“Queste ceramiche ritrovate a Gerusalemme smentiscono chi dice che la Bibbia non ha un fondamento storico”

Uno scavo archeologico nell’antica Città di David ha confermato l’accuratezza storica di alcuni versetti dell’Antico Testamento

Ispirata da Dio secondo ebrei e cristiani, storicamente attendibile in alcuni passaggi secondo archeologi e ricercatori vari: la Bibbia non smette di essere studiata e confrontata con quanto si sa per certo delle peripezie del popolo israelitico di migliaia di anni fa. E ora gli esperti che stanno scavando nella zone della cosiddetta Città di David (nucleo fondante di Gerusalemme) fanno sapere che la descrizione dell’incendio della capitale di Israele contenuta nell’Antico Testamento ha validità da un punto di vista scientifico, e quanto si legge nei versetti sarebbe proprio accaduto per davvero.

È stato il ritrovamento di una serie di artefatti datati 600 anni A.C. e ritrovati bruciati a confermare che a Gerusalemme si diffuse un rogo e che la città venne invasa dai Babilonesi. Tra i reperti rinvenuti dagli archeologi dell’Israel Antiquities Authority, infatti, ci sono ossa bruciacchiate, semi di vite, legno e ceramiche – e ognuno di essi era coperto da strati di cenere.

La datazione precisa degli oggetti è stata resa possibile dai sigilli visibili sopra di essi: “Si tratta di sigilli caratteristici del periodo di costruzione del Primo Tempio” ha spiegato Joe Uziel, che guida il programma di scavi. “Erano utilizzati per funzioni amministrative tipiche della fine del della dinastia giudaica. Non sembra che le costruzioni edificate nella città di David siano state distrutte in una singola occasione, ma che alcune siano state buttate giù, altre abbandonate”.

Nel libro di Geremia (52, 12-13), del resto, si fa menzione a un incendio: “Nel quinto mese, il dieci del mese, essendo l’anno decimonono del regno di Nabucodònosor re di Babilonia, Nabuzaradàn, capo delle guardie, che prestava servizio alla presenza del re di Babilonia, entrò a Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme, diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili”.

E così successe davvero

Selene Gagliardi

Fonte: https://www.huffingtonpost.it/

Confutazione dell’ipotesi documentaria (JEPD)

L’ipotesi documentale o documentaria, detta anche teoria delle quattro fonti o teoria JEDP, è una ipotesi formulata nell’Ottocento dallo studioso biblico e orientalista tedesco Julius Wellhausen per spiegare la formazione dei primi cinque libri della Bibbia, i quali prendono il nome di Pentateuco (Torah in ebraico).

Possibile schema dell'”ipotesi documentaria”:
‘J’: tradizione Jahvista
‘E’: tradizione Elohista
‘D’: tradizione Deuteronomista
‘P’: tradizione Sacerdotale
‘R’: “Redattore” che ha compilato le fonti
‘DH’: Storia deuteronomistica
* include la maggior parte del Levitico
† include la maggior parte del Deuteronomio
‡ include Giosuè, Giudici, Samuele 1&2, Re 1&2

Wellhausen rielaborò concetti proposti da diversi studiosi nei due secoli precedenti e li formulò in modo particolarmente convincente con la pubblicazione del libro Prolegomena zur Geschichte Israels (1878). L’ipotesi documentale di Wellhausen ebbe grande successo nel Novecento e svolse un ruolo molto importante per la nascita della critica storica nella storia delle religioni e nell’esegesi biblica per esaminare e studiare la storicità della Bibbia. (https://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_documentale)

Di seguito la confutazione fatta da Gleason L. Archer.

ARCHER G.L., La parola del Signore. 1: Introduzione all’Antico
Testamento, Edizione “Voce della Bibbia”, Modena 1972, pp. 89-203