La Cena del Signore

pane e vinoPer ciò che riguarda la cena del Signore, nell’epistola di Paolo ai santi di Corinto troviamo scritto: “Ho ricevuto dal Signore quello che anche v’ho trasmesso; cioè, che il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane e dopo avere rese grazie, lo ruppe e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Parimente, dopo avere cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga. Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo” (1 Cor. 11:23-32).

Ora, dato che con la cena del Signore noi annunciamo il sacrificio espiatorio compiuto da Gesù Cristo è necessario prima di tutto dire quali sono i benefici che sono scaturiti dall’offerta della carne e del sangue di Cristo.

1.  Che cosa ha fatto Cristo per noi offrendo la carne del suo corpo

Gesù offrì la sua carne in sacrificio a Dio per vivificarci (perché tutti noi eravamo morti nei nostri falli) infatti un giorno disse: “Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo” (Giov. 6:51). Ed anche per santificarci, difatti è scritto che “noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebr. 10:10). Dunque se oggi noi siamo spiritualmente vivi e santi nel cospetto di Dio lo dobbiamo al corpo di Cristo.

Gesù offrì il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati al fine di annullare il dominio del peccato nella nostra vita infatti Paolo dice ai Romani che Gesù “ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi” (Rom. 8:4). Cosicché noi, mediante l’offerta del suo corpo, siamo morti al peccato, perché il peccato che ci signoreggiava è stato annullato nella sua carne. Paolo spiega questo concetto ai santi di Roma in questi termini: “O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge) che la legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli vive?” (Rom. 7:1). Noi sappiamo che la legge signoreggia l’uomo solamente mentre egli è in vita, perché una volta morto, l’uomo non è più soggetto ad essa, e difatti come fa la legge ad avere potestà su una persona morta che ha esalato l’anima? In niuno modo può signoreggiarla. E così anche noi per non essere più schiavi della legge dovevamo morire spiritualmente alla legge, e questo è avvenuto mediante la fede nella morte di Gesù. La crocifissione del corpo di Gesù Cristo ha dunque per noi un valore immenso perché noi avendo creduto in lui, siamo stati con lui crocifissi; è per questa ragione che la legge non ci signoreggia più, perché noi siamo morti con Cristo, infatti è scritto: “Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti” (Rom. 7:4). Grazie siano quindi rese a Dio che, mediante il corpo di Cristo, ci ha fatti morire alla legge che ci teneva schiavi; sì, siamo morti con Cristo al peccato che ci signoreggiava mediante la legge (che è la forza del peccato), per diventare la proprietà particolare di Cristo e per vivere per lui.

Gesù mediante il suo corpo trafitto ci ha riconciliati con Dio infatti Paolo scrisse ai santi di Colosse: “E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso..” (Col. 1:21,22). Dunque fratelli, noi che un tempo eravamo dei nemici di Dio perché eravamo amanti del piacere del peccato e l’amore per il male lo manifestavamo pensando cose malvage e operando malvagiamente, in virtù del grande amore che Dio ha manifestato verso noi mandando il suo Figliuolo in questo mondo a morire sulla croce, siamo stati riconciliati con Dio proprio per mezzo del corpo di Gesù Cristo. Riconciliati dunque con Dio per mezzo del corpo di Gesù abbiamo pace nel nostro cuore e si sono adempiute le parole del profeta Isaia: “Il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su lui” (Is. 53:5). Diletti, considerate questo; eravamo noi che avremmo dovuto essere castigati per tutte le nostre iniquità, noi avremmo dovuto ricevere la condegna pena dei nostri misfatti, ma Gesù che male fece per essere messo a morte sul legno della croce? Nessuno, difatti è scritto; “Egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo” (Atti 10:38), eppure gli fu reso male per bene, e odio per il suo amore, ma tutto questo era stato innanzi determinato da Dio, dovere avvenire affinché noi fossimo riconciliati con Lui e diventassimo suoi amici. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

2. Che cosa ha fatto Cristo per noi versando il suo sangue

Gesù con il suo sangue ha rimesso i nostri peccati. Egli infatti nella notte in cui fu tradito, prese un calice e dopo avere reso grazie, lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matt. 26:28). Come potete vedere il sangue di Gesù è il sangue del nuovo patto mediante il quale noi abbiamo ottenuto la remissione dei nostri peccati. Il principio che l’espiazione dei peccati si ottiene mediante il sangue è espresso nella legge quando viene detto: “La vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull’altare per fare l’espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l’espiazione mediante la vita… la vita d’ogni carne è il sangue; nel sangue suo sta la vita; perciò ho detto ai figliuoli d’Israele: Non mangerete sangue d’alcuna specie di carne..” (Lev. 17:11,14). Dunque secondo la legge, il sangue doveva servire a compiere l’espiazione dei peccati, per questa ragione Dio vietò di mangiarlo. Il sangue veniva posto sui corni dell’altare dei profumi e veniva sparso appiè dell’altare dell’olocausto che era all’ingresso della tenda, questo era quello che avveniva quando era tutta la raunanza d’Israele a peccare per errore, infatti Dio disse: “Se tutta la raunanza d’Israele ha peccato per errore senz’accorgersene, e ha fatto alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, e si è così resa colpevole, quando il peccato che ha commesso venga ad essere conosciuto, la raunanza offrirà, come sacrificio per il peccato, un giovenco, e lo menerà davanti alla tenda di convegno. Gli anziani della raunanza poseranno le mani sulla testa del giovenco, davanti all’Eterno; e il giovenco sarà sgozzato davanti all’Eterno. Poi il sacerdote che ha ricevuto l’unzione porterà del sangue del giovenco entro la tenda di convegno; e il sacerdote intingerà il dito nel sangue, e ne farà aspersione sette volte davanti all’Eterno di fronte al velo. E metterà di quel sangue sui corni dell’altare che è davanti all’Eterno, nella tenda di convegno; e spanderà tutto il sangue appiè dell’altare dell’olocausto che è all’ingresso della tenda di convegno… Così il sacerdote farà l’espiazione per la raunanza, e le sarà perdonato” (Lev. 4:13-18; 4:20). Però il sangue di quegli animali che venivano offerti qual sacrifici per il peccato non poteva purificare la coscienza di quelli che offrivano quei sacrifici espiatori; perché “è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati” (Ebr. 10:4). Il sangue di quegli animali infatti prefigurava quello che Gesù Cristo avrebbe sparso nella pienezza dei tempi per compiere l’espiazione dei nostri peccati, un espiazione perfetta perché avrebbe cancellato tutti i peccati dalla coscienza di coloro che l’avrebbero accettata per fede. La nostra coscienza è stata dunque purgata dalle opere morte mediante la vita (cioè il sangue) del corpo della carne di Cristo. Era necessario dunque che Gesù spargesse il suo sangue, perché senza lo spargimento del suo sangue non avrebbe potuto essere concessa la remissione dei peccati. Ora che il sangue dell’aspersione è stato sparso da Gesù, tutti coloro che credono in lui vengono purificati da tutti i loro peccati mediante il suo sangue.

 Gesù con il suo sangue ci ha riscattato dal vano modo di vivere secondo che è scritto: “Conducetevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo…” (1 Piet. 1:17-19). Questo riscatto operato da Cristo ha un grande valore perché mediante esso la nostra vita ha cessato di essere una esistenza vana, senza uno scopo e soprattutto senza una ricompensa dopo morti. Infatti ora che siamo liberi dalla vanità che ci ha dominato per anni, viviamo per la causa dell’Evangelo che è la causa migliore per la quale un esser umano possa vivere, perché ogni sforzo compiuto nel nome di Cristo ad onore del Vangelo avrà una ricompensa da Dio quando compariremo davanti a lui in quel giorno. Nella legge abbiamo diversi esempi di riscatto che prefiguravano quello che avrebbe compiuto Cristo. Uno di questi è quello del povero che si vende secondo che è scritto: “Se un forestiero stabilito presso di te arricchisce, e il tuo fratello diviene povero presso di lui e si vende al forestiero stabilito presso di te o a qualcuno della famiglia del forestiero, dopo che si sarà venduto, potrà essere riscattato; lo potrà riscattare uno dei suoi fratelli; lo potrà riscattare suo zio, o il figliuolo del suo zio; lo potrà riscattare uno dei parenti dello stesso suo sangue, o, se ha i mezzi di farlo, potrà riscattarsi da sè” (Lev. 25:47-49). Noi pure eravamo stati venduti schiavi al vano modo di vivere e da esso siamo stati riscattati; ma non con danaro, ma col prezioso sangue di Cristo, e si è adempiuta la parola che disse il profeta Isaia: “Sarete riscattati senza danaro” (Is. 52:3). Il sangue che Gesù ha sparso è dunque il prezzo del riscatto che Egli ha dovuto pagare per condurci alla libertà; era dunque necessario che il Figlio di Dio prendesse la nostra natura umana, partecipando del sangue e della carne.

 Noi mediante il sangue di Cristo siamo stati comprati a Dio infatti Giovanni, quando fu rapito in ispirito, vide le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani prostrarsi davanti all’Agnello e li udì cantare questo cantico: “Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra” (Ap. 5:9,10). Che siamo stati comprati da Cristo con il suo sangue è confermato pure da Paolo quando dice: “Foste comprati a prezzo…” (1 Cor. 6:20). Ma allora, prima di essere comprati da Cristo, nelle mani di chi eravamo? Fratelli, noi tutti eravamo nelle mani dell’avversario prima di diventare la proprietà particolare di Dio. Nei salmi infatti è scritto: “Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno! Così dicano i riscattati dall’Eterno, ch’egli ha riscattati dalla mano dell’avversario…” (Sal. 107:1,2). Come potete vedere queste parole confermano che l’avversario ci teneva stretti nella sua mano (e dalla sua mano noi eravamo manipolati per compiere il male a noi stessi e agli altri) ma anche che Gesù Cristo, il nostro grande Iddio, ci ha liberati dalla sua mano. Gesù nei giorni della sua carne era consapevole che con il suo sangue avrebbe riscattato gli eletti dalla mano dell’avversario infatti raccontò questa parabola per mostrare come lui è venuto per liberare quelli che sono sotto la potestà di Satana. Egli disse: “Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua dimora, quel che egli possiede è al sicuro; ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale si confidava, e ne spartisce le spoglie” (Luca 11:21,22). Gesù Cristo dunque, per liberarci dalla potestà di Satana ha dovuto affrontare un combattimento contro il principe di questo mondo, e da questo combattimento è uscito vittorioso. Gesù Cristo ha vinto il maligno morendo sulla croce per i nostri peccati e versando il suo proprio sangue per noi; Paolo infatti dice a tale proposito: “E avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” (Col. 2:15). Il Figlio di Dio, mediante la sua morte, ha distrutto colui che aveva l’impero della morte, cioè il diavolo, e sempre mediante la sua morte ci ha liberati dal timore della morte a cagione del quale noi tutti vivevamo nella paura. Grazie siano rese a Dio, in Cristo Gesù, perché non abbiamo più paura di morire; noi, ora, abbiamo il desiderio di partire da questo corpo e di andare ad abitare col Signore, la morte non ci fa più paura perché Cristo l’ha distrutta. Il diavolo, mediante la morte, fa vivere nella paura quelli che sono sotto la sua potestà, mentre Gesù, quelli da Lui riscattati dalla potestà di Satana, li fa vivere in pace ed in sicurtà, perché Egli ha distrutto la morte e il diavolo. Gesù ha ottenuto questa vittoria sul diavolo spendendo la sua vita per tutti noi, e noi, in Cristo Gesù, abbiamo vinto il maligno. Noi dunque non abbiamo vinto il nemico con le nostre forze o per qualche merito personale, ma a cagione del sangue dell’Agnello; la nostra vittoria sul diavolo è il frutto del tormento dell’anima di Cristo e non il frutto di qualche opera buona da noi compiuta.

3. Il significato che ha la cena del Signore

Dopo avere detto cosa Cristo ha fatto per noi mediante l’offerta del corpo della sua carne e mediante il suo sangue, voglio parlare del significato che ha la cena del Signore. Per parlarne però devo innanzi tutto dare qualche accenno alla Pasqua perché la santa cena fu istituita da Gesù la notte in cui mangiò la Pasqua con i suoi discepoli e nella quale fu tradito e perché la santa cena trae il suo significato proprio dalla Pasqua.

La Pasqua (la festa dei Giudei) fu istituita da Dio quando gli Israeliti erano ancora in Egitto; vediamo ora in quale circostanza e quale fosse il suo significato. Gli Israeliti dimorarono in Egitto come Dio aveva detto ad Abramo, e gli Egiziani li sottoposero ad una dura servitù; poi Dio udì i loro gemiti e si ricordò del suo patto con Abrahamo, con Isacco e con Giacobbe e mandò loro Mosè come capo e come liberatore per trarli dall’Egitto. Dio mandò contro Faraone e contro gli Egiziani che avevano maltrattato il suo popolo, grandi giudizi; il giudizio di Dio che costrinse Faraone a lasciare andare Israele fu quello dello sterminio dei primogeniti. Faraone aveva indurato il suo cuore, rifiutandosi di lasciare andare Israele; Dio, questo lo vide e disse a Mosè: “Io farò venire ancora una piaga su Faraone e sull’Egitto; poi egli vi lascerà partire di qui… Verso mezzanotte, io passerò in mezzo all’Egitto; e ogni primogenito nel paese d’Egitto morrà; dal primogenito di Faraone che siede sul suo trono, al primogenito della serva che sta dietro la macina e ad ogni primogenito del bestiame” (Es. 11:1,4,5). Dio disse dunque a Mosè che in quella notte (del quattordicesimo giorno del mese di Abib), egli avrebbe percosso ogni primogenito degli Egiziani e avrebbe fatto uscire le sue schiere dal paese d’Egitto, ma Egli disse pure a Mosè cosa essi avrebbero dovuto fare in quella notte affinché il distruttore non entrasse nelle loro case per colpirli. Dio infatti disse a Mosè e ad Aaronne di parlare a tutta la raunanza e di dire loro di prendere, il decimo giorno di quel mese, un agnello per famiglia; esso doveva essere senza difetto, maschio dell’anno, e doveva essere da loro immolato e mangiato il quattordicesimo giorno di quello stesso mese. Ecco cosa Dio comandò a tale proposito: “Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la raunanza d’Israele, congregata, lo immolerà sull’imbrunire. E si prenda del sangue d’esso, e si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. E se ne mangi la carne in quella notte; si mangi arrostita al fuoco, con pane senza lievito e con dell’erbe amare” (Es. 12:6-8). Il sangue dell’agnello pasquale messo sugli stipiti e sull’architrave avrebbe servito di segno agli Israeliti, perché il distruttore, quando sarebbe passato per l’Egitto, quando avrebbe visto quel sangue sarebbe passato oltre e non li avrebbe distrutti; la carne dell’agnello invece doveva essere arrostita e mangiata con pane senza lievito e con delle erbe amare, coi fianchi cinti, con i calzari ai piedi e col bastone in mano, in fretta, perché in quella notte gli Israeliti avrebbero dovuto andarsene dall’Egitto ed essi dovevano tenersi pronti per la partenza. Gli Israeliti fecero come Dio aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne e in quella notte mangiarono la Pasqua e Dio li trasse fuori dall’Egitto dopo una schiavitù secolare; Dio, parlando di quel giorno, disse: “Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza, e lo celebrerete come una festa in onore dell’Eterno; lo celebrerete d’età in età come una festa d’istituzione perpetua… Osservate dunque la festa degli azzimi; poiché in quel medesimo giorno io avrò tratto le vostre schiere dal paese d’Egitto” (Es. 12:14,17). E difatti, per i Giudei la Pasqua è tuttora un giorno di ricordanza che essi celebrano ogni anno, nel quale essi ricordano la loro uscita dal paese d’Egitto ed anche il fatto che il Signore passò oltre le loro case quando colpì gli Egiziani.

Se Gesù quindi istituì la santa cena proprio quando mangiò la Pasqua coi suoi discepoli ciò significa che lui con la santa cena volle che noi discepoli ci ricordassimo del suo sacrificio espiatorio compiuto per procurarci una liberazione superiore a quella operata da Dio verso gli Israeliti, infatti con esso Gesù ci ha liberato dal peccato, a noi che eravamo schiavi di esso. Mentre gli Ebrei dunque mediante la Pasqua ricordavano e ricordano il loro esodo dall’Egitto, noi mediante la santa cena ricordiamo la morte di Gesù mediante la quale siamo usciti da questo mondo malvagio per essere un regno di sacerdoti di Dio e di Cristo. E ora che siamo sacerdoti di Dio e di Cristo siamo al sicuro; come gli Israeliti si sentivano al sicuro dentro le loro case cosparse di sangue, così noi ci sentiamo al sicuro in vista del giorno dell’ira di Dio, quando Dio riverserà la sua ardente indignazione sul mondo degli empi, perché siamo cosparsi con il sangue di Gesù e sappiamo che coloro sui quali Dio vedrà il sangue dell’Agnello che è stato immolato, saranno liberati dalla sua ira, secondo che è scritto: “Essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira” (Rom. 5:9). Ecco perché Paolo dice ai Corinzi: “Anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (1 Cor. 5:7), perché Cristo è l’Agnello pasquale ben preordinato prima della fondazione del mondo ma offerto per i nostri peccati negli ultimi termini dei tempi, al fine di liberarci mediante il suo sangue dal peccato e dall’ira a venire. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Gesù, la notte in cui fu tradito, mentre mangiava la Pasqua con i suoi discepoli, prese del pane, rese grazie, lo ruppe e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo il quale è dato per voi; fate questo in memoria di me” (Luca 22:19), e dopo avere cenato prese anche il calice, rese grazie e lo diede loro dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue… fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me” (Matt. 26:28; 1 Cor. 11: 25). Dalle parole di Gesù qui sopra citate e da quelle dell’apostolo Paolo ai Corinzi (circa la cena del Signore) emerge chiaramente questo e cioè che noi quando mangiamo il pane e beviamo del calice del Signore, annunziamo la morte di Cristo finch’egli venga, in altre parole ricordiamo la morte di Gesù Cristo avvenuta secoli addietro; per noi il giorno in cui mangiamo il pane e beviamo del calice del Signore è un giorno di ricordanza che siamo lieti di celebrare alla gloria di Dio. Non un giorno in cui si ripete il sacrificio di Cristo, come la chiesa cattolica romana dice falsamente ai suoi fedeli, perché Gesù ha offerto se stesso una volta per sempre (cfr. Ebr. 10:10) e il suo sacrificio non è ripetibile sotto nessuna forma e sembianza. Naturalmente nel ricordare questo tragico evento che è la morte di Cristo, noi abbiamo comunione con il corpo e il sangue di Gesù che sono rappresentati dal pane e dal vino infatti Paolo dice: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo? Siccome v’è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Cor. 10:16,17). Perché noi abbiamo questa comunione? Perché siamo stati santificati in virtù dell’offerta del corpo di Cristo e siamo stati cosparsi con il sangue di Gesù e perciò siamo uno spirito solo con lui secondo che è scritto “chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui” (1 Cor. 6:17). E’ evidente dunque che chi ancora non si è unito al Signore diventando così un solo spirito con lui, non essendo ancora un membro del corpo di Cristo, non può avere comunione col corpo di Cristo che è rappresentato dal pane che noi rompiamo e con il suo sangue rappresentato dal vino.

4. Nessuno straniero ne mangi

Alla mensa del Signore non devono partecipare coloro che ancora non sono nati da Dio, perché essi sono stranieri e incirconcisi di cuore. Per dimostrarvi come essi non hanno il diritto di mangiare del pane e di bere del calice del Signore vi ricordo ciò che Dio disse a Mosè e ad Aaronne circa la Pasqua: “Questa è la norma della Pasqua: nessuno straniero ne mangi… E quando uno straniero soggiornerà teco e vorrà far la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia; e poi s’accosti pure per farla e sia come un nativo del paese; ma nessuno incirconciso ne mangi” (Es. 12:43,48). Notate queste parole: “Nessuno incirconciso ne mangi”; in questo caso era la circoncisione nella carne che veniva richiesta allo straniero che voleva mangiare la Pasqua. Quindi, come sotto la legge l’incirconciso nella carne non aveva il diritto di mangiare la Pasqua, così sotto la grazia, coloro che sono incirconcisi di cuore non hanno il diritto di mangiare la cena del Signore. Come lo straniero prima di mangiare la Pasqua doveva farsi circoncidere nella carne, così ora l’incirconciso di cuore deve circoncidere il suo cuore (ravvedendosi dei suoi peccati e credendo in Gesù Cristo) e poi farsi battezzare per avere il diritto di mangiare la cena del Signore.

5. Esaminiamo noi stessi

Veniamo ora alle parole di Paolo: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore” (1 Cor. 11:27). Vorrei farvi notare che Paolo più avanti dice: “Chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore” (1 Cor. 11:29), e questo lo dice per spiegare che coloro che partecipano alla cena del Signore senza discernere il corpo del Signore, vi partecipano indegnamente e perciò vengono giudicati dal Signore.

Noi figliuoli di Dio, lavati con il sangue di Gesù Cristo, abbiamo il diritto di mangiare il pane e bere del calice del Signore in virtù della grazia di Dio, non in virtù di qualche nostro merito personale, ma esclusivamente per la grazia del Signor Gesù, questo lo riconosciamo e lo diciamo: ma se un figliuolo di Dio non si conduce in modo degno del Vangelo di Cristo e mangia il pane e beve del calice del Signore, mangia e beve indegnamente e si rende colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore, attirandosi l’inevitabile giudizio di Dio sul capo. A Corinto vi erano dei credenti che disprezzavano la Chiesa di Dio e al pasto comune facevano vergogna a quelli che non avevano nulla, infatti Paolo scrisse ai santi di Corinto: “Quando poi vi radunate assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore; poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame, l’altro è ubriaco” (1 Cor. 11:20,21); questo è quello che succedeva in seno a quei fratelli. I credenti della chiesa di Corinto si radunavano non per il meglio ma per il peggio, innanzi tutto perché quando si adunavano in assemblea vi erano delle divisioni fra loro, e poi perché al pasto comune ciascuno prima mangiava la propria cena e mentre uno aveva fame l’altro era ubriaco. Ciò che di sbagliato i Corinzi facevano era che si ubriacavano e si accostavano alla cena del Signore in quello stato rendendosi colpevoli verso il corpo ed il sangue del Signore perché, dato che perdevano il discernimento, non erano più in grado di discernere il corpo del Signore. E Dio punì coloro che non discernevano il corpo del Signore infatti in seno alla chiesa di Corinto molti erano malati e molti morivano proprio per questa ragione cioè perché mangiavano la Cena del Signore indegnamente. E non è che le cose siano cambiate perché il Signore tuttora esercita i suoi giudizi contro coloro che mangiano la Cena del Signore indegnamente. Quindi fratelli, sapendo che “il Giudice è alla porta” (Giac. 5:9), badiamo a noi stessi per non essere giudicati dal Signore. Sotto la legge, a riguardo della Pasqua, vi era una norma che ci mostra come per mangiare la Pasqua era necessario essere puri. Dio diede questa norma in una specifica circostanza, cioè nel caso di alcuni che si erano contaminati con un contatto di un morto e non potevano celebrare la Pasqua nel tempo stabilito. Egli disse che quegli uomini potevano lo stesso celebrare la Pasqua ma solo un mese dopo (cfr. Num. 9:1-11) e questo per permettergli prima di purificarsi. Chi si contaminava con un morto infatti rimaneva impuro sette giorni e doveva purificarsi il terzo ed il settimo giorno con l’acqua di purificazione per essere considerato di nuovo puro (in questo caso quella che dava l’acqua della purificazione era la purità della carne). Noi, dunque sotto la grazia, prima di mangiare il pane e di bere del calice del Signore faremo bene a esaminare noi stessi e confessare a Dio i nostri falli al fine di essere purificati da ogni iniquità col sangue di Gesù. Perciò fratelli, “purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito” (2 Cor. 7:1) prima di mangiare il pane e di bere del calice del Signore, per non essere puniti da Dio.

Giacinto Butindaro

Insegnamenti ed Esortazioni 

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