Il purgatorio e dottrine collegate

duomobolzanoLa dottrina dei teologi papisti

IL PURGATORIO

Il purgatorio è un luogo di tormento dove vanno coloro che muoiono in grazia, a espiare la pena dovuta per i loro peccati. La chiesa viene in aiuto alle anime che sono in esso con il suffragio, affinché le loro pene siano alleviate e siano liberate dal purgatorio. La messa offerta sull’altare privilegiato ha il potere di fare uscire subito l’anima dal purgatorio. La ragione ci fa sentire la necessità di un purgatorio; chi può essere così santo e puro all’atto della morte da poter andare subito in paradiso? L’Enciclopedia Cattolica definisce il purgatorio così: ‘Stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio, in cui le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, 330). E’ bene precisare che secondo quello che insegna la chiesa romana attualmente sul purgatorio, le anime che sono in questo luogo soffrono sì pene intensissime per espiare i debiti che hanno verso Dio, ma essa stessa non sa dire in che cosa consistono precisamente queste pene e neppure se tra esse ci sia il fuoco. Il Perardi così si è espresso: ‘Le anime in Purgatorio soffrono la privazione di Dio e altre pene sino a che abbiano soddisfatto in tutto ai debiti che hanno colla giustizia di Dio (…) Non sappiamo esattamente quali siano le altre pene che, oltre la privazione di Dio, si soffrono in Purgatorio. Taluni pensano che tali pene siano simili a quelle dell’Inferno (…) Non sappiamo in che cosa esse consistano, e neppure se tra esse vi sia il fuoco’ (Giuseppe Perardi,op. cit., pag. 172, 175). L’Enciclopedia Cattolica afferma comunque che secondo la dottrina comune dei teologi cattolici nel purgatorio si patiscono ‘sofferenze causate dal fuoco’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, 337). Ma come fanno i teologi romani a sostenere il purgatorio con le sacre Scritture? Principalmente (perché come vedremo in appresso essi prendono altri passi della Scrittura) mediante queste parole di Paolo: “Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco” (1 Cor. 3:10-15). Secondo i teologi papisti questo “sarà salvo, però come attraverso il fuoco” significa che il giusto dopo avere penato nel purgatorio per un certo tempo, sarà salvato nel paradiso di Dio, perché il fuoco purificatore lo avrà purificato da ogni residuo di peccato. E per sostenere questa loro interpretazione essi prendono diversi loro padri tra cui Agostino di Ippona che ha detto: ‘Secondo questa opinione, nell’intervallo di tempo che corre dalla morte di questo corpo fino a quando si giungerà al giorno in cui avverrà la resurrezione dei corpi – giorno dell’estremo giudizio nel quale si pronunzierà la sentenza del premio o del castigo – le anime dei defunti che, durante la loro vita terrena, non hanno avuto costumi e affetti tali da meritare di essere consumati come legna, fieno e paglia, non subiranno il fuoco che brucerà quelle anime che non vissero in tale modo. Queste saranno afflitte dal fuoco di una tribolazione passeggera che brucerà a fondo le costruzioni di legno, fieno e paglia, non meritevoli di eterna condanna; e le brucerà o su questa terra, o quaggiù e nell’aldilà, o solo nell’altra vita. A questa opinione non mi oppongo perché forse è un opinione vera’ (Agostino di Ippona, La città di Dio, Libro XXI, cap. XXVI) [1].

Le anime che sono nel purgatorio possono essere aiutate dai vivi. Il catechismo della chiesa romana afferma infatti: ‘Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con isuffragi ossia con preghiere, indulgenze, elemosine ed altre opere buone, e sopra tutto con la santa Messa (…) Il frutto di queste opere, applicato alle anime del Purgatorio, prende il nome disuffragio, perché suffraga, cioè allieva le pene delle anime del Purgatorio e ne affretta la liberazione’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 172, 173). In altre parole ai Cattolici romani viene detto che con le preghiere, le elemosine, le indulgenze, le opere buone e soprattutto con la messa essi concorrono a pagare i debiti che le anime dei defunti devono espiare in purgatorio. Questo suffragio è molto sentito dai Cattolici romani soprattutto il 2 Novembre che è la festa dei morti; una festa che ha mille anni essendo stata istituita nel 998 da Odilone abate di Clunì il quale si contraddistingueva per il suo zelo nel pregare per le anime del purgatorio. A sostegno di questo cosiddetto suffragio, i teologi romani prendono diverse citazioni dei cosiddetti padri tra cui queste di Agostino: ‘Dobbiamo ammettere che le anime dei trapassati possono ricevere qualche sollievo dalla pietà dei parenti, quando per esse offrono il santo Sacrificio del Mediatore, ovvero distribuiscono elemosine ai poveri. Ma questi suffragi profitteranno soltanto a coloro i quali, durante la loro vita, avranno meritato che queste opere buone possano essere loro applicate (…) A coloro cui possono essere di giovamento, essi ne ricavano questo vantaggio; o ricevono piena ed intiera remissione delle loro colpe, o certamente qualche sollievo nel rigore delle loro pene’ (Agostino di Ippona, Enchiridion, cap. CIX). E soprattutto il seguente passo dei Maccabei dove è detto che Giuda Maccabeo fece offrire un sacrificio per i peccati di alcuni Giudei morti in battaglia (sotto le cui tuniche erano state ritrovati degli ‘oggetti sacri agli idoli di Iamnia’) (cfr. 2 Maccabei 12:38-40): ‘Per questo egli fece compiere il sacrificio di espiazione per quelli che erano morti, affinché fossero assolti dal peccato’ (2 Maccabei 12: 45).

purgatorio

L’altare privilegiato, dice l’Enciclopedia Cattolica, ‘è quello che gode dell’indulto della indulgenza plenaria, da applicarsi al defunto per il quale si celebra la Messa’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 1, 925). Dell’altare privilegiato godono i cardinali e coloro ai quali è stato concesso dal papa. Nella pratica ciò significa che ogni messa celebrata su uno di questi altari libera un’anima dal purgatorio. ‘… tutti gli altari sono privilegiati il giorno della commemorazione dei defunti’ (Lessico universale italiano, vol. 1, Roma 1968, pag. 464).

Ma qual’è il fine di questa dottrina del purgatorio? Quello di tranquillizzare i peccatori facendogli credere che anche dopo morti potranno essere purificati dai loro peccati ed accedere dopo questa purificazione in paradiso [2]. Ecco come il teologo Perardi cerca di tranquillizzare i Cattolici romani parlando del purgatorio nel suo Nuovo Manuale del Catechista: ‘Anche la ragione ci fa sentire la necessità del Purgatorio. Niente di macchiato può entrare in Paradiso. Ora, quante anime si sono guardate dal peccato mortale, ma tuttavia sono cariche di peccati veniali; quante anime convertite, tratte dall’abitudine, ricaddero in colpe gravi, di cui si confessarono, ma non poterono farne penitenza; quante anime si pentirono soltanto in punto di morte! Esse non possono entrare subito in Paradiso. Dovranno venirne escluse per sempre e andare all’Inferno? Se non esistesse il Purgatorio, la giustizia di Dio ci apparirebbe troppo spaventosa; potremmo sperare di trovarci, in punto di morte, così puri, così santi da meritare subito il Paradiso? – La misericordia di Dio ci apparirebbe troppo scarsa, troppo limitata poiché non potrebbe mai accogliere in cielo le anime ree anche di sole colpe veniali’ (Giuseppe Perardi,op. cit., pag. 175).

Storia

Le origini di questa dottrina del purgatorio sono antiche; essa infatti fu inventata per primo da Platone quattrocento anni prima della venuta di Cristo (questo filosofo credeva pure nella reincarnazione). Questo filosofo divideva le anime in tre categorie; nella prima erano le anime giuste che erano immediatamente ricevute nelle isole dei beati; nella seconda erano le anime dei sacrileghi, degli omicidi e degli altri cattivi che erano immediatamente condannate ai supplizi eterni nel Tartaro; alla terza categoria appartenevano le anime di coloro che non erano stati abbastanza giusti per essere ammessi alle isole dei beati, né abbastanza cattivi per essere condannati in eterno. Tali anime, secondo Platone, erano condannate per un maggiore o un minore tempo a diverse pene, secondo la qualità dei loro peccati, fino a che si fossero purificate per essere ammesse alle isole dei beati. Questa dottrina platonica fu poi presa dal poeta Virgilio e abbellita. Anche Origene (uno dei cosiddetti padri della chiesa) sosteneva il purgatorio, infatti egli diceva che tutti dovranno passare per il fuoco prima di essere ammessi nel cielo. Il purgatorio di Origene però era diverso da quello attuale della chiesa romana perché esso era per tutti gli uomini, ossia sia per i giusti che per i peccatori (questo perché per lui tutti gli uomini un giorno sarebbero stati salvati), mentre il purgatorio cattolico è solo per i ‘giusti’; e poi esso iniziava alla fine del mondo mentre quello cattolico romano esiste già nell’aldilà e durerà fino al giorno del giudizio. La dottrina del purgatorio fu poi sostenuta da Agostino di Ippona, ed anche da Gregorio Magno il quale, nella sua opera letteraria I dialoghi parla esplicitamente del purgatorio prendendo dei passi della Scrittura tra cui quello di Paolo ai Corinzi: “…egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco” (1 Cor. 3:15). Ma secondo lui il purgatorio si trovava sulla terra. Nel libro quarto racconta una storia, che lui dice averla sentita da ‘grandi uomini savi e antichi’ secondo la quale un certo diacono di nome Pascasio durante lo scisma che per alcuni anni (a partire dal 498) oppose due papi, Simmaco e Lorenzo, si schierò dalla parte del ‘falso’ papa Lorenzo. E dopo molto tempo che era morto, un certo Germano, vescovo di Capua andò a curarsi alle terme Angolane (negli Abruzzi), dietro consiglio dei medici; e qui con grande stupore vi trovò Pascasio che serviva quelli che vi si bagnavano. Alla domanda perché si trovasse lì, questo Pascasio rispose: ‘Per null’altra cagione sono deputato in questo luogo penale, se non perché troppo pertinacemente difesi la parte di Lorenzo contro Simmaco’. E gli disse di pregare per lui e che se tornando lì non lo avrebbe trovato avrebbe significato che era stato esaudito. Germano, mosso a compassione, pregò molto per lui e pochi giorni dopo tornò a quelle terme e non vi trovò Pascasio. Gregorio aggiunge poi che se Pascasio poté essere purgato dal suo peccato dopo la morte fu perché aveva peccato per ignoranza, e perché lo aveva meritato con le sue molte elemosine da vivo! Fu appunto questo papa Gregorio I ad istituire attorno all’anno 593 questa dottrina nella chiesa romana. Quantunque poi nel corso dei secoli successivi il purgatorio subì dei cambiamenti esso fu definito dogma prima dal concilio di Firenze nel 1439 [3], e poi da quello di Trento nel 1563 in questi termini: ‘La chiesa cattolica, istruita dallo Spirito santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concilii, e recentissimamente in questo concilio ecumenico, che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concilii, sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto’ (Concilio di Trento, Sess. XXV, decreto sul purgatorio).

Confutazione

Il purgatorio non esiste; i morti vanno o in cielo con il Signore se sono salvati o all’inferno nei tormenti se sono perduti

Gesù Cristo nel suo insegnamento non ha mai lasciato intravedere che oltre al paradiso e all’inferno ci sia un terzo luogo, ossia una via di mezzo tra i due, infatti egli ha detto: “Entrate per la porta stretta, poiché larga é la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano” (Matt. 7:13,14). Quindi ci sono solo due vie, ed esse sono la via della perdizione e la via della salvezza. Coloro che sono sulla prima, essendo pieni di peccati, quando muoiono vanno nell’Ades nei tormenti, per esservi tormentati in attesa del giudizio (cfr. Giov. 5:29; Dan. 12:2; Ap. 20:12-15). Per loro che muoiono nei loro peccati, non rimane più alcuna speranza secondo che é scritto: “Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?” (Giob. 27:8), ed anche: “E’ stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebr. 9:27), ed ancora: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti” (Sal. 9:17; cfr. Luca 16:22-31; Is. 5:14). Perciò é veramente diabolico da parte della curia cattolica romana fare credere alle persone al purgatorio, perché così facendo essa non induce i peccatori (i suoi battezzati e cresimati che si confessano regolarmente ai preti, che secondo lei sono in grazia) a ravvedersi e a credere in Cristo come prescrive la Parola di Dio (cfr. Luca 13:1-5), perché gli fa credere che anche dopo morti avranno modo di essere purgati dai loro peccati ed accedere in paradiso. (Infatti, se per esempio non si pentono dei loro peccati veniali avranno modo di espiarli nel purgatorio, e se commettono dei peccati mortali e li confessano al prete senza sentire il bisogno di abbandonarli o senza avere la forza di abbandonarli, avranno sempre modo di purgarsi nel purgatorio). Coloro che invece sono sulla seconda via, cioè su quella della salvezza, quando muoiono vanno subito ad abitare con il Signore nel cielo. E noi siamo tra questi per la grazia di Dio. Il Cattolico romano dirà: ‘Ma come fate ad essere così sicuri che quando morirete andrete subito in paradiso? Lo siamo perché siamo stati cosparsi con il sangue di Gesù secondo che è scritto che siamo stati eletti anche “ad esser cosparsi del sangue di Gesù Cristo” (1 Piet. 1:2), e siamo stati purgati da tutti i nostri peccati mediante il sangue di Cristo Gesù secondo che é scritto che egli “ci ha lavati dai nostri peccati col suo sangue” (Ap. 1:5). Ed oltre a ciò perché come dice Giovanni “se camminiamo nella luce, com’Egli é nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato” (1 Giov. 1:7). Ecco perché abbiamo la certezza di essere salvati e di avere la vita eterna e che quando morremo andremo subito in paradiso, senza fare sosta alcuna in nessun purgatorio, perché i nostri vecchi peccati ci sono stati purgati appieno col sangue di Cristo, e i nostri peccati che confessiamo al Signore ci vengono purgati appieno sempre dal sangue di Cristo. ‘Ma questa è presunzione!’ dirà a questo punto il Cattolico romano. Affatto, perché ci sono diverse Scritture che attestano chiaramente che coloro che muoiono in Cristo vanno ad abitare subito in cielo con Gesù.

Le anime di coloro che erano stati uccisi per la Parola di Dio che Giovanni vide, erano sotto l’altare in cielo davanti al trono di Dio. Ecco come si esprime Giovanni: “Io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa…” (Ap. 6:9).

Paolo disse che per lui la morte era guadagno infatti lui aveva il desiderio di partire e d’essere con Cristo perché era cosa di gran lunga migliore. Ecco le sue parole: “Poiché per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno… Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore” (Fil. 1:21,23). Di certo se l’apostolo avesse dovuto andarsene prima in purgatorio a soffrire pene atroci non avrebbe considerato la sua morte un guadagno ma una perdita.

E sempre Paolo disse ai Corinzi che lui e i suoi collaboratori erano pieni di fiducia e avevano molto più caro a partire dal corpo e d’abitare col Signore: “Ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore” (2 Cor. 5:8). Ma ditemi: come avrebbero potuto quegli uomini desiderare così tanto la dipartenza dal loro corpo se avessero creduto in un purgatorio dove andare ad espiarvi mediante atroci sofferenze dei loro debiti insoluti? Questo sta a dimostrare che essi non credevano per nulla nel purgatorio.

Nel libro dell’Apocalisse si legge: “E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Ap. 14:13). Quindi lo Spirito della verità attesta che coloro che muoiono nella grazia sono beati perché si riposano dalle loro fatiche in cielo. Questo esclude che essi si trovino in un purgatorio ad espiare dei loro debiti mediante delle sofferenze atroci di poco inferiori a quelle dell’inferno; perché in questo caso non sarebbero più felici ma bensì infelici perché invece che riposarsi dalle loro fatiche starebbero soffrendo pene atroci per punizione dei loro debiti. Ma purtroppo esiste anche lo spirito dell’errore in questo mondo ed esso dice che per i morti in Cristo c’è un purgatorio dopo la morte.

Ma proseguiamo con la confutazione del purgatorio. Gesù ha detto: “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24), e Paolo ha detto ai Romani: “Non v’é dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rom. 8:1). Quindi se per coloro che sono in Cristo non v’é nessuna condanna e Gesù ha detto che essi non vengono in giudizio è contraddittorio pensare che dopo morti prima di entrare nel regno di Dio essi avranno bisogno di andarsene in un purgatorio a soddisfare i debiti che gli rimangono verso la giustizia di Dio. Perché? Perché questo sarebbe un controsenso dato che nel purgatorio, secondo il catechismo romano, si va per essere condannati, quantunque per un tempo e non per sempre, a delle pene atroci per espiare i debiti contratti verso Dio! Ed a proposito di questi cosiddetti debiti che la curia romana afferma che si devono espiare in purgatorio noi diciamo: ‘Ma se, secondo la Scrittura, Dio cancella all’uomo che va a lui a confessargli i suoi peccati sia i peccati che la pena eterna che egli merita non è diabolico affermare che egli deve andare dopo morto ad espiarli in un luogo di sofferenza?’ Certo che lo è. Ma non per i teologi romani che accecati dal diavolo prendono piacere ad insegnare cose contrarie alla sana dottrina. Affermare che una persona giustificata da Dio quando muore deve passare dal purgatorio a scontare i debiti contratti verso la giustizia di Dio è lo stesso che dire che un condannato alla pena dell’ergastolo se viene graziato e gli viene cancellata la sua pena, deve continuare a rimanere lo stesso in prigione per alcuni anni a soffrire per espiare le sue colpe dopodiché potrà uscire dal carcere!

Noi affermiamo, appoggiandoci sulla sacra Scrittura, che al peccatore quando gli vengono rimessi tutti i suoi peccati gli viene annullata la pena eterna e non gli resta da pagare alcuna colpa né in questo mondo e neppure in quello a venire perché Cristo ha pagato tutto il prezzo del riscatto dell’anima sua. Per coloro che sono stati giustificati per il sangue di Cristo non rimangono più debiti da pagare perché Cristo sulla croce ha espiato tutti i loro debiti. Sappiamo bene che il concilio di Trento ha lanciato la seguente maledizione contro coloro che affermano questo (contro di noi dunque): ‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30) [4]. Ma che importa fratelli? Noi sappiamo in chi abbiamo creduto e siamo persuasi che colui che ci ha lavato dai nostri peccati e ci fatto la promessa della vita eterna non può avere mentito. Continueremo a gloriarci nel Signore a motivo del totale purgamento dei nostri vecchi peccati operato dal sangue di Cristo, ed a motivo della vita eterna che egli ci ha donato nella sua grazia; lancino pure i loro anatemi i concilii, noi crediamo nella Parola di Dio che attesta che quando i giusti (ossia i giustificati per la grazia di Dio) muoiono vanno subito in paradiso con il Signore Gesù, perché hanno le loro vesti nettate appieno dal sangue dell’Agnello. A Cristo Gesù sia la gloria in eterno. Amen.

Spiegazione delle parole di Paolo: “Sarà salvo; però come attraverso il fuoco

Paolo disse ai Corinzi: “Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco” (1 Cor. 3:10-15).

Come abbiamo visto secondo i teologi papisti questo “sarà salvo, però come attraverso il fuoco” significa che il giusto dopo avere penato nel purgatorio per un certo tempo, sarà salvato nel paradiso di Dio, perché il fuoco purificatore lo avrà purificato da ogni residuo di peccato. E come abbiamo anche visto, a sostegno di questa interpretazione essi citano Agostino di Ippona. Diletti, guardatevi da questa interpretazione ingannatrice, perché queste parole di Paolo non si riferiscono affatto ad un fuoco purificatore esistente in qualche luogo del mondo invisibile dove le anime degli uomini vanno per essere purificati dai loro peccati per potere poi accedere al paradiso, ma al fuoco del giorno di Cristo il che é un’altra cosa. Diamo la spiegazione di queste parole di Paolo. L’apostolo aveva predicato il Cristo a Corinto e molti in seguito alla sua predicazione credettero nel Signore, dopodiché furono battezzati. Fu lui quindi a porre il fondamento (Cristo Gesù) di quella casa spirituale (la chiesa) di Corinto. Ma dopo di lui a Corinto erano giunti altri che avevano predicato ed insegnato, ossia che avevano edificato del materiale sul fondamento da lui posto. E lui a questo proposito dice a ciascuno di badare a come edifica sopra il fondamento perché innanzi tutto nessuno può togliere il fondamento che è Cristo Gesù per mettergliene un altro; e poi perché nel giorno di Cristo sarà ricompensata solo la fatica impiegata per edificare oro, argento e pietre di valore (dottrine vere) perché queste cose alla prova del fuoco rimarranno; mentre la fatica impiegata per edificare legno fieno, e paglia (dottrine strane) non sarà premiata perché questo materiale sarà bruciato all’impatto del fuoco, e colui che ha edificato questo materiale vano sarà salvato, però come attraverso il fuoco. In conclusione, nel giorno di Cristo il fuoco farà la prova di quello che un credente ha edificato, e tutto ciò di buono e di giusto che egli ha detto e fatto sussisterà ed otterrà la sua ricompensa, mentre ciò che é senza valore e che lui ha edificato sarà bruciato dal fuoco e per esso non otterrà nessuna ricompensa. Lui passerà come attraverso il fuoco, ma sarà salvato.

Spiegazione di altri passi presi per sostenere il purgatorio

Nella Scrittura non è rivelata affatto la dottrina del purgatorio, ma i teologi papisti riescono a fare apparire a moltitudini di persone che la dottrina del purgatorio è nella Bibbia. Come abbiamo visto poco fa, uno dei passi presi dai teologi romani per sostenere il purgatorio è quello di Paolo ai Corinzi; ma questo passo non lascia intravedere il benché minimo purgatorio cattolico. Ma vi sono anche altri passi della Scrittura che essi prendono per sostenere questa eresia di perdizione.

Uno di questi è questo scritto in Matteo: “Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire” (Matt. 12:32). Ma io mi domando: ‘Ma dove sta il purgatorio qua?’ Esso non si intravede minimamente. Gesù dice solo che colui che bestemmia contro lo Spirito Santo “non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno” (Mar. 3:29), e i teologi gli fanno dire che ci sono dei peccati che si debbono espiare nel purgatorio! Questa è astuzia diabolica! Ma poniamo anche il caso che ci siano dei peccati che vengono rimessi nel mondo a venire, innanzi tutto per mondo a venire Gesù non intese il purgatorio, ma poi secondo la dottrina del purgatorio chi muore in grazia va a soffrire delle pene gravi per espiare i suoi debiti, quindi viene condannato ad un supplizio e non perdonato!

Un altro passo è questo: “Fà presto amichevole accordo col tuo avversario mentre sei ancora per via con lui; che talora il tuo avversario non ti dia in man del giudice, e il giudice in man delle guardie, e tu sii cacciato in prigione. Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino” (Matt. 5:25,26). Secondo i teologi romani questo “non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino”, significa che dalla prigione del purgatorio (che Bartmann preferisce chiamare ‘una casa di cura, dove i malati attendono con pazienza completa guarigione’ [Bernardo Bartmann, Il Purgatorio, Milano 1934, pag. 110]) dove coloro che muoiono in grazia vengono gettati dal Giudice per ordine dell’avversario che è Dio; essi non usciranno finché non abbiano pagato tutti i loro debiti che hanno nei confronti di Dio. Ma questa è l’ennesima interpretazione arbitraria data dai teologi romani. Le parole di Gesù si riferiscono innanzi tutto a delle liti fra fratelli perché prima di dire quelle parole egli disse: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e và prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta” (Matt. 5:23,24). Quindi, se un fratello ha qualcosa contro a noi perché noi gli abbiamo fatto un torto, prima di offrire i nostri sacrifici spirituali a Dio dobbiamo andare dal fratello offeso e chiedergli perdono per riconciliarci con lui. Perché se non facciamo così Dio ci punirà per il torto commesso contro di lui e ci farà pagare questo nostro debito che abbiamo contratto con il fratello fino all’ultimo. Non ce lo rimetterà ma ce lo farà pagare per la nostra ostinazione. Ma questo avverrà sulla terra, e non in qualche luogo di sofferenza che non è l’inferno e che si trova nelle viscere della terra o da qualche altra parte.

Un altro passo preso per sostenere il purgatorio è questo scritto in Zaccaria: “E te pure, Israele, a motivo del sangue del tuo patto, io trarrò i tuoi prigionieri dalla fossa senz’acqua” (Zacc. 9:11). Ma anche qui si deve dire che non c’è la benché minima allusione al purgatorio della chiesa cattolica romana. In questo caso il Signore predisse che avrebbe fatto uscire dai paesi stranieri gli Israeliti che erano in cattività per farli tornare nel loro paese; difatti sempre in Zaccaria il Signore dice: “Ecco, io salvo il mio popolo dal paese del levante e dal paese del ponente; e li ricondurrò, ed essi abiteranno in mezzo a Gerusalemme…” (Zacc. 8:7,8). Queste parole possono avere anche il seguente significato spirituale; il Signore ha promesso a Israele di liberare i suoi prigionieri dal peccato in virtù del sangue del Nuovo Patto, ossia in virtù del sangue di Cristo. Egli ha promesso di tirarli fuori dalla fossa senz’acqua dove essi si trovano.

Sapere che il purgatorio non esiste non ci fa apparire per nulla troppo limitata la misericordia di Dio e troppo spaventosa la sua giustizia

In risposta al discorso che il Perardi fa per persuadere le persone che se non esistesse il purgatorio la misericordia di Dio sarebbe troppo limitata e la sua giustizia troppo spaventosa per il motivo che molte anime essendo morte con soli peccati veniali non possono essere mandate da Dio all’inferno, come anche non possono essere mandate da Dio all’inferno quelle anime che essendosi confessati al prete in punto di morte non hanno potuto fare penitenza, vogliamo dire le seguenti cose. Innanzi tutto cominciamo col dire che questa distinzione fra peccati ‘veniali’ (perdonabili) e peccati ‘mortali’ che fanno i teologi cattolici romani è una dottrina falsa e molto dannosa perché induce i peccatori (i battezzati e cresimati che si confessano al prete e prendono regolarmente la comunione sono ancora tali) che non commettono determinati peccati cioè quelli chiamati mortali, e coloro che li commettono e li vanno a confessare al prete, a credere che dopo morti avranno la possibilità dopo che si saranno purgati nel purgatorio di entrare in paradiso a differenza di coloro che li commettono e non li confessano al prete i quali se ne andranno all’inferno; i preti dunque insegnando questa dottrina illudono oltre che loro stessi anche gli altri peccatori. Ma noi, che ci studiamo di non illudere nessuno ma di dire la verità in ogni cosa, diciamo che secondo la Scrittura se chi è sotto il peccato rifiuta di credere nel Figliuolo di Dio (e quindi non nasce di nuovo) sarà condannato (e questo anche se egli non è uno stregone, un omicida, un adultero o un fornicatore, ma un religioso dedito ai riti della sua religione – in questo caso della chiesa cattolica romana). Non importa a quali peccati egli è dato, se egli non crede in Cristo Gesù se ne andrà in perdizione, infatti Giovanni Battista disse che “chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giov. 3:36) e Gesù che “chi non avrà creduto sarà condannato” (Mar. 16:16).

Nessuno vi tragga in errore perché non importa che genere di peccati ha il peccatore; se egli muore nei suoi peccati andrà all’inferno senza la benché minima possibilità di essere salvato dal Signore! Per parlare alla maniera dei Cattolici, non va in paradiso né il Cattolico praticante o meno che commette solo dei peccati veniali (come li chiamano loro) o commette quelli più gravi e li confessa al prete, e neppure chi commette dei peccati mortali (come li chiamano loro) e non li confessa al prete, perché tutti e due sono morti nei loro falli e nelle loro trasgressioni, pieni di iniquità nel cospetto di Dio. Tutti e due devono ravvedersi dai loro peccati e credere nel Vangelo mentre sono in vita sulla terra; nel caso contrario, quando moriranno ciò che li aspetta, é l’ardore del fuoco del soggiorno dei morti! Non c’é nessun purgatorio per chi ha commesso solo peccati ‘veniali’ ma solo il tormento del fuoco dell’inferno, come anche per chi ha commesso peccati ‘mortali’ e muore con o senza la confessione auricolare. Al bando dunque questa distinzione tra peccati! Il peccato é peccato, ed il suo salario é la morte: e chi lo commette ne é schiavo e non può entrare nel Regno di Dio. Ma pure può essere affrancato da esso: come? Pentendosi e credendo nel nome del Figliuolo di Dio; allora sì che potrà entrare nel Regno dei cieli. Nel caso contrario, quando morirà per lui non si apriranno le porte del cielo ma si aprirà la bocca del soggiorno dei morti per ingoiarlo assieme ai suoi peccati che gravano su di lui.

Il Perardi afferma che la misericordia di Dio sarebbe troppo scarsa se non facesse entrare nel cielo quelli che non si sono resi colpevoli di sole trasgressioni ‘veniali’. Ma questo non è vero, perché non esistono uomini peccatori che meritano di andare in paradiso dopo essere andati in purgatorio perché rei di soli determinati peccati, perché tutti meritano l’inferno come salario della loro iniquità. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, dice la Scrittura, ma sempre la Scrittura afferma che il nostro Dio è misericordioso e coloro a cui Dio fa misericordia vengono giustificati mediante la fede nel sangue di Cristo e perciò hanno la certezza di andare direttamente in cielo dopo morti. La misericordia di Dio é grande, sì, ed essa si manifesta verso l’uomo peccatore sulla terra salvandolo quando questi si converte dalle sue vie malvagie; ma essa non si manifesterà in nessuna maniera verso nessuno di quelli che moriranno nei loro falli perché hanno rifiutato di credere nel Figliuolo di Dio. Non è dunque perché la sua misericordia è troppo scarsa o troppo limitata che in cielo non entreranno i peccatori ‘dai peccati veniali’, ma perché la sua giustizia è eccelsa. Chi dunque sprezza la benignità di Dio sulla terra non riconoscendo che essa lo trae a ravvedimento; chi la sprezza perché vuole seguire il suo cuore impenitente, sappia quel tale che si sta accumulando un tesoro d’ira per il giorno del giudizio e che quando morirà se ne andrà dove c’é il pianto e lo stridore dei denti. Non si lasci trarre in inganno dalle parole dolci e lusinghiere dei preti perché lo aspetta l’inferno se non si ravvede. Non importa se è stato battezzato da bambino, se è stato cresimato, se prende la comunione, non importa se non è un adultero o un omicida o uno stregone o un ubriacone e si confessa al prete tutti i giorni o una sola volta all’anno; se non si ravvede da tutti i suoi peccati e crede con il suo cuore nel Vangelo quando morirà se ne andrà in perdizione!

Il Perardi dice anche che se non esistesse il purgatorio la giustizia di Dio apparirebbe troppo spaventosa. Noi invece diciamo che se esistesse il purgatorio Dio sarebbe non solo ingiusto ma si contraddirebbe pure. Sarebbe ingiusto perché permetterebbe ad una categoria di peccatori di entrare in cielo (anche se prima devono andarsene in purgatorio) perché si sono resi colpevoli, come dicono loro, solo di determinate colpe ‘veniali’ o perché hanno confessato le loro trasgressioni ‘mortali’ al prete, mentre all’altra non glielo consentirebbe perché si sono resi colpevoli di colpe gravi e sono morti senza confessarli al prete! In altre parole in cielo Dio non ci farebbe entrare i salvati, i giustificati con il sangue di Cristo, ma una categoria di peccatori meno colpevoli di quelli che invece se ne andranno all’inferno! Ma non subito, ma solo dopo avere penato (non si sa quanti anni, secoli o millenni) nel purgatorio. Quindi una categoria di peccatori avrà la possibilità di essere purgata dai suoi misfatti anche dopo morti mentre l’altra no. La salvezza quindi, se le cose fossero così, si potrebbe ottenere solo non commettendo certi peccati e non più col pentimento e colla fede in Cristo. Basterebbe dire alle persone, non uccidete, non commettete adulterio, non bestemmiate e fate qualche opera buona e vedrete che un giorno entrerete in paradiso. Non sarebbe quindi più vera la Scrittura che dice che chi confessa le sue trasgressioni a Dio e le abbandona otterrà misericordia (cfr. Prov. 28:13), perché anche non confessando a Dio certi peccati si otterrà da lui lo stesso misericordia. Ecco perché molti Cattolici romani si illudono di potere entrare un giorno in paradiso anche se peccatori: perché essi pensano di non essere alla fin fine così peccatori da meritare l’inferno. Non sono mica degli omicidi, degli adulteri, degli stregoni, o dei sodomiti che invece lo meritano!! Abbiamo prima detto che Dio si sarebbe contraddetto creando un purgatorio: vediamo alcune contraddizioni nelle quali sarebbe caduto Dio se avesse creato la dottrina del purgatorio. Perardi dice che quelle anime che si sono pentite in punto di morte non possono entrare subito in paradiso perché non hanno la possibilità di fare penitenza (cioè di compiere le opere di soddisfazione). Ma noi diciamo: come fece allora quel ladrone pentitosi sulla croce in punto di morte (e quindi impossibilitato a compiere opere di soddisfazione) ad entrare in quello stesso giorno in paradiso dato che Gesù gli disse: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43)? Ce lo spieghino i teologi romani come fece un uomo che era stato condannato alla crocifissione perché malfattore (quindi in base alla teologia papista aveva commesso dei peccati mortali), ad andare subito in paradiso senza passare dal loro purgatorio! Forse che Gesù mentì al ladrone dicendogli quelle parole, una sorta di ‘bugia ufficiosa’, per tranquillizzarlo nella sua agonia e non fargli pensare che doveva, prima di andare in paradiso, andare a soffrire nel purgatorio? Affatto; perché Gesù è la verità. Egli parlò a quel ladrone da parte di Dio. Lo diciamo noi ai teologi romani perché quel ladrone poté entrare in paradiso in quello stesso giorno subito dopo che morì; perché egli fu purificato appieno dai suoi peccati mediante il sangue di Cristo Gesù che egli stava in quei momenti spandendo per la remissione anche dei suoi peccati. Quell’uomo si pentì e credette in Colui che giustifica l’empio; ecco perché ricevette da Gesù quella risposta così chiara e così consolante. Per Gesù quindi non esisteva un purgatorio dopo morti per coloro che si pentono dai loro peccati in punto di morte ma non possono fare penitenza; altrimenti si sarebbe contraddetto nel dire quelle parole a quell’uomo in fin di vita. Un altra contraddizione nella quale Dio sarebbe caduto è questa. Egli avrebbe fatto capire a coloro che erano stati da lui giustificati che il sangue del suo Figliuolo non era sufficiente a purgarli appieno sulla terra, quindi la sua giustificazione sarebbe stata parziale e non completa. E perciò l’opera espiatoria di Cristo sarebbe risultata incompleta perché insufficiente a giustificare appieno l’uomo che crede in lui. Dicendo infatti che coloro che muoiono in Cristo o nella grazia non possono andare subito in paradiso perché non possono essere così santi e puri, cioè non possono essere privi di ogni macchia di peccato, Dio implicitamente avrebbe negato che il sangue di Gesù suo Figliuolo potesse purificare l’uomo da ogni macchia di peccato. Ma il fatto è che avrebbe anche riconosciuto che le pene del purgatorio erano più efficaci del sangue di Cristo, perché quello che non poteva fare il sangue di Cristo sulla terra lo avrebbe potuto fare il fuoco del purgatorio, e ciò sarebbe stato un oltraggio contro il sangue prezioso di Cristo. Ed inoltre Egli avrebbe richiesto per la salvezza dell’uomo un doppio pagamento; un primo pagamento da parte di Cristo Gesù e un secondo pagamento da parte del credente in Lui, il che contrasta apertamente con la sana dottrina che afferma che il prezzo del riscatto è stato pagato appieno da Cristo il quale ha potuto così acquistarci la redenzione eterna. Non avremmo avuto più allora in Gesù un Salvatore morto al nostro posto, che con il suo sacrificio vicario ha compiuto la purificazione di tutti i nostri peccati e li ha appieno espiati permettendoci così di entrare in cielo appena dopo morti, ma semplicemente un amico che aveva fatto ciò che era necessario a farci scampare ai tormenti eterni della geenna ma nello stesso tempo non aveva potuto o voluto scamparci dai tormenti temporanei del purgatorio. Quelli li avremmo dovuti patire noi dopo morti; perché non era giusto che soffrisse solo lui per i nostri peccati, anche noi dovevamo soffrire in qualche modo per essi per potere accedere al paradiso!!!

Il Perardi dice che se non esistesse il purgatorio la giustizia di Dio apparirebbe troppo spaventosa; noi diciamo invece che la giustizia di Dio è eccelsa e perfetta proprio perché Dio nel mondo invisibile non ha creato il purgatorio ma l’Ades (che un giorno però cesserà di esistere perché i peccatori risorti saranno gettati nel fuoco eterno, l’altro luogo di tormento creato da Dio che attende ancora di ricevere quelli che vi sono destinati) e il paradiso. Egli punisce l’uomo impenitente che segue la durezza del suo cuore facendolo scendere quando muore nelle fiamme dell’Ades in attesa del giudizio, ma salva l’uomo che si pente e crede in lui (quantunque questi possieda dei difetti e fallisca in molte cose) facendolo, quando muore, salire in cielo nella gloria, e questo perché egli è stato purificato da tutti i suoi peccati mediante il sangue di Gesù e rivestito della giustizia di Dio che è in Cristo Gesù. Le cose sono molto chiare e perfettamente giuste. Ma perché i teologi papisti parlano in questa maniera così lusinghevole? La ragione per cui essi dicono che se non esistesse il purgatorio la giustizia di Dio sarebbe troppo spaventosa è perché essi stessi ancora non hanno sperimentato la purificazione di tutti i loro peccati e la loro coscienza li accusa di essere dei peccatori perduti ed hanno paura del giudizio di Dio. Noi siamo sicuri infatti che se essi fossero stati purgati dai loro peccati mediante il sangue di Cristo sarebbero sicuri, come lo siamo noi, di andare in paradiso alla loro morte, e non gli apparirebbe ‘troppo spaventosa’ la giustizia di Dio, senza il loro purgatorio, ma gli apparirebbe così come è, perfetta senza macchia. Dal loro modo di parlare traspare chiaramente che essi hanno la paura della morte e del castigo e cercano di cancellare questa paura mediante il purgatorio: ma ahimè, il purgatorio non può togliere in nessuna maniera né la paura della morte e neppure quella del castigo. Perché questa paura la può togliere solo il sangue di Gesù di cui essi ancora non sono cosparsi.

Queste qui sopra esposte sono le ragioni per cui noi diciamo che il purgatorio non è una dottrina di Dio, ma solo una invenzione umana scaturita dalla mente carnale di uomini corrotti. Il purgatorio è una dottrina di demoni.

Il suffragio è un impostura papale che serve solo a fare arricchire la curia romana

La Scrittura, negando il purgatorio, nega pure ogni suffragio in favore di coloro che i teologi papisti dicono essere là ad espiare i loro debiti, quindi questo suffragio va rigettato essendo un’impostura legata ad un altra impostura (vale a dire il purgatorio). Ma ammettiamo pure per un momento che il purgatorio papista esista; non hanno mai letto i teologi papisti che “ciascuno porterà il suo proprio carico” (Gal 6:5) e che nessuno “può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d’esso” (Sal. 49:7)? Come possono quindi insegnare essi che i vivi possono in qualche maniera offrire a Dio un sacrificio espiatorio per i morti che sono nel purgatorio? e quale sarebbe poi questo sacrificio? La messa. Ma se già per i vivi la messa non costituisce per nulla un sacrificio propiziatorio come potrà esserlo per i morti? Come potete bene vedere le imposture (in questo caso il purgatorio con la messa) sono ben collegate tra di loro nella teologia romana [5].

L’unico sacrificio propiziatorio che ha valore è quello compiuto da Gesù Cristo quando offrì se stesso sulla croce per i nostri peccati; ed esso è stato compiuto una volta per sempre e quindi è irripetibile. Ed oltre a ciò esso può giovare solo ai vivi, nel senso che ne possono beneficiare solo i viventi, per coloro infatti che lo accettano c’è la remissione dei peccati assicurata per l’eternità.

Ma quanto a coloro che sono morti nei loro peccati questo sacrificio non può più in alcun modo servire essendo scaduto per loro il tempo in cui potevano credere in esso ed essere così perdonati. Essi morranno nei loro peccati e con i loro peccati e per essi dovranno soffrire per l’eternità. Nessun cosiddetto sacrificio espiatorio (che sia la messa, o un elemosina, o altro) offerto a pro di essi da coloro che sono rimasti sulla terra potrà giammai servirgli perché Dio non ne terrà in nessun conto.

A proposito delle parole prese dal libro dei Maccabei in favore del suffragio papista diciamo le seguenti cose. Innanzi tutto va detto che i libri dei Maccabei non sono Scrittura ispirata da Dio quantunque figurino nel canone delle Bibbie cattoliche e perciò è errato prendere quei passi a sostegno del suffragio per i morti. Poi va detto che per quel che concerne il sacrificio fatto offrire da Giuda Maccabeo, nella legge di Mosè non vi erano dei sacrifici da offrire per i peccati dei morti, quindi quand’anche Giuda abbia fatto quel gesto egli non si è attenuto alla legge dei suoi padri. Il che rende nullo il suo gesto perché non prescritto dalla legge di Mosè data da Dio al suo popolo. E quindi i Cattolici prendono a sostegno del loro suffragio niente di meno che un gesto senza valore di un Giudeo.

Termino dicendo che questo suffragio riesce a fare solo una cosa, ad arricchire i preti e tutta la curia romana perché le messe da offrire per i defunti i Cattolici romani le devono pagare (o meglio, devono fare delle offerte per esse). Da tutto ciò si vede come la curia romana ricorre a tutto per arricchirsi, anche ai sentimenti di tristezza che provano gli uomini (che non hanno speranza) al ricordo dei loro cari morti. E difatti i preti fanno credere ai loro parrocchiani che i loro defunti si trovano nel purgatorio da dove possono essere liberati dalle sofferenze mediante il loro denaro. Il che costituisce una consolazione per il popolo ingannato e nello stesso tempo una fonte di guadagno per loro stessi ingannati e ingannatori. Anche per i morti sono importanti i preti dunque, e non solo per i viventi; per i morti perché sono loro che con la messa alleviano le loro pene e li liberano dal purgatorio, per i viventi invece perché sono loro gli intermediari di Dio sulla terra tramite cui diventano Cristiani e vengono perdonati!!

Considerate fratelli per un momento con quale astuzia il papato riesce a tenere legate le persone a sé! Come è differente invece la verità che è in Cristo Gesù; i nostri parenti che sono morti in Cristo sono in cielo con il Signore e là aspettano la risurrezione, e questo ci riempie di consolazione. I nostri parenti che invece sono morti nei loro peccati sono all’inferno nei tormenti, e quantunque questo ci dispiaccia, noi non possiamo fare più nulla in loro favore.

O uomini e donne che avete dato retta ai preti, smettete di fare offrire messe per i vostri parenti o amici morti; esse non possono giovare loro nulla.

La testimonianza di un ex prete sul suffragio

Ho detto poco fa che il suffragio che è costituito oltre che dalle preghiere anche dalla messa è una fonte di denaro per i preti e la curia romana in genere.

Per farvi capire a che punto sono arrivati taluni preti di questa chiesa chiamata falsamente cristiana pur di fare pagare le messe ai loro parrocchiani voglio ora trascrivere l’eloquente testimonianza di un nostro fratello di nome Chiniquy morto un secolo fa circa, che prima di convertirsi era stato per lunghi anni sacerdote della chiesa cattolica romana. Ecco le sue parole: ‘Alle quattro circa della mattina delle grida pervennero al mio orecchio. Riconobbi la voce di mia madre. ‘Che cosa è successo cara mamma? ‘Oh, mio piccolo bambino, tu non hai più un padre! Egli è morto! Dicendo queste parole ella perse coscienza e cadde sul pavimento! Mentre un amico che aveva passato la notte con noi le diede la conveniente attenzione, io mi affrettai al letto di mio padre. Lo strinsi al mio cuore, lo baciai, lo coprii con le mie lacrime, mossi la sua testa, gli strinsi le mani, cercai di sollevarlo sul suo cuscino: non potevo credere che egli era morto (…) Mi inginocchiai a pregare Dio per la vita di mio padre. Ma le mie lacrime e le mie grida furono inutili. ‘Egli era morto!’ Era già freddo come il ghiaccio! Due giorni dopo che egli fu seppellito mia madre era così oppressa dal dolore che non poté seguire la processione funeraria. Io rimasi con lei come il suo unico aiuto terreno. Povera mamma! (…) Nonostante fossi allora molto giovane, io potevo capire la grandezza della nostra perdita, e mescolai le mie lacrime con quelle di mia madre. Quale penna può descrivere che cosa avviene nel cuore di una donna quando Dio le toglie improvvisamente via il marito nel fiore della sua vita, e la lascia sola, immersa nella miseria, con tre piccoli bambini di cui due sono persino troppo piccoli per conoscere la loro perdita! Come sono lunghe le ore del giorno per la povera vedova che è lasciata sola, e senza mezzi, tra gli stranieri! Come sono dolorose le notte insonni per il cuore che ha perso ogni cosa! Come è lasciata vuota una casa dall’eterna assenza di colui che era il suo capo, il suo supporto e il suo padre! (…) Oh, come sono amare le lacrime che sgorgano dai suoi occhi quando il suo più piccolo bambino, che ancora non capisce il mistero della morte, si getta nelle sue braccia e le dice: ‘Mamma, dov’è papà? Perché non torna? Io mi sento solo!’ La mia povera mamma passò quelle prove. Io sentivo i suoi singhiozzi durante le lunghe ore del giorno, e anche durante le ancor più lunghe ore della notte. Molte volte l’ho vista cadere sulle sue ginocchia per implorare Dio di essere misericordioso verso lei e i suoi tre infelici orfani. Non potevo fare altro che confortarla, amarla, pregare e piangere con lei! Erano passati solo pochi giorni dal seppellimento di mio padre quando vidi arrivare a casa nostra Mr. Courtois il parroco (quello che aveva cercato di portarci via la Bibbia). Egli aveva la reputazione di essere ricco, e dato che noi eravamo poveri e infelici da quando mio padre era morto, il mio primo pensiero fu che egli fosse venuto a confortarci e ad aiutarci. Potei vedere che mia madre aveva le stesse speranze. Ella lo accolse come un angelo dal cielo. (…) Dalle sue prime parole però potei comprendere che le nostre speranze non sarebbero state realizzate. Egli cercò di essere comprensivo, e disse persino qualcosa circa la fiducia che noi dovevamo avere in Dio, specialmente nei periodi di prova; ma le sue parole erano fredde e aride. Voltandosi verso di me, disse: ‘Continui a leggere la Bibbia, mio piccolo ragazzo? ‘Sì, signore,’ risposi, con una voce tremante di ansietà, perché temevo che egli avrebbe fatto un altro tentativo per portarci via quel tesoro, e io non avevo più un padre per difenderlo. Poi, rivolgendosi a mia madre, egli disse: – Io ti dissi che non era giusto per te e per il tuo bambino leggere quel libro’. Mia madre abbassò gli occhi e rispose solo con le lacrime che scorrevano giù dalle sue guance. La domanda fu seguita da un lungo silenzio, e il prete dopo continuò: ‘C’è qualcosa da dare per le preghiere che vengono cantate, e i servizi che tu hai richiesto siano offerti per il riposo dell’anima di tuo marito. Ti sarei molto grato se tu mi pagassi quel piccolo debito.’ ‘Mr. Courtois’, rispose mia madre, ‘mio marito non mi ha lasciato nient’altro che debiti. Io ho solo il lavoro delle mie mani per procurare da vivere ai miei tre bambini, di cui il più grande è davanti a lei. Per amore di questi piccoli orfani, se non per il mio, non ci prendere quel poco che ci è rimasto. ‘Ma tu non rifletti. Tuo marito è morto improvvisamente senza nessuna preparazione; egli è quindi nelle fiamme del purgatorio. Se tu vuoi che egli sia liberato, devi necessariamente unire i tuoi personali sacrifici alle preghiere della Chiesa e alle messe che noi offriamo’. ‘Come ti ho detto, mio marito mi ha lasciato assolutamente senza mezzi, ed è impossibile per me darti del denaro’, replicò mia madre. (…) ‘Ma le messe offerte per il riposo dell’anima di tuo marito devono essere pagate’, rispose il prete. Mia madre si coprì la faccia con il suo fazzoletto e pianse. Per quanto mi riguarda, io questa volta non mischiavo le mie lacrime con le sue. I miei sentimenti non erano di dolore, ma di rabbia e di indescrivibile orrore. I miei occhi erano fissi sul volto di quell’uomo che torturava il cuore di mia madre (…) Dopo un lungo silenzio mia madre alzò gli occhi, arrossati con le lacrime, sul prete e disse: ‘Vedi quella mucca nel prato, non lontano da casa nostra? Il suo latte e il suo burro che facciamo da essa formano la parte principale del cibo dei miei bambini. Io spero che tu non ce la porterai via. Se comunque, un tale sacrificio deve essere fatto per liberare dal purgatorio l’anima del mio povero marito, prenditela come pagamento delle messe da offrirsi per spegnere quelle fiamme divoranti’. Il prete si alzò all’istante dicendo: ‘Molto bene’, e uscì. I nostri occhi lo seguirono ansiosamente; ma invece di incamminarsi verso il piccolo cancello che era davanti alla casa, egli si diresse verso il campo, e guidò la vacca davanti a lui nella direzione di casa sua. A quella vista io gridai dalla disperazione: ‘O mamma mia! egli sta portando via la nostra mucca! Che sarà di noi?’ Il signor Nairn ci aveva dato quella splendida mucca quando essa aveva tre mesi (…) Io la nutrivo con le mie proprie mani, e avevo spesso diviso il mio pane con lei. Io l’amavo come un bambino ama sempre un animale che egli ha cresciuto. Sembrava anche che essa mi comprendesse e mi amasse. Da qualsiasi distanza essa mi poteva vedere, correva verso di me per ricevere le mie carezze e qualsiasi cosa io potessi avere da darle. Mia madre stessa la mungeva; e il suo ricco latte era così delizioso e sostanzioso per noi. (…) Anche mia mamma gridò dal dolore come vide il prete portare via gli unici mezzi che il cielo le aveva lasciato per nutrire i suoi bambini. Gettandomi nelle sue braccia, io le domandai: ‘Perché hai dato via la nostra mucca? Che sarà di noi? Noi moriremo sicuramente di fame’. ‘Caro figlio’, ella rispose, ‘Io non pensavo che il prete sarebbe stato così crudele da portarci via l’ultima risorsa che Dio ci aveva lasciato. Ah! se io avessi creduto che lui sarebbe stato così spietato io non gli avrei mai parlato come ho fatto. Come tu dici, mio caro figlio, che sarà di noi? Ma non mi hai tu spesso letto nella tua Bibbia che Dio è il Padre della vedova e dell’orfano? Noi pregheremo a quell’Iddio che è disposto ad essere tuo Padre e il mio; Egli ci ascolterà, e vedrà le nostre lacrime. Inginocchiamoci e chiediamogli di essere misericordioso verso di noi, e di restituirci l’aiuto del quale il prete ci ha privato’. Ci inginocchiammo. Ella prese la mia mano destra con la sua sinistra, e alzando l’altra mano verso il cielo, ella offrì una tale preghiera all’Iddio delle misericordie per i suoi poveri bambini che io non ho mai più udito da allora’ (Pastor Chiniquy, Fifty years in the Church of Rome, [Cinquant’anni nella Chiesa di Roma] London 1908, pag. 39-42).

Le parole di Chiniquy fanno chiaramente capire che questa diabolica dottrina del purgatorio e del suffragio ha portato molti preti a divorare persino le case delle povere vedove. E che cosa ci si poteva aspettare di buono da essa?

L’altare privilegiato è un impostura

E’ superfluo dire che l’altare privilegiato è una delle imposture di cui si usa la curia romana per impossessarsi del denaro delle persone. Certo è che in base al potere che gli altari privilegiati hanno il purgatorio dovrebbe essere vuoto; ma le cose non stanno così perché il purgatorio è sempre pieno di anime che aspettano con ansietà che i loro amici e i loro parenti facciano elemosine e facciano dire delle messe in loro favore! Quindi rientra nell’interesse dei papi mantenere il purgatorio sempre pieno.

IL GIUDIZIO PARTICOLARE

La dottrina dei teologi papisti

Subito dopo morti l’anima di ogni uomo subisce un giudizio divino e viene mandata in base al suo esito o in paradiso o al purgatorio o all’inferno. Il catechismo afferma: ‘Il giudizio particolare è quello che subisce l’anima di ogni uomo, subito dopo la morte. Non appena essa è separata dal corpo, si presenta dinanzi a Gesù Cristo, a rendere conto della sua vita. E’ opinione di molti pii scrittori che il giudizio particolare si compia nel luogo stesso dove la persona viene a morire; spirati, l’anima incontra subito Gesù Cristo suo giudice, cui deve rendere conto di tutto il proprio operato (….) Dopo il giudizio particolare, l’anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in Paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in Purgatorio finché abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio, va all’Inferno’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 166,170).

Confutazione

Appena morti non avviene nessun giudizio particolare

Questa dottrina papista è falsa perché quando una persona muore sia che sia un figliuolo di Dio o un figliuolo del diavolo, essa non va davanti a Gesù Cristo per essere giudicato e quindi dichiarato assolto nel primo caso o condannato nel secondo. Questo perché Gesù ha detto in riferimento a coloro che credono in lui: “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24), ed anche: “Chi crede in lui non è giudicato” (Giov. 3:18); mentre per coloro che rifiutano di credere in lui ha detto: “Chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figliuol di Dio” (Giov. 3:18).

Quindi, la persona quando muore se credente va subito in paradiso in attesa di ricevere il premio della sua fatica (alla risurrezione), se incredulo se ne va subito all’inferno nei tormenti in attesa del giudizio e della relativa condanna (che riceverà sempre alla risurrezione); non c’è nessun giudizio particolare che essa deve subire subito dopo morta, perché all’atto della morte o è già giudicato o non è giudicato. Per concludere, mediante la fede la persona non viene giudicata ma giustificata sin dalla terra; senza la fede invece la persona è già giudicata sin dalla terra.

IL PECCATO

La dottrina dei teologi papisti

I peccati si distinguono in veniali e mortali; i primi non privano chi li commette della grazia, mentre i secondi sì. I peccati veniali si espiano anche senza confessione; quelli mortali invece abbisognano della confessione per essere perdonati. La dottrina sul peccato che insegna la chiesa romana, cioè il come si viene liberati dai peccati e la distinzione dei peccati, sta alla base dei suoi due sacramenti indispensabili alla salvezza, ma essa sta anche alla base del purgatorio. Ritengo dunque utile esporvela per sommi capi affinché possiate comprendere bene il perché il purgatorio è una dottrina indispensabile nella teologia papista.

Innanzi tutto essa insegna che mediante il battesimo il bambino diventa un cristiano, cioè rinasce spiritualmente a nuova vita, perché gli vengono cancellati i peccati mediante il battesimo; poi essa insegna la distinzione tra peccati veniali e peccati mortali facendo credere ai battezzati che vi sono dei peccati, quelli veniali, che non privano l’anima della grazia di Dio, ed altri, quelli mortali, che privano l’anima della grazia di Dio. E per ciascuna di queste categorie di peccati la chiesa romana ha escogitato questo rimedio. Essa dice che un battezzato può ricevere il perdono dei suoi peccati veniali (dal latinovenialis che significa ‘perdonabile’) durante la sua vita col pentimento, con buone opere e senza la confessione al prete, il Perardi afferma infatti: ‘Può aversene il perdono col pentimento e con buone opere, anche senza la confessione sacramentale’ (Giuseppe Perardi, op. cit. pag. 241) o altrimenti li soddisferà dopo morto con le pene gravi del purgatorio [6]; mentre se commette un peccato mortale può ricevere il perdono di esso solo confessandolo al prete: ‘La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 240) e dice che se muore senza averne fatta confessione sacramentale non potrà mai avere accesso al paradiso perché se ne andrà all’Inferno! Ecco come si esprime il Perardi a tale riguardo: ‘Chi muore in istato di peccato mortale, va all’Inferno’ (ibid., pag. 238) [7]. In altri termini, per la chiesa romana siccome che le due categorie di peccati hanno degli effetti spirituali diversi sull’individuo che li commette (il peccato veniale non toglie la grazia mentre il peccato mortale sì), di conseguenza cambia anche il modo in cui se ne può ottenere il perdono; più facile per il primo perché in questo caso basta il pentimento con qualche opera buona, più difficile per il secondo perché in questo caso è necessaria la confessione o la contrizione perfetta! Ma non è tutto: perché dato che la penitenza ‘rimette la pena eterna, ma ne lascia ordinariamente una temporanea da scontare o in questa vita o nell’altra’ il penitente deve anche lui dare la sua parte di soddisfazione per espiare tutta la pena dei suoi peccati commessi. Per chi dice invece che ‘tutta la pena viene sempre rimessa da Dio insieme alla colpa e che l’unica soddisfazione dei penitenti è la fede, con cui apprendono che Cristo ha soddisfatto per essi’ c’è l’anatema tridentino (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 12) In questa maniera, cioè insegnando che il battezzato, sia nel caso di peccati veniali e sia di peccati mortali, deve sempre fare delle opere per ottenere la remissione del debito della pena temporanea meritata e che il pentimento e la fede in Cristo non sono sufficienti a soddisfare, il purgatorio trova il suo logico posto, perché? Perché è il luogo dove il penitente deve andare dopo morto a scontare qualsiasi debito di pena temporanea rimastogli sulla terra: che tutti hanno, solo che per alcuni è più grande e per altri meno. In paradiso infatti ci va solo colui che è senza peccato neppure veniale e senza debito di pena cioè che ha già soddisfatto a tutta la pena temporanea dovuta per i peccati gravi, cioè chi è puro di ogni macchia, e dato che in punto di morte nessuno può sperare di trovarsi così puro e così santo da potere subito accedere in paradiso – come essi dicono – perché tutti hanno qualche colpa da espiare, allora il penitente deve andarsene prima nel purgatorio a pagare il suo debito per potere poi accedere in paradiso! Avete compreso dunque in che maniera il purgatorio è strettamente collegato alla dottrina del peccato insegnata dalla chiesa papista? Perché esso costituisce quel posto da cui tutti devono passare per espiare con le loro sofferenze ogni debito di pena temporanea contratto sulla terra che essi non hanno potuto o voluto pagare sulla terra con le loro opere. In altre parole esso costituisce quel luogo dove, dato che sulla terra mediante la sola fede nel sacrificio propiziatorio di Cristo non si può in nessuna maniera ottenere la remissione di tutta la pena meritata con i peccati (il che significa che il sangue di Cristo non può cancellarla), il penitente deve per forza di cose andare per mettersi finalmente a posto davanti a Dio, cioè per pagare tutto quello che gli rimane a pagare!

Per farvi comprendere ora quali sono per i teologi cattolici romani i peccati veniali, che non sono gravi, e quelli mortali che invece sono gravi, vi citerò alcune parole sempre dal Nuovo Manuale del Catechista: ‘La legge di Dio, ad esempio, proibisce di rubare. Se io rubo pochi soldi a un ricco, il mio peccato non è mortale, ma veniale; è mortale se rubo una somma grave. Una semplice bugia è peccato veniale, ma mortale la bestemmia’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 241) [8].

Per quanto riguarda la bugia occorre dire che, secondo i teologi romani, essa è di tre tipi, cioè, la bugia giocosa, la bugia ufficiosa, e la bugia dannosa (questa distinzione fu introdotta da Tommaso d’Aquino). La bugia giocosa è quando si mentisce per giuoco, senza alcuno scopo serio, e per il solo piacere di mentire; la bugia ufficiosa è quando si mentisce per scusarsi, ovvero per produrre un qualche vantaggio a sé stesso o ad altri, senza che però ne venga per essa danno al prossimo; la bugia dannosa è quando per essa ne viene ingiusto danno al prossimo. Le prime due classi di bugie, secondo la teologia romana, non sono che peccato veniale, mentre la bugia dannosa è un peccato grave. Citiamo a tale proposito ciò che dice l’Enciclopedia Ecclesiastica alla voce ‘bugia’: ‘Solo la bugia dannosa può essere colpagrave, come quando inducesse in errore su Dio, la religione, la morale, o recasse danno grave al prossimo nella vita, nelle ricchezze o nella fama; in tutti questi casi, infatti, è una grave violazione del precetto della carità (…) La bugia ufficiosa (quella cioè che mira a qualche vantaggio) e quella giocosa, non sono peccato grave (…) anzi, la giocosa, secondo alcuni, può essere del tutto innocente, ossia non essere neppure bugia. Questa dottrina sulla colpevolezza di chi mente è comune nella Chiesa’ (Enciclopedia Ecclesiastica, vol. 1, pag. 533). E se questo non basta per capire che i teologi della chiesa romana ammettono in alcune circostanze la menzogna citiamo anche quello che dice l’Enciclopedia Cattolica alla voce menzogna: ‘In molti casi, basterà il silenzio o la frase evasiva allo scopo di salvare il segreto, di eludere una minaccia, di essere cortesi. Ma tante altre volte il silenzio o la frase evasiva sono proprio tali da tradire quegli scopi. Non si può allora né tacere né evadere; bisogna dire qualcosa; d’altronde il proprio pensiero non può dirsi senza pericolo. E’ lecita in simili circostanze la risposta falsa? Con la grande maggioranza degli uomini sani, i dottori cattolici rispondono di sì’ (Enciclopedia Cattolica, vol. 8, 703) [9].

Confutazione

Come i peccati vengono rimessi e l’unica distinzione esistente tra di essi secondo la Scrittura

La sacra Scrittura insegna che “il peccato é la violazione della legge” (1 Giov. 3:4) e che “tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio” (Rom. 3:23). Perché tutti hanno peccato? Perché Adamo, il primo uomo, peccò e per mezzo di lui il peccato è passato su tutti gli uomini; dice Paolo infatti che “per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori” (Rom. 5:19); quindi tutti coloro che vengono al mondo nascono con il peccato secondo che é scritto: “Io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Sal. 51:5). In altre parole ogni creatura umana sin da quando nasce è incline per natura a peccare contro Dio perché ha il peccato in sé; e difatti noi tutti “eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Ef. 2:3). Ora, il peccato, di cui è contaminata la coscienza di ogni essere umano sin dalla sua nascita, per mezzo del comandamento prende vita e uccide chi lo serve perché come dice Paolo “senza la legge il peccato è morto… ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita, ed io morii” (Rom. 7:8,9), e può essere cancellato dalla sua coscienza solo mediante il sangue di Gesù Cristo secondo che é scritto: “Se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebr. 9:13,14). Ma quando avviene questa purificazione? Quando l’uomo si riconosce peccatore davanti a Dio e lo implora affinché lo perdoni e crede con il suo cuore nel Vangelo. Questo é attestato da queste parole che l’apostolo Pietro rivolse ai Giudei: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati…” (Atti 3:19); quindi è del tutto menzognera la dottrina cattolica che afferma che il fanciullo mediante il battesimo viene nettato e liberato dal suo peccato. Certo, il bambino ancora dopo pochi giorni dalla sua nascita non ha ancora compiuto peccati, però ha il peccato in sé; ma questo non può svanire dalla sua coscienza mediante dell’acqua cosiddetta santa versata sulla sua testa. Quell’acqua lo bagna ma non lo libera dal peccato che ha ereditato dai suoi antenati [10].

Per quanto riguarda invece i peccati commessi dopo essere stati purificati e liberati dai peccati commessi nella nostra ignoranza, anch’essi vengono cancellati mediante il sangue di Cristo e ciò dopo averne fatta confessione a Dio secondo che è scritto: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giov. 1:9). Non esistono quindi secondo la Scrittura due categorie di peccati per ottenere il cui perdono occorre seguire due prassi diverse, una più facile e l’altra più difficile come nella chiesa papista. Da tutte le iniquità che il credente commette, per ottenerne il perdono da Dio, egli si deve pentire davanti a Dio e confessarle a Dio abbandonandole perché è scritto: “Chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia” (Prov. 28:13). Si noti pure che a differenza di quanto insegna la chiesa cattolica sulla remissione dei peccati dopo il battesimo, la Scrittura non insegna che dopo avere ottenuto direttamente dal Signore la remissione di essi rimane per essi una pena temporanea da scontare perché questo è in piena contraddizione con lo stesso concetto di remissione insegnatoci dalla Parola di Dio. Infatti dire che il Signore ci rimette i nostri debiti in virtù del nostro pentimento e della nostra fede in lui, ma noi dobbiamo sempre dare la nostra parte di soddisfazione o in questa vita o nell’altra per essi significa attribuire a Dio questo modo di agire. Che lui ha promesso di rimetterci i nostri debiti che avremmo contratto verso lui dopo la nostra conversione in virtù del sacrificio propiziatorio del suo Figliuolo, ma nei fatti richiede da noi che diamo un contributo per estinguere i nostri debiti. Questo significherebbe che la remissione promessaci dal Signore non è una vera remissione. E che quindi lui ha mentito: ma no, lui non ha mentito, sono piuttosto i teologi papisti che mentono contro la verità secondo che è scritto: “Sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo” (Rom. 3:4), facendo dire alla Scrittura quello che essa non dice. La verità è che il sangue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato a noi credenti, ed è in grado di nettarci e di renderci più bianchi della neve secondo che dice Davide nei Salmi: “Lavami, e sarò più bianco che neve” (Sal. 51:7) nel momento in cui ci macchieremmo. In altre parole, noi credenti per mezzo del prezioso sangue di Cristo, il prezzo da lui pagato per la remissione dei nostri peccati commessi prima e dopo la nostra rigenerazione, otteniamo dal Signore nella sua grande misericordia l’estinzione totale di ogni nostro debito cosicché dopo la nostra confessione non rimane proprio nulla da scontare [11]. Ecco perché siamo sicuri che quando moriamo andiamo subito con il Signore in cielo, perché quando noi confessiamo i nostri falli a lui il suo sangue di cui noi siamo stati cosparsi ci imbianca in maniera tale da poterci presentare puri da ogni macchia nel cospetto di Dio ad ogni istante. Quindi la nostra non è affatto presunzione, ma semplicemente fiducia nel potere purificatore del sangue di Gesù. Per chi è sotto il sangue di Gesù non c’è condanna alcuna, non c’è debito di pena da espiare in un purgatorio, perché in quel sangue ci sono tutti i meriti necessari alla soddisfazione di tutti i suoi debiti contratti dopo la sua conversione.

Per quanto riguarda poi la distinzione generale tra peccati veniali e mortali che fanno i teologi papisti diciamo le seguenti cose. Giacomo ha detto: “Chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti” (Giac. 2:10), e la Scrittura dice che è “maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica” (Gal. 3:10); per questo noi consideriamo del tutto inutile ma anche dannosa la distinzione tra peccati veniali e peccati mortali che fanno i teologi cattolici, perché sappiamo che benché non tutti i Cattolici romani possono essere accusati di avere ucciso delle persone o di commettere dei peccati contro natura (che sono peccati mortali per i teologi papisti) pure tutti sono sotto la maledizione della legge e morti nei loro falli e nelle loro trasgressioni.

Anche per noi credenti questa distinzione tra i peccati che fanno i papisti non ha valore perché sappiamo che “ogni iniquità è peccato” (1 Giov. 5:17) che offende Dio, disonora la sua parola e produce la morte. Giacomo dice per esempio che il peccato (e non fa nessuna distinzione tra i peccati) “quand’è compiuto, produce la morte” (Giac. 1:15). Per questo odiamo tutti i peccati, anche quelli che non paiono così distruttivi, e ci studiamo di non compierli e quando pecchiamo confessiamo il nostro peccato a Dio per essere da Lui purificati con il sangue del suo Figliuolo. Come ho detto prima, torno a ripeterlo, non esistono per noi credenti peccati meno gravi per i quali occorre seguire una prassi più sbrigativa e più semplice per ottenere il perdono divino, e peccati gravi per i quali occorre seguire un’altra prassi più difficile. In altre parole sappiamo che Dio è pronto a perdonarci i nostri peccati, non importa di che natura siano, a condizione che noi ci pentiamo da essi e glieli confessiamo. Quando Gesù c’insegnò a pregare ci disse di dire al Padre nostro: “Rimettici i nostri debiti” (Matt. 6:12) e non disse che per taluni debiti basta fare una cosa mentre per altri non basta!! Sia ben chiaro questo.

Va detto però che tra tutti i peccati c’è un peccato che se un credente commette non può essere perdonato perché è impossibile menarlo da capo a ravvedimento; é il peccato che mena a morte. Le seguenti Scritture confermano questo.

Ÿ “V’è un peccato che mena a morte; non é per quello che dico di pregare” (1 Giov. 5:16);

Ÿ “Se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardore d’un fuoco che divorerà gli avversarî” (Ebr. 10:26,27);

Ÿ “Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia” (Ebr. 6:4-6);

Ÿ “Chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno” (Mar. 3:29).

Quindi, secondo la Scrittura esiste un peccato che mena a morte (alla morte seconda) il credente che lo commette, ed esso consiste nel volontario rinnegamento della propria professione di fede, e per chi lo commette é impossibile ravvedersi di nuovo perché crocifigge di nuovo per conto suo il Figlio di Dio e lo espone ad infamia. Questa è l’unica distinzione tra i peccati che fa la Scrittura: tutti possono essere rimessi tranne quello a morte perché chi commette quest’ultimo crocifigge di nuovo il Figlio di Dio e lo espone ad infamia.

A proposito invece della distinzione particolare vista in precedenza diciamo: per quanto riguarda il rubare la Scrittura insegna che Dio dice: “Non rubare” (Es. 20:15), perciò non importa quanto uno ruba ad un ricco, se poco o tanto, perché chi ruba trasgredisce la legge di Dio e riceve come retribuzione dal peccato la morte secondo che è scritto: “Il salario del peccato é la morte” (Rom. 6:23). A proposito del mentire la Scrittura dice: “Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4:25), perciò non importa se uno dice una bugia per ridere o per scusarsi o per diffamare il suo prossimo perché egli commette una cosa in abominio a Dio secondo che è scritto: “Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno” (Prov. 12:22).

E a proposito della bugia da loro chiamata giocosa la Scrittura la condanna perché afferma: “Come un pazzo che avventa tizzoni, frecce e morte, così è colui che inganna il prossimo, e dice: Ho fatto per ridere!” (Prov. 26:18,19). Quindi, i dottori della chiesa romana che parlano in quel modo a riguardo della menzogna mentono loro stessi contro la verità e inducono le persone ad amare e praticare la menzogna a danno della loro anima.

Avete compreso dunque perché parlando con i Cattolici ci si sente sovente dire: ‘Ma io lavoro, non rubo (si intende, grosse somme di denaro) non bestemmio, non uccido, non commetto adulterio, di che cosa mi devo ravvedere? Perché loro pensano che sono degni di ricevere il castigo eterno solo per certi peccati, per gli altri no perché c’é il purgatorio che glieli purgherà dopo morti se da essi non si sono pentiti in tempo! Come potete vedere questa distinzione tra peccati veniali e mortali ha avuto ed ha nefaste conseguenze sulle persone perché le porta a sottovalutare una certa categoria di peccati, appunto quella dei veniali, a danno della loro anima [12].

O Cattolici, che avete ricevuto il battesimo da infanti, sappiate che se non vi ravvedete dai vostri peccati e non credete nel Vangelo quando morirete ve ne andrete all’inferno perché morirete nei vostri peccati. Non importa se morirete nei peccati ‘veniali’ o nei peccati ‘mortali’ (come li chiamate voi), voi perirete perché Gesù ha detto: “Se non credete che sono io (il Cristo), morrete nei vostri peccati” (Giov. 8:24), ed anche: “Se non vi ravvedete, tutti similmente perirete” (Luca 13:3); e quand’anche prima di morire vi confessaste al prete non scamperete alle fiamme dell’inferno perché il prete non potrà in nessuna maniera darvi l’assoluzione divina non avendo il potere di assolvere i peccatori. Vi scongiuriamo quindi a pentirvi di tutti i vostri peccati e chiedere perdono direttamente al Signore Iddio perché lui solo può purificavi appieno e all’istante da essi dandovi così la certezza assoluta di andare in cielo con Gesù Cristo appena morti.

LE PREGHIERE PER I MORTI (PARTE DEL SUFFRAGIO)

La dottrina dei teologi papisti

Pregando per le anime in purgatorio si alleviano le loro pene. I teologi papisti affermano che pregando per coloro che sono morti, si possano lenire le pene delle anime meritevoli di salvezza che sono nel purgatorio, e si possa pure abbreviare il tempo che ci devono rimanere! Questa dottrina, come potete vedere, é strettamente legata al purgatorio. Essa è stata fabbricata con delle parole attinte dal libro dei Maccabei (uno dei libri apocrifi non ispirati da Dio) che dicono che un certo Giuda Maccabeo assieme ad altri supplicarono Dio di perdonare i peccati di alcuni soldati Giudei caduti in battaglia (cfr. 2 Maccabei 12:41,42), e che questo Giuda fece raccogliere del denaro che mandò a Gerusalemme per fare offrire un sacrificio espiatorio per il peccato di quei morti. A queste parole sono state aggiunte diverse parole dei loro cosiddetti padri che erano in favore delle preghiere per i morti. Tra queste spiccano quelle di Agostino: essi citano infatti spesso queste parole di Agostino che lui rivolse a Dio per sua madre dopo che questa morì: ‘Rimetti anche Tu a lei i suoi debiti, quelli che contrasse in tanti anni, dopo avere ricevuto l’acqua della salute. Rimettili, o Signore, rimettili, te ne supplico, non entrare in giudizio con essa…’ (Agostino di Ippona, Le Confessioni, Lib. IX, cap. XIII); poi delle altre sue parole con le quali egli dice a Dio di ispirare i suoi servi affinché si ricordino all’altare di sua madre Monica e di suo padre Patrizio, defunti (cfr. Agostino, op. cit., Lib. IX, cap. XIII); e questa sua citazione dal libro La città di Dio che dice: ‘La stessa preghiera della Chiesa o di qualche uomo pio a favore di alcuni defunti è esaudita, ma soltanto per quelli che, rigenerati in Cristo, non hanno condotto nel loro corpo una vita tanto cattiva da essere giudicati indegni di questa misericordia, ma neppure una vita così buona da non avere bisogno di quella misericordia’ (Agostino di Ippona, La Città di Dio, Lib. XXI, cap. 24,2).

Confutazione

I morti non hanno bisogno delle nostre preghiere

Non ritengo superfluo dirvi di riprovare e confutare questa dottrina diabolica che fa credere a milioni di persone che i viventi possano in qualche modo contribuire alla salvezza delle anime di coloro che sono morti nei loro falli pregando per loro. La Scrittura afferma che quando muore un peccatore egli se ne va nel soggiorno dei morti dove c’é un fuoco non attizzato da mano d’uomo e dove c’é il pianto e lo stridore dei denti. Per lui non c’é più nessuna possibilità di essere salvato; gli rimarrà solo di aspettare il giudizio del gran giorno e la relativa condanna. Per chi invece muore nel Signore, cioè muore riconciliato con Dio, c’é la gloria, perché l’anima sua si diparte dal corpo e va ad abitare con il Signore lassù nel cielo. Quindi se l’uomo muore perduto, perduto rimarrà in attesa del giudizio e anche dopo che sarà giudicato, cioè per l’eternità; se invece muore salvato, sarà salvo sia nell’attesa della risurrezione che anche dopo che Dio giudicherà il suo popolo.

Secondo l’insegnamento della Parola di Dio non esistono vie alternative a quella che mena alla perdizione ed a quella che mena alla vita; ma non secondo il catechismo cattolico, infatti per esso esiste, ed é il purgatorio dove secondo loro le anime dei defunti con l’aiuto delle preghiere dei viventi ricevono l’alleviamento delle loro pene e la liberazione da esse per potere accedere al paradiso di Dio. Che inganno che è questo purgatorio!

Noi dobbiamo pregare per i vivi

La Scrittura ci insegna che noi dobbiamo pregare per tutti gli uomini affinché siano salvati, ma questo lo dobbiamo fare mentre essi sono ancora in vita, e non anche dopo che essi sono morti infatti l’apostolo Paolo dice a Timoteo: “Io esorto dunque, prima d’ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà” (1 Tim. 2:1,2). Paolo stesso in questo ci ha lasciato l’esempio, perché egli pregava per gli increduli affinché fossero salvati secondo che é scritto: “Il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro é che siano salvati” (Rom. 10:1), ma le sue preghiere egli le rivolgeva a Dio solo per coloro che erano ancora in vita. E questo perché lui sapeva che sarebbe stato del tutto inutile pregare per la salvezza dei peccatori morti, perché non credeva all’esistenza di un purgatorio nell’aldilà da dove le anime con l’aiuto delle sue preghiere avrebbero potuto passare in paradiso.

Anche per quanto riguarda i credenti la Scrittura ci insegna che noi dobbiamo pregare per loro mentre sono in vita, perché una volta che sono morti noi con le nostre preghiere in loro favore non possiamo fare alcunché in loro favore. Il Figliuol di Dio nei giorni della sua carne pregò per i vivi, e così anche gli apostoli dopo di lui. Vi sono molte Scritture che lo confermano; perciò pure noi dobbiamo pregare per i nostri fratelli solo mentre essi sono in vita, e non anche dopo che sono morti perché in cielo essi non hanno punto più bisogno delle nostre preghiere.

CONCLUSIONE

Il come si sia formata questa malefica dottrina del purgatorio nel corso del tempo e come essa sia stata accettata da molti come buona a danno delle loro anime ci fa comprendere alcune cose. Innanzi tutto che se una dottrina non può essere confermata dagli Scritti sacri e va contro la sana dottrina essa deve essere rigettata e confutata senza indugio alcuno per non trovarsi avvelenati spiritualmente. In secondo luogo che non importa quanto antica sia una dottrina, o chi siano stati i suoi sostenitori, se essa va contro la Parola di Dio deve essere rigettata; insomma, non importa chi la sosteneva nell’antichità, se Agostino, Girolamo, Ambrogio, ecc. essa va rigettata. Nessuno si lasci trarre in inganno dal fatto che quegli scrittori vissero molti secoli fa; perché questo non ha nessun valore, perché per stabilire se una dottrina è vera non si deve guardare quanto antica sia ma se è conforme all’insegnamento della Parola di Dio presa nella sua globalità. Abbiamo visto che i Cattolici romani citano spesso molti dei cosiddetti padri della chiesa attribuendo alle loro parole uguale importanza che alle parole dei profeti e degli apostoli e del Signore Gesù. Difatti, essi citano spesso questi antichi scrittori per sostenere le loro eresie. A noi non importa quanto siano stati famosi e rispettati quegli uomini ai loro tempi, e neppure quanto eloquenti siano stati, e neppure quanti volumi abbiano scritto; ciò che di storto essi hanno detto noi non lo accettiamo. Per noi le loro strane dottrine non hanno per nulla lo stesso valore della Parola di Dio come invece ce l’hanno per i Cattolici, anzi è meglio dire che per noi credenti non hanno nessun valore perché esse si oppongono nettamente alle sane parole del Signore e degli apostoli. L’esempio del purgatorio conferma quanto appena detto: il purgatorio infatti, che è parte della cosiddetta venerabile tradizione passata di mano in mano, attacca il potere espiatorio del sangue di Cristo, perché lo annulla. E’ dunque una dottrina di demoni, non una dottrina degli apostoli; demoniaca e non apostolica. E’ una vanità ingannatrice scaturita da delle menti carnali che bisogna rigettare, distruggere e smascherare con le Scritture. Siate ferventi di spirito, zelanti nelle Scritture, levatevi in favore della verità anche voi distruggendo questa roccaforte papista che ha illuso fino ad ora centinaia di milioni di persone scaraventandole all’inferno.

NOTE

[1] Anche se Agostino talvolta è ambiguo nel parlare e pare essere incerto sul purgatorio, pure occorre dire che a giusta ragione la chiesa papista lo reputa il vero padre del purgatorio perché con le sue parole ne ha gettato le fondamenta.

[2] Quantunque la distinzione tra peccati veniali e peccati mortali riguarda i battezzati della chiesa cattolica, chiamati da essa Cristiani, io nella mia confutazione quando ne parlo riferendomi a loro ne parlo come se essa concernesse i peccati di peccatori perché è risaputo che il loro battesimo non fa diventare cristiano proprio nessuno. Essi sono sotto il peccato e non sono stati ancora affrancati dal peccato mediante il sangue di Cristo.

[3] A Firenze si raggiunse l’unione sui punti essenziali dell’esistenza del purgatorio e del valore dei suffragi. Ma già nel secondo concilio di Lione (1274) si trova un articolo riguardante il purgatorio: ‘Se avviene che qualche fedele veramente pentito muoia in grazia di Dio, ma prima di avere terminata la penitenza (satisfactio) dovuta ai peccati, la sua anima viene perfezionata da pene purificatrici’.

[4] Vorrei fare notare ai lettori che nel libro apocrifo detto la Sapienza, che il concilio di Trento stesso ha incluso nel canone dichiarandolo sacro, si legge una dichiarazione che smentisce un purgatorio dopo la morte. Eccola: ‘Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio e nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, una disgrazia fu considerata la loro dipartita, e il loro viaggio lontano da noi una rovina, ma essi sono nella pace’ (Sapienza 3: 1-3) Quindi persino uno dei libri apocrifi così cari ai Cattolici smentisce il purgatorio!

[5] E’ inevitabile che questo suffragio in favore delle anime che sono nel purgatorio favorisca i ricchi e sfavorisca i poveri. La ragione è perché i ricchi riescono, lasciando molti soldi ai preti o avendo dei parenti e degli amici ricchi, ad avere molte messe in loro favore e così avranno la possibilità di uscire dal purgatorio prima di quelli che sono poveri e non hanno lasciato nulla o che hanno i parenti così poveri da non potere fargli dire molte messe. Per cui chi è più agiato ha la speranza di passare in purgatorio meno tempo del disagiato, anche se magari meritava di rimanerci più a lungo!! Non è forse questa una cosa tra le tante che fa capire chiaramente come il purgatorio ed il suffragio della messa non possono essere veri perché altrimenti risulterebbe che Dio è ingiusto? Nessuno poi vi tragga in inganno dicendo che la messa il prete la dice anche per i poveri, perché in realtà i ricchi continuano ad essere favoriti dai preti per quel che concerne il cosiddetto suffragio.

[6] In questa maniera la chiesa cattolica si contraddice perché il concilio Laterano del 1215 ha imposto la confessione di tutti i peccati e non solo di una parte; e poi perché questi peccati di ‘seconda categoria’ che secondo loro non privano l’anima della grazia di Dio sono degni della punizione divina perché coloro che li commettono senza averli espiati sulla terra li devono espiare in purgatorio con atroci sofferenze. Quindi, la chiesa romana non reputa indispensabile la confessione dei peccati veniali al prete che fa le veci di Dio e poi afferma che per essi si dovrà penare nel purgatorio; il che vuole dire che essa dichiara non grave ciò che Dio punisce con la sua ira! Ma se Cristo avesse veramente istituito la confessione al prete e ci fosse veramente il purgatorio, non sarebbe un controsenso non obbligare le anime a confessare anche i peccati veniali? Non sarebbe tutto ciò un andare contro gli interessi delle anime che possono morire con dei peccati veniali non perdonati?

[7] Il fatto è però che il penitente anche dopo averne fatto la confessione al prete anche se non va all’inferno, se ne va sempre in un luogo di tormenti atroci quale è il purgatorio. Una domanda quindi si impone a questo punto: come è mai possibile che la chiesa romana che si vanta di avere le chiavi del regno dei cieli, perché possiede il successore di Pietro e i successori degli apostoli che la guidano, non può fare evitare il purgatorio, che è un luogo di tormenti, a coloro che si confessano e fanno ciò che essa gli dice? Come è possibile che queste cosiddette chiavi riuscirebbero a fare scampare dall’inferno ma non dal purgatorio? Non è forse questo una prova di quanto sia inefficace questo potere delle chiavi?

[8] Anche tra i peccati mortali ci sono quelli più gravi e quelli meno gravi; ma su questa loro distinzione non mi soffermerò per non dilungarmi troppo. Mi limito a dire che essa è arbitraria e denota quanta ignoranza della Scrittura ci sia tra i teologi papisti.

[9] Non c’é quindi da meravigliarsi un gran che se in questa nazione così cattolica la bugia è un costume e non è considerata un peccato: la bugia cosiddetta giocosa per esempio è molto diffusa perché a tutti piace mentire per farsi beffe del prossimo; anche la bugia cosiddetta ufficiosa è molto diffusa difatti tanti mentono per scusarsi e per nascondere certe cose, e tanti mentono ai bambini sin dalla loro tenera età per non fargli fare certe cose o per fargliene fare altre; e tutto questo perché queste menzogne vengono considerate bugie leggere ovvero peccati veniali.

[10] Se Gesù avesse creduto che il battesimo cancella automaticamente i peccati di chi lo riceve certamente lo avrebbe imposto anche lui ai neonati e non lo avrebbe prescritto solo a coloro che avrebbero creduto in lui. Il fatto dunque che Gesù lo abbia comandato solo per coloro che hanno creduto in lui esclude che lui gli attribuisse l’importanza e l’efficacia che gli attribuiscono i teologi papisti, e difatti per Gesù era la fede che salvava l’uomo dal peccato e non il rito del battesimo.

[11] La chiesa cattolica attribuisce all’acqua benedetta da lei usata sui suoi battezzati il potere di cancellare ogni peccato e ogni pena dovuta per essi infatti afferma che il battesimo toglie ‘il peccato originale e gli attuali se vi sono, con ogni debito di pena per essi dovuta’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 454); questo perché secondo lei quell’acqua ha ricevuto da Dio la potenza dello Spirito Santo di cancellare ogni macchia dall’uomo. E per questo essa afferma che se un adulto muore subito dopo il battesimo egli se ne va direttamente in paradiso. Ma allora noi diciamo: ‘Perché mai un credente dopo essere stato asperso con il sangue benedetto di Cristo Gesù al momento della sua conversione e dato che viene con esso lavato continuamente dai suoi peccati non dovrebbe avrebbe in ogni istante della sua vita la certezza di andare subito in paradiso?’ Forse perché il sangue di Gesù non ha lo stesso potere di cancellare appieno i peccati del cristiano ed ogni pena dovuta per essi come invece ce l’ha la sua cosiddetta acqua santa? Se è così, ciò significa che la sua acqua ‘santa’ è più potente del sangue di Gesù, perché essa è in grado di cancellare ogni debito di pena, mentre il sangue di Cristo no! Ma no, le cose non stanno affatto così, perché quell’acqua del prete non ha alcun potere di purificare il peccatore dai suoi peccati perché questo ce lo ha solo il sangue di Gesù. E’ nel suo sangue che c’è la remissione dei peccati e non nell’acqua battesimale della chiesa papista. Il sangue di Gesù sì dà la certezza di andare in paradiso subito, ma la sua acqua ‘santa’ no.

[12] E’ chiaro che anche nel caso tutti i peccati fossero stati considerati mortali dalla teologia romana per cui dovevano essere obbligatoriamente confessati al prete, le cose non sarebbero state migliori, perché quantunque quelli che sono definiti i veniali fossero stati reputati degni di castigo eterno pure avrebbero dovuto essere sempre confessati ad un uomo che non ha per nulla il potere di rimetterli.

Tratto dal libro di Giacinto Butindaro ‘La Chiesa Cattolica Romana’ pag. 160-174

Indice

I commenti non saranno approvati se sono anonimi, offensivi, volgari e insensati.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...