Maria concepì e partorì suo Figlio senza danno per la sua verginità, e restò vergine anche dopo il parto. – E’ di fede’ (Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 163).

E’ falso che Maria è rimasta vergine dopo il parto perché la Scrittura afferma che Giuseppe “prese con sé sua moglie; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:24,25). Questo significa che Giuseppe, dopo che Maria partorì Gesù, conobbe sua moglie [4]. Ma non solo Giuseppe la conobbe ma ebbe anche dei figli da lei perché Gesù aveva dei fratelli e delle sorelle. Queste Scritture confermano che Maria concepì e partorì altri figli dopo Gesù.

“Ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito” (Luca 2:7), perciò se Gesù fosse stato il suo unico figlio sarebbe stato chiamato il suo unigenito e non il suo primogenito.

“Poi si partì di là e venne nel suo paese e i suoi discepoli lo seguitarono. E venuto il sabato, si mise ad insegnar nella sinagoga; e la maggior parte, udendolo, stupivano dicendo: Donde ha costui queste cose? e che sapienza è questa che gli é data? e che cosa sono cotali opere potenti fatte per mano sua? Non é costui il falegname, il figliuol di Maria, e il fratello di Giacomo e di Giosè, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?” (Mar. 6:1-3);

“E giunsero sua madre ed i suoi fratelli; e fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare” (Mar. 3:31);

“Neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giov. 7:5);

“Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:14);

Paolo ai Corinzi: “Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella in fede, siccome fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?” (1 Cor. 9:5);

Paolo ai Galati: “In capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindici giorni; e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore” (Gal. 1:18,19);

Nei Salmi è detto a proposito del Cristo: “Io son divenuto… un forestiero ai figliuoli di mia madre” (Sal. 69:8). (Come potete vedere la Scrittura aveva preannunziato in questa particolare maniera che la vergine che avrebbe concepito e partorito il Cristo di Dio non sarebbe rimasta vergine perché avrebbe avuto altri figli infatti lo Spirito di Cristo disse tramite Davide: “Sono divenuto un forestiero ai figliuoli di mia madre”).

La Scrittura è chiara quindi a tale riguardo, Gesù aveva dei fratelli e delle sorelle. Ma i teologi romani l’hanno oscurata dicendo che questi fratelli erano i cugini di Gesù perché nella Scrittura talvolta il termine fratelli si riferisce anche ai parenti. E per sostenere questo prendono i seguenti passi: “E Abramo disse a Lot: Deh, non ci sia contesa fra me e te, né fra i miei pastori e i tuoi pastori, poiché siam fratelli” (Gen. 13:8); “E ricuperò tutta la roba, e rimenò pure Lot suo fratello…” (Gen. 14:16); e fanno notare che Lot è chiamato fratello di Abramo quantunque fosse figlio di suo fratello Haran, e perciò suo nipote. Al che noi rispondiamo dicendo che è vero che talvolta la Scrittura con il termine fratelli si riferisce ai parenti, come nipoti, zii, e cugini; ma questo discorso non si può fare nel caso dei fratelli di Gesù perché è ampiamente dimostrato dai passi qui sopra esposti che essi erano veramente figli di sua madre e non suoi cugini. E poi occorre dire, a conferma di tutto ciò, che per quanto riguarda Giacomo egli è chiamato da Paolo il fratello (in greco: adelfòs) del Signore, e non il cugino (in greco: anepsiòs) del Signore. Con ciò vogliamo dire che se Giacomo, che é chiamato “il fratello del Signore”, fosse stato il cugino del Signore Paolo non lo avrebbe chiamato il fratello del Signore, ma bensì il cugino del Signore; ma Paolo sapeva l’esatto grado di parentela che c’era tra Giacomo ed il Signore Gesù, perciò lo chiamò “il fratello del Signore”. Paolo non avrebbe mai chiamato il cugino del Signore “il fratello del Signore”, perché lui il cugino di qualcuno lo chiamava cugino infatti parlando di Marco ai Colossesi disse: “Vi salutano Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino (in greco: anepsiòs) di Barnaba..” (Col. 4:10). Ma Paolo credeva che il Signore Gesù aveva non un solo fratello, ma più fratelli, infatti ai Corinzi parla dei “fratelli del Signore” (1 Cor. 9:5) i quali, da quello che lui dice, erano ammogliati; confermando quindi le parole di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

L’interpretazione data quindi dai teologi romani secondo la quale questi fratelli di Gesù erano i cugini di Gesù non ha quindi nessun fondamento scritturale appunto perché coloro che sono chiamati nel Vangelo “i suoi fratelli” erano figliuoli della madre di Gesù e non di sua zia.

Ella fu la prima persona a cui apparve Cristo dopo essere risorto. E’ ‘legittimo pensare che verosimilmente la madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso’ (Corriere della Sera, 22.5.97, pag. 15), ha detto l’attuale papa.

Falso anche questo. La sacra Scrittura infatti afferma che la prima persona a cui Gesù apparve dopo essere risorto fu Maria detta Maddalena. Ecco quanto dice Marco: “Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale avea cacciato sette demonî. Costei andò ad annunziarlo a coloro ch’erano stati con lui, i quali faceano cordoglio e piangevano” (Marco 16:9,10). Quest’apparizione di Gesù a Maria Maddalena è riportata dal discepolo che Gesù amava il quale dice che dopo che Pietro e Giovanni giunsero al sepolcro e si accertarono che il corpo di Gesù non era più nel sepolcro se ne tornarono a casa, ma Maria rimase presso al sepolcro a piangere. E mentre piangeva si chinò per guardare dentro il sepolcro e vide due angeli i quali le domandarono perché piangesse. Lei rispose loro che era perché avevano tolto il suo Signore dal sepolcro e non sapeva dove l’avevano posto. Detto questo, si voltò e vide Gesù in piedi ma non lo riconobbe. Gesù le domandò perché piangesse e chi cercava, e lei, pensando che fosse il giardiniere, gli disse che se sapeva dove l’avevano posto di dirglielo. Allora “Gesù le disse: Maria! Ella, rivoltasi, gli disse in ebraico: Rabbunì! che vuol dire: Maestro! Gesù le disse: Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli, e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro” (Giov. 20:16,17).

Ella fu assunta in cielo. ‘Infine l’Immacolata Vergine preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’Universo, perché fosse più pienamente conformata al Figliuolo suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte’ (Concilio Vaticano II, Sess. V, cap. VIII). Il dogma dell’assunzione di Maria in cielo fu proclamato da Pio XII nel 1950. La festa dell’Assunzione di Maria ricorre il 15 Agosto.

Questa é una favola artificiosamente composta per esaltare Maria. Dell’assunzione di Maria non c’é il benché minimo accenno nella Parola di Dio. Possiamo dire che Maria, essendo una credente, quando morì andò ad abitare con il Signore, ma non che Maria morì e risuscitò e fu assunta in cielo con il suo corpo. Maria è in cielo con la sua anima è là sta aspettando anche lei la risurrezione del suo corpo che avverrà al ritorno di Cristo. Paolo ha detto infatti ai Corinzi che Cristo è la primizia di quelli che dormono e che quelli che sono di Cristo (quindi anche Maria) saranno vivificati alla sua venuta (cfr. 1 Cor. 15:20-23).

Ella prega per noi. Maria fa da mediatrice tra Cristo e gli uomini perché prende le preghiere che le si fanno e le porta a Cristo. Il concilio Ecumenico Vaticano II ha decretato a tale proposito quanto segue: ‘Assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna (…) Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice’ (Concilio Vaticano II, Sess. V, cap. VIII).

Questo é falso perché si fa passare Cristo per un giudice spietato non accessibile direttamente da parte degli uomini, ma solo attraverso sua madre che stando al suo fianco gli intenerisce il cuore. Ma da quando in qua Gesù sulla terra si dimostrò spietato in verso gli uomini o inaccessibile direttamente da parte delle persone? Ma non è forse scritto che Gesù nel vedere le folle ne aveva compassione e ne guariva gli infermi che gli portavano? Ma non è forse vero che quando quel lebbroso andò da Gesù e gli disse che egli se lo voleva lo poteva mondare Gesù fu mosso a pietà e lo mondò? E che dire di quando Gesù pianse davanti alla tomba di Lazzaro, o vedendo Gerusalemme? Ma non sono queste le prove della grande compassione di Cristo? Ma forse che le persone sulla terra per ottenere pietà da lui dovevano fargli arrivare le loro richieste tramite sua madre Maria? Affatto! Non c’è la benché minima prova di tutto ciò nel Vangelo. Gesù ha sempre indirizzato le persone ad andare direttamente a lui, come quando disse per esempio: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati e io vi darò riposo” (Matt. 11:28). Quindi le persone del mondo che non lo conoscono ancora possono rivolgersi direttamente a Cristo per ottenere grazia senza bisogno della mediazione di Maria. Al bando dunque questa opera di intenerimento di Maria al fianco di Gesù in cielo. Anche per i credenti vale lo stesso discorso perché essi pure non hanno bisogno di nessun mediatore fra loro e Cristo perché a Cristo si può accedere direttamente con tutta libertà, con quella stessa libertà che possedevano i suoi discepoli che camminarono, parlarono, mangiarono e bevvero assieme a lui quando era sulla terra. Abbiamo una prova di questa libertà che abbiamo di accostarci a Cristo nell’invocazione di Stefano prima di morire: egli disse a Gesù: “Signor Gesù, ricevi il mio spirito” (Atti 7:59); come potete vedere Stefano si rivolse direttamente a Cristo che era alla destra di Dio e non ebbe bisogno di rivolgersi a terzi per fare giungere la sua preghiera al Figliuolo di Dio. Maria non può essere in nessuna maniera mediatrice perché la Scrittura dice che “v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Tim. 2:5), perciò come all’infuori di Dio non c’é altro Dio secondo che é scritto: “Fuori di me non v’é Dio” (Is. 44:6), così all’infuori di Cristo non c’é altro mediatore perché lui è il solo che esiste secondo che disse lui stesso: “Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov. 14:6). La Scrittura dice anche che Cristo Gesù “può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro” (Ebr. 7:25); perciò l’intercessione e la mediazione di Cristo è sufficiente a coloro che vanno a Dio nel suo nome, e non hanno affatto bisogno dell’intercessione di qualcun altro. Ma la dottrina cattolica romana annulla quest’unica e sufficiente intercessione che Cristo svolge alla destra del Padre dicendo agli uomini: ‘Recitate sempre con gran devozione la Santa Maria con cui riconoscete e invocate Maria come Madre di Dio. Maria Vergine, perché vera Madre di Dio, dal cielo può tutto a favore dei suoi devoti. Siatene fervidamente devoti!’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 139) e: ‘La Vergine santa, con la sua potente intercessione, ottiene da Dio e dispensa tutte le grazie divine di cui è depositaria’ (P. Pasquale Lorenzin O.F.M, Teologia dogmatica, Verona 1968, vol. II, pag. 505), ed ancora: ‘…La Madre spirituale degli uomini conosce perfettamente tutte le necessità materiali e spirituali dei suoi figli, e la sua intercessione provvede a tutti secondo i bisogni di ogni anima’ (Pasquale Lorenzin, op. cit., pag. 506). Ecco come Satana ha accecato le menti dei Cattolici affinché la luce del Vangelo non risplenda loro! Ecco cosa gli viene insegnato, che Maria è onnipotente in cielo mentre nella realtà non può fare assolutamente, e ripeto assolutamente nulla, in favore degli uomini che la invocano non solo perché non li può ascoltare ma perché non ha il potere di soccorrere i mortali come non ce lo hanno neppure gli altri fedeli che sono in cielo. Anche l’affermazione che Maria conosce tutti i bisogni degli uomini è falsa perché la Scrittura dice che “i morti non sanno nulla” (Ecc. 9:5, mentre colui di cui si attesta che vive, Egli, dico, conosce le cose che tutti noi abbiamo bisogno prima ancora che gliele chiediamo, perché egli è onnisciente.

Ecco adesso alcune Scritture che ci mostrano che noi siamo chiamati a pregare Dio solo nel nome di Cristo:

Gesù disse: “Quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo. Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò” (Giov. 14:13,14) ed anche: “In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa” (Giov. 16:23,24);

Paolo dice ai santi di Colosse: “E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signor Gesù…” (Col. 3:17).

Noi credenti ci accostiamo al trono della grazia in un nome solo, quello del Signore Gesù, come appunto ce lo ha comandato lui stesso; siamo esauditi da Dio Padre in virtù della sua mediazione, questo é quello che sperimentiamo del continuo.

Infine, per quanto riguarda l’avvocatura di Maria dobbiamo dire che essa è una impostura perché è scritto chiaramente: “Se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto” (1 Giov. 2:1). Chi crede veramente in Cristo affida la sua causa a Cristo, il suo avvocato, e non a Maria che non può difendere proprio nessuno in cielo come invece può fare Cristo Gesù.

Alcune parole ora sul rosario. Il rosario è sia un oggetto materiale che un modo di pregare che usano i Cattolici romani nella loro devozione a Maria. Con questo modo di pregare essi recitano cinque decine di Ave Maria, che sono intercalate ad ogni dieci da un Padre Nostro e da una brevissima meditazione detta mistero che consiste nel ricordare qualcosa che concerne la redenzione, come la intendono i Cattolici, quindi pensando anche all’intervento di Maria, infatti i due ultimi misteri si riferiscono all’assunzione di Maria ed alla sua incoronazione in cielo che non sono altro che favole. Per facilitare la recita di tale preghiere essi adoperano un oggetto chiamato Rosario o Corona, formato da una serie di cinquanta piccoli grani incatenati tra di loro e divisi ad ogni decina da un grano un pò più grosso. I grani piccoli rappresentano le Ave Maria, mentre i più grossi i Pater Noster. Il rosario ‘completo’ consiste nella recita di tre corone. Parlando del Rosario si deve parlare della preghiera rivolta a Maria che porta il nome di Ave Maria, nome che gli é stato dato dai Cattolici con le parole che l’angelo Gabriele rivolse a Maria quando le apparve e la salutò, appunto: “Ave (Ti saluto)” (Luca 1:28). Questa preghiera ha un pò più di quattro secoli di vita dato che fu introdotta al completo nel breviario nel 1568. La preghiera dice: ‘Ave o Maria. Piena di grazia il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio prega per noi, peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte’. Come potete vedere questa preghiera è un’invocazione a Maria nella quale ci sono anche le parole che Elisabetta rivolse a Maria quando questa l’andò a trovare; in essa Maria viene chiamata piena di grazia e madre di Dio cose che non sono vere perché Maria non era né piena di grazia e neppure la madre di Dio, ma solo una umile ancella del Signore che partorì Gesù. Con questa preghiera i Cattolici dicono a Maria di pregare per loro in quel momento e nell’ora della loro morte, cosa che abbiamo visto Maria in cielo non può fare perché ella non può in nessuna maniera né ascoltarli e neppure intercedere per loro. Ma io dico: ‘Ma quando mai nella Scrittura si dice che Maria volle che i discepoli di Gesù la pregassero? Ma quando mai Maria mentre era ancora viva lasciò detto loro di pregarla perché in cielo ella avrebbe potuto ascoltarli?

I Cattolici dicono le loro preghiere meccanicamente pensando di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole: quello che importa loro è di raggiungere il numero di preghiere stabilito, niente di più. Questo è il modo di pregare che contraddistingue i pagani dai Cristiani; esso è vano perché Gesù ha detto: “E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non li rassomigliate dunque, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate…” (Matt. 6:7,8).

La preghiera insegnataci da Gesù è il Padre nostro, secondo che è scritto: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane cotidiano; e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno” (Matt. 6:9-13); eleviamola a Dio sotto l’impulso della grazia e con fede. E’ chiaro però che noi credenti non siamo chiamati a dire solo questa preghiera a Dio, perché se leggiamo le epistole di Paolo vi troviamo delle particolari preghiere che quest’apostolo elevava a Dio per i fratelli (cfr. Ef. 1:15-19; 3:14-19; Fil. 1:9-11; Col. 1:9-12; 2:1-3; 2 Tess. 1:11,12) che faremo bene pure noi a innalzare con fede a Dio per i nostri fratelli. Poi vi sono tutte quelle preghiere fatte con lo spirito, ovvero mediante lo Spirito Santo (in altra lingua) che coloro che hanno ricevuto lo Spirito Santo sono chiamati ad elevare a Dio appunto per lo Spirito Santo (cfr. Rom. 8:26,27; Ef. 6:18; Giuda 20), senza intendere quello che essi dicono a Dio. Ed infine quelle invocazioni che rivolgiamo a Dio in circostanze particolari per noi (o per altri); prima di metterci in viaggio per chiedergli di proteggerci, in mezzo a certi pericoli, nella malattia affinché ci guarisca, o nel bisogno di qualcosa di materiale affinché supplisca al nostro particolare bisogno. Ma in tutti questi casi le preghiere sono rivolte a Dio.

Infine, per quanto riguarda l’oggetto materiale fatto di grani di cui si usano i Cattolici romani per pregare bisogna dire che esso è di origine pagana perché viene usato dai tempi antichi sia tra i Buddisti che tra i Mussulmani, quindi è un’usanza, quella di pregare con il rosario, che affonda le sue radici nel paganesimo.

Ella schiaccerà il capo del diavolo. Anche questa è una menzogna fabbricata dalla curia romana per esaltare Maria. E’ una menzogna che viene fatta sembrare verità al popolo in questa maniera: vengono prese le seguenti parole che Dio rivolse al serpente antico: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno” (Gen. 3:15), e gli viene data l’interpretazione che in queste parole è adombrata la vittoria che Maria riporterà sul serpente.

Badate che Dio disse al serpente che la progenie della donna, e non la donna, gli avrebbe schiacciato il capo, perciò si deve concludere che Dio con queste parole predisse al serpente che il Cristo gli avrebbe schiacciato il capo. Quindi, secondo quello che dice la Scrittura non sarà Maria a calpestare Satana ma bensì Dio infatti nell’epistola ai Romani Paolo dice: “E l’Iddio della pace triterà tosto Satana sotto ai vostri piedi” (Rom. 16:20). A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Ella è  corredentrice dell’umanità. Maria ‘dipendentemente da Cristo, ma come unico principio con Lui, cooperò alla redenzione oggettiva e perciò fu vera corredentrice (…) dipendentemente da Gesù, ma come unico principio con Lui, soddisfece per tutti i peccati dell’umanità, pagò a Dio il prezzo della nostra liberazione, guadagnò tutte le grazie per gli uomini, placando (a suo modo) Dio con il suo volontario e necessario concorso al sacrificio della croce’ (Pasquale Lorenzin, op. cit., pag. 499-500).

Questa è un altra menzogna che i teologi cattolici insegnano su Maria e lo fanno facendo ogni sorta di ragionamenti vani quali per esempio: ‘Si può dire che la vergine sia la salvatrice del mondo per avere sofferto insieme col Figlio, volontariamente da lei offerto alla divina giustizia’. La Scrittura dice in svariate maniere che solo Gesù Cristo è il Salvatore del mondo perché solo lui morì sulla croce per i nostri peccati e nessun altro con lui: ecco alcuni passi che lo affermano:

Gesù disse: “Il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito” (Luca 19:10); e: “Io son la porta: se uno entra per me, sarà salvato” (Giov. 10:9); ed ancora: “Io non son venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Giov. 12:47).

Paolo disse: “Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori..” (1 Tim. 1:15);

Pietro disse: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’é sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12);

Quindi noi rigettiamo le affermazioni dei teologi cattolici secondo i quali Maria, la madre di Gesù, abbia sofferto assieme al suo Figlio per noi, perché esse sono prive di qualsiasi fondamento scritturale. Hanno fatto diventare Maria pure la salvatrice del mondo. Certo che i teologi di questa organizzazione religiosa hanno introdotto ogni sorta di menzogna sul conto di Maria. O guide cieche; ma ditemi: ‘Chi fu inchiodato sulla croce? Gesù o Maria?’, ‘Chi ha sparso il suo sangue come prezzo di riscatto per i nostri peccati? Gesù o Maria?’, ‘Chi è risorto per la nostra giustificazione? Gesù o Maria? Ma fino a quando vi glorierete della menzogna e mentirete contro la verità?

Ella è la madonna. Il termine madonna è una parola latina (mea domina) che significa ‘mia signora’; questo soprannome dato a Maria non compare nelle sacre Scritture ma le è stato dato per esaltarla. Come Tommaso chiamò Gesù Cristo “Signor mio” (Giov. 20:28), così i Cattolici romani chiamano Maria ‘mia Signora’ per non farla apparire da meno del Figliuolo di Dio. Maria non è la nostra Signora, ma è una nostra sorella, per questo noi credenti ci rifiutiamo di chiamarla madonna.

Ella è la madre della Chiesa. Ella fu dichiarata tale da Paolo VI nel 1964 in questi termini: ‘Noi proclamiamo Maria Santissima madre della Chiesa (…) e vogliamo che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine venga ancora più onorata e invocata da tutto il popolo cristiano’. Alla nascita di questo titolo hanno contribuito le seguenti parole di Agostino su Maria: ‘…Ma ella è madre, con piena evidenza, delle sue membra – e noi siamo tra questi – poiché ha cooperato, con la carità, alla nascita, nella Chiesa, dei fedeli che sono le membra del capo’ (Agostino di Ippona, Della Santa Verginità, Parte prima, sezione prima, VI). Per sostenere con le Scritture questo titolo datole i teologi papisti prendono le parole di Gesù dette al discepolo che egli amava: “Ecco tua madre!” (Giov. 19:27).

Questo titolo dato a Maria non corrisponde affatto a verità perché la Scrittura la chiama la madre di Gesù ma non la madre della Chiesa, e perciò dissentiamo profondamente dalle suddette parole di Agostino. (Tenete sempre presente che i teologi romani si rifanno spesso a parole di Agostino per sostenere diverse loro eresie). La madre della Chiesa è la Gerusalemme di sopra secondo che é scritto ai Galati: “Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa é nostra madre. Poich’egli é scritto: Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto! Poiché i figliuoli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito” (Gal. 4:26,27). La madre delle figliuole di Dio non è Maria ma Sara perché Pietro dopo avere detto alle mogli che il loro ornamento non deve essere l’esteriore “ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio é di gran prezzo” (1 Piet. 3:4), dice: “E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio, stando soggette ai loro mariti, come Sara che ubbidiva ad Abramo, chiamandolo signore; della quale voi siete ora figliuole, se fate il bene e non vi lasciate turbare da spavento alcuno” (1 Piet. 3:5,6).

Per ciò che concerne il fatto che Gesù mentre era sulla croce, vedendo sua madre e presso a lei il discepolo ch’egli amava, disse a sua madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Giov. 19:26) ed al discepolo: “Ecco tua madre” (Giov. 19:27), bisogna dire che Gesù queste parole le rivolse solo a sua madre e solo al discepolo ch’egli amava, infatti é scritto subito dopo che “da quel momento, il discepolo la prese in casa sua” (Giov. 19:27). Non ci meravigliamo del fatto che la curia romana prende diversi passi che si riferiscono a Maria e li interpreta a suo piacimento per esaltare la madre di Gesù. Perché? Perché è risaputo che coloro che mentono contro la verità e si gloriano contro di essa perché pieni di contenzione e d’invidia, per sostenere la menzogna mediante la verità devono per forza di cose dare spiegazioni false alla Parola di Dio. Fanno dire alle Scritture quello che esse non dicono; come fanno i Testimoni di Geova, i Mormoni, e tante e tante altre sette, né più né meno.

Abbiamo visto dunque quali sono le menzogne che la curia romana dice sul conto di Maria; ma riteniamo che non siano finite. Quale sarà la prossima? Forse che anche lei è stata generata dallo Spirito Santo? O forse che quando Gesù tornerà dal cielo sua madre sarà sul cavallo bianco che lui cavalcherà o magari su un altro cavallo bianco al suo fianco? Staremo a vedere; c’è da aspettarsi comunque di tutto da queste guide cieche.

Le glorie di Maria

Per farvi comprendere quanto i Cattolici siano attaccati al culto di Maria e cosa rappresenta veramente Maria per loro propongo alla vostra attenzione alcuni brani tratti dal libro Le glorie di Maria, scritto da Alfonso Maria De Liguori (1696-1787) più di due secoli fa ed approvato solennemente dalla chiesa romana con un decreto speciale di Gregorio XVI. Questo libro su Maria è molto amato dai Cattolici romani.

‘Dio vuole che tutte le grazie ci provengano per mano di Maria’ (Alfonso Maria De Liguori, Le glorie di Maria, Roma 1944, pag. 15); ‘Quante sono le creature che servono a Dio, tante debbono ancora servire a Maria; giacché gli Angeli, gli uomini e tutte le cose che sono nel cielo e nella terra, essendo soggette all’impero di Dio, sono anche soggette al dominio della Vergine’ (Alfonso de Liguori, op. cit., pag. 28); ‘L’eterno Padre ha dato al Figlio l’ufficio di giudicare e punire, ed alla Madre l’ufficio di compatire e sollevare i miserabili’ (ibid., pag. 31); ‘Siccome Adamo ed Eva per un pomo venderono il mondo, così ella col Figlio con un cuore riscattarono il mondo. Ha ben potuto Dio, conferma s. Anselmo, creare il mondo dal niente; ma essendosi perduto il mondo per la colpa, non ha voluto Dio ripararlo senza la cooperazione di Maria’ (ibid., pag. 206,207); ‘E’ impossibile che si danni un devoto di Maria che fedelmente l’ossequia ed a lei si raccomanda’ (ibid., pag. 282). Mi fermo qui con le aberrazioni scritte da quell’idolatra [5] perché ritengo che abbiate capito a sufficienza che cosa è in effetti Maria per i Cattolici romani. E poi i Cattolici romani ci vengono a dire di essere dei Cristiani, che siamo tutti fratelli e tante altre belle cose! Ma quali Cristiani, ma quali fratelli?

Fratelli, mi rivolgo a voi che parlate tanto di ecumenismo: ma vi rendete conto con chi avete a che fare? Ma non lo vedete che vi siete messi con gente che a Cristo non lo tengono in nessuna considerazione a confronto di Maria? Svegliatevi dal vostro sonno mortale nel quale siete caduti!

I mariani sono degli idolatri

Chi sono i mariani? Sono tutti quei Cattolici che dicono che si deve adorare solo Iddio, ma rinnegano con le loro opere questa loro affermazione perché si prostrano davanti alle statue ed alle immagini raffiguranti Maria e l’adorano, la pregano, la invocano. A capo dei mariani c’è Giovanni Paolo II; sotto la sua spinta il culto a Maria in questo ultimo decennio ha ricevuto un forte impulso sia in questa nazione che nel resto del mondo. Sia ben chiaro che la loro consueta affermazione: ‘Ma noi non l’adoriamo ma la veneriamo’, non significa affatto che essi la ricordano e l’onorano ma non l’adorano, e questo perché i fatti dimostrano il contrario. Sono degli idolatri perché offrono il culto ad una creatura invece che al Creatore; sono degli idolatri perché la Scrittura dice: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10), mentre loro adorano Maria da loro considerata la loro Signora e il loro Dio. Come fanno ad affermare che la loro venerazione non è idolatria quando essi cantano, pregano e invocano Maria quasi che fosse Dio? C’è un’altra affermazione a cui i Cattolici romani ricorrono allo scopo di fare capire che loro non adorano Maria ma adorano solo Dio, ed è questa: essi dicono che a Dio rivolgono il culto di latria (dal greco latreia che significa ‘adorazione’ e ‘servizio’) [6], ma a Maria il culto di iperdulia (servizio superiore) e non quello di latria. E’ superfluo dire che questo è uno di quei ragionamenti vani fatti dalla curia romana per difendere il culto a Maria. Il culto va reso solo a Dio; quindi non importa di che tipo sia il culto reso ad altre persone fuori che Dio, se di dulia, di iperdulia, o di protodulia, esso è idolatria.

Fratelli, lo ripeto: sappiate che tutti coloro che adorano e pregano Maria sono degli idolatri le cui menti sono state accecate dall’iddio di questo secolo; perciò non vi tirate indietro dal dire ai Cattolici romani che essi si devono ravvedere (smettendo di servire la creatura) e credere nella verità del Vangelo per servire il Creatore che é benedetto in eterno. Amen.

Ciò che dice la Scrittura di Maria

Dopo avere dimostrato quante cose false vengono dette dai teologi papisti su Maria voglio trascrivere ciò che la sacra Scrittura dice di questa nostra sorella in Cristo.

Maria era una giovane vergine della città di Nazareth che era stata promessa sposa ad un uomo della casa e famiglia di Davide, chiamato Giuseppe. Ella, prima che si sposasse con Giuseppe, al tempo stabilito da Dio ricevette la visita dell’angelo Gabriele il quale le disse: “Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore é teco. Ed ella fu turbata a questa parola, e si domandava che cosa volesse dire un tal saluto. E l’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande, e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine. E Maria disse all’angelo: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo? E l’angelo, rispondendo, le disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò ancora il santo che nascerà, sarà chiamato Figliuolo di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figliuolo nella sua vecchiaia; e questo é il sesto mese per lei, ch’era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace. E Maria disse; Ecco, io son l’ancella del Signore; siami fatto secondo la tua parola. E l’angelo si partì da lei” (Luca 1:28-38).

Dopo di ciò, Maria andò a visitare Elisabetta e quando la salutò, avvenne che il bambino che era nel seno di Elisabetta le balzò nel seno; “ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e a gran voce esclamò: Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto é il frutto del tuo seno! E come mai m’è dato che la madre del mio Signore venga da me? Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto m’è giunta agli orecchi, il bambino m’è per giubilo balzato nel seno. E beata é colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore, avranno compimento. E Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore, poich’egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella. Perché ecco, d’ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata, poiché il Potente mi ha fatto grandi cose. Santo é il suo nome; e la sua misericordia é d’età in età per quelli che lo temono. Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso quelli ch’erano superbi ne’ pensieri del cuor loro; ha tratto giù dai troni i potenti, ed ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni i famelici, e ha rimandati a vuoto i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia di cui avea parlato ai nostri padri, verso Abramo e verso la sua progenie in perpetuo. E Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua” (Luca 1:41-56).

Ora, Giuseppe quando vide che Maria era rimasta incinta, non sapendo che ella fosse rimasta incinta per virtù dello Spirito Santo, “si propose di lasciarla occultamente. Ma mentre avea queste cose nell’animo, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prender teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei é generato, é dallo Spirito Santo. Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché é lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. Or tutto ciò avvenne, affinché si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliuolo, al quale sarà posto nome Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: ‘Iddio con noi’. E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli avea comandato, e prese con sé sua moglie; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito; e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:19-25).

Maria, quando venne per lei il tempo di partorire, dié alla luce il suo figliuolo primogenito e lo partorì a Betleem, il villaggio dove stava Davide. La ragione per cui lei e suo marito Giuseppe si trovavano a Betleem quando lei dovette partorire fu perché in quei giorni uscì da parte di Cesare Augusto un decreto che si facesse un censimento di tutto l’impero. E siccome che tutti andavano a farsi registrare nella loro città, anche Giuseppe, siccome che era della famiglia di Davide, dovette recarsi a Betleem, la città di Davide per farsi registrare con Maria sua sposa (cfr. Luca 2:1-7). Ora, tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che aveva detto il profeta Michea a proposito del luogo dove sarebbe nato il Cristo del Signore; il profeta infatti aveva detto: “E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei punto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un Principe, che pascerà il mio popolo Israele” (Matt. 2:6; Mic. 5:1). A Betleem, il bambino Gesù quando nacque, fu posto in una mangiatoia e là andarono a trovarlo i pastori che erano stati avvertiti da un santo angelo di Dio di ciò che era avvenuto in Betleem (cfr. Luca 2:8-18). Quando i pastori dissero ciò che era loro stato detto di quel bambino dall’angelo tutti rimasero meravigliati delle cose udite da loro, e “Maria serbava in sé tutte quelle cose, collegandole insieme in cuor suo” (Luca 2:19). Sempre a Betleem andarono a trovare il bambino Gesù i magi che erano venuti dall’Oriente per adorarlo; essi, guidati dalla stella che gli era apparsa in Oriente (cfr. Matt. 2:9), arrivarono alla casa dov’era il fanciullo, “ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra” (Matt. 2:11,12).

Dopo tutto ciò, Giuseppe per ordine di Dio si ritirò in Egitto fino alla morte di Erode, dopodiché, sempre per ordine di Dio, ritorno in Israele e andò ad abitare in una città della Galilea chiamata Nazaret (cfr. Matt. 2:13-23). Fu qui che Gesù fu allevato dai suoi genitori. All’età di circa dodici anni, i suoi genitori lo portarono a Gerusalemme alla festa della Pasqua, e terminati i giorni della festa, “come se ne tornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori” (Luca 2:43). Quando essi si accorsero che non era nella comitiva si misero a cercarlo fra i parenti ed i conoscenti e tornarono a Gerusalemme facendone ricerca. Lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori che li ascoltava e faceva loro delle domande (cfr. Luca 2:44-47). Quando i suoi genitori lo videro “sua madre gli disse: Figliuolo, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo, stando in gran pena. Ed egli disse loro: Perché mi cercavate? Non sapevate ch’io dovea trovarmi nella casa del Padre mio?” (Luca 2:48,49).

All’età di circa trent’anni Gesù lasciò la Galilea e si recò al Giordano dove fu battezzato da Giovanni il Battista. Cominciò da quel tempo a predicare il regno di Dio, a guarire gli infermi e a cacciare i demoni. Il primo dei suoi miracoli, lo fece a Cana di Galilea in occasione di un convito nuziale al quale si era recato con i suoi discepoli. Era presente anche sua madre, la quale quando vide che era venuto a mancare il vino disse a Gesù: “Non han più vino. E Gesù le disse: Che v’è fra me e te, o donna? L’ora mia non é ancora venuta” (Giov. 2:3,4): a queste parole Maria disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà” (Giov. 2:5). I servitori fecero tutto ciò che Gesù ordinò loro di fare; riempirono sei pile di acqua, poi ne attinsero e ne portarono al maestro di tavola il quale assaggiò l’acqua che era diventata vino. Così Gesù mutò l’acqua in vino a Cana di Galilea.

In un altra occasione, mentre egli stava insegnando giunsero sua madre e i suoi fratelli i quali fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Gli fu detto: “Ecco tua madre i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano. Ed egli rispose loro: Chi é mia madre? e chi sono i miei fratelli? E guardati in giro coloro che gli sedevano d’intorno, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatta la volontà di Dio, mi é fratello, sorella e madre” (Mar. 3:32-35).

Venne poi il giorno in cui Gesù fu crocifisso, e Maria sua madre era presso la croce mentre Gesù soffriva su di essa. Gesù, prima di spirare, “vedendo sua madre e presso a lei il discepolo ch’egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua” (Giov. 19:26,27).

Dopo che Gesù risuscitò e fu assunto in cielo, Maria era con i discepoli nella sala di sopra a pregare assieme a loro, infatti é scritto: “Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale é vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato. E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:12-14).

Ecco i riferimenti su Maria presenti nella sacra Scrittura. Come potete vedere tra questa Maria e quella della chiesa cattolica romana c’è una grande differenza.

– IL CULTO AI SANTI

La dottrina dei teologi papisti

I santi che sono in cielo vanno pregati perché essi intercedono presso Dio per noi. Solo la chiesa ha il diritto di riconoscere santo un cristiano defunto. I credenti hanno dei santi in cielo che li proteggono. Giuseppe, il marito di Maria, è il patrono della Chiesa di Cristo. Le reliquie dei santi sono degne di essere venerate. Secondo la curia romana coloro che sono sulla terra si devono rivolgere in preghiera pure ai santi perché essi intercedono per loro presso Dio, infatti il concilio di Trento ha decretato quanto segue: ‘Il santo sinodo comanda a tutti i vescovi e a quelli che hanno l’ufficio e l’incarico di insegnare, che (…) prima di tutto istruiscano diligentemente i fedeli sull’intercessione dei santi, sulla loro invocazione (….) insegnando che i santi, regnando con Cristo, offrono a Dio le loro orazioni per gli uomini; che è cosa buona ed utile invocarli supplichevolmente e ricorrere alle loro orazioni, alla loro potenza e al loro aiuto, per impetrare da Dio i benefici, per mezzo del suo figlio Gesù Cristo, nostro Signore…’ (Concilio di Trento, Sess. XXV). E questo è quello che fa il Perardi nel suo catechismo quando dice: ‘Preghiamoli di intercedere per noi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 282). Anche per coloro che sono contrari a questa dottrina c’è l’anatema: ‘Quelli, i quali affermano che i santi – che godono in cielo l’eterna felicità – non devono invocarsi o che essi non pregano per gli uomini o che l’invocarli, perché preghino anche per ciascuno di noi, debba dirsi idolatria, o che ciò è in disaccordo con la parola di Dio e si oppone all’onore del solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo; o che è sciocco rivolgere le nostre suppliche con la voce o con la mente a quelli che regnano nel cielo, pensano empiamente’ (Concilio di Trento, Sess. XXV). Per sostenere questa dottrina i teologi papisti prendono questo passo scritto nel libro della Rivelazione: “E un altro angelo venne e si fermò presso l’altare, avendo un turibolo d’oro; e gli furon dati molti profumi affinché li unisse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. E il fumo dei profumi, unendosi alle preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio” (Ap. 8:3,4), ed anche un passo scritto in uno dei libri dei Maccabei (che ricordiamo sono dei libri non ispirati da Dio) dove si parla di un sogno che raccontò Giuda Maccabeo, il quale disse di avere veduto un sacerdote che era morto il quale pregava per il popolo dei Giudei; ‘Ecco che cosa aveva veduto: Onia, già Sommo Sacerdote, uomo dabbene, verecondo d’aspetto, dolce nei costumi, distinto nel suo parlare, adorno di ogni virtù sin da fanciullo, Onia tendeva le mani e pregava per tutto il popolo dei Giudei’ (2 Maccabei 15:12 [Bibbia, Torino 1971]). Essi prendono anche diverse citazioni dei cosiddetti padri, tra cui alcune di Agostino secondo le quali ai suoi tempi molte persone ottennero la guarigione per l’intercessione dei martiri; una di queste dice: ‘Se volessi soltanto riferire i miracoli delle guarigioni ottenute per l’intercessione del glorioso martire santo Stefano nella città di Calama e nella nostra, tralasciando tutti gli altri, dovrei scrivere una quantità di libri’ (Agostino di Ippona, La città di Dio, lib. XXII, cap. VIII).

Secondo il catechismo cattolico ‘solamente la Chiesa ha diritto di riconoscere formalmente come Santo un cristiano defunto, e proporlo alla venerazione e autorizzarne la invocazione pubblica; cosa che la Chiesa fa dopo lunghi e minuziosi processi d’indagine su tutta la vita e gli scritti di lui, e solo se saranno dimostrati e da essa riconosciuti due miracoli operati dopo la morte di tale servo di Dio. La Chiesa prima lo dichiara beato con un culto limitato poi, se riconosce due altri miracoli operati dopo la beatificazione, lo canonizza, lo iscrive nel canone, ossia catalogo, elenco dei Santi; allora esso può essere pubblicamente onorato e invocato in tutta la Chiesa’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 284).

‘Si dicono Santi Patroni, o protettori quelli che ogni città, diocesi, parrocchia, istituzione, ceto sociale, professione, ecc., elegge a propri intercessori davanti a Dio, e sotto il cui patrocinio si pongono le singole persone’ (Dizionario Ecclesiastico, Torino 1958, pag. 114). E quali sono questi protettori ai quali i Cattolici romani si raccomandano e nei quali ripongono la loro fiducia? Non li citeremo tutti per brevità, ma solo alcuni.

Protettori di categorie di lavoratori: Francesco di Sales, degli scrittori e giornalisti cattolici; Alberto Magno, degli studiosi di scienze naturali; Matteo, della guardia di finanza; Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, dei primari; Francesco di Paola, dei marittimi e delle società di navigazione; Caterina da Siena, delle infermiere; Giovanni Bosco, degli editori italiani; Isidoro-agricola, degli agricoltori; Andronico, degli argentieri; Ivo, degli avvocati; Crispino e Crispiniano, dei calzolai; Matteo, degli esattori, dei banchieri e dei cambiavalute; Giuseppe, dei falegnami; Luca, Cosma e Damiano, dei medici; Pietro e Andrea, dei pescatori;…..

Protettori che sono invocati in determinate malattie e calamità: per essere guariti dalle apoplessie, Andrea Avellino; dalle infestazioni del demonio, Ubaldo; dalla peste, Rocco; dall’ernia, Cataldo; dal mal d’occhi, Lucia; dal mal di denti, Apollonia; dal mal di gola, Biagio…

Protettori che sono invocati nelle varie necessità; nei viaggi di mare, Francesco Saverio; per ritrovare cose perdute, Antonio da Padova; per avere prole, Francesco di Paola e Rita; contro i ladri, furti, ecc., Disma buon ladrone; contro i fulmini e le saette, Barbara; per trovare marito, Pasquale Baylon… (Enciclopedia Cattolica, vol. 9, 988, 989).

Protettori di alcune città d’Italia: Roma, Pietro; Napoli, Gennaro; Milano, Ambrogio; Torino, Giovanni Battista; Venezia, Marco; Bologna, Petronio; Bari, Nicola (Dizionario Ecclesiastico, pag. 115).

Nel Nuovo Manuale del Catechista il Perardi, dopo avere spiegato che Giuseppe era lo sposo di Maria, e che non fu padre vero di Gesù ma padre putativo di Gesù perché non fu Giuseppe a generare Gesù, dice: ‘Tuttavia è grande la dignità di S. Giuseppe e come sposo di Maria e come custode di Gesù. Egli fu, se possiamo dire così, l’uomo di fiducia della Santissima Trinità…’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 141). Poi dice: ‘Siate devoti di S. Giuseppe; e pregatelo specialmente di due grazie: che salvi l’anima vostra dalla morte del peccato come salvò Gesù bambino dalla morte minacciatagli da Erode; che come egli morì assistito da Gesù e da Maria, vi ottenga di morire invocandone devotamente i nomi. – Ripetete ogni giorno le tre giaculatorie: ‘Gesù, Maria e Giuseppe, vi dono il cuore e l’anima mia.. assistetemi nell’ultima agonia… spiri in pace con voi l’anima mia’ (ibid., pag. 141). Ed infine il Perardi, servendosi delle Scritture, spiega alle persone perché essi devono pregare Giuseppe ed essergli devoti. Ecco cosa dice questo teologo: ‘Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu figura di S. Giuseppe. Egli fece un sogno che raccontò ai fratelli: Sognai, disse, che noi eravamo insieme nel campo a legare i covoni: quand’ecco il mio covone sorgere e tenersi ritto, e i vostri, standogli intorno, adorare il mio. Risposero i fratelli a Giuseppe: A che tende codesto tuo sogno? Forse che tu sarai nostro re? Forse che tu signoreggeresti sopra di noi? – S. Giuseppe è esaltato al di sopra di tutti i Santi in cielo; tutti gli uomini, suoi fratelli, lo debbono onorare. Fece poi Giuseppe un altro sogno, nel quale vide il sole, la luna e undici stelle che lo adoravano. Ma il padre ne lo sgridò, dicendo: Che vuole egli dire cotesto? Forse che io ed i tuoi fratelli, abbiamo ad inchinarci a te? Essi non intendevano la realtà di cui il sogno di Giuseppe era figura. Il sole increato, il Signore Gesù Cristo e la Madonna onorano Giuseppe, capo della sacra Famiglia che essi costituivano’ (ibid., pag. 141-142). Questo è quello che viene insegnato ai Cattolici sin dalla loro fanciullezza per fargli pregare ed adorare Giuseppe, che per loro è il patrono della Chiesa [7], e fargli festeggiare la festa in suo onore!

I teologi papisti insegnano che è giusto rivolgere il culto alle reliquie dei santi. Il Perardi afferma per esempio: ‘Noi veneriamo anche il corpo dei Santi, perché servì loro ad esercitare virtù eroiche, fucertamente tempio dello Spirito Santo, e risorgerà glorioso alla vita eterna’ (ibid., pag. 285).

Questa venerazione che la chiesa cattolica romana nutre in verso i corpi dei morti o parti di essi od oggetti che essi hanno lasciato e l’attribuzione ad essi di virtù soprannaturali viene confermata dai teologi papisti con alcune Scritture e con degli scritti di alcuni antichi scrittori tra cui Agostino di Ippona. I passi della Scrittura su cui si appoggiano i teologi papisti per sostenere che è giusto venerare le reliquie e credere che per mezzo di esse Dio concede agli uomini dei benefici perché tutto ciò era fatto e creduto anticamente sono i seguenti. “L’anno seguente delle bande di Moabiti fecero una scorreria nel paese; e avvenne, mentre certuni stavano seppellendo un morto, che scòrsero una di quelle bande, e gettarono il morto nel sepolcro di Eliseo. Il morto, non appena ebbe toccate le ossa di Eliseo, risuscitò, e si levò in piedi” (2 Re 13:20,21); “E Iddio faceva de’ miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e de’ grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano” (Atti 19:11,12). Per quanto riguarda invece le parole di Agostino di Ippona prese a sostegno di questo culto esse si trovano nel suo libro La Città di Dio. Egli qui fa chiaramente capire che ai suoi tempi le reliquie dei martiri venivano portate in processione dai vescovi coi loro fedeli, e narra che diversi malati furono guariti con le reliquie di Stefano! E con tutto ciò si mostra perfettamente d’accordo. Ed oltre a parlare di queste processioni e di queste guarigioni egli fa le seguenti affermazioni che fanno capire altresì chiaramente che lui credeva pure che i morti operassero dei miracoli in favore dei viventi infatti dice: ‘Quei martiri, dunque, che ora possono impetrare tali grazie dal Signore per il cui nome furono uccisi, morirono per la fede nella risurrezione; per essa soffrirono con ammirabile pazienza, e ora possono manifestare una simile potenza nell’ottenere miracoli (…) Crediamo dunque ad essi che dicono la verità e che compiono tanti miracoli, poiché i martiri morirono proclamando la verità ed è per questo che possono fare i miracoli che noi vediamo’ (Agostino di Ippona, La Città di Dio, Libro XXII, cap. IX, X).

Confutazione

I santi che sono in cielo non pregano per noi

La dottrina dell’intercessione dei santi che sono in cielo è una menzogna, perché come Maria non può mediare fra Dio e gli uomini, così neppure possono mediare i santi che sono in cielo a favore di coloro che sono sulla terra perché essi non possono in alcuna maniera ascoltare le preghiere che gli uomini fanno loro. Il passo della Scrittura preso dai teologi romani per sostenere che essi sono dei mediatori, non fa riferimento a loro preghiere a favore di quelli che sono sulla terra, ma fa riferimento alle preghiere dei santi che sono sulla terra fatte a Dio, le quali salgono a Lui come un profumo d’odore soave. Per quanto riguarda il sogno riferito da Giuda Maccabeo é una menzogna che non ha nulla a che fare con la verità. Mediante il racconto di questo sogno lo scrittore di questo libro è riuscito ad introdurre in seno a molti uomini la falsa dottrina che i morti intercedono per i vivi ed é riuscito così a fare dimenticare a molti uomini il nome del Signore e la sua parola. Ma quello di raccontare sogni falsi per traviare il popolo di Dio è un’arte seduttrice dell’errore che veniva esercitata già durante la vita degli antichi profeti infatti Dio dice in Geremia: “Ecco, dice l’Eterno, io vengo contro quelli che profetizzano sogni falsi, che li raccontano e traviano il mio popolo con le loro menzogne e con la loro temerità…” (Ger. 23:32). Questo esempio ci serve a noi tutti a comprendere come il diavolo riesce ad introdurre delle eresie in seno al popolo di Dio anche servendosi del racconto di sogni; per questo é necessario essere prudenti ed esaminare accuratamente mediante le Scritture i sogni che si hanno o che altri dicono di avere avuto, per evitare di accettare un sogno che va contro la Parola di Dio. Nel corso dei secoli, sono sorti molti falsi profeti che con le loro visioni e i loro sogni hanno sedotto tanti credenti facendogli credere la menzogna, perciò state in guardia fratelli ed esaminate attentamente sia i sogni che le visioni che udite o che vedete; accettateli quando sono veraci e confermano pienamente la verità, ma rigettateli senza esitare quando si oppongono alla sacra Scrittura. Per ciò che riguarda poi le parole di Agostino relativamente all’intercessione dei santi in favore dei vivi bisogna dire che quest’uomo errò grandemente.

La Scrittura ci insegna che noi credenti ci dobbiamo rivolgere in preghiera a Dio. Ecco alcuni passi che attestano ciò: “Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie” (Fil. 4:6); e: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15); ed ancora: “Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io v’esaudirò” (Ger. 29:12). E che ogni volta che lo preghiamo dobbiamo farlo nel nome di Gesù Cristo, ossia appoggiandoci sulla sua mediazione perché lui è il solo mediatore tra Dio e noi secondo che è scritto: “V’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo..” (1 Tim. 2:5), e: “Quel che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov. 14:13), ed anche: “In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio: chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa” (Giov. 16:23,24), ed ancora: “…affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia” (Giov. 15:16). Quindi è contrario alla sana dottrina sia rivolgersi in preghiera ai santi che sono in cielo e sia pregare Dio appoggiandoci sulla loro mediazione. Se i santi che sono in cielo potessero ascoltare le preghiere di milioni di persone sparse sopra la faccia della terra, ciò significherebbe che essi sono in grado di venire a conoscenza diretta dei nostri bisogni il che va apertamente contro la Scrittura che insegna che coloro che sono morti e sono andati ad abitare in cielo con il Signore sono delle creature di Dio che non sanno nulla di ciò che accade sulla terra e non vedono quello che vi succede secondo che è scritto: “I morti non sanno nulla” (Eccl. 9:5), ed anche: “Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce” (Is. 63:16). E se essi potessero intercedere per noi che siamo sulla terra ciò significherebbe che in cielo ci sono tanti mediatori il che va contro la Parola di Dio che dice che tra Dio e gli uomini c’è un solo mediatore e cioè Gesù Cristo (cfr. 1 Tim. 2:5). I Cattolici romani definendo i santi che sono in cielo dei potenti intercessori in realtà sminuiscono e fanno passare per irrilevante la mediazione che Gesù Cristo compie alla destra del Padre in favore dei suoi discepoli sulla terra.

Il modo in cui i teologi papisti sostengono la loro devozione a Giuseppe è un esempio che mostra cosa significa interpretare arbitrariamente la Parola di Dio

Avete notato con quale astuzia i teologi cattolici, per sostenere la devozione a Giuseppe, riescono a fare dire alla Parola di Dio quello che essa non dice? Così facendo, essi dimostrano di non essere da meno dei seguaci di Russell o di altri impostori che hanno interpretato allegoricamente ma malamente alcuni passi della Scrittura per fini disonesti. Innanzi tutto voglio che notiate che questi passi sono stati citati malamente dal Perardi infatti egli dice che nel primo sogno i covoni dei fratelli di Giuseppe adorarono quello di Giuseppe, e nel secondo che il sole la luna e le undici stelle lo adorarono, il che non è vero perché nella Scrittura é scritto che i covoni dei suoi fratelli s’inchinavano dinanzi al suo e che il sole la luna e le undici stelle gli s’inchinavano dinanzi. Il Perardi dice che i fratelli di Giuseppe non intesero la realtà di cui il secondo sogno di Giuseppe era figura, senza rendersi conto che anche lui dando questa sua interpretazione a questo sogno dimostra di non avere affatto capito il significato del sogno di Giuseppe! Ci troviamo davanti ad un’ennesima prova di come il cosiddetto magistero cattolico sia nell’errore e di come dà il significato allegorico che vuole alla Parola di Dio per sostenere le sue eresie. Noi ci limitiamo a dire che il significato allegorico dato dal Perardi ai due sogni che ebbe Giuseppe è follia!

Ma ho voluto citarvi questa loro fantasiosa interpretazione data ai due sogni di Giuseppe, figlio di Giacobbe, anche per farvi comprendere come sia sufficiente dare un significato allegorico sbagliato a qualche Scrittura per creare una falsa dottrina o per confermarne una già esistente. Nel corso dei secoli sono stati tanti i significati allegorici dati arbitrariamente a molti passi della Scrittura e per mezzo di essi molti falsi dottori sono riusciti ad introdurre o confermare in seno alla Chiesa di Dio degli insegnamenti contrari alla sana dottrina. La chiesa romana è stata sempre feconda di cosiddetti dottori che hanno introdotto e confermato le più strane dottrine per mezzo appunto di significati allegorici; essa è bene esercitata in questa arte seduttrice dell’errore avendola collaudata adeguatamente nel corso dei secoli precedenti. Fratelli, state in guardia dalle sue artificiose interpretazioni dietro le quali si nasconde l’astuzia del serpente antico. Ed infine voglio dire che è veramente follia dichiarare Giuseppe, che è una creatura, il patrono della Chiesa, perché la Chiesa ha già il suo patrono che è Dio, l’Onnipotente, l’Onnisciente e l’Onnipresente. Egli è Colui che la protegge difatti Paolo dice: “Ma il Signore è fedele, ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno” (2 Tess. 3:3), e Isaia che Dio è colui “che difende la causa del suo popolo” (Is. 51:22) e Pietro afferma che Dio ha cura di noi (cfr. 1 Piet. 5:7) quindi ci protegge pure. E potrei proseguire citando molti altri passi ma mi fermo qui.

Coloro che la chiesa cattolica romana fa santi non erano altro che dei peccatori che ora sono all’inferno

Ora, dopo avere dimostrato che i santi che sono in cielo non possono intercedere per gli uomini sulla terra, e che quindi è del tutto inutile invocarli, voglio dire chi sono questi santi così chiamati dai Cattolici. Badate che da queste considerazioni che sto per fare sono esclusi i santi tradizionali, vale a dire, Paolo, Pietro, Giovanni e tutti gli altri santi di cui parla la Scrittura, e tutti quei santi che dopo la morte degli apostoli, quantunque non annullarono il Vangelo come fa la chiesa cattolica romana, furono dichiarati santi dai papi e inseriti nel canone dei santi. Dalle parole del catechismo prima citate a proposito della canonizzazione si comprende chiaramente che secondo la chiesa romana sono santi solo una parte di coloro che dicono di credere, e già questa è una menzogna perché secondo la Scrittura tutti coloro che hanno creduto nel Signore Gesù sono dei santi perché sono stati “santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebr. 10:10); essi sono stati santificati da Cristo, Dio benedetto in eterno, già sulla terra e non hanno perciò bisogno di essere dichiarati santi dopo morti da qualche autorità ecclesiastica. Ma poi bisogna dire che il defunto viene dichiarato santo dal cosiddetto papa se viene riconosciuto essere stato un fedele Cattolico romano, quindi se viene riconosciuto che durante la sua vita si attenne scrupolosamente alla tradizione cattolica romana, il che equivale a dire che sarà dichiarato santo se pregava Maria e l’adorava, se riconosceva il cosiddetto papa come capo della Chiesa, i vescovi come pastori istituiti da Cristo, se si sforzò di guadagnarsi il paradiso con le opere giuste, se avversò quindi fortemente i Protestanti, e così via dicendo [8]. Alcuni esempi che dimostrino ciò? Roberto Bellarmino, che durante la sua vita fu uno dei più strenui difensori delle eresie della chiesa romana e uno dei più forti oppositori del protestantesimo, dopo la sua morte fu dichiarato santo da Pio XI nel 1930. Ma oltre a Bellarmino si può pure citare Alfonso De Liguori grande adoratore di Maria, autore dell’infame libro Le glorie di Maria, fatto santo nel 1839 da Gregorio XVI. Ed infine il cardinale Carlo Borromeo (1538-1584), fatto santo da Paolo V nel 1610, di cui viene detto che fu uno dei più spietati persecutori dei Protestanti, quale consigliere intimo ed ascoltato dei seguenti tre papi sanguinari: Pio IV (1559-1565), che fece massacrare centinaia di Valdesi nelle Calabrie; Pio V (1566-1572), che incitò Carlo IX a massacrare gli Ugonotti in Francia e fece ardere in Italia Paleario e Carnesecchi; e Gregorio XIII (1572-1585) che si rallegrò dell’avvenuta strage degli Ugonotti e fece coniare una medaglia in ricordo di quel evento così lieto per il papato. Quindi, si giunge alla conclusione che tutti quei santi che vengono riconosciuti tali e canonizzati perché hanno ubbidito in tutto e per tutto alla dottrina della chiesa romana non erano altro che dei peccatori che dopo morti sono andati subito all’inferno a piangere e stridere i loro denti in mezzo all’ardente fuoco in attesa del giorno del giudizio in cui saranno condannati. (Non possiamo però escludere che tra costoro alcuni in punto di morte hanno rigettato le eresie papiste e si sono pentiti dai loro peccati ed accettato il Signore e quindi sono morti santificati da Dio; in questi casi il nostro suddetto discorso non vale per loro). Certamente tra coloro canonizzati santi dai papi non ci sono uomini che mentre erano in vita (mi riferisco soprattutto al periodo che va dal quattordicesimo secolo fino ad ora) erano contro la dottrina che dice che la giustificazione si ottiene per opere e non per fede soltanto, contro il primato del cosiddetto papa, contro la preghiera rivolta a Maria, contro la messa come la ripetizione del sacrificio di Cristo, contro il purgatorio, contro le indulgenze, contro il culto delle loro cosiddette immagini sacre o contro tante e tante altre cose storte che la chiesa romana insegna e fa praticare (insomma contro il cattolicesimo romano), perché questi ultimi sono da essa definiti e ricordati come eretici, come seduttori, come nemici della Chiesa. A conferma di ciò sottopongo alla vostra attenzione alcune parole del decreto emanato dal concilio di Costanza nel 1415 contro Giovanni Wycliffe: ‘In questi nostri tempi l’antico e invidioso nemico ha suscitato nuove battaglie, affinché quelli che sono approvati siano resi manifesti. Loro capo e condottiero fu un tempo il falso cristiano Giovanni Wycliffe. Mentre viveva egli affermò pertinacemente e insegnò contro la religione cristiana e la fede cattolica molti articoli (….) Per autorità del concilio romano e per ordine della chiesa (..) si è proceduto alla condanna di Wycliffe e della sua memoria (…) questo santo sinodo dichiara, definisce e sentenzia che Giovanni Wycliffe è stato eretico notorio e ostinato, e che è morto nell’eresia: lo anatematizza e condanna la sua dottrina. Stabilisce e ordina inoltre che vengano esumati il suo corpo e le sue ossa, se è possibile distinguerli dai corpi degli altri fedeli, e vengano gettati lontano dal luogo della sepoltura ecclesiastica, secondo le legittime sanzioni del diritto canonico’ (Concilio di Costanza, Sess. VIII). Ma che disse e fece di male quest’uomo per attirarsi anche dopo la sua morte la maledizione della chiesa romana? Giovanni Wycliffe (1320-1384) durante la sua vita disse tra le altre cose che il papa non era né il vicario di Cristo e neppure il capo della Chiesa di Dio, che la dottrina della transustanziazione era falsa, che Cristo non aveva istituito la messa, che non bisognava credere nelle indulgenze del papa; e poi tradusse il Nuovo Testamento in inglese per metterlo alla portata del popolo. Ma di uomini che verranno sempre ricordati dal papato come eretici e seduttori per cui non c’è la benché minima speranza che siano canonizzati santi, ma che in realtà erano dei santi se ne potrebbero citare molti altri. Come potete ben comprendere ci sono dei giusti che vengono ricordati dalla chiesa romana come se durante la loro vita avessero fatto l’opera dei malvagi, e ci sono molti malvagi che essa ricorda con grande rispetto come se essi durante la loro vita fossero stati dei veri santi. Basta vedere nell’elenco dei santi della chiesa cattolica romana per accorgersi come essa ha dichiarato santi tanti uomini malvagi, arroganti, ecc. Noi credenti quindi non possiamo metterci a chiamare santi uomini e donne che hanno vissuto tutta una vita in ribellione alla Parola di Dio per ubbidire alla tradizione cattolica romana e che adesso sono nelle fiamme dell’Ades. Non possiamo accettare né queste loro canonizzazioni, e neppure il fatto che essi vengano dichiarati degni di essere invocati e pregati [9].

O Cattolici romani, rientrate in voi stessi, pentitevi dei vostri peccati davanti a Dio e credete nel suo Figliuolo e sarete all’istante resi santi dall’Iddio vivente. Sarete così aggiunti al numero dei veri santi che solo Dio conosce e che dopo morti vanno in cielo. Comprenderete allora come questa canonizzazione papale non è altro che una menzogna che serve per altro alla cosiddetta sede apostolica ad arricchirsi perché dovete sapere che per fare dichiarare santo qualcuno dal papa occorre pagare molti e molti soldi. Considerate per un momento questo: Dio per santificare qualcuno non chiede soldi ma lo fa gratuitamente, la curia romana invece per fare santo qualcuno vuole del denaro. Ma soprattutto considerate che coloro che Dio santifica sono dei veri santi, mentre coloro che canonizza santi il papa sono dei peccatori dimoranti all’inferno fatti passare santi sulla terra. Ah, se questi uomini potessero uscire dall’inferno e tornare sulla terra! Dichiarerebbero al mondo intero che essi erano all’inferno a soffrire pene indicibili mentre sulla terra erano fatti passare per dei potenti intercessori presso Dio!

I protettori dei Cattolici romani non proteggono proprio nessuno

Abbiamo visto quali sono (una parte) i protettori dei Cattolici romani. Dobbiamo quindi affermare che nella teoria i Cattolici dicono di credere in Dio ma nella pratica dimostrano che loro Dio non lo conoscono, non lo reputano potente da soccorrerli in nessuna delle loro necessità; in verità il popolo cattolico romano è stato ingannato dalla curia romana. Eccole le prove che dimostrano quanto idolatri e superstiziosi siano i Cattolici; sono come gli antichi pagani che avevano un dio da invocare in ogni loro distretta, e poi ci vengono a dire di essere dei Cristiani! e si offendono pure se non gli diamo ragione. Ma come gli si può dare ragione dinanzi a queste ulteriori prove comprovanti la loro estraneità alla vita di Dio? E poi i teologi papisti affermano che codesta tradizione di invocare i loro santi nelle diverse distrette fa parte della rivelazione di Dio? Ma come si permettono di dire che Dio abbia rivelato delle tali aberrazioni? Il nostro Dio è vivente, il suo orecchio non è troppo duro per udire, il suo braccio è potente da soccorrere chiunque lo invoca in qualsiasi distretta si trovi, la sua mano non è troppo corta per salvare; é Lui che si deve invocare nella distretta, é in Lui che bisogna avere piena fiducia, non nei santi che sono in cielo. Perché essi non possono proteggere proprio nessuno dai pericoli perché a questo, cioè a proteggere i fedeli, sono preposti gli angeli di Dio secondo che é scritto: “Gli Angeli del Signore sono accampati intorno a quelli che lo temono, E li liberano” (Sal. 34:7 Diod.), ed ancora: “Egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie” (Sal. 91:11) [10]. O uomini che professate la religione cattolica romana quando rientrerete in voi stessi e vi volgerete al Signore per ottenere il suo perdono ed il suo aiuto? Smettete di invocare i morti; invocate l’Iddio vivente e vero mentre Egli è vicino; smettete di cercare il favore di Tizio e di Caio che sono morti e sepolti e non possono fare nulla per voi e mettetevi a cercare il Signore mentre lo si può ancora trovare. Salvatevi da questa assemblea pseudocristiana!

Il nostro protettore, guaritore e soccorritore

Noi credenti abbiamo come protettore il Signore Iddio Onnipotente, l’Eterno degli Eserciti, il Creatore di tutte le cose, il Santo; in Lui ci siamo rifugiati; sotto le sue ali ci sentiamo sicuri perché è scritto: “Poiché tu hai detto: O Eterno, tu sei il mio rifugio; tu hai preso l’Altissimo per il tuo asilo, male alcuno non ti coglierà, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie” (Sal. 91:9-11), ed anche: “L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. L’Eterno ti proteggerà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno” (Sal. 121:5-8). Sempre lui è il nostro guaritore, perché è scritto: “Egli è quel… che sana tutte le tue infermità” (Sal. 103:3), perciò Lui invochiamo nelle nostre infermità, come fece il profeta Geremia dicendo: “Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito” (Ger. 17:14). Ed infine nelle nostre molteplici necessità, o in mezzo a delle calamità è sempre Lui colui che invochiamo; per ritrovare cose perdute, per trovare moglie o marito, per avere bambini quando essi non vengono, per trovare casa, per trovare lavoro, e per ogni altro bisogno invochiamo il nostro Dio perché lui ci ha detto: “Invocami nel giorno della distretta; io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:15). Noi abbiamo un grande Iddio di cui abbiamo sperimentato la fedeltà in tutte le nostre distrette; in verità ciascuno di noi può e deve dire, come Davide, “quest’afflitto ha gridato, e l’Eterno l’ha esaudito e l’ha salvato da tutte le sue distrette” (Sal. 34:6).

A Dio che ci libera da tutte le nostre distrette, sia la gloria, l’onore e la lode in eterno. Amen.

La venerazione delle reliquie è idolatria

Eccoci ad un’altra pratica della chiesa romana che è da riprovare perché menzogna: la venerazione dei corpi dei morti o di alcuni loro resti che essi dicono reliquie. Cominciamo col dire che non è vero che i corpi che essi dicono di venerare siano stati i corpi di uomini veramente santi perché come abbiamo visto per santo la Parola di Dio non intende un uomo che abbia esercitato ‘virtù eroiche’ per guadagnarsi per mezzo di esse il paradiso (perché un tale, secondo la Scrittura, è un peccatore), ma un uomo che ha creduto nel Signore ed é stato giustificato per grazia e santificato mediante lo Spirito Santo. Vi ricordo a tale proposito che Paolo quando scrisse ai santi di Corinto si rivolse a tutti loro come “ai santificati in Cristo Gesù” (1 Cor. 1:2), e che disse a tutti loro che avevano creduto: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor. 3:16). Quindi è errato pensare che esista una categoria di persone che dopo che sono morte si possono dichiarare santi perché hanno compiuto delle opere di carità a favore dei deboli al fine di guadagnarsi la vita eterna. Ma noi diciamo pure che quand’anche colui che è morto sia stato durante la sua vita un vero santo, cioè un credente in Cristo Gesù che è stato d’esempio ai credenti perché ha imitato Cristo Gesù, il suo corpo non deve essere affatto venerato come non deve essere affatto visitata periodicamente la sua tomba come se su di essa si potesse ottenere qualche grazia. Questo lo diciamo fondandoci sul fatto che i santi antichi quando morivano dei loro confratelli non cominciavano a venerare per nulla i loro corpi. Ecco alcuni passi della Scrittura che attestano ciò.

Quando morì Giovanni il Battista, (di cui la Scrittura dice che mentre era in vita Erode aveva soggezione “sapendolo uomo giusto e santo” (Mar. 6:20), e che era stato ripieno dello Spirito Santo sin dal seno di sua madre [cfr. Luca 1:15]) i suoi discepoli “andarono a prendere il suo corpo e lo deposero in un sepolcro” (Mar. 6:29); ma non é che i suoi discepoli da allora cominciarono a venerarne il corpo decapitato andando al sepolcro a pregare.

Stefano era un uomo pieno di Spirito Santo che faceva gran segni e prodigi fra i Giudei, e quando morì lapidato dai Giudei avvenne che “degli uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio di lui” (Atti 8:2). Ecco che cosa é lecito fare per un morto; seppellirlo con onore e fare cordoglio per lui, ma niente di più.

Andare al sepolcro dove è seppellito un credente che visse santamente colla convinzione che toccando la sua tomba si possa ottenere una grazia da Dio è solo superstizione, quindi un sentimento che non procede da Dio. Un credente ci può aiutare mentre è in vita facendoci del bene, pregando per noi ecc., ma una volta che egli muore non è più in grado di fare alcun ché di buono in nostro favore perché se ne va in cielo alla presenza del Signore: per questo è del tutto illusorio affidarsi a sue presunte intercessioni presso Dio o credere che egli può fare dei miracoli a pro dei viventi anche da morto. Noi dobbiamo venerare l’Iddio che ha dimorato nel corpo dei santi e non i loro corpi morti che hanno veduto la corruzione.

Alcune parole a proposito dell’interpretazione data a certi passi della Scrittura per sostenere la venerazione delle reliquie

Per quanto riguarda la prima Scrittura, citata dai teologi papisti a conferma della venerazione delle reliquie, bisogna dire che il morto fu gettato nel sepolcro di Eliseo da coloro che lo dovevano seppellire per il fatto che furono presi dalla paura di una banda di Moabiti che essi videro lì nei pressi. Quindi il morto non fu portato da quegli uomini e messo in quel sepolcro perché essi erano convinti che se gli avessero fatto toccare le ossa del corpo del profeta Eliseo esso sarebbe tornato in vita. Possiamo dire quindi che questo avvenne ‘per caso’. E’ bene precisare però che noi non crediamo nel caso come la gente del mondo perché Gesù ha detto che non può cadere a terra un solo passero senza la volontà di Dio, perciò crediamo che questo fatto avvenne per volontà di Dio. Ma anche se quel morto risuscitò per la volontà e la potenza di Dio quando toccò le ossa del profeta Eliseo, noi non siamo autorizzati dalla Parola a portare i nostri morti presso il sepolcro di qualche ministro di Dio che sulla terra guariva gli ammalati per farglieli toccare perché così risusciteranno. Noi non attribuiamo nessuna virtù soprannaturale a nessun corpo morto di qualsiasi ministro di Dio; noi non attribuiamo nessuna virtù particolare a parti del suo corpo, alla sua cenere o ad oggetti da lui lasciati sulla terra perché non siamo persone superstiziose. Noi non crediamo, come invece lo credeva Agostino, che Dio conceda dei benefici agli uomini tramite le reliquie di un suo santo uomo in virtù della sua intercessione.

Per quanto riguarda la seconda Scrittura citata dai teologi papisti bisogna dire che noi crediamo che anche oggi in particolari casi, quando lo vuole Dio, mediante un grembiule o un asciugatoio, che é stato sul corpo di un ministro del Vangelo che ha doni di guarigioni o il dono di potenza d’operare miracoli, posto sul corpo di infermi essi possano guarire mediante la loro fede nel Signore e per la potenza di Dio: (sia ben chiaro però che noi, benché crediamo questo, non siamo di quelli che pregano sui fazzoletti o chiedono ai credenti di portare dei vestiti dei malati per pregare sui vestiti). Ma da qui a dire veneriamo i corpi dei santi morti ‘perché per mezzo dei residui dei loro corpi che noi diciamo reliquie, Dio concede agli uomini non pochi benefizi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 285) ci passa una grandissima differenza.

Per riassumere diciamo quindi che non si devono assolutamente venerare i corpi o parte dei corpi od oggetti di credenti morti pensando che per mezzo di essi Dio conceda delle guarigioni perché questo comportamento è idolatrico. Dio nella sua Chiesa ha stabilito i miracoli e i doni delle guarigioni e dice che se uno è malato deve chiamare gli anziani della Chiesa affinché preghino su lui ungendolo d’olio nel nome del Signore. Egli non dice all’ammalato di andare a visitare la tomba o la reliquia di un suo servo morto, ma gli ordina di aver fede in Lui per ricevere la guarigione. Guarigione che otterrà non per l’intercessione in cielo di qualche santo ma solo per la mediazione di Gesù Cristo che è alla destra di Dio perché è nel suo nome che gli anziani pregano sull’ammalato o che altri credenti pregano Dio di guarirlo.

Badate a voi stessi fratelli perché la venerazione delle reliquie dei santi è collegata alla dottrina dell’intercessione dei santi in cielo: sono due cose inseparabili. Chi venera le reliquie di qualcuno morto crede pure che quel morto prega Dio per lui; e chi si mette a credere che i morti intercedono per i vivi si mette pure a venerare le loro reliquie. E tutto questo porta l’uomo a non appoggiarsi sulla mediazione di Gesù Cristo, il Vivente, a non ritenere che essa sia sufficiente per ottenere la guarigione. Gesù Cristo è risorto, è in cielo con il suo corpo, per la fede nel suo nome si riceve la guarigione come qualsiasi altro beneficio di Dio. Abbiate piena fiducia in Dio Padre ed anche nel suo Figliuolo Gesù che prega per noi alla sua destra.

La seduzione perpetrata per mezzo delle reliquie

Satana è riuscito a sedurre moltitudini di persone anche mediante la venerazione delle reliquie insegnata dai Cattolici. Oggi ci sono un pò da per tutto santuari cattolici, basiliche e altri luoghi di culto della chiesa cattolica, dove è detto vengono custodite ogni sorta di reliquie, dai capelli, la mascella, il braccio, la testa di diversi loro cosiddetti santi o qualche loro oggetto, a pezzi di legno che vengono fatti credere residui della croce su cui fu crocifisso Gesù. Tutto questo ha portato molte persone a offrire il loro culto alle reliquie e difatti ci sono le funzioni religiose in onore di esse. Basti ricordare una per tutte e cioè quella che ogni anno ha luogo nella basilica che porta il nome di Pietro a Roma in onore della ‘cattedra di Pietro’. Pensate che i Cattolici per sostenere che l’apostolo Pietro ha esercitato l’ufficio di papa a Roma hanno fatto spuntare pure la sedia con spalliera sulla quale Pietro si sarebbe seduto quando presiedeva le raunanze della Chiesa! Ma a Roma non c’é solo ‘la cattedra di Pietro’ ma anche le catene con cui Pietro fu legato (con una in Gerusalemme per ordine di Erode e con l’altra in Roma per ordine di Nerone), il carcere dove egli fu messo ed anche la tomba in cui egli sarebbe sepolto; insomma c’é tutto quello che serve ai Cattolici per attestare con certezza che Pietro venne in Roma (della sua venuta a Roma ne parla la tradizione ma non la sacra Scrittura) e ad avvalorare la loro favola artificiosamente composta sul papato di Pietro a Roma. Che cosa ci insegna tutto questo? Che quello delle reliquie è un potente strumento nelle mani di Satana per fare credere ogni sorta di leggende alle persone.

A molti Cattolici non importa proprio nulla se la Scrittura tace attorno a molte cose o dice il contrario di quello che la loro tradizione secolare dice; essi si fanno forti del fatto che esiste una storia a riguardo di un pezzo di legno o di un pezzo di carne putrefatta o di un osso o di qualcosa d’altro ed in quella credono ciecamente senza mettere in discussione la cosa.

Ma noi diciamo: quand’anche Pietro fosse stato a Roma, quand’anche la Scrittura avesse detto che egli predicò il Vangelo in questa città e anche il luogo preciso dove egli poi sarebbe stato messo a morte, ma che privilegi avrebbe mai potuto conferire tutto ciò alla Chiesa di Roma? Che superiorità avrebbe mai potuto reclamare la Chiesa di Roma sulle altre chiese? Ma quali virtù soprannaturali avremmo potuto attribuire alla sua tomba?

Agli oggetti che gli uomini di Dio hanno lasciato sulla terra non bisogna dare quell’importanza che non hanno; e non bisogna attribuirgli neppure poteri soprannaturali, perché in questo caso si farebbe posto pian piano al diavolo che sa come sfruttare le debolezze dei mortali.

– IL CULTO AGLI ANGELI

La dottrina dei teologi papisti

Gli angeli vanno invocati perché pregano per noi assieme a Maria e ai santi. Il catechismo romano afferma: ‘Invochiamo anche la Madonna, gli Angeli e i Santi perché, essendo cari al Signore e pietosi verso di noi, ci aiutino nelle nostre domande con la potente intercessione. (…) Gli Angeli e i Santi sono potenti intercessori presso Dio, perché suoi servi fedeli, anzi amici prediletti’ (ibid.,pag. 604) [11]. Oltre a Maria e ai santi quindi – secondo la teologia papista – anche gli angeli vanno invocati perché sono degli intercessori presso Dio. E a loro viene rivolto un culto: gli angeli custodi sono festeggiati il 2 Ottobre. E per sostenere che gli angeli pregano per noi che siamo sulla terra, i teologi romani prendono queste parole del profeta Zaccaria: “Allora l’angelo dell’Eterno prese a dire: ‘O Eterno degli eserciti, fino a quando non avrai tu pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei stato indignato durante questi settant’anni? E l’Eterno rivolse all’angelo che parlava meco, delle buone parole, delle parole di conforto” (Zacc. 1:12,13).

Confutazione

Gli angeli del Signore non vanno invocati

La sacra Scrittura dice che “gli Angeli del Signore sono accampati intorno a quelli che lo temono E li liberano” (Sal. 34:7 Diod.), e che perché noi abbiamo preso Dio per nostro rifugio Egli comanderà ai suoi angeli di guardarci in tutte le nostre vie (cfr. Sal. 91:11). Ma in nessun punto essa dice che noi dobbiamo invocare gli angeli perché essi intercedono presso Dio in favore nostro. E questo sempre per lo stesso motivo già esposto prima; perché tra Dio e gli uomini c’è solo un mediatore, cioè Gesù Cristo. E la Scrittura non dice neppure che noi dobbiamo rendere il culto agli angeli, anzi essa ci mette in guardia da questo culto agli angeli con queste parole: “Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale” (Col. 2:18). Gli angeli non sono degni di ricevere il nostro culto perché solo Dio è degno di essere adorato: abbiamo una conferma di ciò anche nelle seguenti parole di Giovanni: “E io, Giovanni, son quello che udii e vidi queste cose. E quando le ebbi udite e vedute, mi prostrai per adorare ai piedi dell’angelo che mi avea mostrate queste cose. Ma egli mi disse: Guàrdati dal farlo: io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli, i profeti, e di quelli che serbano le parole di questo libro. Adora Iddio” (Ap. 22:8,9). Sappiamo bene che i Cattolici dicono: ‘Ma noi non li adoriamo, li veneriamo, cioè li onoriamo…’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 282), ma i fatti dimostrano che la loro cosiddetta venerazione verso gli angeli non è altro che una vera e propria adorazione; perciò è fondata l’accusa di idolatria che gli viene rivolta. Per ciò che riguarda le parole di Zaccaria, bisogna dire che l’angelo dell’Eterno menzionato era il Figlio di Dio che ancora non aveva preso la nostra natura umana; perciò queste parole semmai confermano l’intercessione del Figlio di Dio e non quella degli angeli che sono solo delle creature.

– LE STATUE E LE IMMAGINI

La dottrina dei teologi papisti

Le sacre immagini vanno esposte per la venerazione. Dio gradisce il culto alle immagini perché davanti ad esse avvengono dei miracoli. Il concilio di Nicea II, che fu convocato dall’imperatrice Irene, decretò: ‘Noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini’ (Concilio di Nicea II). Per dimostrare che la chiesa cattolica non fa nulla di male nel fare queste immagini e statue ed esporle alla venerazione dei fedeli i teologi papisti fanno presente che Mosè fece dei cherubini d’oro per porli sull’arca e un serpente di rame che pose su un antenna.

Il culto del sacro cuore di Gesù. L’origine di questa devozione al cuore di Gesù è strettamente collegata alle visioni che ebbe una certa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) perché esse servirono ai Gesuiti come appoggio per divulgare questo culto al cuore di Gesù. Questa giovane raccontò che le era apparso Gesù Cristo sopra l’altare, che egli s’era aperto il petto e le aveva mostrato il cuore tra le fiamme, circondato da una corona di spine, squarciato da una ferita e con sopra una piccola croce; insomma quel cuore che oggi è riprodotto in milioni di immagini e su milioni di medaglie. In un’altra apparizione, avuta tempo dopo, ella disse che Gesù le chiese il culto pubblico, con l’istituzione di una festa riparatrice e le indicò come collaboratore Claudio de La Colombière, un Gesuita che era il suo confessore. E fu appunto questo de La Colombière che, spinto da grande zelo, riuscì a diffondere, vivente ancora Alacoque, il culto al cuore di Gesù tra molte persone. Ancora oggi il culto al sacro cuore di Gesù è molto diffuso, soprattutto tra le donne, che più degli uomini vengono colpite nell’immaginazione e nei sensi da questa immagine del cuore di Gesù coronato di spine. Ma come giustificano questo culto al cuore di Gesù i teologi cattolici? In questa maniera: ‘Il suo cuore perciò, considerato unito alla persona divina, è degno di adorazione, la quale termina alla persona stessa di Gesù (….) Oggetto proprio del culto quindi non è solo il cuore fisico, né solo l’amore, ma il cuore fisico come simbolo dell’amore (…) Il cuore infatti è stato sempre preso come simbolo dell’amore (…) Comunemente con l’espressione Sacro Cuore si suole significare tutta la persona di Gesù…’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 4, 1062).

Il culto della croce. L’Enciclopedia Cattolica afferma che il culto della croce ‘è fondato sulla stretta appartenenza che essa ha con la divina persona del Redentore’ (ibid., vol. 4, 959). La chiesa cattolica romana ha istituito due feste in onore della croce; il 3 Maggio e il 14 Settembre. Il ‘Venerdì santo’ essa l’adora con le parole: ‘Ecce lignum crucis’ (Ecco il legno della croce); ‘Venite, adoremus’ (Venite e adoriamo), ‘Crucem tuam adoramus, Domine’ (Adoriamo la tua croce o Signore). Questa sua adorazione rivolta alla croce è stata chiaramente sostenuta da Tommaso D’Aquino il quale disse: ‘La croce stessa sulla quale Cristo fu confitto, merita il nostro culto (….) perché ci rappresenta la figura di Cristo disteso su di essa, e perché venne a contatto con le membra di lui e fu bagnata dal suo sangue. Per ambedue i motivi viene adorata con il medesimo culto reso a Cristo, cioè con il culto di latria’ (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q. 25).

Nel Nuovo Manuale del Catechista si può leggere: ‘Che Dio poi gradisca questo culto è provato da tanti miracoli che si sono operati dinanzi alle sacre immagini; quanti quadretti dinanzi ad esse, segno di riconoscenza’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 288).

Confutazione

Le cosiddette immagini e statue sacre sono degli idoli e la cosiddetta venerazione alle immagini e alle statue è idolatria

Noi con i nostri occhi e con le nostre orecchie siamo testimoni in questa nazione della grande idolatria che questa cosiddetta chiesa perpetra dovunque, infatti le statue e le immagini raffiguranti Maria o qualche altro personaggio del passato sono diffuse da per tutto in questa nazione e non danno segno di diminuire anzi sono in continuo aumento sotto la spinta di guide accecate dalle tenebre che preferiscono osservare la loro tradizione anziché la Parola di Dio. Davanti a questi spauracchi dei loro idoli che non hanno in loro nessun soffio vitale e non hanno il potere di soccorrere quelli che li invocano, sono in molti che si prostrano ad adorarli e pregarli. Ma i Cattolici dicono che non adorano le statue e le immagini ma le venerano, anzi che neppure le venerano le immagini materiali ma venerano chi esse rappresentano; ecco come si esprime il Perardi nel suo manuale: ‘Similmente veneriamo le immagini dei Santi; veneriamo e non adoriamo, e neppure non veneriamo l’immagine materiale in sé ma il Santo o la Madonna in essa rappresentati’ (ibid., pag. 287-288). Ma questa cosiddetta venerazione resa al personaggio rappresentato dalla scultura o dal dipinto di cui essi parlano, non è altro che uno dei tanti sofismi di cui la curia romana si usa per ingannare sia i Cattolici romani che coloro che non lo sono, infatti così parlando (cioè usando la parola venerazione al posto di quella di adorazione) la curia romana riesce a camuffare l’idolatria e a farla passare semplicemente per un onore. In effetti non è vero che la chiesa romana non venera le immagini materiali ma bensì le persone che esse rappresentano perché il loro secondo concilio di Nicea afferma quanto segue: ‘L’onore reso all’immagine, infatti, passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto’ (Concilio di Nicea II; in Decisioni dei Concili Ecumenici, Torino 1978, pag. 204). Anche Tommaso D’Aquino conferma ciò quando a proposito dell’immagine di Cristo afferma: ‘Noi invece onoriamo con culto di latria le immagini di Cristo che è vero Dio, non per le immagini stesse, ma per la realtà che raffigurano..’ (Tommaso d’Aquino, op. cit., III, q. 25). Quindi, in realtà questa venerazione resa alle statue e alle immagini rappresentanti Cristo, Maria o qualche altra persona non è altro che una vera e propria adorazione resa alla statua e all’immagine non importa chi essa rappresenta.

Vediamo ora innanzi tutto cosa dice la Parola di Dio a riguardo delle statue e delle immagini della chiesa cattolica romana e del culto che gli viene reso da essa. Dio dice: “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti” (Es. 20:4-6). Questo é il secondo comandamento dato da Dio a Mosè sul monte Sinai. Perciò, secondo la Scrittura peccano sia coloro che le costruiscono queste statue e immagini e sia coloro che le servono. Che poi queste statue vengono servite dai Cattolici romani è una cosa manifesta che non può essere smentita perché essi accendono davanti ad esse delle candele, le puliscono con cura quando hanno bisogno di pulizia, le vestono di sfarzosi paramenti, le adornano di gioielli, le portano su dei piedistalli nelle loro periodiche processioni, e dedicano loro frutta, dolci, ed altre cose. Anche le immagini che essi hanno fatto sono da loro servite perché essi davanti ad esse recitano le loro preghiere, si fanno il segno della croce, si prostrano, accendono i loro ceri, mettono i loro fiori. Oltre a tutto ciò, come detto sopra, dinanzi ad esse i Cattolici romani si prostrano con somma riverenza e le adorano e le pregano. Quindi questo loro servizio reso alle statue e alle immagini è contrario alla Parola di Dio. Ora, abbiamo visto prima come i Cattolici romani cercano di difendere il loro culto alle statue e alle immagini, ma come si difendono i Cattolici dall’accusa di rendere a Maria e ai santi, tramite il sussidio delle loro statue e immagini, il culto dovuto solo a Dio? In questo caso fanno ricorso ad un altro sofisma; essi dicono che a loro non gli rendono il culto di latria che deve essere reso solo a Dio, ma un culto inferiore; a Maria il culto di iperdulia (servizio superiore) e ai santi quello di dulia (servizio). Ma noi replichiamo: Ma dove mai nella Scrittura si parla di un culto da rivolgere a Maria, un altro ai santi morti e uno a Dio? Ma quando mai nella Scrittura è detto che i defunti siano degni di un qualche tipo di culto? Il culto va reso solo a Dio, il Vivente, e difatti Gesù affermò: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10), e questo culto gli va reso in ispirito e verità, perché Gesù disse alla donna samaritana: “Ma l’ora viene, anzi é già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio é spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità” (Giov. 4:23,24); quindi, siccome che noi dobbiamo adorare Dio solo che è l’Onnipotente, l’Onnisciente e l’Onnipresente, e che lui richiede da noi di adorarlo in ispirito e verità appunto perché Egli è spirito, noi non abbiamo bisogno di nessuna immagine, ma dico proprio nessuna, per adorarlo. E il culto rivolto a Maria e ai santi veramente santi e a quelli fatti santi dagli uomini? Esso è in abominio a Dio, quantunque venga fatto passare per un tipo di culto inferiore.

Facciamo notare anche che i teologi papisti dicendo che ai santi e alle loro immagini rendono un culto di dulia, e a Maria e alle sue immagini rendono un culto di iperdulia o extradulia si condannano da loro stessi perché la parola dulia è una parola greca che significa ‘servizio’ e il secondo comandamento dice espressamente a proposito delle sculture e delle immagini: “Non servir loro” (Es. 20:5); notate quindi che alle statue e alle immagini non va reso nessun servizio, né superiore né inferiore. Per quanto riguarda il secondo comandamento qui sopra citato dal libro della legge di Mosè, è bene ricordare però che la chiesa romana lo ha fatto scomparire, ma non dalla Bibbia ma dal catechismo che viene trasmesso al popolo. In altre parole essi hanno mutilato le dieci parole, sopprimendo il secondo comandamento e riempiendo il vuoto che si é venuto a creare sdoppiando il decimo; infatti il loro secondo comandamento é: ‘Non nominare il nome di Dio in vano’, mentre il nono: ‘Non desiderare la donna d’altri’ ed il decimo: ‘Non desiderare la roba d’altri’. La ragione per cui questo secondo comandamento é stato soppresso é questa: la curia romana afferma che Dio, nell’Antico Patto, proibì agli Ebrei di farsi delle immagini e delle statue perché essi vivevano in mezzo a popoli idolatri e c’era il pericolo che essi le adottassero come divinità, mentre ora questa proibizione non é più necessaria perché non c’é più questo pericolo, perciò le statue e le immagini sono permesse. Esse, loro dicono, costituiscono un valido aiuto al culto esterno, ed aiutano i fedeli a ricordare i veri servitori di Dio e li invitano ad imitarne le virtù! Come potete vedere ci troviamo davanti a dei vani ragionamenti, a delle altezze che si elevano contro la conoscenza di Dio, e perciò li dobbiamo distruggere. Ora, è vero che gli Ebrei vivevano in mezzo a dei popoli idolatri che avevano mutato la gloria di Dio in ogni sorta di immagini e che essi erano esposti al pericolo di idolatria; ma é altresì vero che pure noi credenti ci troviamo in mezzo ad una generazione storta e perversa che ha mutato la gloria dell’incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, e che anche oggi per l’Israele di Dio c’è il pericolo di cadere nell’idolatria, tanto è vero che Giovanni ci ha scritto di guardarci dagli idoli (cfr. 1 Giov. 5:21); e Paolo ha scritto di fuggire l’idolatria (cfr. 1 Cor. 10:14), ed in riferimento alle disubbidienze degli Israeliti nel deserto ha detto: “Or queste cose avvennero per servir d’esempio a noi, onde non siam bramosi di cose malvage, come coloro ne furon bramosi; onde non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo che é scritto: Il popolo si sedette per mangiare e per bere, poi s’alzò per divertirsi” (1 Cor. 10:6,7).

Diletti, nessuno vi seduca con parole seducenti. Sappiate che noi oggi dobbiamo osservare il comandamento che ci proibisce di farci immagini e statue di persone o di animali per servirle e adorarle, nella stessa maniera in cui dovevano osservarlo gli Israeliti nel deserto. Per quanto riguarda poi il fatto che le statue e le immagini di quello o di quell’altro santo aiutano gli uomini a ricordarsi di esso per imitarne le virtù, diciamo che per ricordarci di imitare Cristo, o quell’umile ancella del Signore e nostra sorella Maria, o i nostri fratelli Paolo, Pietro o Giovanni o qualche altro santo di cui parla la Scrittura è sufficiente leggere le Scritture dove si parla della loro condotta e delle loro parole. Nel caso poi non avessimo a disposizione con noi le Scritture per leggere, di certo Dio mediante il suo Spirito ci ricorderà le parole di Cristo e la sua irreprensibile condotta, come anche le altre Scritture di cui abbiamo bisogno di ricordarci. Non sono dunque affatto necessarie le statue e le immagini; se così fosse, cioè se fossero un aiuto potente e indispensabile per ricordarci dei santi servitori di Dio di certo Gesù prima e gli apostoli dopo avrebbero dato istruzioni a riguardo, ma essi non le hanno date. Ma forse le hanno date solo a voce e mai furono messe per iscritto cosicché non troviamo traccia di esse nella Scrittura? Non può essere perché altrimenti si sarebbero rivelati doppi in parole e sarebbero andati contro il comandamento di Dio.

Per questo la Chiesa primitiva non aveva né immagini e neppure statue. Ma col passare del tempo degli uomini corrotti introdussero il culto delle immagini. Da quello che dice Ireneo il culto delle immagini fu introdotto nella Chiesa dagli Gnostici infatti egli dice: ‘Si denominano gnostici ed hanno alcune immagini dipinte, altre fabbricate anche con altro materiale, dicendo che sono l’immagine di Cristo fatta da Pilato nel tempo in cui Gesù era con gli uomini. E le incoronano e le espongono con le immagini dei filosofi del mondo, cioè con l’immagine di Pitagora, di Platone, di Aristotele e degli altri, e riservano ad esse tutti gli altri onori, proprio come i pagani’ (Ireneo, Contro le Eresie, Lib. I, cap. 25,6). Ecco i padri del culto alle immagini che la chiesa cattolica tanto ama e tanto difende definendolo tradizione apostolica!

I cherubini d’oro ed il serpente di rame non furono costruiti per essere serviti

Quando si parla contro le statue e le immagini con i Cattolici romani non é difficile sentirsi rispondere da alcuni di loro: ‘Ma anche Mosè fece costruire due cherubini d’oro sull’arca del patto; anche Mosè fece un serpente di rame e lo mise su un’antenna affinché coloro che venivano morsi dai serpenti lo guardassero e scampassero alla morte!’. (Queste sono parole che i preti mettono in bocca ai loro fedeli).

Cosa dobbiamo dire dunque a queste persone per fargli capire che i cherubini d’oro e il serpente di rame non possono essere paragonati alle loro statue e immagini? Dobbiamo dirgli questo. Certo che questo é quello che Mosè fece, ma egli lo fece in ubbidienza alla parola che Dio gli aveva rivelato infatti nel caso dei cherubini Dio gli disse: “E farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio…” (Es. 25:18), e per quanto riguarda il serpente egli gli disse: “Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà” (Num. 21:8). Quindi Mosè non fece quelle cose di testa sua, ma in ubbidienza alla udibile voce di Dio. La stessa cosa non si può dire però di coloro che costruiscono statue raffiguranti Maria, o qualcun altro personaggio del passato, e che si prostrano davanti ad esse per pregarle! E poi né Mosè e neppure il popolo si misero a pregare o ad adorare i cherubini o il serpente di rame o ad accendergli davanti delle candele; mentre da parte cattolica bisogna dire che essi offrono il loro culto alle loro statue e alle loro immagini pregandole, adorandole ed accendendogli davanti delle candele.

Per quanto riguarda il serpente di rame bisogna dire che esso fu costruito da Mosè per ordine di Dio affinché chiunque veniva morsicato dai serpenti velenosi, guardandolo, potesse scampare dalla morte. Ma gli Israeliti, dopo che entrarono nella terra promessa, cominciarono ad offrirgli dei profumi e questo continuò fino al regno di Ezechia perché è scritto che questo re quando cominciò a regnare “fece a pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perché i figliuoli d’Israele gli aveano fino a quel tempo offerto profumi” (2 Re 18:4). Come potete vedere quindi, quel pezzo di rame che non aveva in sé nessun potere di fare alcun bene agli uomini diventò oggetto di culto da parte degli Israeliti, e per questo fu distrutto da quel re, affinché non fosse più occasione di peccato. E questo è quello che dovrebbe fare il papa dei Cattolici, ordinare di distruggere tutte le loro cosiddette immagini e statue sacre che sono occasione di peccato per i Cattolici romani in tutto il mondo.

Vi ricordo inoltre che l’apostolo sì ha detto che l’idolo è nulla, ma ha anche detto che “le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demonî e non a Dio” (1 Cor. 10:20). La stessa cosa si può dire del culto che viene reso a Maria o a qualcuno dei loro santi; esso è rivolto ai demoni e non a Dio, e coloro che lo rivolgono hanno comunione coi demoni e non con Dio.

Per questo noi credenti abbiamo in abominio tutte le loro statue e le loro cosiddette immagini sante, ed il loro culto che gli rivolgono, perché per mezzo di tutte queste cose essi si mettono in contatto con il diavolo che si nasconde abilmente dietro questa loro cosiddetta venerazione. La sapienza dice che “non c’é sapienza, non intelligenza, non consiglio che valga contro l’Eterno” (Prov. 21:30), per questo ogni ragionamento che viene fatto dai Cattolici romani per difendere la loro idolatria risulta vano.

Che dire poi della domanda: ‘Chi é che non conserva appeso al muro o sul comodino con rispetto e venerazione il ritratto delle persone defunte?’ Questa è una domanda fattaci per difendere la loro idolatria! Per ciò che ci concerne, non siamo affatto d’accordo a mettere fotografie o ritratti di persone morte appesi al muro o appoggiati sul comodino per rievocarne la loro memoria. Per rievocare la memoria di qualcuno è sufficiente pensarci o fare il suo nome.

Il culto del sacro cuore di Gesù è idolatria

Come potete vedere i teologi cattolici romani anche nel caso del culto al sacro cuore di Gesù riescono con i loro abituali sofismi a fare apparire l’idolatria come un culto reso a Gesù Cristo. Loro dicono che il culto al sacro cuore di Gesù è un culto reso alla persona di Gesù; ma questo non è vero perché se si considera da vicino in che consiste questa devozione si vede che essa è rivolta ad una immagine e non a Gesù. Noi non crediamo che Gesù sia apparso a Margherita Maria Alacoque rivelandole e facendole vedere quelle cose; crediamo piuttosto che quelle apparizioni che lei dice di avere avuto siano delle imposture scaturite dalla sua mente gonfiata di vanità. Gesù non può avere detto quelle cose a quella donna, perché egli non è un ministro di peccato che incita le persone all’idolatria. Mentre Gesù era ancora sulla terra coi suoi discepoli, fu adorato; ma non si dice affatto che coloro che lo adorarono adorarono il suo cuore fisico, ma adorarono tutta la sua persona. Anche dopo che Gesù fu assunto in cielo i suoi discepoli lo adorarono secondo che è scritto: “E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme…” (Luca 24:51,52); ma anche in questo caso i discepoli non adorarono il cuore di Gesù o Gesù servendosi di un’immagine di lui o del suo cuore, perché lo adorarono in ispirito.

Il culto della croce è idolatria

La Parola di Dio dice: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10), quindi il rendere un culto ad una croce è idolatria. Essa è solo un pezzo di legno che rappresenta la croce su cui morì Gesù e basta. Ma noi diciamo: Ma dove mai sta scritto nella Bibbia che i Cristiani devono salutare la croce e venerarla? Gli apostoli predicavano la croce di Cristo, ma non dissero mai né di costruirsi una croce di legno, piccola o grande che fosse, e tanto meno di adorare la croce perché essa ricorda Gesù. Concludiamo dicendo questo: quand’anche ci fosse in un luogo della terra la vera croce sulla quale fu crocifisso Gesù noi non saremmo chiamati a renderle nessun tipo di culto; e il fatto che Gesù sia stato messo su una croce non significa che uno si debba mettere ad adorare la croce perché essa è collegata in un certo senso alla vita di Gesù. Perché altrimenti, se si dovesse ragionare come fanno i Cattolici romani, dovremmo metterci ad adorare una mangiatoia perché in una mangiatoia fu posto Gesù quando nacque, dovremmo adorare una lancia perché fu una lancia a forargli il costato, i chiodi perché le sue mani e i suoi piedi furono trafitti con dei chiodi, delle spine perché in testa gli fu messa una corona di spine, e così via!

Adoriamo Cristo Gesù, ma non la croce su cui lui fu crocifisso.

I miracoli avvenuti davanti alle immagini procedono dal diavolo

La curia romana giustifica il culto alle immagini, col fatto che davanti ad esse sono avvenuti dei miracoli. Come potete vedere sono arrivati al punto di definire gradevole a Dio il culto delle immagini. Non è affatto così come dicono loro perché il loro culto alle immagini é in abominio a Dio e le seguenti Scritture lo attestano. Il profeta Ezechiele dice: “Ed egli mi condusse all’ingresso del cortile. Io guardai, ed ecco un buco nel muro. Allora egli mi disse: Figliuol d’uomo, adesso fora il muro. E quand’io ebbi forato il muro, ecco una porta. Ed egli mi disse: Entra, e guarda le scellerate abominazioni che costoro commettono qui. Io entrai, e guardai; ed ecco ogni sorta di figure di rettili e di bestie abominevoli, e tutti gl’idoli della casa d’Israele dipinti sul muro attorno attorno; e settanta fra gli anziani della casa d’Israele, in mezzo ai quali era Jaazania, figliuolo di Shafan, stavano in pié davanti a quelli, avendo ciascuno un turibolo in mano, dal quale saliva il profumo d’una nuvola d’incenso” (Ez. 8:7-11).

Per quel che concerne i miracoli che essi dicono avvengono davanti a queste loro immagini essi sono bugiardi e sono compiuti dal diavolo al fine di non far distogliere i Cattolici dal culto alle loro immagini. Per quale motivo anche in questa nazione il culto alle immagini tra i Cattolici é radicato così profondamente? Appunto perché davanti a questi idoli Satana ha operato dei fenomeni soprannaturali che poi sono stati attribuiti alla persona che la statua o l’immagine rappresentano. Prendiamo per esempio il cosiddetto miracolo di Gennaro che avviene a Napoli. Secondo quello che viene insegnato ai Cattolici Gennaro morì martire nel terzo secolo e una donna raccolse il sangue in una fiala. E questo sangue coagulato tre volte all’anno si liquefà al culto dei Cattolici. Che cosa ha prodotto questo prodigio bugiardo? Ha prodotto soprattutto negli abitanti di Napoli nient’altro che una cieca fiducia in Gennaro, tanto è vero che lo invocano spesso affinché gli faccia qualche grazia. Attenzione però: i Cattolici non attribuiscono questi fatti soprannaturali che avvengono davanti ai cadaveri dei loro idoli all’opera del diavolo, ma o alla madre di Gesù (se il prodigio avviene davanti alla sua immagine) o a questo o a quell’altro cosiddetto santo (se il prodigio avviene davanti alla sua immagine), il che è un pò diverso. Ma appunto in questo consiste l’astuzia del diavolo, cioè nel fare passare un suo prodigio come un opera avvenuta per l’intercessione in cielo di Maria o di qualcun altro. Non è qualcosa da nulla, perché in questa maniera é riuscito a consolidare l’idolatria in seno ai Cattolici. Alla fine quello che importa al diavolo è riuscire a fare apparire utile il culto delle immagini, e i morti come dei potenti intercessori presso Dio (distogliendo così le persone dal rivolgersi a Cristo Gesù il solo mediatore tra Dio e gli uomini); e dobbiamo riconoscere che c’é riuscito. E’ il seduttore di tutto il mondo: ha sedotto certi popoli facendogli adorare il sole, la luna, le stelle; altri, facendogli adorare le immagini rappresentanti bestie della campagna, rettili e uccelli; ed i Cattolici, facendogli adorare e pregare le immagini di Maria e di tanti altri, o meglio coloro che sono morti. La sola differenza che c’é tra la religione cattolica romana e tante altre religioni sta nel fatto che le immagini e le statue che i Cattolici adorano e pregano raffigurano dei personaggi storici diversi da quelli che adorano e pregano quelli delle altre religioni. Cambiano quindi solo i nomi degli idoli, ma tutto il resto é lo stesso e l’artefice di tutto ciò rimane sempre il diavolo. Sarà bene ricordarsi di qualcosa che è scritto nel libro dell’Apocalisse che ci fa capire che cosa il diavolo è potente di fare per sedurre le persone mediante delle immagini. E’ scritto: “Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, ed avea due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone. Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e facea sì che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata sanata. E operava grandi segni, fino a far scendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. E seduceva quelli che abitavano sulla terra coi segni che le era dato di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un’immagine della bestia che avea ricevuta la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia, onde l’immagine della bestia parlasse e facesse sì che tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia fossero uccisi..” (Ap. 13:11-15). Come potete vedere avverrà che sorgerà un falso profeta che farà grandi segni in presenza della bestia e sedurrà mediante questi segni molte persone dicendo loro di fare un’immagine della bestia che dopo essere stata ferita a morte tornerà in vita. Ma il fatto é che a questo falso profeta il diavolo darà il potere pure di dare uno spirito all’immagine della bestia la quale si metterà a parlare e molti vedendola parlare si metteranno ad adorarla.

Oggi, l’astuzia operata dal diavolo per mezzo delle immagini e delle statue di Maria o di qualcun altro per sedurre i Cattolici è la stessa infatti anche se non le fa parlare riesce a farle lacrimare, sanguinare, aprire gli occhi ecc. E così avviene che molti vedendo queste opere del diavolo si affezionano maggiormente ai cadaveri dei loro idoli, e sono indotti a rendergli il culto. Ma quand’anche scendesse il fuoco dal cielo in presenza di queste statue e immagini, quand’anche esse si mettessero a parlare noi non crederemo alla dottrina che permette il culto alle immagini; appunto perché sappiamo chi si cela dietro questa cosiddetta venerazione, il diavolo. Fratelli, state in guardia; nessuno vi seduca.

Passi della Scrittura che condannano il farsi statue e immagini ed il loro culto

Ÿ- “E l’Eterno disse a Mosè: Và, scendi; perché il tuo popolo che hai tratto dal paese d’Egitto, s’é corrotto; si son presto sviati dalla strada ch’io avevo loro ordinato di seguire; si son fatti un vitello di getto, l’hanno adorato, gli hanno offerto sacrifizi, e hanno detto: O Israele, questo è il tuo dio che ti ha tratto dal paese d’Egitto” (Es. 32:7,8). Mosè era andato sul monte Sinai per ricevere da Dio la legge, ma in sua assenza il popolo con il consenso di Aaronne si fece un idolo che raffigurava un vitello, lo adorò e gli offrì dei sacrifici attribuendo a quell’idolo vano la sua liberazione dall’Egitto. Il popolo d’Israele quindi dopo avere visto Dio operare grandi e tremendi giudizi sia in Egitto che nel deserto, dopo avere visto la gloria di Dio sopra il monte Sinai, il monte stesso fumare e tremare, e dopo avere udito la voce di Dio, si corruppe fino al punto di farsi quel vitello d’oro per adorarlo al posto di Dio. Esso invece di adorare e servire Iddio si mise ad adorare e servire un idolo, e per questo suo atto Dio si adirò al punto da volerlo distruggere. Ma Mosè intercedette per esso e Dio non lo distrusse; comunque Mosè tornato al campo diede ordine di uccidere gli idolatri, ed in quel giorno caddero uccisi circa tremila uomini. Al principio la Chiesa aborriva le statue e le immagini, poi a poco a poco degli uomini hanno introdotto nel suo mezzo il culto delle immagini e delle statue, riuscendo a distogliere molti fedeli da Dio e fargli adorare le immagini. Questo poté avvenire perché molti vescovi preposti a pascere il gregge di Dio smisero di vegliare. Bisogna dire anche però che vi furono dei vescovi che rigettarono il culto delle immagini ed esortarono i fedeli a non conformarsi a questa usanza pagana che degli uomini corrotti avevano introdotto nella Chiesa. Per quanto riguarda la chiesa romana bisogna dire che essa è immersa nell’idolatria.

Ÿ- Mosè disse al popolo: “Or dunque, siccome non vedeste alcuna figura il giorno che l’Eterno vi parlò in Horeb in mezzo al fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, affinché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, la rappresentazione di qualche idolo, la figura d’un uomo o d’una donna, la figura di un animale tra quelli che son sulla terra, la figura d’un uccello che vola nei cieli, la figura d’una bestia che striscia sul suolo, la figura d’un pesce che vive nelle acque sotto la terra…” (Deut. 4:15-18). I Cattolici dicono che le loro statue e le loro immagini non sono idoli perché non rappresentano animali o uccelli o pesci, ma non è così come essi dicono perché la Parola di Dio chiama idoli sia le sculture e le immagini di bestie, di uccelli e di pesci che le sculture e le immagini rappresentanti Cristo, Maria, e i santi tradizionali e qualsiasi altra persona. Il passo suddetto lo fa capire molto bene questo. Fratelli, nessuno vi seduca in alcuna maniera.

Ÿ- “Non erigerai alcuna statua: cosa, che l’Eterno, il tuo Dio, odia” (Deut. 16:21).

Ÿ- “I Leviti parleranno e diranno ad alta voce a tutti gli uomini d’Israele: Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di getto, cosa abominevole per l’Eterno, opera di mano d’artefice, e la pone in luogo occulto! E tutto il popolo risponderà e dirà: Amen” (Deut. 27:14,15). Quindi tutti coloro che fanno un’immagine scolpita sono sotto maledizione.

-Ÿ Nei Salmi è scritto: “Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro, opera di mano d’uomo. Hanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono, e non hanno fiato alcuno nella loro bocca. Simili ad essi siano quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano” (Sal. 135:15-18). Ecco perché i Cattolici romani non parlano come dovrebbero, non vedono quello che noi vediamo, e non sentono quello che noi sentiamo, e perché sono morti nei loro falli senza la vita di Dio; appunto perché ripongono la loro fiducia negli idoli che si fabbricano.

-Ÿ In Isaia è scritto: “Quelli che fabbricano immagini scolpite son tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla: i loro propri testimoni non vedono, non capiscono nulla, perch’essi siano coperti d’onta. Chi è che fabbrica un dio o fonde un’immagine perché non gli serva a nulla? Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno confusi, e gli artefici stessi non sono che uomini! Si radunino tutti, si presentino!… Saranno spaventati e coperti d’onta tutt’insieme. Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l’idolo a colpi di martello, e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame, e la forza gli vien meno; non beve acqua, e si spossa. Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura col compasso, e ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti una casa. Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querci, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere. Poi tutto questo serve all’uomo per far del fuoco, ed ei ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e l’adora, ne scolpisce un’immagine, dinanzi alla quale si prostra. Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà allestisce la carne, ne cuoce l’arrosto, e si sazia. Ed anche si scalda e dice: Ah! mi riscaldo, godo di veder questa fiamma! E con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, l’adora, lo prega e gli dice: Salvami, poiché tu sei il mio dio! Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non veggano, e il cuore perché non comprendano. Nessuno rientra in se stesso, ed ha conoscimento e intelletto per dire: ‘Ne ho bruciata la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, v’ho arrostito la carne che ho mangiata, e farò col resto un’abominazione? e mi prostrerò davanti ad un pezzo di legno?’ Un tal uomo si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia, sì ch’ei non può liberare l’anima sua e dire: ‘Questo che tengo nella mia destra non è una menzogna?’ (Is. 44:9-20). Con queste parole Dio dichiara inutili e sedotti gli uomini che fabbricano un idolo, lo adorano e lo pregano invocando il suo aiuto. La Parola di Dio non lascia spazio a malintesi; è chiara.

– Dio dice in Geremia: “Ma costoro tutti insieme sono stupidi e insensati; non è che una dottrina di vanità; non è altro che legno; argento battuto in lastre portato da Tarsis, oro venuto da Ufaz, opera di scultore e di man d’orefice; son vestiti di porpora e di scarlatto, son tutti lavoro d’abili artefici. Ma l’Eterno è il vero Dio, egli è l’Iddio vivente, e il re eterno; per l’ira sua trema la terra, e le nazioni non posson reggere dinanzi al suo sdegno…. Quando fa udire la sua voce v’è un rumor d’acque nel cielo; ei fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa guizzare i lampi per la pioggia e trae il vento dai suoi serbatoi; ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono una menzogna, e non v’é soffio vitale in loro. Sono vanità, lavoro d’inganno; nel giorno del castigo, periranno” (Ger. 10:8-10, 13-15). Quindi tutti coloro che si reputano savi e insegnano a farsi statue e immagini sono stupidi ed insensati davanti a Dio ed insegnano una dottrina vana. Inoltre secondo il profeta Geremia nel giorno in cui Dio castigherà le nazioni per la loro malvagità periranno tutte le statue e tutte le immagini che gli uomini si sono fatti per adorarli. Che lo sappiano bene i Cattolici romani: le statue e le immagini raffiguranti Cristo, Maria, i santi antichi od altri uomini che essi hanno innalzato e dipinto nelle loro basiliche, nelle loro case, per le strade e le piazze, sulle montagne e in tanti altri luoghi nel giorno del castigo periranno assieme a coloro che gli offrono il culto.

– I PELLEGRINAGGI [12]

La dottrina dei teologi papisti

I pellegrinaggi procurano grazie eccezionali e sono scritturali. Uno scrittore cattolico ha affermato che il pellegrinaggio è innanzi tutto un atto di fede e poi è ‘una forma eminente di preghiera e vale a colui che lo compie grazie eccezionali’. I teologi papisti sostengono i pellegrinaggi con le Scritture dicendo che secondo la legge di Mosè anche gli Israeliti si dovevano recare tre volte all’anno a Gerusalemme, la città santa. Perciò quello che viene prescritto ai Cattolici è scritturale perché anche loro vengono esortati ad andare in luoghi santi.

Storia

Per quanto riguarda l’origine e la diffusione dei pellegrinaggi in seno alla chiesa cattolica romana diciamo queste poche cose.

Dopo la morte di Cristo, il luogo dove Gesù era nato, quello dove era stato allevato, i luoghi dove aveva predicato, e soprattutto il luogo dove era stato crocifisso e sepolto, cominciarono ad essere considerati da molti dei luoghi più santi degli altri, e perciò cominciò da parte di molti la migrazione verso questi luoghi; migrazione, che dobbiamo dire, non si è fermata fino a oggi. Ma non solo la terra santa cominciò ad essere la meta di molti pellegrini, ma anche Roma, e questo perché la tradizione diceva che in questa città vi erano morti martiri Pietro e Paolo, e molti venivano a venerare le loro tombe. Nel corso del tempo i pellegrinaggi in seno alla chiesa romana si moltiplicarono in maniera impressionante perché cominciarono a moltiplicarsi tombe di martiri e reliquie di ogni genere, e la gente fu convinta che andando a venerare quelle tombe o quelle reliquie avrebbero ottenuto da Dio per mezzo di esse delle grazie. Poi gli fu detto che se avessero fatto il pellegrinaggio in quel luogo o in quell’altro luogo avrebbero ottenuto la remissione delle loro pene temporali, cioè l’indulgenza; e così essi furono oltremodo invogliati a compiere i pellegrinaggi. Ancora oggi i pellegrinaggi sono collegati alle indulgenze. In Italia i luoghi dove i pellegrini cattolici si recano in maggiore numero sono Roma, Assisi e Loreto. All’estero Lourdes, Fatima, La Salette e Medjugorje. Ma vediamo di esaminare il perché i Cattolici vanno in gran numero in questi luoghi cosiddetti santi: a Roma ci vanno per visitare le tombe di Pietro e Paolo; ad Assisi ci vanno per adorare e pregare Francesco ed ottenere tramite lui delle grazie; a Loreto vanno a visitare la cosiddetta casa di Maria trasportata dagli angeli da Israele in Italia; a Lourdes, a Fatima, a La Salette e a Medjugorje ci vanno per ottenere da Maria le grazie di cui hanno bisogno e per adorarla. E in tanti altri luoghi ci vanno per venerare la sindone, corpi e pezzi di corpi di persone morte, pezzi di legno che dicono essere della croce su cui fu crocifisso Gesù, le vesti, il velo e l’anello di fidanzamento di Maria; e tante altre cose che sarebbe troppo lungo enumerare tutte.

Confutazione

La Scrittura non conferma affatto i pellegrinaggi cattolici

Gli Israeliti salivano a Gerusalemme perché Gerusalemme è la città che fu scelta da Dio per mettervi il suo nome e gli Israeliti avevano ricevuto da Dio l’ordine di salire tre volte all’anno nel luogo che lui avrebbe scelto secondo che è scritto: “Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo che questi avrà scelto: nella festa dei pani azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle Capanne” (Deut. 16:16). Questa è la ragione per cui al tempo di Gesù è detto che i suoi genitori “andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua” (Luca 2:41), e che quando Gesù raggiunse dodici anni salì anche lui con essi a Gerusalemme “secondo l’usanza della festa” (Luca 2:42). Anche dopo che Gesù fu assunto in cielo Gerusalemme continuò ad essere la meta periodica di molti Giudei; ricordiamo a tale proposito che a Pentecoste “in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo” (Atti 2:5), proprio in ragione dell’ordine dato da Dio nella legge.

Ma ora noi credenti in Cristo non siamo chiamati come lo erano i Giudei a salire annualmente a Gerusalemme per celebrarvi le tre feste giudaiche sopra menzionate perché Cristo ha abolito nella sua carne queste pratiche religiose dicendo alla donna samaritana: “L’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio è spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità” (Giov. 4:21,23,24). Dio è ovunque, e noi non abbiamo bisogno di andare in qualche particolare luogo per adorarlo; perché questo lo possiamo fare dovunque. Gesù Cristo ha anche detto: “Poiché dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matt. 18:20); queste sue parole confermano che noi non abbiamo bisogno di fare nessun pellegrinaggio in verso qualche particolare luogo per trovare la sua presenza, perché egli è presente in mezzo a noi. Ricordiamo anche che la legge ha un’ombra dei futuri beni e non la realtà stesse delle cose; quindi anche le feste giudaiche che i Giudei erano chiamati a celebrare salendo a Gerusalemme erano figura di cose che dovevano avvenire e non la realtà stesse delle cose. La realtà di quel salire a Gerusalemme consiste nel fatto che noi siamo venuti alla Gerusalemme di sopra secondo che è scritto agli Ebrei: “Ma voi siete venuti al monte di Sion, e alla città dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste” (Ebr. 12:22); questo significa di conseguenza che noi non siamo chiamati ad andare in pellegrinaggio a Gerusalemme né tre volte all’anno e neppure una volta all’anno o almeno una volta nella vita. Noi credenti siamo chiamati pellegrini e forestieri perché siamo in viaggio verso la nostra patria celeste; come Abramo, Isacco e Giacobbe confessarono di essere dei pellegrini perché cercavano una patria migliore, quella celeste, nella stessa maniera pure noi dichiariamo di essere in pellegrinaggio verso la città celeste di cui siamo cittadini. Là siamo diretti, a quella città aneliamo, e come siamo angustiati finché questo viaggio non è terminato!

Abbiamo così dimostrato che il pellegrinaggio verso Gerusalemme prescritto da Dio è stato abolito e che noi credenti non siamo chiamati a recarci in qualche particolare luogo della terra per adorare Dio o per ricevere da lui qualche particolare beneficio o benedizione, perché non ci sono certi luoghi dove Dio è più presente che in altri. Per chiarire questo concetto faccio un esempio. Noi sappiamo con certezza che Gesù Cristo nacque in Betleem, fu allevato in Nazaret, fu battezzato nel fiume Giordano, e sempre presso il fiume Giordano fu unto di Spirito Santo. Sappiamo pure che egli camminò sul mare di Tiberiade, che operò miracoli attorno a questo mare; che predicò nel tempio di Gerusalemme, che fu messo a morte a Gerusalemme. Ora, tutte queste cose sono vere perché la Scrittura le attesta chiaramente; ma questo non ci porta a volere andare in Israele per camminare nei luoghi dove camminò Gesù Cristo, il Figlio di Dio, per essere benedetti o guariti per mezzo di essi dal Signore come se essi avessero delle virtù soprannaturali o che Dio conferisse delle grazie particolari a coloro che si recano negli stessi luoghi dove camminò il suo Figliuolo. Fermo restando che la terra d’Israele è terra santa, se noi facessimo così diventeremmo pure noi superstiziosi.

Una parola al ‘pellegrino’ cattolico

Per concludere voglio dire al ‘pellegrino’ cattolico romano queste parole del profeta: “Per il tuo lungo cammino ti stanchi, ma non dici: E’ inutile!” (Is. 57:10); ma anche: ‘Rientra in te stesso; ma non ti rendi conto di essere stato ingannato e di andare dietro alla vanità? Non salire a questi luoghi dove è praticata l’idolatria: vai a Cristo e troverai in lui ogni benedizione spirituale’. Non continuare a compiere questi pellegrinaggi pensando di acquistare meriti davanti a Dio o di ricevere grazie eccezionali, ma vieni al monte Sion, vieni alla Gerusalemme celeste riconoscendoti un peccatore bisognoso del perdono divino ed allora sì che otterrai grazia sopra grazia.

– LE PROCESSIONI

La dottrina dei teologi papisti

Le processioni sono delle suppliche fatte a lode di Dio. Nella liturgia cattolica la processione è una supplica solenne fatta in onore e lode di Dio o dei santi, in ringraziamento, in penitenza e in espiazione, specialmente in tempi di calamità. Esistono processioni ordinarie, che ricorrono ogni anno in alcune feste o in certi giorni (dei ceri, delle palme ecc.), e processioni straordinarie che vengono indette per circostanze particolari in occasione di una calamità o di un ringraziamento. La più solenne, fra tutte le processioni, è la processione eucaristica della festa del Corpus Domini (Corpo del Signore).

Confutazione

La processione non è una pratica scritturale ma una pratica di origine pagana

Ha la processione un fondamento biblico? Nessuno. Nel libro degli Atti degli apostoli, in cui Luca narra in maniera particolareggiata come si svolgeva la vita della Chiesa primitiva a Gerusalemme; e nelle epistole che gli apostoli scrissero alle Chiese non troviamo traccia di nessuna processione in onore e lode di Dio, o per chiedergli la pioggia o scongiurare una tempesta. Anche per quanto riguarda il pane che veniva spezzato e distribuito ai fedeli in commemorazione della morte di Cristo, non si dice che esso veniva portato in processione per le vie delle città o dei paesi. Anche le processioni in onore di santi o di martiri non esistevano. Invece oggi queste processioni in onore dei santi (quelli veri e quelli falsi) sono molto diffuse in seno alla chiesa romana; ogni anno, in ogni paese, viene portata in processione la statua raffigurante Tizio o Caio che si dice sia il protettore del paese. E il popolo senza intendimento si prostituisce dietro questi idoli muti che sono in abominio a Dio, adorandoli, invocandoli affinché li protegga, ringraziandoli; e così invece che dare la gloria a Colui a cui appartiene la gloria, la danno ai loro idoli. Fino a quando durerà questo? La processione è un’usanza pagana. In Grecia l’inizio dei giochi di Olimpia era preceduto da una processione formata dai magistrati delle città, dai sacerdoti e da rappresentanti delle varie città che si recavano ad offrire un solenne sacrificio a Zeus. Anche in Egitto la processione era un usanza molto diffusa; nel giorno fissato l’immagine del loro dio veniva posta su di un carro a forma di barca, e se la processione procedeva sul Nilo, il sacerdote e il popolo accompagnavano l’immagine del loro dio dalla sponda con danze, cantici e luminarie. Quindi, ancora una volta, emerge in maniera chiara che il cattolicesimo contiene un’ennesima usanza di origine pagana.

CONCLUSIONE

Il culto a Maria, quello ai santi e agli angeli, rivolto con l’ausilio di immagini e statue di ogni genere e di ogni grandezza, con pellegrinaggi a quello o quell’altro santuario e con processioni in onore di Maria ecc., certamente costituisce agli occhi di Dio qualcosa di abominevole che lo ripugna. Non mi dilungo ulteriormente; vi dico solo fratelli fuggite l’idolatria presente nella chiesa cattolica romana per non attirarvi l’ira di Dio sul vostro capo. Aborritela e confutatela.

NOTE

[1] Nella realtà Maria è più importante di Gesù per i Cattolici. Si consideri, tra le altre cose, che qui a Roma su 580 luoghi di culto della chiesa cattolica (quelli citati su Tuttocittà ‘97) ben 133 sono dedicati esclusivamente a Maria, mentre solo 33 sono dedicati esclusivamente a Gesù (incluso Corpus Domini e SS. Sacramento).

[2] E’ da notare che Tommaso d’Aquino, uno dei sommi dottori della chiesa romana (su cui è basata molta della sua teologia), era nettamente contrario all’immacolata concezione. Ecco quanto egli dichiarò: ‘Il corpo della Vergine fu concepito nel peccato originale e perciò contrasse quei difetti’ (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q.14).

[3] La Scrittura dice invece che solo Gesù fu tentato senza però mai peccare (cfr. Ebr. 4:15) e che “se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1 Giov. 1:10). I teologi papisti dicendo che Maria non peccò mai durante la sua vita mentono e fanno Dio bugiardo.

[4] Amatulli Flaviano nel suo libro innanzi citato per spiegare ai Cattolici che queste parole di Matteo non vogliono dire che dopo che Maria partorì Gesù, ella ebbe relazioni carnali con Giuseppe dice: ‘Rispetto a questa maniera di esprimersi, ecco un altro esempio, preso dalla Bibbia: E Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della morte di Davide (2 Sam 6,23). Che vuol dire ciò? Che dopo la morte di Davide ebbe figli? Evidentemente no’ (pag. 192). Ma costui ha citato male le parole della Scrittura perché la Scrittura non dice fino alla morte di Davide ma fino alla morte di Mical infatti il testo dice: “E Mical, figlia di Saul, non ebbe figliuoli fino al giorno della sua morte”. Quindi Mical non ebbe figli fino alla sua morte. Alcuni esempi tratti dalla Bibbia che ci mostrano invece che il significato delle parole di Matteo è quello che gli diamo noi, sono i seguenti. Gesù prima di dipartirsi disse ai suoi: “quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Questo significa che dopo che sarebbero stati rivestiti di potenza potevano dipartirsi da Gerusalemme, il che noi sappiamo poi avvenne. Negli Atti è scritto che più di quaranta Giudei si recarono dai capi sacerdoti e dagli anziani e dissero loro: “Noi abbiam fatto voto con imprecazione contro noi stessi, di non mangiare cosa alcuna, finché non abbiam ucciso Paolo” (Atti 23:14). Questo significa che dopo che l’avrebbero ucciso avrebbero ripreso a mangiare regolarmente.

[5] Alfonso dei Liguori dopo la sua morte, e precisamente nel 1839, è stato pure canonizzato santo da Gregorio XVI, il che conferma che per essere canonizzati santi dal papa è necessario essere stati degli idolatri sulla terra.

[6] Questo termine è presente in questo versetto: ‘L’ora viene che chiunque v’ucciderà, crederà di offrir servigio (latreia) a Dio” (Giov. 16:2).

[7] Lo ha dichiarato tale Pio IX. Ecco il decreto che ha sancito questa ennesima impostura papale: ‘Commosso per la turpissima e luttuosa condizione delle cose, il Santissimo nostro Signore, Pio papa IX, onde soddisfare ai voti dei Sacri Prelati, e affidare sé stesso ed i fedeli tutti al potentissimo patrocinio del Patriarca San Giuseppe, solennemente lo ha dichiarato Patrono della Cattolica Chiesa’ (Decret. ‘Quemadmodum Deus’ della Congr. dei SS. RR. 8 Dicembre 1870)

[8] Sul fatto degli almeno quattro miracoli che il morto deve fare per essere dichiarato santo parlerò in appresso, qui mi limito a dire che si tratta dell’ennesima impostura papale.

[9] A riguardo della beatificazione di qualcuno che precede la sua canonizzazione va detto che per essa viene inoltrata una richiesta alla Congregazione delle cause dei santi da parte dei Cattolici di una diocesi quando presso di loro esiste la convinzione che quella persona morta in fama di santità è oramai in cielo e là prega per loro. Si capisce da questo che il presunto santo non può essere subito dichiarato beato in cielo perché prima deve passare un periodo di tempo più o meno lungo nel purgatorio a soffrire. Non si capisce però in base a quale criterio dopo un certo tempo dalla sua morte certe persone cominciano a sentire che egli sia entrato finalmente in paradiso. E’ di questi giorni la notizia che Giovanni Paolo II ha fretta di beatificare Maria Teresa di Calcutta, morta pochissimi giorni fa; la vorrebbe beatificare infatti per il Giubileo. Ma affinché questo avvenga occorre saltare qualche procedura perché il tempo che rimane è troppo breve. E così se le cose andranno come essi sperano Maria Teresa di Calcutta sarà dichiarata beata ancora prima di altri, morti decenni prima di lei e che sono in attesa di essere beatificati! Noi credenti però sappiamo che affinché qualcuno morto in Cristo sia dichiarato beato non abbiamo bisogno di aspettare giorni, mesi, anni, o secoli, perché più di millenovecento anni fa lo Spirito Santo dichiarò beati tutti i credenti in Cristo Gesù che muoiono infatti Giovanni dice: “E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Ap. 14:13) e questo perché essi entrano subito nel paradiso di Dio che è in cielo. Ma i Cattolici romani che muoiono nei loro peccati non sono per nulla beati perché se ne vanno nell’Ades nei tormenti. Ma la curia romana fa credere ai suoi seguaci che essi sono felici! Che inganno, che illusione, che impostura!

[10] Naturalmente sapere questo non autorizza nessuno a invocare gli angeli perché essi sono agli ordini di Dio e ubbidiscono alla sua parola. Ricordatevi che Davide credeva che gli angeli lo proteggevano ma egli nelle sue distrette si rivolgeva solo a Dio.

[11] Facciamo notare che insegnando questa dottrina sull’invocazione degli angeli i teologi papisti si mettono contro il concilio di Laodicea della seconda metà del IV secolo il quale decretò: ‘Non bisogna che i cristiani abbandonino la Chiesa di Dio e invochino gli Angeli’ (Non oportet cristianos, ecclesia Dei relicta, abire at Angelos nominare).

[12] Il pellegrinaggio è un rito religioso presente anche nell’Islam, nel Buddismo e nell’Induismo. Maometto impone ai suoi seguaci di recarsi in pellegrinaggio a Medina, ma soprattutto alla Mecca. E Buddha impone ai suoi seguaci di compiere quattro pellegrinaggi ai luoghi principali della sua carriera mortale che sono il suo villaggio natale, il luogo dove ricevette ‘la rivelazione’, quello dove iniziò a predicare ed infine il villaggio dove morì. Per gli Induisti ci sono alcuni fiumi sacri, tra questi quello più importante è il Gange; per loro tuffarsi in esso o semplicemente costeggiarlo significa assicurarsi la beatitudine eterna; per questo si spostano da luoghi lontani per recarsi a questo fiume.

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