Le autorità superiori

Busto di Tiberio Giulio Cesare, Museo Archeologico di Venezia

La sottomissione alle autorità

È scritto: “Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perchè non v’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio; talchè chi resiste all’autorità, si oppone all’ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena…” (Rom. 13:1,2).

Fratelli, le autorità che esistono in questa nazione (come anche nelle altre) sono stabilite da Dio e noi ci dobbiamo sottoporre ad esse; non importa di quale corrente politica esse siano, noi dobbiamo onorarle e mostrarci leali e rispettosi nei loro confronti. Pietro scrisse: “Siate soggetti, per amore del Signore, ad ogni autorità creata dagli uomini…” (1 Piet. 2:13), ciò significa che chi ama il Signore si deve sottoporre alle autorità e non deve mostrarsi nè sleale e nè irriverente in verso di esse affinchè, il nome del Signore che lui ama, non venga biasimato. Paolo disse: “Rendete a tutti quel che dovete loro: il tributo a chi dovete il tributo; la gabella a chi la gabella; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore” (Rom. 13:7); ogni autorità ordinata da Dio deve essere onorata e temuta, e per ciò che ci riguarda, noi, come cittadini di questa nazione, dobbiamo onorare il Presidente della Repubblica, i deputati e i senatori, i ministri del governo, le forze dell’ordine, quali Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, e poi i giudici, i magistrati, i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali e qualunque altra autorità ordinata da Dio. L’autorità comanda ai cittadini di pagare i tributi (cioè le tasse) e questi devono essere dati all’autorità, perchè è scritto di dare “il tributo a chi il tributo” (Rom. 13:7) e perchè il Signor Gesù ha detto: “Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare” (Luca. 20:25). Oltre al tributo, anche la gabella (che è il diritto che il Comune e lo Stato esigono per l’introduzione di certe merci nel loro territorio o per il consumo di esse) deve essere pagata all’autorità preposta a riscuoterla. Quando Gesù cominciò anch’egli ad insegnare, Israele era sotto la dominazione romana; l’imperatore era Tiberio Cesare, il governatore della Giudea era Ponzio Pilato, e il tetrarca della Galilea era Erode (quell’Erode che aveva sposato la moglie di Filippo suo fratello), ma Gesù (che era Giudeo quanto alla carne) non istigò mai le turbe a ribellarsi alle autorità, non vietò mai di pagare i tributi a Cesare (benchè sapesse che parte dei tributi sarebbero stati impiegati per il mantenimento dell’esercito romano), non capeggiò nessuna fazione politica contro le autorità romane che governavano allora, e quando si trovò di fronte a Ponzio Pilato e ad Erode non ardì ingiuriarli e non si mostrò neppure irriverente in verso loro, ma mostrò loro il dovuto rispetto; Gesù Cristo ci ha lasciato l’esempio in ogni cosa onde seguiamo le sue orme, quindi faremo bene a stare soggetti alle autorità, a onorarle ed a pregare per loro affinchè Dio le salvi, le aiuti a governare con giustizia e le protegga, “affinchè possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà” (1 Tim. 2:2).

Fratelli, voglio che sappiate che nessuno di noi ha il diritto di schernire le autorità ordinate da Dio; chi pensa di averne il diritto è privo di senno. Perchè dico questo? Perchè in mezzo al popolo di Dio vi sono degli uomini che prendono piacere a farsi beffe dell’autorità. Qualcuno dirà: ‘Ma in che maniera?’ Raccontando ‘barzellette’ contro di esse! Ci sono cosiddetti ‘pastori’ che le raccontano ai bambini della scuola domenicale; sì, pure questa cosa abominevole avviene in mezzo ai fedeli. Mentre Gesù prendeva nelle sue braccia i bambini, imponeva loro le mani e li benediceva, questi uomini corrotti prendono nelle loro braccia i bambini per raccontargli le barzellette contro le autorità stabilite da Dio. Costoro, come profani buffoni da mensa, spalancano la loro bocca per fare uscire da essa l’immondizia che hanno depositato nel loro cuore. A loro piacciono le ‘vignette contro i politici’, e questo lo dicono apertamente senza vergognarsi; essi si dilettano a parlare male delle autorità come fanno quelli del mondo, e il popolo li gradisce perchè essi divertono l’uditorio. C’è da fare cordoglio, fratelli, nel sentire questi uomini perchè essi traviano il popolo del Signore.

Un’altra cosa che voglio dirvi è questa, e cioè che voi non dovete mettervi a fare politica, parteggiando per l’uno o per l’altro partito politico. Non s’addice a dei santi immischiarsi nella politica; la politica giace nel maligno e chi vi si addentra si corrompe. Oggi, in alcuni locali di culto, durante il periodo preelettorale, si può assistere a dei veri e propri comizi e questo perchè i conduttori di queste comunità, senza nessuna vergogna, esortano i credenti a votare un particolare candidato o un determinato partito politico; quando non lo dicono apertamente lo fanno capire. Ma perchè avviene questa cosa indecorosa fra i santi? Perchè alcuni, invece di pregare per i politici che governano, si sono messi a cercare il loro favore. Ora vi spiegherò cosa voglio dire. Noi sappiamo che la parola e la firma delle autorità sono necessarie per costruire un locale di culto; ora, non c’è niente di male nel chiedere all’autorità il permesso di costruire un locale di culto, ma il fatto è che in certi casi questo permesso non viene rilasciato perchè in quel posto o in quel tempo determinate norme non consentono la costruzione di un locale di culto. Cosa avviene allora? Avviene che chi teme Dio si sottomette in questo all’autorità, ma chi non teme Dio si mette in azione per ottenere la concessione edilizia a tutti i costi. E così va dall’autorità preposta a rilasciare la concessione, e ci va, non a mani vuote, ma ‘con gli asini e i cammelli carichi di argento ed oro’ e in questa maniera ottiene la tanto sospirata concessione edilizia. Avete inteso in che maniera? Corrompendo l’autorità. Ma non è finita qui, perchè il favore ottenuto illecitamente implica un impegno da parte del pastore di quella comunità, che è quello di assicurare ad ogni elezione a quel candidato ed al partito di quel candidato il suo voto e quello dei membri di quella comunità. Quindi, non c’è da meravigliarsi se oggi da alcuni pulpiti, nel periodo preelettorale, si sentono i medesimi ‘slogans’ che si sentono per le strade e per le piazze. Dio dice in Isaia: “Guai a quelli che scendono in Egitto in cerca di soccorso…senz’aver consultato la mia bocca, per rifugiarsi sotto la protezione di Faraone, e cercar ricetto all’ombra dell’Egitto!” (Is. 31:1; 30:2); fratelli, Dio castiga tutti coloro che formano dei disegni senza di lui, e che contraggono alleanze senza il suo Spirito, quindi coloro che corrompono l’autorità per ottenere quello che non gli è lecito ottenere vengono a suo tempo puniti e confusi dal Signore. Ma vi è un’altra cosa da dire a riguardo e cioè che quelli che agiscono così, nel giorno in cui ha luogo la dedicazione del locale di culto, fanno dei discorsi commoventi, nei quali dicono: ‘Ringraziamo Dio perchè ci ha dato questo locale di culto! Ma non è stato Dio a dargli quel locale, ma Mammona, perchè è appoggiandosi sui soldi (che essi hanno dato di sottomano) e non su Dio (cioè non sulle sue vie sante), che essi hanno ottenuto la concessione edilizia. Ma chi sa tutto questo? Certamente non quei credenti che si trovano ospiti di quella comunità in quel giorno e neppure molti credenti di quella comunità stessa. Forse che Dio è d’accordo con questo modo d’agire? Affatto; la corruzione è corruzione, anche quando viene perpetrata per costruire un locale di culto o per ottenere un qualsiasi permesso che ha come fine il progresso del Vangelo, e questo lo dico affinchè nessuno vi seduca dicendovi: ‘Ma fratello, il fine giustifica i mezzi!’. Dio non giustifica i mezzi illeciti che molti usano anche per raggiungere le anime con il Vangelo di Cristo, e questo perchè Egli ama la giustizia.

Quando si deve disubbidire all’autorità

Ora vediamo in quali casi dobbiamo disubbidire all’autorità stabilita da Dio per piacere a Dio. Se l’autorità ci comanda di fare delle cose che noi credenti non dobbiamo fare, allora non dobbiamo osservare quell’ordine, anche se questo significherà essere perseguitati dalle stesse autorità; noi non dobbiamo disubbidire a Dio, per ubbidire a dei decreti iniqui. A questo proposito, nelle Scritture sono narrati alcuni episodi che ci mostrano chiaramente come chi teme Dio si deve comportare dinnanzi ad un decreto ingiusto dell’autorità.

Ecco cosa avvenne in Egitto, quando Israele era ancora schiavo degli Egiziani; “Il re d’Egitto parlò anche alle levatrici degli Ebrei, delle quali l’una si chiamava Scifra e l’altra Pua. E disse: ‘Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, e le vedrete sulla seggiola, se è un maschio, uccidetelo; ma se è una femmina, lasciatela vivere’. Ma le levatrici temettero Iddio, e non fecero quello che il re d’Egitto aveva ordinato loro; lasciarono vivere i maschi” (Es. 1:15-17); come potete vedere quelle levatrici disubbidirono a Faraone per ubbidire a Dio, e per avere agito così, Dio le benedì, infatti è scritto che “Dio fece del bene a quelle levatrici” (Es. 1:20).

Al tempo del re di Babilonia, chiamato Nebucadnetsar, avvenne questo fatto; “il re Nebucadnetsar fece una statua d’oro, alta sessanta, e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. E il re Nebucadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province, perchè venissero alla inaugurazione della statua che il re Nebucadnetsar aveva eretta” (Dan. 3:1,2); ora, quando tutti costoro si radunarono davanti alla statua, venne intimato a tutti loro da un araldo di prostrarsi davanti alla statua e di adorarla. Tutti si prostrarono e adorarono la statua, tranne Shadrac, Meshac e Abed-Nego che erano Giudei, e questa cosa fu riferita al re, il quale s’indignò e li fece chiamare alla sua presenza e disse loro che se non avessero adorato la statua, sarebbero stati gettati in mezzo ad una fornace di fuoco ardente. I tre giovani Ebrei risposero al re: “Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re. Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto” (Dan. 3:17,18). A queste parole, il re fu ripieno di furore, ordinò che la fornace fosse riscaldata sette volte di più e che vi fossero gettati Shadrac, Meshac e Abed-Nego. Essi vi furono gettati, ma Dio li liberò dalla fornace del fuoco e quando uscirono da essa, tutti videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo. In seguito a questa potente liberazione che Dio operò in verso i suoi servi, il re Nebucadnetsar prese a dire: “Benedetto sia l’Iddio di Shadrac, di Meshac e di Abed-Nego, il quale ha mandato il suo angelo, e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l’ordine del re, e hanno esposto i loro corpi per non servire e non adorare altro dio che il loro! Perciò, io faccio questo decreto: che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell’Iddio di Shadrac, Meshac e Abed-Nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un immondezzaio; perchè non v’è alcun altro dio che possa salvare a questo modo. Allora il re fece prosperare Shadrac, Meshac e Abed-Nego nella provincia di Babilonia” (Dan. 3:28-30). Fratelli, il nome di Dio fu glorificato mediante questo prodigio e tutto questo avvenne in seguito alla trasgressione dell’ordine del re da parte di Shadrac, Meshac e Abed-Nego, i quali, per non adorare la statua che il re aveva fatto, si attirarono la sua ira, ma Dio trasse gloria da tutto questo; Egli trasse gloria e lode pure dal furore di un re che adorava gli idoli.

Quando Pietro e Giovanni comparsero dinnanzi al sommo sacerdote, ai capi sacerdoti e agli anziani, quest’ultimi “ingiunsero loro di non parlare nè insegnare affatto nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni, rispondendo, dissero loro: Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio. Poichè, quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite” (Atti 4:18-20). Qualche tempo dopo, Pietro e gli altri apostoli comparsero davanti al Sinedrio; “e il sommo sacerdote li interrogò, dicendo: Noi vi abbiamo del tutto vietato di insegnare in codesto nome; ed ecco, avete riempita Gerusalemme della vostra dottrina…Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: Bisogna ubbidire a Dio anzichè agli uomini…” (Atti 5:28,29). Ora, Gesù Cristo, prima di essere assunto in cielo, aveva dato questo ordine agli apostoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli…” (Matt. 28:19), ma il Sinedrio aveva loro dato un ordine che si opponeva a quello di Cristo, perchè vietò loro con minacce di insegnare la Parola di Dio e gli apostoli preferirono ubbidire a Dio anzichè agli uomini, anche se questo significò essere perseguitati ed avere il Sinedrio contro. Così ci dobbiamo comportare quando l’autorità ci ordina di fare qualcosa che è contraria alla volontà del Signore.

I magistrati sono dei ministri di Dio

L’apostolo Paolo, continuando a parlare attorno alle autorità, dice: “I magistrati non sono di spavento alle opere buone, ma alle cattive. Vuoi tu non aver paura dell’autorità? Fà quel ch’è bene, e avrai lode da essa; perchè il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai quel ch’è male, temi, perchè egli non porta la spada invano; poich’egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male. Perciò è necessario star soggetti, non soltanto a motivo della punizione, ma anche per motivo di coscienza. Poichè è anche per questa ragione che voi pagate i tributi; perchè si tratta di ministri di Dio, i quali attendono del continuo a quest’ufficio” (Rom. 13:3-6). È scritto chiaramente che i magistrati sono dei ministri di Dio, cioè dei servitori di Dio che servono Dio punendo i malfattori, infatti i magistrati si levano in favore di quelli che subiscono soprusi, violenze ed oltraggi, per difendere la loro causa e fare loro giustizia. Secondo la legge, in Israele dovevano essere stabiliti dei giudici con il compito di assolvere l’innocente e condannare il colpevole, infatti è scritto: “Stabilisciti dei giudici e dei magistrati in tutte le città che l’Eterno il tuo Dio ti dà, tribù per tribù; ed essi giudicheranno il popolo con giusti giudizi” (Deut. 16:18), quindi è la volontà di Dio che ci siano dei giudici e dei magistrati in una nazione, e che essi facciano giustizia.

Se noi facciamo il male saremo puniti dall’autorità, ma se facciamo il bene avremo lode da essa, cammineremo sicuri e tranquilli e la nostra coscienza non ci riprenderà. Vi ricordo che noi credenti dobbiamo stare soggetti alle autorità superiori, anche per motivo di coscienza (cioè per non sporcare la nostra coscienza), e non solo a motivo della punizione che ci verrebbe data nel caso ci ribellassimo ad esse. Ora, noi credenti ci dobbiamo del continuo studiare di avere una coscienza pura dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, e questo al fine di piacere a Dio; quindi, per evitare di diventare degli individui con la coscienza sporca, mostriamoci ubbidienti anche nei confronti delle autorità. Lo so, ci sono quelli, ai quali non importa nulla di avere una buona coscienza, ma non c’è da meravigliarsi di questo, perchè pure ai tempi degli apostoli, vi furono coloro che gettarono via la buona coscienza, e sapete che fine fecero? Naufragarono quanto alla fede.

Luca ha scritto questo fatto accaduto a Filippi, mentre lui, Paolo, Sila e Timoteo si trovavano in questa città per annunziare l’Evangelo: “E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che aveva uno spirito indovino, e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava: Questi uomini sono servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza. Così fece per molti giorni; ma essendone Paolo annoiato, si voltò e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei. Ed esso uscì in quell’istante. Ma i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila, e li trassero sulla pubblica piazza davanti ai magistrati, e presentatili ai pretori, dissero: Questi uomini, che son Giudei, perturbano la nostra città, e predicano dei riti che non è lecito a noi che siam Romani nè di ricevere, nè di osservare. E la folla si levò tutta insieme contro a loro; e i pretori, strappate loro di dosso le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe. E dopo aver loro date molte battiture, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di custodirli sicuramente. Il quale, ricevuto un tal ordine, li cacciò nella prigione più interna, e serrò loro i piedi nei ceppi” (Atti 16:16-24). In questa circostanza i magistrati agirono precipitosamente e ingiustamente nei confronti di Paolo e Sila, perchè essi non avevano fatto nulla di male per meritare quella punizione; ma questo non significa che quei magistrati non erano dei servitori di Dio,e badate che Paolo da quel giorno in poi non cambiò affatto idea sull’ufficio del magistrato, tanto è vero che, tempo dopo, disse ai santi di Roma: “Il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene” (Rom. 13:4) (nonostante tempo addietro egli fosse stato battuto ingiustamente, proprio per ordine di alcuni magistrati). Quand’anche un magistrato agisse ingiustamente contro di noi, noi dobbiamo reputarlo ancora un ministro di Dio per il nostro bene, e guardiamoci dal maledirlo, perchè in questo caso saremmo pure noi trovati colpevoli, perchè è scritto: “Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite” (Rom. 12:14). Comunque, bisogna dire che dopo che ci fu quel gran terremoto che scosse la prigione dalle fondamenta e dopo che il carceriere e la sua casa credettero nel Signore, i pretori (quei pretori che strapparono loro di dosso le vesti e comandarono che Paolo e Sila fossero battuti con le verghe), quando seppero che Paolo e Sila erano Romani ebbero paura e vennero e li pregarono di scusarli. Oltre a ciò, vi ricordo che Dio convertì il male da essi ricevuto in bene, perchè fu proprio in seguito alla loro prigionia in quella prigione, che durante la notte, il carceriere preposto a custodirli, credette nel Signor Gesù con tutta la sua casa. Paolo stesso ha detto: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio…” (Rom. 8:28); e non è forse vero che anche quella prigionia subita ingiustamente contribuì al bene di Paolo e Sila e cooperò alla salvezza di un’intera famiglia? Fratelli, sappiatelo; non importa quale sia l’ingiustizia, la violenza, la persecuzione che quelli che amano Dio ricevono da delle autorità, Dio la convertirà in bene. La Scrittura non può essere annullata; se la persecuzione contro la chiesa non cooperasse più al bene di quelli che amano Dio, ciò significherebbe che Dio non ha più il potere di convertire il male in bene e che Egli ha mentito. Ma il nostro Dio regna assiso sul suo trono ed ha il pieno controllo di ogni circostanza della nostra vita e a suo tempo converte il male che riceviamo in bene a nostro favore e a favore di altri. È impossibile che Dio abbia mentito, Egli non è un uomo come noi; nella sua grande fedeltà muterà ancora il nostro duolo in danza e molti, vedendo questo, temeranno il suo nome e riconosceranno la veracità della Parola di Dio.

Dio giudica le autorità che si ribellano a Lui

Per quanto riguarda l’operato delle autorità, bisogna dire che Dio al tempo fissato giudicherà pure le loro azioni perchè è scritto: “V’è un tempo per il giudicio di qualsivoglia azione e. nel luogo fissato sarà giudicata ogni opera” (Ecc. 3:17). Nessuno pensi però che solo nel giorno del giudizio saranno puniti gli ingiusti, i superbi, i malvagi, e che prima di quel giorno, mentre sono ancora sulla terra, la verga della collera di Dio non li colpirà, perchè è scritto: “Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l’empio e il peccatore!” (Prov. 11:31). Fratelli, c’è un Dio che giudica sulla terra, ancora oggi Egli esercita i suoi giusti giudizi contro coloro che fanno il male, non importa quale posizione sociale ricoprano.

Saul fu stabilito re sopra Israele da Dio, ma a motivo della sua ribellione, Dio lo fece morire e trasferì il regno a Davide, infatti è scritto: “così morì Saul, a motivo della infedeltà ch’egli aveva commessa contro l’Eterno col non avere osservato la Parola dell’Eterno, ed anche perchè aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non aveva consultato l’Eterno. E l’Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d’Isai” (1 Cron. 10:13,14). Dio “fiacca i potenti, senza inchiesta; e ne stabilisce altri al loro posto…li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti, perchè si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie” (Giob. 34:24,26,27); questo è quello che il Giudice di tutta la terra fa tutt’ora.

Il profeta Daniele disse di Nebucadnetsar, re di Babilonia, in presenza del re Belsatsar: “O re, l’Iddio altissimo aveva dato a Nebucadnetsar tuo padre, regno, grandezza, gloria e maestà; e a motivo della grandezza ch’Egli gli aveva dato, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue temevano e tremavano alla sua presenza; egli faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva; innalzava chi voleva, abbassava chi voleva. Ma quando il suo cuore divenne altero e il suo spirito s’indurò fino a diventare arrogante, fu deposto dal suo trono reale, e gli fu tolta la sua gloria; fu cacciato di tra i figliuoli degli uomini, il suo cuore fu reso simile a quello delle bestie, e la sua dimora fu con gli asini selvatici; gli fu data a mangiare dell’erba come ai buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finchè non riconobbe che l’Iddio altissimo domina sul regno degli uomini, e ch’egli vi stabilisce sopra chi vuole” (Dan. 5:18-21). Daniele riconobbe che era stato Dio a stabilire Nebucadnetsar come re su Babilonia, ma disse che quando questo re s’innalzò contro Dio, fu giudicato da Dio a motivo della superbia del suo cuore; non è forse scritto: “Iddio resiste ai superbi” (Giac. 4:7; Prov. 3:34)?

Ai giorni in cui vissero gli apostoli, “il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della chiesa; e fece morir per la spada Giacomo, fratello di Giovanni. E vedendo che ciò era grato ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro” (Atti 12:1-3). Pietro fu messo in prigione ma Dio durante una notte lo liberò mediante un angelo. “Or Erode era fortemente adirato contro i Tiri e i Sidoni; ma essi di pari consentimento si presentarono a lui; e guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perchè il loro paese traeva i viveri dal paese del re. Nel giorno fissato, Erode, indossato l’abito reale, e postosi a sedere sul trono, li arringava pubblicamente. E il popolo si mise a gridare: Voce d’un dio, e non d’un uomo! In quell’istante, un angelo del Signore lo percosse, perchè non aveva dato a Dio la gloria; e morì, roso dai vermi” (Atti 12:20-23). Questo re fu punito da Dio perchè non aveva dato a Dio ciò che è di Dio, cioè la gloria; e noi ancora una volta dobbiamo riconoscere che Dio non ha riguardi personali in verso nessuno, neppure verso i re che Egli stabilisce sui regni degli uomini.

Dio si usa delle autorità per adempiere la sua volontà sulla terra

Ora vediamo come delle autorità romane si levarono in favore di Paolo, sia quando fu preso a Gerusalemme dai Giudei, sia in seguito mentre egli era in prigione. Paolo, dopo pochi giorni che era tornato a Gerusalemme dal viaggio che lo aveva portato in Asia, in Macedonia ed in Grecia, fu preso nel tempio dai Giudei, i quali si misero a batterlo per ucciderlo, ma essendo la notizia giunta al tribuno Claudio Lisia, questi prese con sè dei centurioni e dei soldati e andò a sottrarre Paolo dalle mani dei Giudei. In seguito, mentre Paolo era in prigione, il tribuno, venuto a conoscenza di un complotto ordito dai Giudei contro Paolo per ucciderlo, mandò Paolo dal governatore Felice. Il tribuno, in quest’occasione, scrisse le seguenti parole: “Claudio Lisia, all’eccellentissimo governatore Felice, salute. Quest’uomo era stato preso dai Giudei, ed era sul punto d’essere da loro ucciso, quand’io son sopraggiunto coi soldati e l’ho sottratto dalle loro mani, avendo inteso che era Romano. E volendo sapere di che l’accusavano, l’ho menato nel loro Sinedrio. E ho trovato che era accusato intorno a questioni della loro legge, ma che non era incolpato di nulla che fosse degno di morte o di prigione. Essendomi però stato riferito che si tenderebbe un agguato contro quest’uomo, l’ho subito mandato a te, ordinando anche ai suoi accusatori di dir davanti a te quello che hanno contro di lui” (Atti 23:26-30). Non è forse vero che il tribuno Claudio Lisia in queste circostanze dimostrò fermezza, e che egli si levò in favore di Paolo facendo valere il suo diritto di cittadino romano? Non fu forse Claudio Lisia che strappò dalle mani dei Giudei Paolo, evitando che l’apostolo fosse messo a morte in quel giorno? Non fu forse Claudio Lisia che, quando udì parlare delle insidie dei Giudei contro Paolo, si preoccupò di mandarlo sano e salvo a Cesarea dal governatore? Fratelli, non dimenticatevi che Dio usa le autorità a suo piacimento e che anche per mezzo di esse Egli adempie i suoi disegni sulla terra. Dio aveva stabilito di far pervenire Paolo anche a Roma, per annunziarvi l’Evangelo, e mediante le autorità romane ve lo fece arrivare liberandolo prima dalle insidie dei Giudei, e poi, sulla nave sulla quale fu imbarcato, dal proposito dei soldati che era quello di uccidere pure lui.
La sapienza dice: “Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace” (Prov. 21:1). Vediamo come Dio ha volto il cuore di re potenti del passato, affinchè si adempissero le parole che Lui stesso aveva pronunziato per bocca dei suoi profeti.

Dio disse tramite Isaia: “Io dico di Ciro: ‘Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: ‘Sarai ricostruita!’ e al tempio: ‘Sarai fondato!’ Così parla l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare dinanzi a lui le nazioni…Io ho suscitato Ciro, nella mia giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli riedificherà la mia città, e rimanderà liberi i miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice l’Eterno degli eserciti” (Is. 44:28; 45:1,13). Il profeta Isaia parlò da parte di Dio ai giorni di Uzzia, di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda (quando dominava sulle nazioni il regno d’Assiria); egli parlò di Ciro, re di Persia, quando ancora non esisteva nè il regno di Persia e nè Ciro, dicendo che egli avrebbe riedificato Gerusalemme e avrebbe rimandati liberi gli esuli del Signore senza prezzo di riscatto e senza doni. Dopo Isaia, parlò il profeta Geremia, il quale parlò da parte di Dio al tempo di Giosia, di Jehoiakim, e di Sedechia, re di Giuda (quando dominava sulle nazioni il regno di Babilonia, e non più quello d’Assiria); Dio disse tramite Geremia: “Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, a tutti i deportati ch’egli ha fatto menare in cattività da Gerusalemme in Babilonia:…Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo” (Ger. 29:4,10). Dio, per punire il regno di Giuda e Gerusalemme per le loro iniquità, chiamò da un paese lontano l’esercito dei Caldei; questo esercito, per ordine di Dio, devastò le città di Giuda e Gerusalemme e portò gli abitanti di queste città in cattività a Babilonia; ma Dio, nella sua fedeltà e bontà, promise che non avrebbe abbandonato i Giudei a Babilonia ma che li avrebbe fatti tornare al termine di settant’anni. Perciò, riassumendo, Dio predisse quanto sarebbe durata la cattività babilonese, ed anche chi sarebbe stato il re che avrebbe rimandato liberi i suoi esuli e che avrebbe fatto ricostruire Gerusalemme ed il tempio. Al tempo fissato da Dio, avvenne esattamente quello che Dio aveva predetto tramite i suoi profeti molto tempo prima, infatti è scritto nel libro di Esdra: “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinchè s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio dei cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme…” (Esd. 1:1-3). Gli esuli che Ciro rimandò liberi tornarono a Gerusalemme e prima costruirono l’altare dell’Iddio d’Israele e lo ristabilirono sulle sue basi, e poi, il secondo anno del loro arrivo a Gerusalemme, gettarono le fondamenta del tempio dell’Eterno; i lavori della ricostruzione del tempio però, furono interrotti e questa interruzione si protrasse fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia (l’interruzione iniziò dopo la morte del re Ciro, al tempo del re Artaserse). Il secondo anno di Dario, Dio parlò per bocca dei profeti Aggeo e Zaccaria ordinando al popolo di ricostruire la sua casa; il popolo si mise all’opera e benchè i nemici di Giuda (tra cui vi erano Tattenai, governatore d’oltre il fiume, e i suoi colleghi) fossero contrari alla ricostruzione del tempio e scoraggiassero il popolo, in seguito ad un ordine del re Dario, la ricostruzione della casa di Dio fu fatta proseguire e incoraggiata, e i lavori furono finiti il sesto anno del regno di Dario. Sapete cosa dice la Scrittura a riguardo di ciò, dopo che la costruzione del tempio fu ultimata e dopo che i Giudei ebbero celebrato con gioia la dedicazione della casa di Dio? Essa dice: “Poi, i reduci dalla cattività celebrarono la Pasqua…E celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni, perchè l’Eterno li aveva rallegrati, e aveva piegato in loro favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esd. 6:19,22). Così, Iddio volse il cuore di Ciro e di Dario in favore del suo popolo affinchè si adempissero i suoi disegni.

Ma vi fu un altro re, il cui cuore invece fu indurato da Dio affinchè si ostinasse in cuore suo e si opponesse all’ordine di Dio di lasciare andare libero il suo popolo; mi riferisco a Faraone, re d’Egitto. Nei salmi è scritto: “Allora Israele venne in Egitto, e Giacobbe soggiornò nel paese di Cham. Iddio fece moltiplicar grandemente il suo popolo, e lo rese più potente dei suoi avversari. Poi voltò il cuor loro perchè odiassero il suo popolo, e macchinassero frodi contro i suoi servitori” (Sal. 105:23-25). Ora, si sente spesso dire che fu Dio a fare moltiplicare gli Israeliti in Egitto (e questo è vero), ma non si sente dire quasi mai che fu sempre Dio a voltare il cuore degli Egiziani affinchè odiassero gli Israeliti e macchinassero frodi contro di loro (eppure anche questo è confermato dalla Scrittura). La Scrittura dice che “gli Egiziani presero in avversione i figliuoli d’Israele, e fecero servire i figliuoli d’Israele con asprezza, e amareggiaron loro la vita con una dura servitù” (Es. 1:12-14) ed anche che il re d’Egitto ordinò alle levatrici degli Ebrei di uccidere i neonati maschi: qualcuno dirà: ‘Ma perchè avvenne tutto ciò?’ Perchè Dio voltò il cuore degli Egiziani contro gli Israeliti. Riconosco che è duro accettare questo, ma non si può fare altrimenti. Poi, Iddio mandò Mosè ed Aaronne per liberare il suo popolo, dicendo a Mosè: “Io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto” (Es. 7:3). Anche Faraone, re d’Egitto, fu stabilito da Dio sull’Egitto, ma al contrario di Ciro, re di Persia, si oppose all’uscita degli Israeliti dal suo regno e li lasciò andare solamente dopo che Dio percosse il suo paese con tremendi giudizi; ma avvenne così perchè Dio aveva innanzi stabilito di agire così con Faraone, e nessuno potè impedirgli di eseguire i suoi disegni su Faraone e sull’Egitto. “La Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perchè il mio nome sia pubblicato per tutta la terra” (Rom. 9:17; Es. 9:16); pensate voi che Dio non avrebbe potuto fare uscire Israele dall’Egitto senza indurare il cuore del re d’Egitto? Pensate voi che Dio non avrebbe potuto destare lo spirito di Faraone, affinchè a voce e per iscritto decretasse che Israele doveva uscire dal suo paese per andarsene nel paese promessogli da Dio, come fece secoli dopo con Ciro, re di Persia? Certo che lo avrebbe potuto fare, ma è manifesto che non lo ha voluto fare perchè Egli agisce come vuole con gli abitanti della terra. Paolo ha detto che Dio è “Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà” (Ef. 1:11), e quindi che v’è mai da replicare a Dio se ha voluto operare in questa maniera con Faraone e con tutti i suoi servitori? Avrebbe Dio dovuto consigliarsi forse con qualcuno prima di indurare il cuore di Faraone? Guardiamoci dal contendere con Dio, perchè è scritto: “Guai a colui che contende col suo creatore, egli, rottame fra i rottami di vasi di terra!” (Is. 45:9). Guardiamoci dal giudicare le vie di Dio come fanno gli stolti, perchè è scritto: “Se giudichi le vie di Dio come fan gli empi, il giudizio e la sentenza di lui ti piomberanno addosso” (Giob. 36:17) e ricordiamoci più spesso che “Egli non rende conto d’alcuno dei suoi atti” (Giob. 33:13).
Ho scritto queste cose affinchè intendiate che le autorità che esistono sono ordinate da Dio, e che Dio adempie i suoi meravigliosi disegni servendosi a suo piacimento anche delle autorità da lui stabilite. All’Altissimo che domina su tutti i regni della terra, sia la gloria in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

Fonte: http://lanuovavia.org/

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