Falsificazioni ed imposture perpetrate dalla chiesa cattolica romana

vaticano

Capitolo 10 – FALSIFICAZIONI ED IMPOSTURE PERPETRATE DALLA CHIESA CATTOLICA ROMANA

Nel corso dei secoli la chiesa cattolica romana si è resa colpevole di tante imposture e falsificazioni. Essa, oltre ad avere introdotte dottrine perverse di ogni genere (il primato del vescovo di Roma, la sua infallibilità, l’immacolata concezione di Maria, il purgatorio, per citare solo alcune delle tante), ha fabbricato documenti di vario genere, ha introdotto dei libri non ispirati nel canone della Scrittura, ha falsificato passi della Scrittura, ha falsificato i dieci comandamenti nel suo catechismo, gli atti dei concili, gli scritti dei cosiddetti padri, ha inventato reliquie di ogni genere, ha inventato ogni sorta di leggenda, ogni sorta di miracoli e di rivelazioni. Tutto ciò per potere sostenere il suo potere temporale, il suo primato universale, e i suoi dogmi. Vediamole da vicino queste imposture e falsificazioni.

LE FALSE DECRETALI (O DECRETALI PSEUDO-ISIDORIANE)

Le false decretali sono formate da una collezione di decreti di un certo numero di papi (da Clemente I a Gregorio II) e di concilii su punti dottrinali e di disciplina che avevano come scopo quello di ingrandire e sostenere l’autorità papale. Furono fatte da un certo Isidoro Mercatore ma furono falsamente attribuite a Isidoro vescovo di Siviglia. Introdotte nel nono secolo, di esse fece uso per la prima volta l’ambizioso Nicola I (858-867) per provare la sua autorità pontificia. Da queste decretali risultava che il papa ha la supremazia su tutti i vescovi, che i vescovi posti sotto accusa hanno il diritto di appellarsi al papa, che il papa ha la ‘piena potestà’ sulla Chiesa, che la chiesa di Roma, in base ad un unico privilegio, ha il diritto di aprire e chiudere le porte del paradiso a chi essa vuole. Queste decretali furono riconosciute false dalla chiesa cattolica romana nel 1789 per mezzo di Pio VI, ma rimane il fatto che fino a quando non vennero riconosciute false furono dichiarate autentiche e che nel medioevo contribuirono ad accrescere l’autorità papale. Dunque il papato che noi oggi vediamo si è formato anche con l’aiuto di questi falsi documenti.

LA DONAZIONE DI COSTANTINO

Eccoci ad un altra impostura papale, la cosiddetta donazione di Costantino che servì ai papi per rivendicare l’aumento di territori, l’autonomia politica e il predominio sull’Occidente. Questo documento (che costituisce una parte delle decretali prima citate), redatto secondo alcuni sotto il pontificato di Stefano II (752-757), comparve verso la metà del secolo nono e per tutto il medioevo fu ritenuto genuino. Fu dimostrato falso dall’umanista Lorenzo Valla, un assistente del papa, nel 1440. Vediamo in breve il contenuto di questo falso: nel 314 un prete di nome Silvestro fu consacrato vescovo di Roma. In quel tempo l’imperatore Costantino aveva bandito la persecuzione contro i Cristiani e lo stesso Silvestro era dovuto fuggire e rifugiarsi in una grotta nei pressi del monte Soratto. Qui lo raggiunse la notizia che l’imperatore era stato colpito dalla lebbra. L’imperatore malato di lebbra fu allora consigliato dai maghi dell’impero di immergersi in una vasca piena di sangue spremuto dal ventre di bambini appena nati, ma egli rifiutò di accettare il loro consiglio. Ed in quella stessa notte vide in sogno Pietro e Paolo che gli diedero l’indirizzo di Silvestro. L’imperatore, credendo che fosse un medico, lo mandò a chiamare, e Silvestro arrivato presso di lui gli parlò della fede cristiana e lo battezzò nel palazzo Lateranense. Quando l’imperatore riemerse dalla vasca nella quale era stato calato era completamente guarito. La persecuzione allora fu da lui fatta cessare e il cristianesimo reso religione ufficiale dell’impero. Quando poi Costantino abbandonò Roma per recarsi a Bisanzio, lasciò la giurisdizione civile dell’Occidente a Silvestro e successivamente riconobbe la supremazia del vescovo di Roma sui patriarcati di Alessandria e Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli. Il pontefice ottenne pure il manto purpureo, lo scettro e la scorta a cavallo. Ciò gli conferiva l’autorità temporale sull’impero d’Occidente e lo rendeva indipendente da quello d’Oriente.

LA LETTERA DI STEFANO II A PIPINO RE DEI FRANCHI

Quando Astolfo, re dei Longobardi, assediò Roma attorno alla metà dell’ottavo secolo l’allora papa Stefano II (752-757) chiese aiuto ai Franchi affinché venissero a liberare Roma dai Longobardi. In una lettera diretta al re dei Franchi Pipino, egli scrisse a nome dell’apostolo Pietro. Ecco le parole: ‘Io Pietro, apostolo di Dio, che vi tengo per miei figli adottivi per difendere dalle mani dei nemici questa città di Roma e il popolo affidatomi da Dio e il tempio in cui riposa il mio corpo, vi scongiuro a strappare dalla contaminazione delle genti e a liberare la Chiesa di Dio a me affidata dalla divina potenza soprattutto per le gravi afflizioni che soffriamo da parte della pessima razza dei Longobardi’ [1]. Ogni confutazione è superflua.

FALSIFICAZIONI APPORTATE ALLA BIBBIA

Una delle accuse che è stata sempre fatta dai Cattolici romani ai Protestanti sin dai tempi della Riforma è quella di avere falsificato la Bibbia per sostenere le loro dottrine sbagliate! Questa è la ragione per cui la curia romana aveva dato ordine ai suoi seguaci di non leggere Bibbie ‘protestanti’, e di gettarle nel fuoco nel caso entrassero in possesso di esse. Questa naturalmente era ed è una calunnia per tenere il popolo lontano dalle Bibbie tradotte fedelmente, ma anche per evitare ai Cattolici di leggere Bibbie che non portassero ai margini le note cosiddette esplicative – ma che in effetti sono fuorvianti – poste dai traduttori cattolici per ordine del papa nelle loro Bibbie. Ora, con questo, non vogliamo dire che le Bibbie tradotte dai Protestanti (uso questo termine solo per distinguerle dalle Bibbie cattoliche) siano delle traduzioni perfette, ma solo che non è vero che esse siano state contorte per sostenere eresie. Ma vediamo ora di dimostrare come siano stati invece i Cattolici a falsificare la Bibbia e non i Protestanti. Innanzi tutto farò riferimento ad alcune Bibbie cattoliche di alcuni secoli fa. Quella pubblicata a Bordeaux nel 1686 per comando dell’arcivescovo e col consenso dei dottori in Teologia della Università di quella città, e quella di monsignor De Sacy. E poi quella italiana, chiamata di Antonio Martini, arcivescovo di Firenze, che porta la data del 1799. Qualcuno dirà: ‘Ma perché ricordarle?’ Per far capire come la chiesa cattolica romana, per mantenere il popolo nell’ignoranza e lontano dalla verità e affossato nelle tenebre delle sue eresie, nei secoli passati ha fatto ricorso anche alla manomissione delle Scritture come hanno fatto nel corso dei secoli tanti e tanti scellerati a loro perdizione.

Versione pubblicata a Bordeaux nel 1686, e quella di De Sacy

In Luca si legge: ‘Son père et sa mère faisaient chaque année un pelerinage à Jérusalem’ ossia ‘Suo padre e sua madre facevano tutti gli anni un pellegrinaggio a Gerusalemme’; mentre il testo dice: “Or i suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme…” (Luca 2:41). E’ evidente che i Cattolici che leggevano queste parole pensavano che i pellegrinaggi che erano prescritti loro come opere di penitenza avevano una certa base biblica.

Sempre in Luca si legge: ‘Tu serviras de latrie à lui seul’ ossia ‘Tu servirai di latria a lui solo’; mentre Gesù rispose a Satana: “Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto” (Luca 4:8). Con questa manomissione ai Cattolici veniva fatto credere che solo Dio doveva essere servito con il culto di latria, mentre Maria e i santi no; questi potevano essere serviti ma con un altro culto! Maria con quello diiperdulia e i santi con quello di dulia, secondo i sofismi papisti.

Negli Atti si legge: ‘Or, comme ils offroient au Seigneur le sacrifice de la messe, et ils jeùnoient, le S. Esprit leur dit…’ ossia ‘Ora mentre essi offrivano al Signore il sacrificio della messa e digiunavano, lo Spirito Santo disse loro…’; mentre la traduzione fedele dice: “Mentre facevano il pubblico servigio del Signore, e digiunavano, lo Spirito Santo disse:…” (Atti 13:2 Diod.). Così i Cattolici pensavano che la messa era celebrata anche al tempo degli apostoli, quando questo è falso.

Nella prima epistola ai Corinzi è scritto: ‘Si l’oeuvre de quelqu’un brule, il en portera la peine, mais il sera sauvé quant à luy, ainsi toute fois come par le feu du purgatoire’ ossia ‘Se l’opera di alcuno brucia, egli ne porterà il danno; ma sarà salvato in modo però, che sarà come per lo fuoco del purgatorio’; mentre il testo dice: “Se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco” (1 Cor. 3:15). E così quei Cattolici che leggevano quel Nuovo Testamento credevano che l’apostolo Paolo credeva nel purgatorio della chiesa romana, quando ciò è falso.

Sempre nella prima epistola ai Corinzi si legge: ‘A ceux qui sont conjoints par le sacrement du mariage je leur commande..’ ossia ‘A quelli che sono congiunti mediante il sacramento del matrimonio, io ordino loro…’; mentre il testo dice: “Ma ai coniugi ordino…” (1 Cor. 7:10). Così i Cattolici credevano che Paolo riteneva il matrimonio un sacramento, quando ciò non è vero.

Nella seconda epistola ai Corinzi si legge: ‘Ne vous joignez point par sacrement du mariage avec les infidèles’ ossia ‘Non vi unite per nulla mediante il sacramento del matrimonio con gli infedeli’; mentre il testo dice: “Non vi mettete con gl’infedeli” (2 Cor. 6:14).

Nella prima epistola di Paolo a Timoteo si legge: ‘Or l’Esprit dit clairement qu’en derniers temps, quelques uns se separeront de la foy romaine, en se donnant aux esprits d’erreur et aux doctrines enseignées par les diables’ ossia ‘Or lo Spirito Santo dice chiaramente che negli ultimi giorni alcuni si separeranno dalla fede romana dandosi agli spiriti dell’errore e alle dottrine insegnate dai diavoli’; mentre il testo dice: ‘Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demonî” (1 Tim. 4:1). E così quei Cattolici che lessero quelle parole credettero che coloro che si erano separati dalla chiesa cattolica romana (perché questa insegnava un altro Vangelo), avevano dato retta a dottrine di demoni!! Più avanti si legge che uomini proferiranno menzogna segnati di un marchio nella loro coscienza ‘condamnant le sacrement du mariage’ ossia ‘condannando il sacramento del matrimonio’; mentre il testo dice; ‘I quali vieteranno il matrimonio” (1 Tim. 4:3). In questa maniera i riformatori che non accettavano il matrimonio come sacramento venivano fatti passare come gli uomini ipocriti di cui aveva parlato Paolo.

Nella lettera di Paolo ai Galati si legge: ‘O Galates insensés, qui vous a ensorcelés, pour faire que vous n’obéissiez pas à la verité? N’avez-vous pas Jésus Christ portrait devant vos yeux comme crucifix entre vous?’ ossia ‘O Galati insensati, chi vi ha ammaliati, per fare sì che voi non ubbidiate alla verità? Non avete voi Gesù Cristo dipinto davanti ai vostri occhi come crocifisso tra di voi?’; mentre il testo dice: “O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo?” (Gal. 3:1). La manomissione aveva come scopo quello di fare pensare che l’immagine dipinta di Cristo crocifisso era in uso presso le chiese fondate dall’apostolo Paolo.

Ÿ Nella lettera agli Ebrei si legge: ‘les murs de Jéricho tombèrent après une procession de sept jours’ ossia ‘‘le mura di Gerico caddero dopo una processione di sette giorni’; mentre il testo dice che “..le mura di Gerico caddero dopo essere state circuite per sette giorni” (Ebr. 11:30). Quindi oltre al pellegrinaggio che facevano Giuseppe e Maria ogni anno a Gerusalemme quei teologi fecero spuntare fuori pure una processione. Naturalmente per sostenere l’efficacia delle processioni cattoliche romane.

Nella prima epistola di Giovanni si legge: ‘Il y a quelque péché qui n’est pas mortel, mais véniel’ ossia ‘C’è qualche peccato che non è mortale, ma veniale’; mentre il testo dice: ‘Ogni iniquità è peccato; e v’è un peccato che non mena a morte” (1 Giov. 5:17). Questa manomissione aveva lo scopo di far credere che non tutti i peccati erano mortali, ma ce ne erano anche di veniali.

Ÿ Nell’epistola di Giuda si legge ‘..la foi qui a etè donnèe une fois aux saints par la tradition’ ossia ‘..la fede, che è stata donata ai santi una volta per tutte mediante la tradizione’; mentre il testo dice: “..la fede che è stata una volta per sempre tramandata ai santi” (Giuda 3). Questa manomissione aveva lo scopo di fare credere quanto importante fosse la tradizione della chiesa cattolica romana.

Ÿ Nella lettera di Paolo a Filemone si legge: ‘je vous prie aussi de me préparer un logement. Car j’espére que Dieu me redonnera à vous encore une fois, par le mèrite de vòs prières’ ossia ‘Vi prego pure di prepararmi un alloggio, perché spero che Dio mi ridarà a voi ancora una volta, per il merito delle vostre preghiere’; mentre il testo dice: “Preparami al tempo stesso un alloggio, perché spero che, per le vostre preghiere, io vi sarò donato” (Filem. 22). Per i Cattolici le preghiere che fanno acquistano meriti davanti a Dio, in altre parole essi sono dei mezzi tramite cui ci si guadagna la vita eterna; ecco il perché di quest’altra manomissione.

Vecchio e Nuovo Testamento secondo la Vulgata (Venezia 1799) tradotto da Antonio Martini

Ÿ Nel Vangelo scritto da Matteo si legge: ‘Ed egli non la conosceva sino a quando partorì il suo figliuolo primogenito, e chiamollo per nome Gesù’; mentre il testo dice: “E non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:25). L’infedeltà sta nel verbo che invece che al passato remoto è stato posto all’imperfetto.

Ÿ In Marco si legge: ‘Ma dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù andò nella Galilea, predicando il Vangelo del Regno di Dio, e dicendo: è compito il tempo, e si avvicina il Regno di Dio fate penitenza, e credete al Vangelo’; mentre il testo dice: “Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando l’evangelo di Dio e dicendo: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all’evangelo” (Mar. 1:14,15). “Ravvedetevi” è diventato ‘fate penitenza’ nella traduzione del Martini per persuadere le persone che Gesù esortava le persone ad andare a confessarsi come prescrive la chiesa cattolica romana in base al suo sacramento della penitenza. Ma oltre al fatto che Gesù non istituì affatto quel sacramento il verbo greco metanoeo non significa fare penitenza ma ‘pentirsi’ o ‘ravvedersi’ [2].

Ÿ In Luca si legge: ‘Ed entrato l’Angelo da lei, disse: Dio ti salvi, piena di grazia: il Signore è teco’; e così Maria diventa piena di grazia ossia senza peccato e dispensatrice delle grazie. Ma il testo tradotto fedelmente dice: “E l’angelo, entrato da lei, disse: Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è teco” (Luca 1:28). Nel testo greco infatti c’è una parola che è un verbo passivo che significa ‘avere ottenuto grazia, favore’. E che Maria ottenne grazia da Dio è confermato dalle successive parole dell’angelo a Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Luca 1:30). Qui lo scrittore usa il verbo heurisko che significa ‘trovare’. Lo stesso verbo è usato da Paolo quando scrive a Timoteo: ‘Gli conceda il Signore di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno” (2 Tim. 1:18). L’espressione greca che significa ‘piena di grazia’ è invece presente in Giov. 1:14 dove si dice che la Parola fatta carne “ha abitato per un tempo fra noi piena di (la parola greca per ‘piena’ usata qui è pleres) grazia”.

Ÿ Negli Atti degli apostoli si legge: ‘E si adunarono gli Apostoli e i sacerdoti per disaminare questa cosa’; mentre il testo dice: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione” (Atti 15:6). Poco dopo si legge: ‘Allora piacque agli Apostoli e ai sacerdoti con tutta la Chiesa…’; mentre il testo dice: “Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa..” (Atti 15:22). Poco dopo si legge: ‘Ponendo nelle loro mani questa lettera: gli Apostoli e i sacerdoti fratelli, ai fratelli gentili…’; mentre il testo dice: “E scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili” (Atti 15:23). Più avanti ancora si legge: ‘E passando di città in città raccomandavano di osservare le regole stabilite dagli Apostoli e dai sacerdoti che erano in Gerusalemme’; mentre il testo dice: “E passando essi per le città, trasmisero loro, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme” (Atti 16:4). Come potete vedere in questi passi la parola anziani è stata sostituita con sacerdoti. Il motivo è evidente; far credere che nella Chiesa primitiva c’erano i sacerdoti papisti. Sempre negli Atti si legge: ‘Ma uomini timorati fecero il funerale di Stefano, e fecero gran pianto sopra lui’; mentre invece il testo dice: “E degli uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio di lui” (Atti 8:2). La ragione di questa manomissione era per sostenere i pomposi e costosi funerali della chiesa cattolica romana che fruttavano non pochi soldi ai preti. Sempre negli Atti si legge: ‘Or mentre essi offerivano al Signore i sacri misteri, e digiunavano, disse loro lo Spirito Santo…’; mentre il testo dice: “E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse…” (Atti 13:2). La manomissione di culto in sacri misteri fu fatta per fare credere ai Cattolici che ai tempi degli apostoli si celebrava la messa quando questo non è affatto vero.

Ÿ Ai Corinzi si legge: ‘Né solo questo ma è stato anche eletto dalle Chiese compagno del nostro pellegrinaggio per questa beneficenza..’; mentre il testo dice: “Non solo, ma egli è stato anche eletto dalle chiese a viaggiare con noi per quest’opera di carità…” (2 Cor. 8:19). Così i Cattolici leggevano che gli apostoli erano dediti a un pellegrinaggio, e perciò erano incoraggiati a compiere i pellegrinaggi prescritti dalla chiesa romana per ottenere il perdono dei loro peccati.

Ÿ Agli Efesini si legge: ‘Questo sacramento è grande; io però parlo riguardo a Cristo ed alla Chiesa’; mentre il testo dice: “Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa” (Ef. 5:32). Questa falsificazione aveva l’intento di sostenere che il matrimonio era un sacramento [3]. Nel greco c’èmysterion che significa ‘mistero’ e non sacramento. Lo stesso termine greco è usato da Paolo quando dice ai Colossesi: “…questo mistero fra i Gentili, che è Cristo in voi, speranza della gloria” (Col. 1:27).

Ÿ Ai Colossesi si legge: ‘Nessuno vi supplanti a suo capriccio per via di umiltà col superstizioso culto degli angeli…’; mentre il testo dice: “Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli…” (Col. 2:18). Mettendo superstizioso culto degli angeli il Martini cercò di fare capire ai Cattolici che c’era un culto reso agli angeli che era sbagliato, ma che ce n’era anche uno che era giusto; quello sbagliato era quello superstizioso mentre quello giusto era quello prescritto dalla chiesa cattolica romana perché sincero e verace e non superstizioso! Questo lo si deduce dalla nota del Martini che dice: ‘Prende di mira, i discepoli di Simone Mago, i quali anteponevano la mediazione degli Angeli a quella di G. C.’, il che significa che anteporre la mediazione di Gesù Cristo a quella degli angeli, quindi non escludendo quest’ultima, sia invece lecito!

Ÿ Nella prima epistola a Timoteo si legge: ‘Fa adunque di mestieri che il vescovo sia irreprensibile, che abbia preso una moglie sola’; mentre la traduzione fedele è: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie” (1 Tim. 3:2). ‘I diaconi abbiano preso una sola donna..’; mentre il testo dice: “I diaconi siano mariti di una sola moglie…” (1 Tim. 3:12). E’ evidente il tentativo di annullare il fatto che i vescovi e i diaconi devono essere sposati per potere assumere l’ufficio nella Chiesa. Sempre in questa epistola si legge: ‘I preti, che governano bene siano reputati meritevoli di doppio onore’; mentre il testo dice: “Gli anziani che tengon bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore” (1 Tim. 5:17). Ed anche: ‘contro di un prete non ammettere accusa se non con due o tre testimoni’; mentre il testo dice: “Non ricevere accusa contro un anziano, se non sulla deposizione di due, o tre testimoni” (1 Tim. 5:19). Il motivo per cui Martini al posto di anziani e anziano ha messo preti e prete è evidente; fare credere che essi esistevano ai giorni degli apostoli.

Ÿ In Tito si legge a proposito dell’anziano: ‘Uom, che sia senza taccia, che abbia avuto una sola moglie…’; mentre il testo dice: “Quando si trovi chi sia irreprensibile, marito d’una sola moglie,…” (Tito 1:6). Anche qui è evidente il tentativo di sostenere il celibato dei preti.

Ÿ Agli Ebrei si legge: ‘E non vogliate dimenticarvi della beneficenza, e della comunione di carità, imperocchè con tali vittime si guadagna Dio’; mentre il testo dice: “E non dimenticate di esercitar la beneficenza, e di far parte agli altri de’ vostri beni; perché è di tali sacrificî che Dio si compiace” (Ebr. 13:16). Ecco come il Martini falsificò questo passo per fare credere che con le opere buone ci si poteva guadagnare la vita eterna. Ma il testo non dice che con la beneficenza si guadagna Dio, ma che Dio prende piacere nella beneficenza e nel fare parte agli altri dei nostri beni essendo questi dei sacrifici spirituali a lui accettevoli.

Ÿ In Giacomo si legge: ‘Havvi egli tra voi chi sia ammalato? Chiami i preti della Chiesa…’; mentre il testo dice: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui…” (Giac. 5:14). Il greco presbyteros significa anziani e non preti, ma Martini ha messo preti perché volle fare credere che i preti esistevano ai giorni degli apostoli.

Ÿ Nell’epistola di Pietro si legge: ‘I sacerdoti adunque: che sono tra di voi, gli scongiuro, io consacerdote, e testimone dei patimenti di Cristo’; mentre il testo dice: “Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro (in greco: sympresbyteros) e testimone delle sofferenze di Cristo…” (1 Piet. 5:1). Più avanti si legge ‘Parimenti voi, o giovani, siate soggetti ai sacerdoti’; mentre il testo dice: “Parimente, voi più giovani, siate soggetti agli anziani” (1 Piet. 5:5). E così quei Cattolici d’allora credevano che la loro casta sacerdotale era stata ordinata da Dio. Ma la parola grecapresbyteros – lo ripetiamo – non significa sacerdoti, ma anziani; quindi la traduzione del Martini è infedele. Adesso vediamo alcune falsificazioni operate in Bibbie più recenti.

Bibbia tradotta da Eusebio Tintori (Chieri 1957)

Diversi passaggi sono stati manomessi nella stessa maniera in cui ha fatto il Martini. Eccone alcuni: ‘Ed entrato da lei l’angelo, disse: Salute, o piena di grazia: il Signore è teco!’ (Luca 1:28); ‘Fate penitenza, perché il Regno dei cieli è vicino’ (Matt. 3:2); ‘Da allora incominciò Gesù a predicare e a dire: Fate penitenza, ché il Regno dei cieli è vicino’ (Matt. 4:17); ‘Parimenti voi, o giovani, state soggetti ai sacerdoti’ (1 Piet. 5:5); ‘Gli apostoli e i sacerdoti allora si adunarono per esaminare questa cosa’ (Atti 15:6); ‘I preti che governano bene sian reputati degni di doppio onore’ (1 Tim. 5:17); ‘Contro un prete non ricevere accuse, se non sono provate da due o tre testimoni’ (1 Tim. 5:19); ‘Si ammala qualcheduno tra di voi? Faccia chiamare i preti della chiesa, ed essi preghino sopra di lui, ungendolo coll’olio nel nome del Signore’ (Giac. 5:14); ‘Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non abbia sposato che una sola moglie…’ (1 Tim. 3:2); ‘I diaconi abbiano sposato una sola moglie…’ (1 Tim. 3:12); ‘Questo sacramento è grande io però parlo riguardo a Cristo ed alla Chiesa’ (Ef. 5:32); ‘Nessuno v’inganni a suo capriccio con affettazione di umile e superstizioso culto degli angeli…’ (Col. 2:18).

Nuovo Testamento tradotto da Fulvio Nardoni (Roma 1966)

Ÿ In Marco si legge: ‘Intanto giungono sua madre e i suoi cugini (greco: adelfòi) e, stando fuori, mandano a chiamarlo. Ora, una gran folla sedeva intorno a lui, e gli dissero: Ecco, tua madre e i tuoi parenti (il greco ha: i tuoi fratelli) sono là fuori che ti cercano. Ma egli, rispondendo loro, disse: Chi sono mia madre e i miei parenti (greco: adelfòi)? Poi gettando uno sguardo sopra coloro che erano seduti in cerchio intorno a lui, disse: Ecco mia madre e i miei parenti (greco: adelfòi). Chiunque fa la volontà di Dio, egli è mio fratello (greco: adelfòs), mia sorella (adelphe) e mia madre’. Ma lo stesso testo tradotto fedelmente dice: ‘I suoi fratelli adunque, e sua madre, vennero; e, fermatisi di fuori, mandarono a chiamarlo. Or la moltitudine sedeva d’intorno a lui, e gli disse: Ecco, tua madre, e i tuoi fratelli son là di fuori, e ti cercano. Ma egli rispose loro, dicendo: ‘Chi è mia madre, o chi sono i miei fratelli? E, guardati in giro coloro che gli sedevano d’intorno, disse: Ecco mia madre, e i miei fratelli. Perciocchè, chiunque avrà fatta la volontà di Dio, esso, è mio fratello e mia sorella, e mia madre” (Mar. 3:31-35 Diod.). Come potete vedere il Nardoni ha tradotto il greco adelfos che significa ‘fratello’ in tre modi diversi, prima con cugini [4], poi con parenti ed infine con fratello a secondo della necessità. La ragione è evidente; non fare leggere che Gesù aveva dei fratelli e delle sorelle [5] figli di Maria [6].

Ÿ In Matteo si legge: ‘E senza che egli l’abbia conosciuta, diede alla luce un figlio, e lo chiamò Gesù’; mentre il testo dice: “E non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:25). Il motivo della manomissione è quello di fare credere che Maria anche dopo avere partorito Gesù non fu conosciuta da Giuseppe.

Ÿ In Luca si legge: ‘L’Angelo, essendo entrato presso di lei, le disse: ‘Ave, o piena di grazia, il Signore è con te’; mentre il testo dice: “E l’angelo, entrato da lei, disse: Ti saluto, o favorita dalla grazia: il Signore è teco” (Luca 1:28). Quel ‘pieno di grazia’ è stato messo per sostenere che Maria era nata senza peccato, ma come abbiamo già detto il greco smentisce questa traduzione. E’ chiaro che con queste parole (‘piena di’) che l’angelo Gabriele non disse mai a Maria, i Cattolici riescono a presentare Maria come una donna che aveva in sé ogni grazia, anche quella di essere senza peccato. Coloro che hanno adulterato queste parole dell’angelo Gabriele definendo Maria ‘piena di grazia’ hanno voluto così mettere Maria sullo stesso livello del Figliuolo di Dio (anche se a parole dicono che Maria aveva meno grazia di Gesù Cristo) e questo perché di Gesù Cristo è detto che egli era pieno di grazia secondo che é scritto in Giovanni: “E la Parola é stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità” (Giov. 1:14). Ecco perché milioni di persone in tutto il mondo sono convinte che Maria era piena di grazia e perciò anche senza peccato; ecco perché moltitudini di pecore erranti la invocano dicendole: ‘Ave Maria, piena di grazia….’, con la speranza di essere esauditi! E se qualcuno fa notare loro che anche di Stefano è detto che era pieno di grazia? In questo caso rispondono che il ‘piena di grazia’ che l’angelo Gabriele gli disse ‘appare, in un certo modo, come un nome caratteristico che sta al posto di nome proprio; ed per questo che non si può ammettere alcuna somiglianza con S. Stefano (Atti 6,8)…’. Come potete vedere da voi stessi i teologi romani hanno un’astuta risposta da dare anche a questa domanda.

Ÿ Nella prima lettera di Paolo a Timoteo si legge: ‘Bisogna però che il vescovo sia irreprensibile, non abbia preso moglie che una volta sola’; mentre il testo dice: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie…” (1 Tim. 3:2). Il Nardoni nella nota dice: ‘Qui bisogna intendere che il vescovo non deve essere un vedovo passato a seconde nozze’; ecco dunque il motivo per cui ha manomesso quel passo, per fare credere che nella Chiesa primitiva potevano essere eletti vescovi solo coloro che erano senza moglie, cioè i celibi o i vedovi non risposati. Il che noi sappiamo non corrisponde al vero. Va detto poi che la traduzione del Nardoni fa credere che Paolo abbia detto che i vescovi dovevano essere stati mariti di una moglie sola, per cui un credente che era rimasto vedovo due volte (cioè che era stato marito di due mogli) non poteva ambire all’ufficio di vescovo. Quindi siccome che lui di vescovi mai sposati non ne fa parola, si dovrebbe dedurre che anticamente per essere assunti come vescovi bisognava aspettare di diventare vedovi della prima moglie! Il che è una follia crederlo perché si fa credere che finché un credente era sposato non poteva assumere l’ufficio di vescovo.

Ÿ Nella lettera di Paolo a Tito si legge: ‘Ma quando si è mostrata la bontà di Dio (Padre), nostro Salvatore, e il suo amore verso l’uomo, egli allora ci ha salvati, non per merito delle opere di giustizia, che noi potevamo avere fatte, ma per la sua misericordia, mediante il battesimo di rigenerazione, in cui lo Spirito Santo ci rinnova, (facendoci una nuova creatura, Spirito) che egli ha diffuso sopra di noi…’; mentre il testo dice: “Ma quando la benignità di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini sono stati manifestati, Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, ch’Egli ha copiosamente sparso su noi…” (Tito 3:4-6). La ragione per cui Nardoni ha messo ‘il battesimo di rigenerazione in cui lo Spirito Santo ci rinnova’ è per avvalorare la dottrina papista che dice che l’acqua del battesimo ha dallo Spirito Santo la virtù di fare rinascere chi lo riceve (vedi la parte dove ho confutato il loro battesimo).

Bibbia cattolica, edizioni Paoline, del 1971 (Torino)

Ÿ In Luca si legge: ‘L’angelo, essendo entrato da lei, le disse: Ave, o piena di grazia..’ mentre in realtà si deve leggere che l’angelo le disse: “Ti saluto, o favorita dalla grazia….” (Luca 1:28).

Ÿ In Matteo hanno messo: ‘E senza che egli la conoscesse, diede alla luce un figlio, e lo chiamò Gesù’ mentre il testo è: “E non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:25).

Ÿ Negli Atti hanno messo ‘Fate penitenza e ciascun di voi sia battezzato..’ al posto di: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato…” (Atti 2:38). Il greco metanoeo significa pentirsi o ravvedersi (il che implica un provare dispiacere verso il proprio modo di pensare o agire sbagliato) e non operare qualche opera di mortificazione corporale o qualche digiuno o qualche opera di penitenza prescritta dalla chiesa romana. Mettendo ‘fate penitenza’ al posto di ‘ravvedetevi’ la curia romana si è così preposta di fare credere ai lettori della loro Bibbia che per ottenere l’espiazione dei loro peccati devono fare appunto delle opere di penitenza, che abbiamo visto in che cosa consistono, e non che essi si devono solo pentire e credere nel Vangelo. Il fatto è però che mettendo ‘fate penitenza’ al posto di ravvedetevi essi si sono contraddetti da loro stessi, perché nella teologia papista la penitenza segue il battesimo e non lo precede, mentre in quella maniera risulta che la penitenza è prescritta prima del battesimo! Sempre negli Atti si legge: ‘Dopo avere pregato e digiunato, ordinarono dei sacerdoti per ciascuna Chiesa..’; come potete vedere molti Cattolici leggono nelle loro Bibbie che per le chiese furono costituiti dagli apostoli dei preti e non degli anziani, e che essi non furono eletti con l’approvazione delle chiese come invece dice il testo originale: “E fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore..” (Atti 14:23).

Bibbia di Gerusalemme (Seconda ediz. 1974)

Ÿ Queste parole di Matteo: “Non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:25) sono state manomesse dai loro traduttori al fine di difendere la perpetua verginità di Maria, infatti i loro traduttori hanno reso il verso così: ‘Senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù’. Siamo d’accordo che Maria partorì Gesù senza avere conosciuto suo marito Giuseppe; ma non si può essere affatto d’accordo con una simile traduzione che nasconde ai Cattolici che per Maria il non essere conosciuta da Giuseppe fu un qualcosa che durò solo per un tempo dopo il suo matrimonio, cioè fino a quando ella non ebbe partorito Gesù, e non per sempre.

Ÿ Sempre in questa Bibbia le parole di Pietro: “Sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari” (2 Piet. 1:20) sono state cambiate in: ‘Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione’. Come potete vedere i traduttori di questa Bibbia cattolica hanno manomesso le Scritture infatti da come hanno tradotto queste parole di Pietro emerge che Pietro avrebbe detto che la Bibbia non la si può interpretare da sé perché l’interpretazione non può essere soggettiva (ma la si deve interpretare come la interpreta il magistero della Chiesa cattolica!). Questa è la spiegazione che i teologi danno a questo contorto passo infatti la nota che spiega questo passo nell’edizione Paoline del 1971 dice: ‘Dunque i singoli fedeli non possono interpretare a capriccio la Bibbia, ma devono ricevere l’interpretazione della Chiesa’. Ma come abbiamo visto il suddetto passo dell’epistola di Pietro tradotto correttamente dice: ‘Sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari” (2 Piet. 1:20), il che significa che coloro che scrissero le profezie non le scrissero di loro volontà perché quelle loro profezie furono pronunziate dallo Spirito Santo per mezzo di loro quando e come e dove Egli volle. Quindi da come lo hanno tradotto i Cattolici il suo significato è: ‘L’interpretazione che il lettore dà alla Scrittura non deve essere soggettiva’ (ma deve essere quella data dal magistero); e non più quello originale, e cioè che la Scrittura non è il frutto di un interpretazione personale o di vedute particolari di coloro che l’hanno scritta. Attenzione; con questo discorso non vogliamo dire che le Scritture si possono interpretare a proprio piacimento, nel senso che uno è libero di interpretarle secondo le sue voglie; ma solo che i credenti possono con l’aiuto di Dio intendere rettamente le Scritture perché lo Spirito di Dio li guida in ogni verità.

Bibbia edizioni Paoline del 1990 (Sesta ediz.)

ŸNella seconda epistola di Pietro si legge: ‘Sappiate anzitutto questo: a nessuna profezia della Scrittura compete una interpretazione soggettiva’. Mentre come abbiamo poco fa detto la corretta traduzione è: “Sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari” (2 Piet. 1:20).

LA MANIPOLAZIONE DEI DIECI COMANDAMENTI

Questi sono i dieci comandamenti che Dio pronunziò sul monte Sinai e che scrisse con il suo dito sulle due tavole di pietra che diede al suo servo Mosè.

Ÿ Il primo: “Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù. Non avere altri dii nel mio cospetto” (Es. 20:2,3).

Ÿ Il secondo: “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti” (Es. 20:4-6).

Ÿ Il terzo: “Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano” (Es. 20:7).

Ÿ Il quarto: “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fà in essi ogni opera tua; ma il settimo é giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero ch’è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato” (Es. 20:8-11).

Ÿ Il quinto: “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà” (Es. 20:12).

Ÿ Il sesto: “Non uccidere” (Es. 20:13).

Ÿ Il settimo: “Non commettere adulterio” (Es. 20:14).

Ÿ L’ottavo: “Non rubare” (Es. 20:15).

Ÿ Il nono: “Non attestare il falso contro il tuo prossimo” (Es. 20:16).

Ÿ Il decimo: “Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo” (Es. 20:17).

La chiesa romana li ha mutilati e modificati e così contorti li inculca ai suoi fedeli, piccoli e grandi. Ecco infatti come li troviamo scritti nel Nuovo Manuale del Catechista.

Ÿ Il primo è: ‘Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me’ (Giuseppe Perardi, op. cit.,pag. 272);

Ÿ Il secondo: ‘Non nominare il nome di Dio invano’ (ibid., pag. 290).

Ÿ Il terzo: ‘Ricordati di santificare le feste’ (ibid., pag. 297).

Ÿ Il quarto: ‘Onora il padre e la madre’ (ibid., pag. 303).

Ÿ Il quinto: ‘Non ammazzare’ (ibid., pag. 309).

Ÿ Il sesto: ‘Non commettere atti impuri’ (ibid., pag. 320).

Ÿ Il settimo: ‘Non rubare’ (ibid., pag. 326).

Ÿ L’ottavo: ‘Non dire falsa testimonianza’ (ibid., pag. 335).

Ÿ Il nono: ‘Non desiderare la donna d’altri’ (ibid., pag. 343).

Ÿ Il decimo: ‘Non desiderare la roba d’altri’ (ibid., pag. 344).

Il secondo comandamento la curia romana lo ha tolto dal decalogo per non fare apparire le cosiddette statue e immagini sacre come degli idoli in abominio a Dio. Così facendo ha trasgredito l’ordine divino: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla” (Deut. 4:2).

Per ciò che riguarda invece il comandamento di Dio circa il giorno del riposo di sabato la curia romana ha pensato di modificarlo in questa maniera: ‘Ricordati di santificare le feste’ e questo per fare ricordare ai suoi seguaci di osservare le feste di precetto che sono, oltre tutte le domeniche, ‘Natale, Circoncisione, Epifania, Ascensione, Corpus Domini; Immacolata e Assunzione di Maria Vergine, S. Giuseppe, i Santi Pietro e Paolo e Tutti i Santi’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 299. Nel nuovoCodice di diritto canonico manca tra le feste di precetto la Circoncisione [cfr. can. 1246, § 1]). Ora, Dio nella legge istituì delle feste; esse erano la festa di Pasqua, la festa di Pentecoste, la festa delle Capanne, e comandò agli Israeliti di osservarle, ma il comandamento di osservarle non fu messo da lui tra le dieci parole assieme al comandamento sul sabato, lo avrebbe potuto fare ma sta di fatto che non lo fece. (Tenete presente però che quelle feste istituite da Dio erano “l’ombra di cose che doveano avvenire” [Col. 2:17]). Quindi se Dio non mise tra i dieci comandamenti il suo comandamento di osservare le feste da lui istituite, come si sono permessi i Cattolici di modificare il decalogo per introdurre il loro ordine di osservare le loro feste? Per certo coloro che hanno adulterato le dieci parole di Dio si sono resi colpevoli di una colpa davanti a Dio perché fanno dire a Dio quello che Lui non ha detto. Ma non solo Dio non disse nel decalogo agli Israeliti: ‘Ricordati di santificare le feste’, ma Egli ora non comanda a nessuno di santificare le feste istituite dalla chiesa romana (si tenga presente che viene comandato ai Cattolici di onorare Dio con atti di culto esterno dei quali l’atto essenziale è la messa). Perché mai si dovrebbe santificare un giorno in onore della menzogna come l’immacolata concezione, o l’assunzione di Maria in cielo? O perché mai si dovrebbe onorare la festa del Corpus Domini in cui viene fatto credere che un pezzo di pane è Dio e perciò va adorato? O perché mai si dovrebbe onorare il 25 Dicembre come data di nascita di Gesù quando questa festa ha origini pagane? O la festa della circoncisione, o dell’epifania, o dell’ascensione, o di Giuseppe, di Pietro e Paolo, e di tutti i santi? Perché la chiesa romana lo ordina? Ma queste sono feste che fanno parte della tradizione che non trovano nessuna conferma nella Scrittura e perciò vanno rigettate. Fratelli, astenetevi dal partecipare a queste feste istituite dalla chiesa romana per non contaminarvi e non provocare a gelosia il Signore [7]

Ma i Cattolici romani non hanno solo fatto scomparire il secondo comandamento dal decalogo e modificato il quarto, perché a riguardo del comandamento di non usare il nome di Dio in vano e quello di onorare il padre e la madre non li insegnano come essi sono scritti perché ne hanno tolto una parte. Per quanto riguarda infatti il terzo comandamento Dio disse: “Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano” (Es. 20:7), mentre i Cattolici (per loro è il secondo comandamento) lo insegnano così: ‘Non nominare il nome di Dio in vano’, omettendo la seconda parte. Ma oltre a ciò è bene che sappiate quale è il significato che essi danno alle parole ‘nome di Dio’. Essi dicono che con la parola nome di Dio ‘s’intende non solo il nome di ‘Dio’ ma anche ogni altro nome con cui Egli possa venire chiamato e ogni altra persona e cosa che abbia relazione diretta con Lui, come Sacramento, Madonna, Santi, Anima, ecc.’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 290). Come potete vedere per i Cattolici questo comandamento si riferisce non solo al nome santo di Dio ma anche a nomi di altre persone e di determinate cose. Questo significa veramente interpretare la Parola di Dio arbitrariamente; così fanno pensare alle persone che il nome di Maria e dei loro santi è santo quanto quello di Dio. Noi non vogliamo dire con questo che sia lecito usare il nome di Maria o quello di qualcuno dei loro cosiddetti santi per imprecare, affatto! ma solo che non si deve far dire alla Parola di Dio quello che essa non dice. I Cattolici così hanno fatto leva anche su questo ordine di Dio per esaltare a loro piacimento e secondo le loro voglie Maria e i loro santi. Bisogna riconoscere che dove possono e quando possono ce lo mettono sempre il nome di Maria e quello dei loro santi.

Per quanto riguarda invece il quinto comandamento che dice: “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà” (Es. 20:12), che come dice Paolo, è “il primo comandamento con promessa” (Ef. 6:2), i Cattolici lo hanno modificato e mutilato perché lo insegnano così: ‘Onora il padre e la madre’. Anche qui la modifica e la mutilazione sono state fatte per uno scopo ben preciso; e questo si capisce quando si legge nel loro catechismo che questo comandamento non comanda di ubbidire solo ai propri genitori ma anche di ubbidire ai propri superiori ecclesiastici quali il papa, il vescovo e il parroco. Li chiamano padre, e perciò li devono onorare come i propri genitori: la chiesa romana è la loro madre e perciò di conseguenza la devono onorare sottomettendosi ad essa. Bisogna dire quindi che essi anche in questo caso fanno dire alla Parola di Dio quella che essa non dice; e così la curia romana per assoggettarsi le popolazioni ha fatto ricorso proprio a tutto. In verità non c’é timore di Dio dinanzi agli occhi loro. I Cattolici devono sottoporsi innanzi tutto alla Parola di Dio; così facendo intenderanno come i loro superiori ecclesiastici non sono degni di essere ubbiditi perché essi stessi rifiutano in tutto e per tutto di ubbidire a Dio. Tutti coloro che nel loro mezzo hanno deciso di ubbidire alla Parola di Dio anziché agli uomini sono usciti dalla chiesa romana perché hanno capito, grazie a Dio, che l’ubbidienza che pretendeva da loro la curia romana consisteva nel disubbidire a Dio ed ai suoi comandamenti.

LA NEGAZIONE DELLA BIBBIA AL POPOLO

Ci fu un tempo in cui la Bibbia venne da parte della curia romana negata agli uomini. Nel concilio di Tolosa del 1229 fu deliberato infatti quanto segue: ‘Proibiamo ancora che sia permesso ai laici di avere i libri del Vecchio e Nuovo Testamento, tranne il Saltero, o il Breviario per dire l’Ufficio divino, o le Ore della Beata Vergine a chi desidera averle per devozione; però proibiamo strettamente che quei libri siano in lingua volgare’ (Concilio di Tolosa, cap. 14). Ma perché questo divieto? Perché gli uomini del volgo non venivano reputati degni di leggerla; il cardinale Osio, nel libro De Verbo Dei affermò infatti: ‘Permettere ai laici la lettura delle sante Scritture, è lo stesso che dare le cose sante ai cani, e gittare le perle dinanzi ai porci’ (Citato da Luigi Desanctis in Compendio di controversie, pag. 6). Ed anche perché veniva asserito che la Bibbia era troppo difficile per essere compresa dal popolo ignorante, ed alcuni leggendola potevano male interpretarla ed essere indotti all’errore. E così per diversi secoli la lettura della sacra Scrittura fu reputata una cosa nociva alla Chiesa e per questo la curia romana studiò i modi per frenare la sua diffusione fra il popolo; una evidente prova di ciò è il seguente fatto storico. Nel 1553 Gian Maria Ciocchi del Monte (Giulio III: 1550-1555) incaricò tre dei più dotti vescovi del tempo: Vincenzo De Durantibus, Egidio Falceta e Gherardo Busdrago, di studiare i mezzi per frenare la diffusione della Riforma. Nel documento conclusivo i tre prelati così si esprimevano: Finalmente – fra tutti i consigli che noi possiamo dare a Vostra Beatitudine, abbiamo lasciato per ultimo il più necessario… – debbono farsi tutti gli sforzi acciocché si permetta il meno possibile la lettura del Vangelo, specialmente in lingua volgare, in tutti i paesi sotto la Vostra giurisdizione. Basti quel pochissimo che suol leggersi nella messa, né più di quello sia permesso di leggere a chicchessia. Finché gli uomini si contentarono di quel poco, gli interessi della Santità Vostra prosperarono, ma quando si volle leggere di più, allora cominciarono a decadere. Quel libro, insomma (il Vangelo), è quello che più di ogni altro ha suscitato contro di noi quei turbini e quelle tempeste per le quali è mancato poco che non fossimo interamente perduti. Ed invero, se qualcuno lo esamina interamente e diligentemente, e poi confronta le istruzioni della Bibbia con quello che si fa nelle nostre chiese, si avvedrà subito della discordanza e vedrà che la nostra dottrina è molte volte diversa e più spesso ancora ad essa contraria: la qual cosa se si comprendesse dal popolo, non cesserebbe di reclamare contro di noi, fino a tanto che tutto non sia divulgato, ed allora diverremmo oggetto di dispregio e di odio in tutto il mondo. Perciò bisogna sottrarre la Bibbia alla vista del popolo, ma con grande cautela per non suscitare tumulti’ (L’originale di questo documento con le firme autografe dei tre vescovi, ed il titolo Avvisi sopra i mezzi più opportuni per sostenere la Chiesa romana, è datato Bologna, 20 ottobre 1553. Si conserva nella Biblioteca nazionale di Parigi [foglio B. N. 1088, vol. 2, pag. 641-650]. Citato da Roberto Nisbet in op. cit., pag. 15,16). Ecco dunque perché la curia romana vietò la lettura della Bibbia al popolo, perché temeva che il popolo leggendola si accorgesse degli abusi e delle eresie presenti nella chiesa cattolica romana e si sollevasse contro di essa.

Un altra prova attestante quanto i papi avessero in avversione che la Bibbia fosse letta da tutti è la bollaUnigenitus di Clemente XI nel 1713 nella quale venivano condannate come ‘false, scandalose, perniciose, sediziose, empie, blasfeme ed eretiche’ le seguenti proposizioni riguardanti la lettura della Bibbia: la proposizione 79, che dice che è utile e necessario in ogni tempo e in ogni luogo a tutte le persone di studiare ed imparare lo spirito, la santità e i misteri delle Sacre Scritture; la proposizione 80, che dice che la lettura della Scrittura è per tutti; la proposizione 84, che dice che togliere dalle mani dei cristiani il Nuovo Testamento, o tenerglielo chiuso togliendogli i mezzi per comprenderlo, significa chiudere la bocca di Cristo; la proposizione 85, che dice che vietare ai Cristiani la lettura delle Sacre Scritture, specialmente dei Vangeli, è vietare ai figli della luce l’uso della luce, ed è gettarli in una sorta di scomunica.

E siccome che il papato allora considerava cosa empia che tutti leggessero le sacre Scritture esso considerava anche cosa empia la loro traduzione nella lingua del popolo per cui i traduttori di esse gli erano in abominio. Una prova di questo odio che il papato nutriva verso i traduttori di Bibbie in lingua volgare l’abbiamo nelle seguenti parole di Barnaba Chiaramonti (Pio VII 1800 – 1823): ‘Dichiaro che le associazioni formate nella maggiore parte d’Europa, per tradurre in lingua volgare e spandere la legge di Dio, mi fanno orrore, che esse tendono a rovesciare la fede cristiana fin dalle sue fondamenta, che bisogna distruggere questa peste con tutti i mezzi possibili, e svelare le empie macchinazioni di questi manovratori’ (Bolla del 28 Giugno 1816). E per concludere questa carrellata di condanne e proibizioni ricordiamo che nel 1820 fu messo all’indice (dalla Congregazione dell’Indice) persino un Nuovo Testamento tradotto da un Cattolico e precisamente ‘il Nuovo Testamento di monsignor Martini’; la ragione era perché non possedeva le note.

Nessuno dunque v’inganni dicendovi che la chiesa cattolica romana un tempo proibì al popolo di leggere solo le Bibbie cosiddette false tradotte dai Protestanti in lingua volgare dopo che venne la Riforma perché abbiamo dimostrato che la proibizione di leggere la Bibbia risale a secoli prima della Riforma (a quel tempo era vietata dunque al popolo la lettura delle Bibbie tradotte dai Cattolici) e poi perché nel 1820 come abbiamo provato fu messo all’indice un Nuovo Testamento di un famoso traduttore cattolico (che essendo privo delle note costituiva un serio pericolo per il papato).

Ma oggi, come stanno le cose? Oggi, la traduzione e la diffusione della sacra Scrittura da parte della chiesa romana sono incoraggiate perché il concilio Vaticano II ha decretato che “è necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura’ (Concilio Vaticano II, Sess. VIII, cap. VI), ma nonostante oggi la chiesa romana non impedisce la divulgazione della Bibbia fra le persone e neppure la sua lettura, essa continua mediante il suo magistero a dare errate interpretazioni a molti e molti passi della Scrittura riuscendo così con la sua abituale frode ed astuzia a nascondere la verità ai Cattolici. Ma grazie siano rese a Dio perché anche in questa generazione Dio ha illuminato le menti di tanti Cattolici romani facendogli comprendere rettamente la Parola di verità e li ha riscattati dal giogo opprimente di questa religione abilmente costruita dal diavolo. Oggi, essi sono nostri fratelli ed assieme ci rallegriamo e lodiamo Dio, per averci fatto conoscere la verità; quella verità che ci ha resi liberi dal peccato.

L’INTRODUZIONE DEI LIBRI APOCRIFI NEL CANONE DELLA BIBBIA

Nella sessione del 8 Aprile 1546 del concilio di Trento furono dichiarati canonici, oltre ai sessantasei libri da cui é formata la Bibbia, anche altri libri che portano questi nomi: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruc e 1 e 2 Maccabei. Inoltre furono fatte delle aggiunte al libro di Ester e a quello di Daniele perché furono anch’esse ritenute Scritture ispirate. Nel documento redatto in quel concilio, a proposito di questa loro decisione, sono scritte tra le altre cose queste parole: ‘Se qualcuno, poi, non accetterà come sacri e canonici questi libri, interi con tutte le loro parti, come si é soliti leggerli nella chiesa cattolica e come si trovano nell’edizione antica della volgata latina e disprezzerà consapevolmente le predette tradizioni, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. IV, primo decreto.). Questi libri aggiunti sono apocrifi (da apokryphos, termine greco che significa ‘nascosto’ [8]) e sono chiamati dalla chiesa romana deuterocanonici ossia aggiunti al canone. Ora, i Cattolici ci accusano di avere mutilato la Bibbia togliendogli i libri qui sopra enumerati con le aggiunte a Ester e a Daniele, ma questo non è affatto vero perché noi non abbiamo tolto alcunché al canone delle Scritture. La verità è che loro hanno adulterato il canone delle Scritture aggiungendovi i libri che hanno voluto e ci accusano di averli tolti perché non ci siamo conformati alla decisione del concilio di Trento. In altre parole loro non sopportano che noi ci siamo astenuti dall’includere nel canone dei libri che sin da quando comparvero non furono dichiarati canonici! Le ragioni per cui noi non riconosciamo i libri apocrifi come canonici, cioè come parte del canone delle Scritture, sono le seguenti.

Essi sono pieni di contraddizioni e di errori, e di ciò ci sono le seguenti prove

Ÿ Nel libro di Ester è scritto a proposito di quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: “Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data” (Est. 5:1-3). Nelle aggiunte fatte a questo libro troviamo scritto a proposito dello stesso episodio queste parole: ‘Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d’oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l’accompagnava’ (Ed. Paoline. 1971, Ester 15: 9-10). Come potete vedere la descrizione fatta nell’aggiunta contrasta quella autentica del libro ispirato, perché nella prima è detto che Ester si guadagnò il favore del re mentre nella seconda è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne.

Ÿ Nel libro di Tobia, che è pieno di favole, riscontriamo una menzogna che lo scrittore fa dire a un angelo di Dio di nome Rafael. Prima troviamo scritto che Tobia uscì in cerca di un uomo pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media, e appena uscito, si vide davanti Rafael, l’angelo, ma non sapeva che era un angelo di Dio, poi quando Tobit, suo padre, gli chiese: Fratello, potresti dirmi di qual famiglia e di qual tribù tu sei?, questi gli rispose: ‘Io sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli’ (ibid., cfr. Tobia 5:4-13). Gli angeli di Dio sono santi e non si mettono a mentire quando parlano perché essi fanno e dicono tutto ciò che Dio vuole. Se l’angelo si chiamava Rafael avrebbe dovuto rispondere che si chiamava Rafael; come mai allora disse di essere Anania? Sempre in questo libro riscontriamo anche la superstizione insegnata niente di meno che da un angelo di Dio! E’ scritto infatti in esso che una notte Tobia scese verso il fiume Tigri per lavarsi i piedi, ed ad un tratto un grosso pesce balzò fuori dall’acqua per divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. L’angelo allora gli disse di afferrare il pesce e di trargli fuori il fiele, il cuore e il fegato che possono essere utili come farmaci, e di buttare via gli intestini. Dopo che Tobia ebbe arrostito una parte del pesce e l’ebbe mangiata, si misero in cammino e durante il cammino il giovane domandò all’angelo che farmaco ci può essere nel cuore e nel fegato e nel fiele del pesce. L’angelo allora gli rispose: ‘Quanto al cuore e al fegato del pesce, se ne fai salire il fumo davanti a un uomo o a una donna, che subiscono un attacco da parte di un demonio o di uno spirito malvagio, cesserà ogni attacco contro di loro e non ne resterà più traccia alcuna’ (Ed. Paoline 1990 (sesta ed.), Tobia 6:8). Ma come si può accettare per ispirato un libro dove gli angeli si mettono pure a insegnare la superstizione?

Ÿ Nel libro di Giuditta si fa risalire la storia di questa donna a poco dopo il rientro dei Giudei dalla cattività dei Babilonesi, e in un passo viene detto: ‘I figli d’Israele, che abitavano in Giudea, venuti a sapere quello che Oloferne, generale in capo di Nabucodonosor, re d’Assiria, aveva fatto a quei popoli, e come avesse spogliato i loro santuari e li avesse distrutti, temettero grandemente al vederselo davanti e si sentirono angosciati per Gerusalemme e per il tempio del Signore loro Dio, perché da poco avevano fatto ritorno dalla schiavitù ed era cosa recente la riunificazione di tutto il popolo della Giudea, la purificazione dei vasi sacri e del Tempio, che era stato profanato’ (Ed. 1971, Giuditta 4:1-3). In queste poche parole ci sono diverse menzogne perché quando i Giudei tornarono dalla cattività in Giudea non esisteva più il re Nebucodonosor, re di Babilonia, perché morto da molti anni, e sul regno dei Medi e dei Persiani in quel tempo regnava Ciro re di Persia il quale era stato lui a rimandare liberi gli esuli Ebrei affinché tornassero in Giudea a costruire il tempio di Dio.

Ÿ Lo scrittore del secondo libro dei Maccabei termina con queste parole: ‘Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, é quello che ho desiderato. Se poi é mediocre e di scarso valore, é quanto ho potuto fare’ (ibid., 2 Maccabei 15:38). Uno scrittore ispirato da Dio non avrebbe mai scritto delle parole simili perché Dio non si può scusare con nessuno di non avere potuto fare del suo meglio, e perché nello Scritto ispirato tutto é buono e tutto ha valore perché ciò che vi é scritto é Parola di Dio. Sempre in questo libro troviamo una menzogna che consiste in questo: lo scrittore dice che il profeta Geremia se ne andò al monte dove Mosè era salito per vedere la terra promessa e presso questo monte in una caverna nascose il tabernacolo e l’arca e l’altare dei profumi, e poi che aveva detto ad alcuni che il luogo sarebbe rimasto ignoto fino a quando Dio avrebbe riunito nuovamente il suo popolo infatti in quel tempo Dio avrebbe rivelato dove erano quegli oggetti sacri (cfr. 2 Maccabei 2: 1-8). Ma le cose non possono essere vere perché nel libro del profeta Geremia è scritto che all’arca del patto dell’Eterno non vi si sarebbe più pensato quando Dio li avrebbe ricondotti in Sion infatti è scritto: “E vi ricondurrò a Sion; e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l’Eterno, non si dirà più: ‘L’arca del patto dell’Eterno!’ non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un’altra” (Ger. 3:14-16). Come potete vedere anche questa aperta contraddizione fa capire come questo libro non può essere ispirato da Dio. Altra contraddizione che fa dei libri dei Maccabei dei libri inaffidabili è la descrizione della morte di Antioco Epifane che è riportata in tre maniere completamente diverse l’una dall’altra. Difatti in un passo è scritto: ‘Al sentire tali notizie, il re restò abbattuto e, preso da profonda agitazione, si gettò sul letto, e s’ammalò per la gran tristezza, perché le cose non erano andate secondo i suoi desideri. Egli rimase così per molti giorni, e siccome la sua tristezza andava crescendo, si sentì vicino a morire’ (Ed. 1971, 1 Maccabei 6:8,9) (e più avanti si dice che morì); in un altro passo si dice che lo stesso re morì lapidato in Persia nel tempio della dea Nanea infatti troviamo scritto che i sacerdoti di Nanea ‘massacrarono il condottiero e i suoi compagni a sassate, tagliarono loro le membra e la testa’ (ibid., 2 Maccabei 1:16); ed infine in un altro passo troviamo scritto che morì roso dai vermi ad Ecbatana perché Dio lo colpì con una piaga (ibid.,cfr. 2 Maccabei 9:1-28).

Abbiamo dimostrato alcuni dei numerosi errori che esistono in questi libri i quali ci fanno comprendere che gli scrittori che scrissero quelle cose non furono sospinti dallo Spirito Santo. Nei libri apocrifi ci sono anche delle storie che servono di base ad alcune dottrine perverse presenti nella chiesa romana. Per esempio nei Maccabei ci sono dei passi che parlano di preghiere per i morti e di un sacrificio espiatorio offerto per dei morti (cfr. 2 Maccabei 12:38-46) e di preghiere fatte da un sacerdote morto e dal profeta Geremia (morto anch’egli) per i vivi sulla terra (cfr. 2 Maccabei 15:11-16).

Sì, é vero dell’esistenza nei libri della Sapienza e dell’Ecclesiastico, per esempio, di alcune cose vere che non possono essere annullate, ma non per questo i libri apocrifi possono essere considerati canonici.

Lo Spirito della verità che dice la verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che essi sono Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non devono essere accettati come Parola di Dio

Le pecore del Signore conoscono la sua voce ed essa non può confondersi con un altra; e la voce con cui parlano questi libri non é quella del Pastore delle anime nostre.

Né Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri apocrifi

Questo loro silenzio sta a dimostrare che essi non erano considerati da loro Parola di Dio. Una cosa possiamo dirla: che se gli Ebrei avessero tolto dai libri canonici quelli che secondo i teologi romani sono canonici, si sarebbero resi colpevoli anche di questa colpa davanti a Dio, e Gesù Cristo, Colui per mezzo del quale sono tutte le cose, non avrebbe mancato di riprenderli severamente anche per questo loro atto iniquo.

Gli Ebrei prima e poi anche i Cristiani dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici

Gli Ebrei, a cui (non lo dimentichiamo questo) “furono affidati gli oracoli di Dio” (Rom. 3:2) non riconobbero mai come canonici quei libri e quelle aggiunte ad Ester e a Daniele; è per questo infatti che nella Bibbia ebraica (che contiene solo i libri dell’Antico Patto) essi sono assenti. La Chiesa primitiva negò la canonicità di questi libri infatti non li mise mai allo stesso livello di quelli sacri. E dato che la chiesa cattolica romana si appoggia così tanto ai suoi cosiddetti antichi padri facciamo presente ai Cattolici romani che ci sono diverse testimonianze di alcuni di loro vissuti nei primi secoli dopo Cristo che dicono che quei libri ai loro giorni non venivano considerati canonici. Uno di questi, Girolamo, tenuto in grandissima stima dalla chiesa cattolica, affermò: ‘La Chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell’Ecclesiastico, l’inno dei tre giovani e le favole di Belo e del Dragone; ma essa non li riceve affatto nel novero delle Scritture autentiche’ (Girolamo, Prologo a Graziano) [9]. Il concilio di Trento dunque, riconoscendo per canonici gli apocrifi ha contrastato anche Girolamo che è l’autore della traduzione latina detta Vulgata che il concilio di Trento ha dichiarato dovere essere accettata come la sola autentica tra tutte le versioni. E’ vero che Girolamo disse pure delle cose perverse e che la traduzione da lui fatta conteneva molti errori ma in quelle sue parole sopra citate afferma chiaramente che la Chiesa ai suoi tempi non accettava come canonici gli stessi libri aggiunti dalla chiesa romana al canone. Perché dunque Girolamo in questo caso non è accettato dalla curia romana come invece lo è quando sostiene che è cosa buona la venerazione delle reliquie dei santi martiri, o che il vescovo di Roma è il successore di Pietro? La ragione è evidente; essa prende quello che gli fa comodo dai suoi padri; quello che di giusto essi hanno detto invece e che non sostiene la loro tradizione è rigettato.

Infine, vogliamo citare le seguenti Scritture che attestano che è vietato sia aggiungere che togliere alcunché alla Parola di Dio:

Ÿ “Ogni parola di Dio è affinata col fuoco… Non aggiunger nulla alle sue parole, ch’egli non t’abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo” (Prov. 30:5,6);

Ÿ “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla..” (Deut. 4:2);

Ÿ “Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro” (Ap. 22:18,19).

Quindi coloro che hanno fatto queste aggiunte alla Parola di Dio ne porteranno la pena per l’eternità, perché si sono permessi di fare passare alle moltitudini delle parole d’uomini e delle favole per Parola di Dio.

LE FALSIFICAZIONI DEI LIBRI DEI COSIDDETTI PADRI

Dopo che scoppiò la Riforma il papato vedendo che la Riforma si andava sempre più diffondendosi nelle nazioni, e che i Protestanti per confermare le loro dottrine anticattoliche facevano appello oltre che alla Scrittura talvolta anche agli scritti dei cosiddetti padri, il che faceva apparire persino i cosiddetti padri contro certe dottrine papiste, promulgò l’Index librorum expurgandorum ossia ‘L’Indice dei libri da espurgarsi’ in cui oltre ai libri dei cosiddetti padri furono messi anche certi libri di autori cattolici in cui c’erano dei passi non graditi ai papi perché andavano a favore dei Protestanti. In questi libri in base agli ordini degli inquisitori dovevano essere fatte delle cancellazioni e delle interpolazioni. Ecco alcuni esempi di come sono stati falsificati alcuni scritti dei cosiddetti padri.

Nel libro di Cipriano intitolato De Unitate Ecclesiae dove egli dice: ‘Il resto degli apostoli erano eguali in potere ed onore a Pietro’ i papisti hanno aggiunto ‘E il primato fu dato a Pietro’; e dove egli dice: ‘Colui che si oppone e resiste alla chiesa crede egli stesso di essere nella chiesa?’ hanno messo: ‘Colui che abbandona la sedia di Pietro sulla quale la chiesa fu fondata, crede egli stesso di essere nella chiesa?’ (De Unitate Ecclesiae, cap. III. cfr. Thomas James, A Treatise of the Corruptions of Scripture, Councils, and Fathers, by the prelates, pastors, and pillars of the church of Rome for the maintenance of popery, [Un trattato delle corruzioni delle Scritture, dei Concili e dei Padri, fatte dai prelati, dai pastori e dalle colonne della chiesa di Roma per il mantenimento del papato] London 1843, pag. 76-77. Rivisto e corretto dalle edizioni del 1612 e 1688) [10]. Le suddette manomissioni avevano lo scopo di fare credere l’origine divina del primato di Pietro sulla Chiesa, e che chi si opponeva alla sede di Roma non poteva più dirsi membro della Chiesa di Dio.

Un altra distorsione è stata apportata alle seguenti parole di Gregorio Magno. Il testo originale dice: ‘Il re dell’orgoglio è vicino; e (che è una malvagità pronunciare) un intero esercito di sacerdoti è procurato per presenziare alla sua venuta (Sacerdotum ei preparatur exercitus)’; ma i papisti lo hanno modificato in questa maniera: ‘Il re dell’orgoglio è vicino; e, (che io aborro a dire) quando egli verrà i sacerdoti saranno condannati e messi a morte’ (Sacerdotum est proeparatus exitus) (cfr. Thomas James, op. cit., pag. 146). La manomissione aveva lo scopo di non fare credere che – secondo Gregorio Magno – quando sarebbe venuto l’anticristo molti sacerdoti lo avrebbero acclamato e difeso, ma che alla sua venuta i sacerdoti sarebbero stati messi a morte.

In una edizione delle opere di Agostino fatta in Venezia nel 1584, gli editori confessano apertamente di avere tolto tutti quei passi che potevano favorire le dottrine dei Protestanti: in qua curavimus removeri ea omnia quae fidelium mentes haeretica pravitate possent inficere [11].

LA FALSIFICAZIONE DEI CANONI DEI CONCILI

Per quanto riguarda la falsificazione dei canoni conciliari vogliamo ricordare questi fatti storici. Nel 419 al concilio di Cartagine (Africa) si discuteva il caso di Apiario, un prete di Sicca, che a motivo della sua cattiva condotta era stato deposto dal suo vescovo e si era perciò appellato a Zosimo (417-418) vescovo di Roma (quantunque in base alle leggi dei sinodi africani egli non potesse appellarsi al vescovo di Roma. Il concilio Melivetano aveva per esempio decretato: ‘Chiunque vorrà appellare al di là del mare, non sia ricevuto da alcuno, in Africa, alla comunione’) il quale aveva accettato con gioia di prendere la sua difesa e lo aveva rimandato in patria con alcuni suoi legati. I legati di Bonifacio I (il successore di Zosimo che era da poco morto) a Cartagine presentarono dunque a nome del loro papa dei canoni del concilio generale (quindi che obbligava sia le chiese d’Occidente che quelle d’Oriente) di Nicea (325) che attribuivano al vescovo di Roma il diritto di ricevere appello da parte dei vescovi delle altre chiese (quando in realtà quei canoni erano del concilio locale di Sardica del 343 che non era stato accettato dalle chiese d’Oriente). Ma i più di duecento vescovi che formavano il concilio (tra i quali c’era pure Agostino di Ippona) mandarono a consultare gli atti originali di quel concilio di Nicea (negli archivi di Alessandria, Antiochia e Costantinopoli) e trovarono che quei canoni del concilio di Nicea asseriti da Bonifacio I erano inesistenti. Quindi scrissero una lettera a Bonifacio I in cui si lamentavano del tentativo di frode compiuto nei loro confronti dai suoi legati (che si erano presentati in suo nome). Nella lettera era scritto: ‘Noi speriamo che per divina misericordia, fin quando la Santità Vostra presiederà la Chiesa Romana, non dovremo più soffrire una simile arroganza e che verranno usati a nostro riguardo modi tali di agire da non essere più obbligati a protestare’.

Questo illecito uso dei canoni di Sardica fu fatto anche da Celestino (422-432), successore di Bonifacio I, cinque anni dopo, nel 424, sempre nel caso di Apiario. Costui si era ancora comportato male e si era preso un altra scomunica. Si appellò di nuovo a Roma, il papa lo ascoltò e, come riconoscono persino alcuni storici cattolici, ‘disgraziatamente’ prese le sue difese e lo mandò a Cartagine con un suo legato. In un concilio plenario, il vescovo di Cartagine, riprese l’esame della causa. Vennero riferite le lagnanze degli abitanti di Tabraca (presso cui era stato Apiario), ma ciò nonostante il legato papale difendeva con arroganza Apiario. Ma dopo alcuni giorni di discussioni, successe l’imprevisto; Apiario confessò i suoi propri misfatti. A questo punto il legato papale fu costretto ad abbandonare la sua difesa. La causa era ormai già giudicata; furono inviati a Celestino gli atti del concilio e una lettera in cui ‘il papa veniva esortato a non accogliere più tanto facilmente i querelanti venuti dall’Africa, tanto più che i decreti di Nicea prescrivevano ai vescovi di rispettare le sentenze dei loro colleghi ed esigevano che i processi ecclesiastici fossero condotti a termine sul posto. Nessun concilio autentico permetteva al papa di inviare legati, come aveva fatto; i canoni allegati a tal fine non erano canoni di Nicea, come le inchieste avevano esaurientemente provato. Nella Chiesa del Cristo bisogna agire con semplicità ed umiltà, senza ricorrere ai modi arroganti del secolo’.

I FALSI MIRACOLI EUCARISTICI

I teologi papisti, talvolta, per confermare la dottrina della transustanziazione, ossia per confermare che il pane e il vino nelle mani del prete dopo la benedizione diventano il vero corpo ed il vero sangue del Signore Gesù Cristo, citano diversi miracoli eucaristici. Secondo loro ‘il miracolo eucaristico, particolarmente volto a confermare la fede nel mistero della reale presenza, è pertanto fuori discussione quanto alla sua possibilità ed alla sua efficacia probativa, ma è soggetto a tutte le cauzioni, che una sana critica storica impone’.

Ora, noi per brevità non vogliamo trascrivere tutti questi miracoli eucaristici avvenuti. Ne citeremo solo due che sono tra i più conosciuti dai Cattolici romani. Il primo, che è citato anche dal teologo Perardi nel suo catechismo, è il seguente: ‘Nel 1453 venne saccheggiato il paese di Exilles (circondario di Susa), e fu rapito un ricco Ostensorio col SS. Sacramento, e messo a fascio con altri oggetti entro un sacco. Giunti a Torino il 6 Giugno, i ladri attraversavano la piazza S. Silvestro, quando, il giumento cadde; le corde che legavano il sacco si sciolsero, l’involto si sfasciò e l’Ostensorio si levò in alto, a vista di tutti. Il popolo accorse ad adorare Gesù Cristo. Il vescovo Ludovico dei marchesi di Romagnano, radunò il Capitolo, il Clero, e ordinata una processione, mosse verso il luogo del miracolo. Giunto il Vescovo, ecco un nuovo prodigio: l’Ostensorio si apre e cade a terra, mentre l’Ostia rimane sola, librata in aria, splendente di luce vivissima. A tale vista pianti, grida, voci di preghiera dei fedeli che supplicano e adorano: il Vescovo elevando un calice verso l’Ostia, scongiura il Signore di scendere tra i suoi fedeli, ripetendo le parole dei discepoli di Emmaus: Mane nobiscum, Domine. E l’Ostia scende a poco a poco fino a posarsi nel calice, lasciando dietro di sé una striscia luminosa. Il luogo dove avvenne il miracolo fu coperto da una lapide che ricorda il fatto: nella piazza fu poi edificata la ricca chiesa delCorpus Domini. Nella chiesa, il posto in cui avvenne il miracolo e la lapide che lo ricorda, sono circondati da una ricca cancellata’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 473).

L’altro cosiddetto miracolo eucaristico che vogliamo citare è quello avvenuto a Bolsena nel 1263. Questo in sintesi è quello che viene narrato ai Cattolici romani: al tempo in cui Berengario arcidiacono di Angers (Francia) sosteneva che nell’eucaristia non vi fosse la presenza reale del corpo di Cristo, Pietro da Praga, un sacerdote di origine boema, assalito da dubbi, decise di recarsi a Roma per implorare sulla tomba di Pietro la risposta al suo angoscioso problema. Durante il viaggio sostò a Bolsena, diocesi di Orvieto, dove si mise a celebrare la messa. Dopo la consacrazione il prete versò sbadatamente una goccia di vino sul corporale e cercò di sfregarla via, ma la goccia si diffuse per tutto il corporale trasformandosi in macchie sanguigne tondeggianti in forma di ostia. In seguito si è detto che le gocce di sangue fossero uscite dall’ostia quando il prete l’aveva rotta o quando lui l’aveva elevata; e si aggiunto pure che l’ostia si fosse trasformata in carne e che le macchie di sangue siano scese anche sopra le pietre dell’altare. Il sacerdote, visto quello che era accaduto, fu preso da terrore, coprì il calice con la patena, vi pose sopra il corporale, portò tutto in sacrestia e fuggì via. In seguito a questo fatto il papa Urbano IV nel 1264 istituì la festa detta del Corpus Domini [12], con la quale i Cattolici romani pretendono onorare il sacramento dell’Eucarestia. Il nome Corpus Domini significa ‘il corpo del Signore’, e siccome che la dottrina cattolica dice che l’ostia è il corpo del Signore in quel giorno particolare l’ostia è oggetto di una particolare adorazione da parte dei Cattolici.

I qui sopra citati prodigi non procedono da Dio, ma sono o storie inventate o se veramente le cose sono andate in questa maniera dei prodigi bugiardi operati da demoni per ingannare le persone. Non possiamo accettare questi prodigi come prodigi di Dio perché essi non fanno altro che confermare una menzogna, vale a dire la dottrina secondo la quale quando il prete fa la benedizione dell’ostia essa miracolosamente diventa anima, corpo sangue e divinità di Cristo.

Per dimostrarvi che ogni miracolo che Dio compie ha come fine di fare credere alle persone la verità e non la menzogna, citiamo il miracolo della risurrezione di Lazzaro. Quando Gesù si trovò davanti al sepolcro dove era stato posto il corpo di Lazzaro, prima ordinò di togliere la pietra e poi, “alzati gli occhi in alto, disse: Padre, ti ringrazio che m’hai esaudito. Io ben sapevo che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu m’hai mandato. E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori! E il morto uscì, avendo i piedi e le mani legati da fasce, e il viso coperto d’uno sciugatoio. Gesù disse loro: Scioglietelo, e lasciatelo andare. Perciò molti de’ Giudei che eran venuti da Maria e aveano veduto le cose fatte da Gesù, credettero in lui” (Giov. 11:41-45). Come potete vedere questo miracolo che Dio operò tramite Cristo Gesù portò molti Giudei che lo videro a credere che Gesù era stato mandato da Dio: non una menzogna quindi, ma la verità, perché in verità Gesù Cristo non venne da sé stesso in questo mondo ma fu mandato dall’Iddio e Padre suo. Ma questo miracolo servì pure per confermare nella fede gli stessi discepoli di Gesù perché Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “Lazzaro è morto; e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate..” (Giov. 11:15). Un altro miracolo che ci fa comprendere come ogni miracolo che Dio compie in Cristo porta a credere nella verità e non nella menzogna perché Colui che lo opera è verità, è quello di Cana di Galilea, ossia il mutamento dell’acqua in vino. Infatti dopo che Cristo operò il miracolo è scritto che “Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui” (Giov. 2:11).

Ho voluto parlarvi anche di questi cosiddetti miracoli eucaristici per farvi capire come la chiesa cattolica possiede anche racconti di prodigi bugiardi per indurre le persone a credere che l’ostia consacrata è Cristo stesso. Se siano successi per opera del diavolo o siano solo una invenzione dei preti poco importa: falsi rimangono.

LE FALSE STORIE SUI LORO SANTI

La chiesa cattolica romana possiede il culto dei santi. Abbiamo visto che lei invoca sia i veri santi che sono morti ed andati in cielo con il Signore, che quelli falsi che avevano solo l’apparenza della santità perché in realtà erano solo dei peccatori e perciò adesso sono all’inferno. In ambedue i casi comunque questo loro culto è condannato dalla Scrittura.

Ora, essa, per sostenere questo culto pagano che le frutta tanto denaro, ha inventato ogni sorta di storia su quello o quell’altro loro santo; così si racconta che Dionigi fece il giro di Parigi colla sua testa mozzata, che Gesù ruppe due costole a Filippo Neri per dare maggiore spazio al suo cuore che era troppo pieno dell’amore divino, che Antonio da Padova era contemporaneamente in due posti differenti, che suora Maria Francesca mentre stava vestendo un Gesù bambino di legno gli disse: Caro mio, se non stendi la gamba non ti posso mettere la calza’ ed immediatamente il bambino di legno allungò la gamba, e tante altre.

Ma di storielle i preti ne raccontano anche per sostenere altre loro eresie: così per sostenere il culto degli angeli raccontano che Pietro Fabro ‘ogni volta che entrava in una città implorava il soccorso degli Angeli protettori di quella terra affinché gli prestassero aiuto a salvare le anime’ (Giuseppe Perardi, op. cit.,pag. 104); e che mentre Isidoro ‘si tratteneva in chiesa ad ascoltare la S. Messa, l’Angelo lavorava in suo luogo i campi, ne guardava il gregge e pascolava i giumenti’ (ibid., pag. 103). Per sostenere l’adorazione dell’ostia raccontano che Antonio da Padova ‘si presenta col SS. Sacramento ad una mula affamata mentre altri le presentano la biada, ed essa s’inginocchia ed adora il SS. Sacramento’ (ibid.,pag. 119).

Queste storie mendaci che i preti insegnano sono chiamate dall’apostolo Paolo “favole profane e da vecchie” (1 Tim. 4:7) e noi credenti le dobbiamo schivare secondo il comandamento divino. Al bando queste ciance generate dal diavolo, padre della menzogna!!

I MIRACOLI FALSI OPERATI DALLE RELIQUIE DEI LORO SANTI

Secondo il catechismo romano la chiesa cattolica romana prima di canonizzare uno dei suoi membri deve prima riconoscere ‘due miracoli operati dopo la morte di tale servo di Dio’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 284), e dopo averlo beatificato riconoscerne altri due; in tutto quattro quindi. Che succede dunque? Che all’improvviso si sentono raccontare dei miracoli operati da quello o da quell’altro morto (che spesso vengono attribuite alle reliquie del morto). Queste storie di miracoli mai avvenuti hanno tutto l’interesse a propagandarle proprio coloro che hanno domandato la canonizzazione del defunto (che possono essere un ordine, una famiglia, o una diocesi); perché essi sanno che senza miracoli non può avvenire la sua canonizzazione, e perciò non può essere proposto ufficialmente alla invocazione pubblica. Naturalmente, oltre che i miracoli falsi occorrono anche tanti soldi per la canonizzazione ma questo non preoccupa i falsari perché sanno che alla fine tutto quello che hanno speso lo ritroveranno. Non mancheranno infatti folle di pellegrini che attirati al santuario dove vengono conservate le miracolose reliquie del loro santo porteranno denaro nelle loro casse. Questa dunque della constatazione di almeno quattro miracoli da parte del morto per essere canonizzato santo è un eresia che genera delle imposture perché noi sappiamo che i morti non possono fare miracoli. Ma intanto il diavolo tramite questa eresia continua a sedurre milioni e milioni di persone per tutto il mondo facendogli credere che Tizio, Caio e Sempronio fanno miracoli dopo morti per cui meritano di essere prima beatificati e poi canonizzati. Quando invece essi sono nell’Ades a piangere e a stridere i denti dal dolore perché sulla terra avevano riposto la loro fiducia nelle eresie della chiesa cattolica romana e morirono nei loro peccati. Beati quelli che hanno occhi e vedono, orecchie e sentono; perché essi hanno conosciuto la verità che li ha resi liberi da queste menzogne papiste.

LE FALSE APPARIZIONI DI MARIA

Quando si parla di Maria e del culto che i Cattolici romani le rivolgono non si può non accennare a queste apparizioni di Maria di cui tanti di loro parlano. I Cattolici romani ci tengono particolarmente a queste apparizioni di Maria perché esse confermano le loro dottrine e particolarmente quella dell’intercessione di Maria. In altre parole queste visioni per loro costituiscono un sostegno per le loro false dottrine fra cui il loro culto a Maria. Per questa ragione dunque esse devono essere considerate delle imposture scaturite dalla mente carnale di coloro che dicono di averle avute. Qualcuno dirà: ma allora non credete alle visioni? Sì che crediamo nelle visioni, ma in quelle di Dio che confermano pienamente la verità proclamata dalla Scrittura e non in quelle inventate dai devoti di Maria per fare rimanere gli uomini nell’idolatria ed al servizio della superstizione e delle svariate eresie della chiesa romana. Difatti, se consideriamo bene il contenuto di queste apparizioni di Maria si giunge alla conclusione che esse servono a radicare nel cuore dei Cattolici il culto a Maria, e la loro vana fiducia in questa santa donna morta e sepolta da secoli, e a farli rimanere attaccati alle false dottrine della chiesa romana. Vediamo adesso di esaminare alcune di queste apparizioni di Maria al fine di dimostrare quanto sin qui detto.

Lourdes e Medjugorje

Secondo una giovane di nome Bernardetta, l’11 febbraio 1858 le apparve a Lourdes una donna vestita di bianco con un rosario tra le mani e pareva recitasse questa preghiera poiché si vedevano i grani scorrere a vicenda tra le sue dita. Ella non le disse nulla, si fece il segno della croce e scomparve. Seguirono altre apparizioni di questa donna. In una di queste, avvenuta il 25 Marzo di quello stesso anno questa figura le apparve sempre con un rosario e questa volta alla domanda della giovane che voleva sapere chi ella fosse questa figura le disse: ‘Io sono l’Immacolata concezione’. Ma come si possono credere tali apparizioni quando Maria si definì sulla terra “l’ancella del Signore” (Luca 1:38) e quando anche lei era nata col peccato originale e non immacolata, tanto che chiamò Dio “mio Salvatore” (Luca 1:47)? Come si possono accettare tali apparizioni quando farsi il segno della croce non è biblico e neppure tenere tra le mani il rosario? Come si può credere in una tale apparizione nel sentire che quella donna recitava il rosario? E per giunta a se stessa, dato che dicono che quella figura era Maria! Come potete vedere le parole attribuite a Maria da quella giovinetta, messe a confronto con la Scrittura, dimostrano di essere false. Ma poi, è assurdo che ella abbia detto: ‘Sono l’Immacolata concezione’, perché Immacolata concezione non é di per sé stesso neppure un nome ma un attributo, per giunta falso dato a Maria. Sarebbe come dire che un uomo appare a qualcuno e gli dice: ‘Io sono l’infallibilità del papa’! Che senso avrebbe la frase? Eppure ci sono milioni di persone che credono che a Lourdes Maria sia veramente apparsa a quella giovane e le abbia detto quelle cose. Risultato? Lourdes, come ben sapete, è diventato un luogo molto frequentato, dove le persone vanno a chiedere a Maria miracoli, guarigioni e ogni tipo di grazia. Tutto questo naturalmente per la gioia della curia romana che vede in Lourdes una conferma all’immacolata concezione di Maria e alla sua intercessione. Ecco invece quello che Maria avrebbe detto in alcune delle sue apparizioni a Medjugorje.

Ÿ 6 Agosto 1981‘Io sono la Regina della pace’ (Renè Laurentin, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Brescia 1988, pag. 143). Falso; non c’è la regina della pace, ma solo il Principe della pace che è Cristo Gesù. Se Maria è la Regina della pace questo significa che lei dona la pace agli uomini; e questo non può essere perché va contro quello che ha detto Gesù: “Io vi lascio pace; vi do la mia pace…” (Giov. 14:27). Ma quando mai Maria mentre era in terra dette la pace a qualcuno? Mai; come mai dunque adesso che è in cielo (non con il corpo) è in grado di dare pace? Come potete vedere le suddette parole non reggono dinanzi alla verità che è in Cristo Gesù.

Ÿ 15 Novembre 1981‘Il mondo sta ricevendo grandi favori da parte mia e da parte di mio Figlio..’ (Renè Laurentin, op. cit., pag. 156). Quindi le grazie non vengono più dispensate solo da Dio e da Cristo Gesù, ma pure da Maria. Anche questo è falso perché Maria non accorda favori proprio a nessuno; lei non ha il benché minimo potere di accordare alcun favore agli uomini sulla terra. Come d’altronde non ce l’aveva quando era ancora sulla terra. Pietro chiama Dio “l’Iddio d’ogni grazia” (1 Piet. 5:10); Paolo saluta i santi dicendogli: “Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo” (Fil. 1:2), e quindi ogni grazia ci è concessa da Dio e dal suo Figliuolo. Maria non c’entra proprio nulla.

Ÿ 13 Maggio 1982 (dopo l’attentato contro Giovanni Paolo II): ‘I suoi nemici volevano ucciderlo, ma io l’ho protetto’ (Renè Laurentin, op. cit., pag. 167). Falso; Maria non protegge proprio nessuno. La Scrittura dice: “All’Eterno, al Signore, appartiene il preservar dalla morte” (Sal. 68:20); quindi se Giovanni Paolo II non morì in quell’attentato è perché Dio non ha permesso che il suo attentatore riuscisse ad ucciderlo. Fu Dio quindi a proteggerlo e ad impedire che morisse in quel giorno perché ancora il suo tempo non era ancora giunto. E lui deve quindi ringraziare Dio, e non Maria.

Ÿ 21 Luglio 1982‘Nel purgatorio ci sono molte anime. Ci sono anche persone consacrate a Dio: sacerdoti e religiosi. Pregate per loro, almeno 7 ‘Pater’, ‘Ave’ e ‘Gloria’ e il ‘Credo’. Ve lo raccomando. Molte anime sono in purgatorio da molto tempo, perché nessuno prega per loro’(Renè Laurentin, op. cit., pag. 169). Falso; il purgatorio non esiste e lo abbiamo dimostrato ampiamente con le Scritture. Di conseguenza anche le dottrine ad esso collegate sono false.

Ÿ 24 Luglio 1982: ‘…Chiunque ha fatto molto male durante la vita può andare diritto in cielo se si confessa, rinnega ciò che ha fatto e si comunica alla fine della vita’ (ibid., pag. 170). Falso; chi è schiavo del peccato se vuole andare in cielo non deve confessarsi al prete e neppure prendere l’eucarestia prima di morire; ma deve ravvedersi dei suoi peccati e confessarli a Dio che ha il potere di rimetterglieli. Il ladrone sulla croce prima di morire non si andò a confessare a nessun sacerdote, e non prese la cena del Signore eppure Gesù gli assicurò che in quel giorno stesso sarebbe andato in paradiso. La Scrittura dice che “chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato” (Rom. 10:13); quindi anche questa rivelazione mariana si palesa un’impostura a confronto con la sacra Scrittura.

Ÿ 28 Maggio 1983‘E’ molto bello fermarsi il giovedì per l’adorazione di mio Figlio nel santissimo Sacramento dell’altare. E’ anche bello venerare la croce ogni Venerdì….’ (Renè Laurentin, op. cit., pag. 179). Falso; l’adorazione dell’ostia che i Cattolici chiamano santissimo Sacramento è una cosa abominevole agli occhi di Dio come anche la venerazione della croce; quindi non sono cose belle ma brutte.

Ÿ 11 Novembre 1983: ‘….Mettete un’immagine dei Cuori di Gesù e di Maria nelle vostre case’(ibid., pag. 188). Questo è un istigazione all’idolatria; la Scrittura dice di non farsi immagine di cosa alcuna e di non prostrarsi dinanzi ad essa e di non servirla.

Come vedete Maria dopo avere vissuto sulla terra una vita al servizio di Dio, una volta che i Cattolici l’hanno fatta risuscitare e ascendere in cielo si sarebbe corrotta ed avrebbe cominciato ad apparire agli uomini per confermargli che l’idolatria è cosa bella, che lei protegge gli uomini, concede favori, che esiste il purgatorio e che bisogna pregare per le anime che vi sono e via di seguito. Questa è la ragione per cui noi rigettiamo in blocco queste cosiddette apparizioni di Maria, perché esse si oppongono alla verità. Avete notato? In tutte queste apparizioni Maria non ha mai detto a nessuno di non pregarla, di distruggere le statue che la raffigurano, di bruciare le sue immagini, e neppure di pregare Dio senza la sua intercessione, di adorare solo Dio in ispirito e verità, e di invocare Cristo Gesù per la salvezza dell’anima loro perché lei non può fare nulla per loro lassù in cielo, ed infine non ha mai detto di uscire dalla chiesa romana! Per certo se qualcuno dicesse che Maria gli è apparso e gli ha detto tutte queste cose sarebbe subito reputato uno che si inventa le cose per fare apostatare i Cattolici dalla fede!

Qual’è il fine delle visioni che Dio da a coloro che non lo conoscono

Sappiate fratelli che tutte le visioni che Dio dà a coloro che ancora non lo conoscono contribuiscono a salvarli e non a farli rimanere nella via della perdizione. Questo è confermato dalle parole di Elihu a Giobbe: “Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l’uomo non ci bada; parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, per distoglier l’uomo dal suo modo d’agire e tener lungi da lui la superbia; per salvargli l’anima dalla fossa, la vita dal dardo mortale” (Giob. 33:14-18). (Faccio notare che le visioni possono essere anche diurne e non solo notturne). Come si possono quindi accettare le apparizioni di Maria quando queste ‘visioni’ non servono affatto a distogliere i Cattolici o i mariani dal culto a Maria ma anzi a fortificare le loro mani in quest’opera iniqua, quando esse non servono ad allontanare da loro la superbia di cui sono pieni ma a gonfiarli ancora di più di orgoglio, quando esse non contribuiscono alla salvezza dell’anima loro ma bensì a farli rimanere nella fossa di perdizione? Non sarebbe una follia farlo? Certo, che lo sarebbe perché ci metteremmo a credere che Dio da delle visioni per fare rimanere i Cattolici romani sotto il peccato a servire gli idoli muti anziché per riscattarli dal peccato e farli smettere di servire gli idoli. Badate dunque a voi stessi e nessuno vi seduca.

Per farvi comprendere ora come le visioni che dà Dio contribuiscono alla salvezza di chi le riceve voglio citarvi l’esempio scritturale di Cornelio. Quest’uomo era un centurione; “era pio e temente Iddio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo. Egli vide chiaramente in visione, verso l’ora nona del giorno, un angelo di Dio che entrò da lui e gli disse: Cornelio! Ed egli guardandolo fisso, e preso da spavento, rispose: Che v’é, Signore? E l’angelo gli disse: Le tue preghiere e le tue elemosine son salite come una ricordanza davanti a Dio. Ed ora, manda degli uomini a Ioppe, e fà chiamare un certo Simone, che è soprannominato Pietro. Egli alberga da un certo Simone coiaio, che ha la casa presso al mare” (Atti 10:2-6). Cornelio fece come l’angelo del Signore gli aveva detto in visione e mandò a chiamare l’apostolo Pietro, il quale si recò presso di lui, annunziò a lui e alla sua casa il Vangelo ed essi credettero e furono battezzati. E’ vero che Cornelio, quando ricevette la visione dell’angelo era ancora perduto, ma è altresì vero che l’angelo gli disse di mandare a chiamare Pietro il quale gli avrebbe parlato di cose per le quali sarebbe stato salvato lui e la sua casa; e difatti poi successe proprio quello che l’angelo gli aveva detto.

Alcuni sogni e alcune visioni dati dal nostro Dio a uomini e donne per affrancarli dal giogo della chiesa cattolica romana

Sono a conoscenza di alcune testimonianze di persone che mentre erano nella chiesa cattolica romana sono state visitate da Dio sia con dei sogni che con delle visioni in cui Dio gli ha fatto comprendere in una maniera o nell’altra che esse erano perdute in mezzo alla chiesa romana ed avevano bisogno di essere salvate. Ed in seguito a questi sogni e a queste visioni esse sono state salvate dai loro peccati e sono usciti dalla chiesa romana e si sono uniti ai santi. Queste testimonianze confermano quanto detto prima, e cioè che quando Dio da un sogno o una visione a qualcuno che è ancora sotto il giogo del peccato lo fa per salvarlo. Vi assicuro quindi che quando un Cattolico romano riceve un sogno o una visione da Dio, egli comprende in una maniera o in un altra di essere nell’errore, e cessa di sentirsi al sicuro nella chiesa romana e comincia sia a cercare il Signore che i santi da lui salvati. Non importa se gli appare Gesù stesso, un angelo, o Dio stesso gli parla con la sua voce, o vede qualcosa d’altro; egli comprenderà di essere perduto anche se è stato battezzato da fanciullo, anche se ha ricevuto la cresima e prende la comunione, si confessa al prete ecc. E sentirà la necessità di riconciliarsi con Dio e di invocare lui direttamente affinché lo perdoni e lo tiri fuori dalla chiesa romana. Ecco le testimonianze.

Il fratello Giovanni, ora deceduto, raccontava che era un fervente Cattolico assetato di conoscere il Signore, e che per cercare di dissetare questa sete aveva deciso di farsi prete e perciò era entrato in un istituto salesiano. Egli pregava sempre, pregava Maria, pregava tanto Luigi e tanti altri santi. Si andava a confessare dai frati e si studiava di confessare tutti i suoi peccati essendo in questo molto scrupoloso. Ma nonostante tutto ciò nulla cambiava nella sua vita, cioè non vedeva nessun cambiamento in lui, e a motivo di ciò era scoraggiato. Ma una notte ebbe questo sogno. Gli apparvero due uomini giganteschi, molto alti e robusti i quali gli domandarono: Che cosa stai facendo là? Lui stava contemplando il mare, dove c’era molta gente, e lo guardava da lontano. E quegli uomini gli dissero ancora: ‘Perché te ne stai qui? Andiamo a divertirci, uniamoci alla folla. Ma lui rispose loro: Non vengo, non posso venire. Allora quei due uomini lo hanno preso, uno di qua e l’altro di là, e lo hanno cominciato a trascinare con violenza verso quel posto. Allora apparve dal cielo un angelo del Signore con una spada fiammeggiante, con un viso raggiante e glorioso, e vibrò un colpo alla sua destra e un altro alla sua sinistra e quei due colossi scomparvero e lui non li vide più. Rimasto solo con l’angelo, gli disse: ‘Abbi pietà di me’, e l’angelo gli rispose: Non temere, stai tranquillo, da qui a poco tempo sarai salvato. E così avvenne perché poco tempo dopo incontrò a Roma alcuni fratelli che gli parlarono del nome del Signore e lui credette ottenendo il perdono dei suoi peccati. Questo avvenne nel 1936 quando in Italia infieriva la persecuzione fascista contro i santi.

La sorella Olga invece racconta che lei era molto cattolica e non desiderava lasciare la sua religione. Suo marito era già un credente e la invitò al culto. Mentre si trovava nel locale di culto di questa Chiesa evangelica vide in visione un chiarore molto forte che illuminò tutto, uno splendore che non aveva mai visto prima. E vide un popolo santo, molto bello, le persone avevano dei visi come d’angeli, avevano dei capelli e degli occhi splendenti, e tutti lodavano e glorificavano Dio dicendo sempre: Alleluia. Allora ella disse: ‘Dio mio che cosa è questo che vedo? E subito una voce potente, ma molto soave le disse: E’ vita! Si voltò per vedere chi le aveva parlato, ma voltatasi non vide nessuno. Pochi giorni dopo si trovava nel luogo di culto della chiesa cattolica ad assistere alla messa, quando all’improvviso vide tutto scurirsi come quando si fa notte, e vide degli uomini e delle donne magri con dei vestiti sporchi e vecchi, con dei visi pallidi come se fossero state delle persone sul letto d’infermità. Impaurita disse: ‘Dio mio che cosa è questo che vedo? La stessa voce che aveva sentito nel locale di culto della Chiesa evangelica le rispose: ‘E’ morte!’. Quando ella udì quella voce cominciò a piangere e alzò gli occhi in alto, e vide in mezzo a quell’oscurità delle teste di persone che erano come delle piccoli luci. Quelle piccole luci erano i santi in questo mondo di tenebre. Dopo queste rivelazioni lei si convertì al Signore e si unì ai santi del Signore.

La sorella Maria, che prima era una cattolica devota soprattutto al ‘sacro cuore di Gesù’, dopo che le era stato parlato del Signore, in una visione sotto una tenda di evangelizzazione vide inizialmente il Signore Gesù che soffriva sanguinante sulla croce, dopodiché le fu mostrato a poca distanza da lei un immagine idolo che aveva sulla testa una corona (per mostrarle cosa lei aveva adorato nella sua ignoranza), e nel mentre lei chiedeva perdono al Signore per tutti i suoi peccati. Dopodiché, sempre nella visione, si trovò in cielo a cantare dei cantici al Signore assieme ad una moltitudine di giovani festanti. Molti anni prima di questa visione ella aveva sognato di trovarsi in una basilica cattolica, e mentre si trovava nel confessionale sentì una voce tuonante e rimbombante che le disse: Io sono il Signore Iddio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me. Dopodiché, mentre lei si accingeva ad andare dal prete a prendere la comunione, vide camminare sopra il prete una grossa bestia spaventosa con una lunga coda.

Il fratello Chiniquy (deceduto alla fine del secolo scorso) racconta che dopo che egli si rifiutò di sottoscrivere un atto di sottomissione al suo vescovo in cui egli doveva dichiarare di sottomettersi, assieme ai fedeli della sua parrocchia, al vescovo e fare qualsiasi cosa egli avrebbe ordinato loro, e il vescovo gli rispose che stando così le cose egli non poteva più essere un prete cattolico romano, partì e se ne andò all’hotel dove stava ed entrato nella stanza chiuse la porta e si buttò in ginocchio alla presenza di Dio per considerare quello che egli aveva fatto poco prima. Comprese che la chiesa cattolica romana non poteva essere la Chiesa di Cristo perché era nemica della Parola di Dio e quindi egli non poteva più rimanere nel suo mezzo. E chiese a Dio dove fosse la sua Chiesa, e dove doveva andare per essere salvato. Per più di un ora pregò Dio piangendo senza una risposta. Pensava quindi che Dio lo avesse abbandonato. Pensò pure alla guerra che il papa, i vescovi e i preti gli avrebbero fatto per questa sua decisione. Quindi, nella disperazione pensò che la cosa migliore fosse morire; prese un coltello per tagliarsi la gola ma Dio gli impedì di suicidarsi perché fermò il suo braccio e il coltello cadde sul pavimento. Continuò a gridare a Dio chiedendo aiuto. All’improvviso si ricordò di avere un Nuovo Testamento con lui e pensò che la risposta l’avrebbe trovata in quel libro. Lo aprì a casaccio e i suoi occhi si posarono sulle parole di Paolo ai Corinzi: “Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini” (1 Cor. 7:23). Leggendo quelle parole trovò sollievo all’anima sua perché comprese che Gesù lo aveva comprato con il suo sangue e perciò la sua salvezza non dipendeva dalle sue preghiere a Maria, ai santi, dalle sue confessioni e dalle indulgenze. Ma improvvisamente le tenebre avvolsero la sua anima. Ecco cosa lui racconta a questo punto: ‘Nonostante quelle tenebre fossero profonde, un oggetto ancora più scuro si presentò davanti alla mia mente. Era una montagna molto alta: ma non una montagna composta di sabbia o di pietre, era la montagna dei miei peccati. Io li vidi tutti davanti a me. E fui ancora più inorridito quando la vidi muoversi verso di me come se con una potente mano volesse schiacciarmi. Cercai di scappare, ma invano. Mi sentii legato al pavimento, e il momento dopo, sarebbe caduta su di me. Mi sentii come schiacciato sotto il suo peso; perché era pesante come il granito. Potevo a mala pena respirare! La mia unica speranza era di gridare a Dio per aiuto. Con una voce forte, che fu sentita da molti nell’hotel, gridai: ‘O mio Dio, abbi misericordia di me! I miei peccati mi stanno distruggendo! Sono perduto, salvami! Ma sembrava che Dio non mi potesse sentire. La montagna era nel mezzo ed impediva che le mie grida lo raggiungessero e gli nascondeva le mie lacrime. Improvvisamente pensai che Dio non avrebbe voluto avere niente a che fare con un tale peccatore, ma avrebbe solo aperto le porte dell’inferno per gettarmi in quella ardente fornace preparata per i suoi nemici e che io avevo così riccamente meritato! Ma mi ero sbagliato; dopo circa otto o dieci minuti di indicibile agonia, i raggi di una nuova e bella luce cominciarono a penetrare attraverso la nuvola scura che pendeva su di me. In quella luce, io vidi chiaramente il mio Salvatore. Era là, piegato sotto il peso della sua pesante croce. La sua faccia era coperta di sangue, la corona di spine era sulla sua testa e i chiodi erano nelle sue mani. Egli mi guardava con una espressione di compassione, di amore che nessuna lingua può descrivere. Venendo a me, egli disse: ‘Ho sentito le tue grida, ho visto le tue lacrime, vengo a offrirti me stesso come DONO. Ti offro il mio sangue e il mio corpo fiaccato come DONO per pagare i tuoi debiti; mi vuoi dare il tuo cuore? Vuoi prendere la mia Parola per la sola lampada ai tuoi piedi e la sola luce per il tuo sentiero? Io ti porto la vita eterna, come dono! Io risposi: ‘Caro Gesù, come sono dolci le tue parole all’anima mia! Parla, parla ancora! Sì, amato Salvatore, io voglio amarti; ma non vedi la montagna che mi sta schiacciando? Oh, rimuovila! Togli i miei peccati! Non avevo finito di parlare quando vidi la sua potente mano stesa. Egli toccò la montagna, ed essa scivolò nell’abisso e scomparve. Nello stesso momento, io sentii come se una doccia di sangue dell’Agnello cadesse su di me per purificare la mia anima. Ed improvvisamente la mia umile stanza fu trasformata in un paradiso reale. (..) Con una gioia ineffabile io dissi al mio Salvatore: Caro Gesù, il DONO di Dio, io ti accetto! Tu hai offerto il perdono dei miei peccati come un dono, io accetto il dono. Tu mi hai portato la vita eterna come dono! Io l’accetto (…) Questa improvvisa rivelazione della meravigliosa verità della salvezza come un DONO, mi aveva così completamente trasformato che io mi sentii completamente un uomo nuovo. L’indicibile angoscia della mia anima era stata cambiata in una gioia ineffabile. Le mie paure erano andate via per essere rimpiazzate da un coraggio e da una forza tali che non avevo mai sperimentato’ (Pastor Chiniquy, Fifty years in the Church of Rome, London 1886, pag. 794-796).

Conclusione

Alla luce delle sacre Scritture e degli esempi sopra citati concludiamo dicendo questo. Tutte quelle visioni o sogni che tanti Cattolici dicono di avere ma li portano a restare nella chiesa romana ad osservare la tradizione di questa religione con più zelo, non possono provenire da Dio perché Dio ama la giustizia; Egli ama la verità e vuole che le persone la conoscano e non che rimangano a dibattersi nel fango delle eresie della madre delle meretrici e delle abominazioni della terra. Se la chiesa romana fosse la vera Chiesa o come essi dicono la Madre delle chiese, di certo Dio non avrebbe dato e non darebbe tuttora delle visioni e dei sogni a molti dei suoi membri per tirarli fuori da essa perché egli non è diviso contro se stesso; perciò anche le visioni e i sogni che tanti nostri fratelli e sorelle hanno avuto prima di unirsi a noi mentre erano ancora tra i Cattolici stanno a dimostrare che i Cattolici romani sono nell’errore.

Ma se da un lato Dio vuole trarre i Cattolici romani dal carcere nel quale sono, dall’altro c’é l’avversario che cerca in tutte le maniere di tenerli rinchiusi nelle segrete e di non fargli vedere la luce. E come fa? Concedendo a diversi membri della chiesa romana delle false apparizioni nelle quali fa vedere soprattutto una figura femminile che si presenta con il nome di Maria, papi che sono morti nei loro peccati, familiari morti nei loro peccati che guarda caso fanno tutti comprendere loro in una maniera o nell’altra che o Maria è la porta del cielo e perciò bisogna invocarla per la propria salvezza, o che il falso profeta che ha la sua residenza nella città del Vaticano è il capo della Chiesa, o che devono compiere opere buone per meritarsi il paradiso. Insomma il diavolo con la sua astuzia riesce a sedurre i Cattolici servendosi anche di manifestazioni soprannaturali che lui ha il potere di concedere. Le visioni che costoro hanno di Maria sono come le visioni che avevano i falsi profeti al tempo di Geremia perché servono a fortificare le mani ai peccatori e se fosse possibile a sedurre anche gli eletti. Dio tramite Geremia disse al popolo: “Non ascoltate le parole de’ profeti che vi profetizzano; essi vi pascono di cose vane; vi espongono le visioni del loro proprio cuore, e non ciò che procede dalla bocca dell’Eterno” (Ger. 23:16); e noi vi diciamo la stessa cosa o Cattolici, non date retta alle parole di queste persone che dicono che Maria gli é apparsa e gli ha detto questa o quell’altra cosa incoraggiandoli a praticare l’idolatria, perché esse proferiscono delle menzogne e non la verità che procede da Dio. Date invece ascolto alla Parola di Dio e uscite dalla chiesa romana! A voi invece diletti fratelli diciamo, state in guardia e guardate che nessuno faccia di voi sua preda mediante le sue proprie visioni per farvi allontanare dal Signore e dalla fratellanza. Riprovate con forza queste opere infruttuose delle tenebre che la chiesa romana sbandiera per il mondo intero. L’apostolo Paolo disse: “Riprendetele; poiché egli è disonesto pur di dire le cose che si fanno da costoro in occulto” (Ef. 5:11,12); fatelo in difesa del Vangelo, alla gloria di Dio.

LA FRODE DELLE RELIQUIE

I Cattolici romani si vantano di possedere reliquie di ogni genere, e che ne abbiano di ogni genere è cosa vera che nessuno può smentire. Ora menzioneremo alcune di queste reliquie facendo presente i casi in cui esse sono moltiplicate.

Il corpo di Andrea apostolo si trova in diversi luoghi, la sua testa pure.

Giacomo, il fratello del Signore, ha diversi corpi in altrettanti luoghi, e diverse teste.

La testa di Giovanni Battista si trova in diversi luoghi.

Ci sono anche diversi ombelichi di Gesù, e in giro ci sarebbe persino il prepuzio di Gesù, (o meglio i prepuzi di Gesù perché anche questo si è moltiplicato). Ma di Gesù ci sarebbe pure un suo dente da latte, e dei suoi capelli, le unghie, una lacrima. Inoltre ci sono diverse reliquie che hanno una qualche relazione con Gesù: un pezzo di pane che avanzò nel miracolo della moltiplicazione dei pani alle cinquemila persone, la culla, le fasce in cui fu avvolto quando era bambino, e un pezzetto di pane avanzato alla cena del Signore, l’asciugamano col quale asciugò i piedi agli apostoli. Le reliquie della croce su cui fu crocifisso Gesù, che la chiesa romana asserisce di possedere qua e là nei suoi templi di idoli e che vengono venerate specialmente il ‘Venerdì Santo’, sono così numerose che se si unissero assieme formerebbero decine di croci. La chiesa cattolica romana dice di possedere anche gli scalini del pretorio di Pilato che Gesù avrebbe salito (formano la ‘scala santa’) la corona di spine che fu messa dai soldati sul capo di Gesù (le spine della corona sparse per tutto il mondo sono così numerose che mettendole assieme verrebbero fuori centinaia di corone); la canna che fu data in mano a Gesù dopo che fu vestito di porpora; i chiodi con cui fu crocifisso Gesù (non meno di ventinove centri europei affermano di possedere un sacro chiodo); la lancia con cui il soldato trafisse il costato di Gesù sulla croce (diversi luoghi ce l’hanno); la spugna con cui gli dettero da bere i soldati sulla croce; il lenzuolo dove sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù (la cosiddetta sacra sindone custodita e venerata a Torino), e persino il sangue e l’acqua uscito dal suo costato trafitto!

Qui in Italia esiste pure la casa di Maria a Nazareth (dove le fu annunciata la nascita di Gesù); gli angeli l’avrebbero trasportata dalla terra d’Israele in Italia e precisamente a Loreto (nel 1295) dopo averla fatta sostare prima in Dalmazia e poi a Recanati [13]! Ma di Maria esiste pure il suo latte, dei suoi capelli, il suo velo, l’anello sposalizio, il pettine e diverse immagini miracolose venute dal cielo.

Dell’apostolo Paolo la chiesa romana possiede il corpo, alcuni peli della sua barba, e tante e tante ossa; oltre che la colonna sulla quale gli fu tagliata la testa e la sciabola che lo decapitò!

Dell’apostolo Pietro il corpo è a Roma; in altri luoghi ci sono il bastone, una sua pantofola, la spada con la quale tagliò l’orecchio al servo del sommo sacerdote, la cattedra ossia la seggiola dalla quale lui predicava, la croce su cui fu crocifisso, e le catene con cui fu incatenato in Palestina e in Roma (di queste catene si dice che un giorno venute a contatto si saldarono miracolosamente formando una catena unica); ed anche una pietra, conservata nel loro luogo di culto dedicato a ‘S. Francesca Romana al Foro’ sulla quale sarebbero rimaste impresse le ginocchia di Pietro mentre pregava Dio di punire la superbia di Simon Mago che s’innalzava nell’aria!

La chiesa cattolica romana ha pure le pietre con cui fu lapidato Stefano, e le monete che ricevette Giuda dal sinedrio in cambio di Gesù, il laccio con cui Giuda si impiccò, e il respiro che Giuseppe marito di Maria mandò mentre spaccava la legna (lo avrebbe raccolto in una bottiglia un angelo)!

Che dire di tutte queste reliquie? Imposture, solo imposture che le servono a tirare fuori dalle tasche di tante persone tanti soldi, e a fare apparire la chiesa cattolica romana come una sorte di custode delle ‘prove’ dell’autenticità del cristianesimo.

Sulle false reliquie che possiede la chiesa cattolica romana si potrebbe scrivere molto di più. Noi però ce ne asteniamo. Questo basta. (Per un approfondimento sulla storia e sulla moltiplicazione delle reliquie vantate dalla chiesa cattolica romana si veda il Dizionario delle Reliquie e dei Santi della Chiesa di Roma, Firenze 1888, presso la Biblioteca Valdese di Roma. Ed anche James Bentley, Ossa senza pace, 1985).

CONCLUSIONE

Abbiamo visto alcune delle falsificazioni ed imposture perpetrate dalla curia romana nel corso dei secoli; naturalmente queste non sono che una piccolissima parte di quelle che sono state dimostrate come tali. Ma molte di esse rimangono ancora celate in attesa di quel giorno quando Dio le farà venire alla luce davanti a tutti. Che dire? Diremo per l’ennesima volta – anche se forse non ce n’è il bisogno – che il papato si fonda sulla menzogna e sulla frode. Quantunque ciò però, ci sono centinaia di milioni di persone nel mondo che ripongono la loro fiducia in questa pseudochiesa pensando che essa possa aprire loro le porte del cielo se si atterranno in tutto e per tutto ai suoi precetti. Ah! in che inganno sono cadute tutte queste anime! Loro pensano di avere il successore di Pietro, il vicario di Cristo, mentre non sanno che colui a cui essi hanno affidato la loro vita è un ministro di Satana travestito da ministro di Cristo. Sì, un ministro di Satana il cui potere spirituale si fonda sulla menzogna e sulla frode, e il cui potere temporale è il frutto di tanti e tanti intrighi, di tante e tante frodi. Ma tutto ciò è celato agli occhi di quelli che lo osannano perché essi hanno occhi e non vedono. Confesso che nel leggere tutte queste falsificazioni ed imposture della chiesa cattolica romana, mi sono infiammato d’ira ma altresì sono stato mosso a compassione verso quelle persone che hanno creduto a tutte queste menzogne in buona fede e che se la prendono con noi quasi che noi volessimo distoglierli dalla verità! Ma dopo un attento esame di tutte queste falsificazioni ed imposture sono giunto a questa conclusione. Ci dovevano essere; Dio aveva stabilito che le cose andassero in questa maniera. Qualcuno dirà: ‘Che dici?’ Dico che tutto questo faceva parte del piano di Dio affinché Egli traesse gloria per il suo nome già sulla terra traendo dalle fauci del papismo tante anime, e difatti coloro che Dio ha visitato nella chiesa cattolica romana e che ne sono usciti stanno del continuo a glorificare Dio per avere avuto pietà di loro e averli tratti dalla fossa del papismo. E siamo certi che Dio tirerà fuori dal papismo tutti coloro che egli ha preconosciuto e predestinato ad essere adottati come suoi figliuoli. Ma Dio trarrà ancora maggiore gloria dai suoi fedeli quando in quel giorno paleserà nel cospetto di tutte le genti tutte le imposture e le falsificazioni, e le eresie della chiesa cattolica romana per mostrare a tutti che Egli è Dio e che di Lui nessuno si può fare beffe. Ma oltre a manifestare queste cose, Egli giudicherà con giustizia tutti coloro che le hanno introdotte e coloro che ci hanno creduto. In quel giorno dovremo ancora una volta riconoscere che per la menzogna dei papi, dei cardinali, dei vescovi, dei preti e di tanti altri, la verità di Dio è abbondata a sua gloria; che la ingiustizia degli uomini mette in risalto la giustizia di Dio. Noi, suo popolo, avremo quindi l’opportunità di contemplare con i nostri occhi la fine che faranno tutti coloro che hanno amato la menzogna invece della verità, le tenebre invece che la luce. Ma mentre siamo ancora in vita avvertiamo queste anime ingannate affinché in quel giorno Dio non abbia a domandarci conto del loro sangue e il loro sangue ricada sulle loro teste. Al Giudice dei vivi e dei morti, immortale ed invisibile, che a suo tempo farà venire in giudizio ogni opera, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

NOTE

[1] L’abate Muratori così si espresse a riguardo di questa lettera: ‘Certamente nulla è più capace di travolgere le nostre idee e di farci nascere in mente delle dolci e strane immaginazioni, che la sete e l’amore di beni temporali innata in noi tutti’ (Annali d’Italia, p. IV, Milano 1844, pag. 313).

[2] Lo stesso verbo è presente anche in questi versetti: “Essi si ravvidero alla predicazione di Giona” (Luca 11:32); “Se non vi ravvedete, tutti similmente perirete” (Luca 13:3); “E se si pente, perdonagli” (Luca 17:3).

[3] Martini ha tradotto così perché la Vulgata di Girolamo dice: ‘Sacramentum hoc magnum est…’ ossia ‘questo sacramento è grande’.. Va fatto notare però che nella stessa epistola agli Efesini il Martini ha tradotto lo stesso termine latino sacramentum, usato da Girolamo nel tradurre mysterion, con mistero. Ecco i passi: ‘Ut notum faceret nobis sacramentum suae voluntatis’ (Ef. 1:9 della Vulgata) = ‘Per far noto a noi il mistero della sua volontà’ (Martini); ‘Quoniam secundum revelationem notum mihi factum est sacramentum’ (Ef. 3:3 della Vulgata) = ‘Conciossiaché per rivelazione fu a me notificato questo mistero’ (Martini). Come mai dunque Martini non ha tradotto anche in Ef. 5:32sacramentum con mistero? Il motivo lo abbiamo già detto ma lo ripetiamo; per fare credere che il matrimonio era un sacramento.

[4] Si sa che viene asserito da parte cattolica che quei fratelli di Gesù erano i suoi cugini cioè i figli di una sua zia ma il fatto è che la parola greca che significa cugino è anepsios e non adelfos. Per esempio Marco è chiamato il cugino o il figlio della sorella (anepsios) di Barnaba (cfr. Col. 4:10).

[5] Anche le sorelle di Gesù non potevano essere sue cugine perché il greco per cugina è suggenes. Diodati lo ha tradotto così in questo caso: “Ed ecco, Elisabetta, tua cugina, ha eziandio conceputo un figliuolo nella sua vecchiezza” (Luca 1:36). Questo termine significa anche parente; ecco perché Luzzi nella Riveduta nello stesso versetto ha preferito mettere “tua parente” e Diodati lo ha tradotto con parenti dove è detto: “E i suoi vicini e parenti, avendo udito che il Signore…” (Luca 1:58). Nella King James Version (Versione di Re Giacomo) del 1611, nei due versetti citati il termine è stato tradotto con cugina e con cugini.

[6] Lo stesso brano tradotto dal Nardoni in quella maniera, nell’ediz. Paoline del 1990 è tradotto così: ‘Giungono poi sua madre e i suoi fratelli, che, fermatisi di fuori, lo mandano a chiamare. La folla intanto gli stava seduta intorno. Gli dicono: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli, fuori, ti cercano. Risponde loro: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi, guardando in giro quelli che gli sedevano intorno, dice: Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e mia madre’. Quindi, persino una versione cattolica smentisce la traduzione del Nardoni.

[7] E dato che siamo in tema di feste diciamo qualcosa anche a proposito della festa del cosiddetto protettore del paese (che non è annoverata tra le feste di precetto), che annualmente ricorre in ogni paese e città d’Italia. In che cosa consiste questa festa? Nel ricordare una favola artificiosamente composta su qualcuno che è morto e sepolto da molto tempo. Le storie sono le più svariate e tutte attribuiscono al cosiddetto santo capacità e caratteristiche particolari. La gente ci crede perché queste storielle le sentono sin dalla loro fanciullezza, e convinta che le cose stiano così quando arriva quel particolare giorno rievoca le sue gesta e lo celebra. In che maniera? Facendo dolci particolari, pranzi particolari in onore del defunto, pregandolo e portando la sua statua sulle spalle per le strade. Tutto questo è suggellato da feste da ballo organizzate dalla parrocchia la quale invita delle bande musicali per intrattenere a suon di musica gli idolatri e dai puntuali fuochi d’artificio. Esaminando da vicino quello che avviene nel paese in quel particolare giorno si deve riconoscere che assomiglia molto a quello che avvenne alle pendici del monte Sinai quando gli Israeliti fattosi un vitello d’oro gli offrirono un sacrificio, mangiarono e bevvero, si misero a danzare e si rallegrarono delle opere delle loro mani. Astenetevi dal partecipare in qualsiasi maniera anche a queste feste per non provocare a gelosia il Signore.

[8] Questo termine greco è presente in questo verso della Scrittura: “Poiché non v’è nulla di nascosto (apokryphos) che non abbia a diventar manifesto” (Luca 8:17).

[9] Oltre a Girolamo ci fanno sapere – con rammarico – gli studiosi cattolici che anche Ilario di Poitiers e Origene non riconoscevano questi libri come ispirati.

[10] Questo libro antico scritto da un credente contiene la dimostrazione di molte falsificazioni operate dai papi sulle Scritture, sui concili e sugli scritti dei cosiddetti padri, che molti farebbero bene a leggere per rendersi conto da vicino dell’astuzia papale. Si può consultare alla Biblioteca Valdese di Roma.

[11] A proposito di questa opera di falsificazione ordinata dai papi è interessante la testimonianza che rese un certo Boxbornio, un professore di Lovanio, che era impiegato assieme ad altri a rivedere i libri designati dagli inquisitori. Egli ebbe a dichiarare: ‘Dopo avere ricevuto l’ordine di mettere ad esecuzione il decreto tirannico degli inquisitori, e dopo avere notato fino a 600 diversi passaggi per passarvi la spugna e per essere cancellati (il quale mio errore desidero potere cancellare col mio sangue e le mie lacrime!), il mio cuore finalmente fu commosso, e gli occhi miei furono aperti dalla misericordia del mio Dio, e scorsi chiaramente l’abominazione nel papato, l’idolo nel tempio, la tirannia nella repubblica, e l’infezione nella religione’ (Boxbornio III, de Eccl. Initio).

[12] Alcuni ritengono però che la festa del Corpus Domini era stata istituita da Urbano IV prima del fatto di Bolsena perché la bolla con la quale la istituì era stata scritta prima del ‘miracolo’.

[13] A proposito dei pellegrinaggi a Loreto ritengo opportuno riferirvi questi episodi avvenuti al tempo del fascismo in Italia. Nel luglio del 1937 era sottosegretario agli Scambi e alle Valute Felice Guarneri e a motivo della gravissima situazione valutaria il governo fascista fu costretto a prendere drastiche misure per ridurre al minimo i viaggi collettivi degli italiani all’estero. Il direttore generale per il turismo Oreste Bonomi, in un promemoria fece presente al Guarneri le ragioni religiose, valutarie e turistiche che consigliavano di fare un eccezione per il pellegrinaggio a Lourdes, sottolineando che un divieto assoluto da parte del governo avrebbe potuto comportare gravissime ritorsioni da parte della Francia contro l’Italia (dato che i turisti francesi in Italia erano in continuo aumento). Il Guarneri sottopose il promemoria a Mussolini, il quale – dice il Guarneri – ‘vi scrisse di suo pugno, in grosse lettere a lapis blu la seguente nota: ‘No – preferire il prodotto nazionale anche e soprattutto nei miracoli. M.’ (Felice Guarneri, Battaglie economiche fra le due guerre, Bologna 1988, pag. 771). Felice Guarneri racconta anche il colloquio che ebbe, su questo delicato problema, con il presidente dell’Opera Italiana dei Pellegrinaggi, principe di Napoli, Rampolla: ‘Parlando con lui da italiano a italiano, da cattolico a cattolico, gli feci presente che la nostra situazione non consentiva di far fronte al totale fabbisogno di valuta che l’organizzazione tradizionale dei pellegrinaggi italiani a Lourdes richiedeva. Occorreva, quindi, trovare un modus vivendi, che l’Opera Italiana dei Pellegrinaggi avrebbe potuto fortemente aiutare a realizzare, riducendo entro limiti sopportabili le sue iniziative per Lourdes, e rendendo nello stesso tempo più attive le iniziative verso i grandi santuari nostri, quali Loreto e Pompei, così cari al cuore degli italiani. Il mio interlocutore comprese, non mi fece promesse, ma io riportai dal colloquio la certezza che egli avrebbe orientato nel senso da me espresso la sua azione. E così avvenne in realtà’ (ibid., pag. 771-772). E conclude il racconto dicendo: ‘Fu così che un santuario di grande tradizione religiosa, come Loreto, il quale andava quasi deserto, vide di lì innanzi folle di credenti prostrarsi davanti al miracolo della ‘santa casa’ (ibid., pag. 772).

Tratto da: http://www.lanuovavia.org/chiesacattolicaromana_10.html

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