Geova è il nome di Dio? Cosa insegnano i Testimoni di Geova?

nome di dio

Il nome di Dio in lettere ebraiche YHWH

Il nome di Dio

La dottrina dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova affermano che il nome personale di Dio è Geova: ‘Il nome ‘Geova’ è un verbo ebraico e significa letteralmente ‘Egli è causa di esistenza’, cioè agisce per un proposito. Rivelò in una maniera particolare questo nome a Mosè allorché espose il Suo proposito relativamente al suo popolo eletto, che si trovava allora sotto la schiavitù d’Egitto’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 31). Il nome Geova ‘è la più nota forma italiana del nome divino’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 1023) ossia YHWH, il tetragramma – dal greco tetra ‘quattro’, e gramma ‘lettera’ -, il nome di Dio in ebraico. I Testimoni di Geova riconoscono però che ‘gli ebraicisti in genere preferiscono ‘Yahweh’ ritenendola la pronuncia più probabile’ (op. cit., pag. 1025). Tuttavia, essi dicono, ‘non sembra che ci sia alcuna ragione per abbandonare la nota forma italiana ‘Geova’ a favore di qualche altra forma suggerita’ (ibid., pag. 1025). Ma allora è solo una questione di pronuncia dato che essi preferiscono pronunciare il Tetragramma sacro YHWH ‘Geova’ anziché ‘Yahweh’? No, non è semplicemente una questione di pronuncia. C’è qualcosa di più. I Testimoni di Geova accusano sia i Cattolici che i Protestanti di avere privato il popolo della conoscenza del nome di Dio, perché lo avrebbero tolto dalle varie traduzioni della Bibbia da loro fatte. ‘Il nome di Dio è dunque GEOVA. Ma molti che professano di adorare Dio hanno mancato di rispetto verso tale nome. Alcuni lo hanno perfino tolto dalle loro traduzioni della Bibbia, sostituendolo con i titoli ‘Signore’ e ‘Dio’. Questa pratica non solo nasconde l’illustre nome di Dio, ma anche confonde il Signore Geova con il Signore Gesù Cristo e con altri ‘signori’ e ‘dei’ a cui la Bibbia si riferisce’ (‘Venga il tuo regno’, Stampato nella Rep. Fed. di Germania 1981, pag. 16-17), ed ancora: ‘Pertanto, facendo le moderne traduzioni della Bibbia, i teologi e i traduttori della cristianità preferiscono abbandonare il Tetragramma o il più comprensibile Geova o Yahweh e sostituirlo con qualche espressione che suona più neutrale come Signore’ (La Torre di Guardia, 15 aprile 1969, pag. 250). Questo costituisce una profanazione del nome di Dio, cosa che va contro le parole che Gesù disse di dire a Dio: “Sia santificato il tuo nome” (Matt. 6:9). Che hanno fatto dunque i Testimoni di Geova? Hanno ritenuto opportuno rimettere al suo posto il Tetragramma, che in base ai loro calcoli nella Bibbia ricorrerebbe circa 7.000 volte. Nell’Antico Testamento, da loro chiamato anche Scritture Ebraiche, ‘il nome, raffigurato da queste quattro consonanti ebraiche compare, complessivamente, 6823 volte’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 23), nel Nuovo Testamento, da loro chiamato anche Scritture Greche Cristiane, invece compare 237 volte. Per quanto riguarda i motivi con cui spiegano la mancanza del Tetragramma sia nei manoscritti dell’Antico Testamento che in quelli del Nuovo essi sono i seguenti. ‘Le Scritture Ebraiche furono per la prima volta tradotte in greco verso il 285-247 a.C; ma fin da qualche tempo prima gli Ebrei incominciarono ad evitare di pronunziare questo nome nel timore superstizioso di nominarlo invano. Perciò ogni qualvolta giungevano al nome, pronunziavano in sua vece la parola Adonai (Signore) o Elohim (Dio). Nel fare quindi la prima traduzione in greco, conosciuta come la Versione dei Settanta (LXX) i traduttori seguirono l’uso ebraico e sostituirono nella loro versione greca i sopraddetti nomi nel designare il nome di Dio’ (op. cit., pag. 23) [1]. ‘Perché allora il nome non compare nei manoscritti delle Scritture Greche Cristiane, il cosiddetto Nuovo Testamento, che ci sono pervenuti? Evidentemente perché quando furono fatte quelle copie (dal III secolo E.V in poi) il testo originale degli scritti degli apostoli e dei discepoli era già stato alterato. Quindi copisti successivi devono avere sostituito il nome divino nella forma del Tetragramma con Kyrios e Theos…’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 1028). Stando così le cose per il Nuovo Testamento, secondo la Torre di Guardia, i loro traduttori hanno ritenuto opportuno di rimettere il Tetragramma, nella forma di Geova, al suo posto. E si vantano di avere fatto ciò: ‘Una traduzione che ripristina coraggiosamente il nome di Dio su solide basi è la Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane’ (Il nome divino che durerà per sempre, pag. 27). Ecco dunque perché hanno rimpiazzato Kyrios ‘Signore’, o Theos ‘Dio’ con Geova in ben 237 casi. Oltre a tutto ciò i Testimoni di Geova sostengono che per stabilire una relazione personale con Dio occorre conoscere e usare il suo nome: ‘Conoscere e usare il nome di Dio è l’unico modo per avvicinarsi a Dio e stabilire con lui una relazione personale’ (La Torre di Guardia, 15 ottobre 1982, pag. 31); ‘L’unico modo in cui uno può avvicinarsi a Dio e avere una relazione personale con lui è di conoscerlo per nome, Yahweh o Geova, e di imparare a usare rispettosamente tale nome nell’adorarlo’ (La Torre di Guardia, 1 maggio 1982, pag. 9). Questo spiega il perché essi si danno tanto da fare per fare conoscere il nome Geova alle persone perché solo in questa maniera esse possono instaurare un rapporto personale con Dio. Solo in questa maniera esse possono essere salvate: ‘Se volete ottenere la salvezza, anche voi, dovete conoscere e onorare il nome di Dio’ (La verità che conduce alla vita eterna, pag. 127); ‘Perché coloro che non lo usano non possono essere identificati con quelli che Dio sceglie come ‘popolo per il suo nome’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 44). Facendo questa opera di divulgazione del nome Geova essi ritengono di seguire l’esempio di Cristo che disse: “Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere” (Giov. 17:26). ‘Gesù fece conoscere ad altri il nome di Dio, Geova…’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 184).

Confutazione

Innanzi tutto riteniamo di dover parlare, seppur brevemente, dell’origine della parola italiana Geova.

Il nome di Dio era scritto in ebraico con le sole consonanti YHWH, il Tetragramma appunto, e ad un certo punto, siccome si era diffusa fra gli Ebrei l’idea che fosse sbagliato anche solo pronunciare il nome di Dio (sul periodo in cui si affermò questa idea c’è grande incertezza e le idee tra gli studiosi variano), il Tetragramma cominciò ad essere normalmente letto Adonay (Signore), o Elohim (Dio) [2] nel caso in cui il Tetragramma era già preceduto da Adonay, per evitare la ripetizione di quest’ultimo termine. Sulle quattro consonanti che formano il Tetragramma vennero poste le vocali di Adonay in maniera che quando il lettore capitava sul Tetragramma pronunciava Adonay. Tra il V e l’VIII secolo dopo Cristo i Masoreti (un gruppo di copisti ebrei) vocalizzarono il Tetragramma con le vocali di Adonay cioè a o a, solo che la prima a, per una legge fonetica ebraica divenne e con le nuove consonanti. Ecco così che il Tetragramma fu reso Ye -Ho -Wa- H. Così il nome di Dio YHWH, nella lingua ebraica, divenne YEHOWAH [3]. Bisogna dire però che gli Ebrei non accettano questa pronuncia del nome di Dio, perché ritengono che la pronuncia più corretta del Tetragramma sia YAHWEH. Nella Jewish Encyclopedia per esempio alla voce ‘Jehovah’ si legge: ‘A mispronunciation (introduced by Christian theologians, but almost entirely disregarded by the Jews) of the Hebrew ‘YHWH’, the (ineffable) name of God (the tetragrammaton or ‘Shem ha-Meforash’). This pronunciation is gramattically impossible…’ (Jewish Encyclopedia, New York 1904, vol. VII), ossia: ‘Una pronuncia scorretta (introdotta da teologi cristiani ma quasi interamente trascurata dagli Ebrei) dell’Ebraico ‘YHWH’ il nome (ineffabile) di Dio (il tetragramma o ‘Shem ha-Meforash’). Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile…’. Geova è l’adattamento italiano della forma distorta YEHOWAH del nome ebraico di Dio. Geova è quindi in realtà una parola fittizia. Ma come abbiamo anche visto i Testimoni di Geova muovono delle accuse contro i traduttori delle Bibbie perché hanno omesso di mettere il Tetragramma o almeno Yahweh tutte le volte che esso ricorre sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo. A questo proposito diciamo le seguenti cose. Per quanto riguarda le Scritture dell’Antico Patto, senza voler entrare a discutere se le prime versioni della Settanta contenevano o meno il Tetragramma ebraico, diciamo che sarebbe stato opportuno che i moderni traduttori degli Scritti dell’Antico Patto si attenessero scrupolosamente agli originali ebraici e quindi che mettessero Yahweh, che è la pronuncia corretta del Tetragramma ebraico, o almeno il suo significato che è ‘Colui che è’ dove appunto c’era il Tetragramma [4]. Per quanto riguarda invece gli Scritti del Nuovo Testamento le cose sono differenti, perché non c’è la benché minima prova che negli originali c’era per ben 237 volte il Tetragramma e che i copisti l’hanno rimpiazzato con Signore e con Dio, infatti tra le molte copie in greco del Nuovo Testamento non c’è nessuna copia in cui compare il Tetragramma. Qui veramente occorre dire che l’immissione della parola Geova da parte dei ‘traduttori’ della Nuovo Mondo è stato un atto non coraggioso, ma presuntuoso (Come vedremo in appresso, in alcuni casi l’immissione di Geova al posto di Signore ha avuto lo scopo di non fare credere che Gesù Cristo è Dio. Altro dunque che ripristinare il nome divino al suo posto hanno fatto quei traduttori!!). Stando dunque così le cose a riguardo degli Scritti del Nuovo Testamento, cioè che originariamente in nessuno di essi in qualche luogo al posto di Signore (Kyrios) o Dio (Theos) compariva il Tetragramma, va fatta questa doverosa osservazione. Quantunque molti traduttori dell’Antico Patto al posto del Tetragramma abbiano messo, a secondo dei casi, ‘Signore’ o ‘Dio’, il fatto che diversi versetti dell’Antico Patto (dove è menzionato il sacro Tetragramma) quando sono citati nel Nuovo Testamento vengono citati con ‘Signore’ al posto del Tetragramma [5], fa capire che ai giorni di Gesù e degli apostoli pronunciare a voce o scrivere al posto del Tetragramma (presente in molti versi dell’Antico Patto) il nome Signore era una cosa comune e normale che non costituiva affatto un offesa o un oltraggio al nome di Dio. Dopo avere dunque dimostrato che la parola Geova è una parola fittizia e che la sua immissione negli Scritti dell’Antico Testamento al posto del Tetragramma non costituisce un qualcosa di lodevole perché semmai i ‘traduttori’ della Nuovo Mondo avrebbero dovuto mettere ‘Yahweh’ e non ‘Geova’ [6], e che la sua immissione nel Nuovo Testamento è stata presunzione, qualcuno domanderà: che cosa bisogna rispondere dunque ai Testimoni di Geova quando ci domandano come si chiama Dio? Per attenersi scrupolosamente alla Scrittura occorrerebbe ripetergli il Tetragramma YHWH la cui pronuncia è Yahweh, cioè Colui che è. Egli è l’Io sono quegli che sono come disse a Mosè (cfr. Es. 3:14) [7] e l’Iddio di Abrahamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe. Per esperienza so che quando gli si risponde in questa maniera i Testimoni di Geova rimangono meravigliati e compiaciuti di trovare finalmente qualcuno che ‘conosce’ il nome di Dio. E quindi non insistono più di tanto sulla questione del nome.

Ma a questo punto dobbiamo confutare l’asserzione dei Testimoni di Geova secondo cui se non si conosce il nome ebraico di Dio non si può instaurare un rapporto personale con Lui e non si può ottenere la salvezza e non ci si può identificare con il popolo per il suo nome. Perché se è vero che il nome di Dio è Yahweh, non è affatto vero che chi non conosce che il nome ebraico di Dio è Yahweh non può instaurare un rapporto con Lui ed essere da lui salvato e gradito ai suoi occhi. E per dimostrare questo prenderò gli esempi di Abramo, Isacco e Giacobbe. Perché prendere proprio loro? Perché secondo quanto disse Dio a Mosè essi non conoscevano il nome di Dio, ossia Yahweh. “E Dio parlò a Mosè, e gli disse: Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come El-Shadday (l’Iddio onnipotente); ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Yahweh (Colui che è)” (Es. 6:2-3). Eppure, quantunque ciò Dio “non si vergogna d’esser chiamato il loro Dio…” (Ebr. 11:16). Perché questo? Perché essi piacquero a Dio per la loro fede. Di Abramo è detto che per fede, “essendo chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo ch’egli avea da ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava” (Ebr. 11:8), che “credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia” (Gen. 15:6), che per fede, “quando fu provato, offerse Isacco…” (Ebr. 11:17). Di Isacco viene detto che per fede “diede a Giacobbe e ad Esaù una benedizione concernente cose future” (Ebr. 11:20). Di Giacobbe viene detto che per fede “morente, benedisse ciascuno dei figliuoli di Giuseppe, e adorò appoggiato in cima al suo bastone” (Ebr. 11:21). Ecco in che maniera piacquero a Dio i patriarchi, perché credettero in Lui (non perché conoscevano il suo nome YHWH). E questa è ancora la maniera per piacere a Dio, credendo in Lui. Infatti lo scrittore agli Ebrei dice che “senza fede è impossibile piacergli; poiché chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebr. 11:6). Con tutta l’importanza dunque che ha il fatto che il nome di Dio è YHWH, non si può affatto dire che per piacere a Dio occorre conoscere questo suo nome, nella maniera che intendono i Testimoni di Geova. Abramo fu chiamato amico di Dio perché credette in Dio e fece ciò che è giusto agli occhi suoi, senza conoscerlo con il nome di Yahweh. E l’uomo può essere tuttora chiamato amico di Dio come lo fu Abramo; se segue le orme di fede del patriarca. In altre parole se lui crede in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù Cristo nostro Signore. Per essere salvati, giustificati, rigenerati ed entrare così a fare parte del popolo sul quale è invocato il nome di Dio non è necessario conoscere il nome ebraico di Dio, cioè Yahweh. Quello che bisogna fare è credere con il proprio cuore in Gesù Cristo infatti Paolo e Sila così risposero al carceriere di Filippi quando questi tutto tremante gli chiese: Signori, che debbo io fare per essere salvato?: “Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31). Paolo dice ai Romani: “Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Rom. 10:9). Ancora una volta di dover conoscere il nome di Dio e di usarlo appropriatamente per essere salvati l’apostolo Paolo, che pure conosceva il nome ebraico di Dio e lo rispettava, non ne parla. Io lo posso dire per esperienza personale, perché la sera che fui salvato da Dio ed entrai in una relazione personale con Lui perché diventai un suo figliuolo non fui salvato perché dopo che mi avevano detto che il nome di Dio è Yahweh io lo invocai con quel nome, ma fui salvato perché dopo che sentii parlare per l’ennesima volta di ciò che Gesù Cristo aveva compiuto anche per me morendo sulla croce e risuscitando il terzo giorno mi riconobbi davanti a Dio un peccatore e invocai Dio affinché mi perdonasse tutti i miei peccati; cosa che Egli fece subito mediante il sangue di Gesù Cristo. Per quanto riguarda il nome di Dio, che Egli si fece conoscere a Mosè con il nome di Yahweh lo venni a sapere col passare del tempo. Ma questo non aggiunse nulla alla mia relazione con Dio perché io già lo conoscevo mediante il suo Figliuolo Gesù. Lo ripeto, con la dovuta importanza che diamo alla questione del nome ebraico di Dio, con tutto il rispetto che nutriamo verso il santo nome di Dio, dobbiamo dire che noi non siamo stati salvati perché venimmo a sapere che YAHWEH è il suo nome in ebraico.

Abbiamo visto prima che i Testimoni di Geova prendono le parole di Gesù che disse di avere fatto conoscere il nome del Padre suo ai suoi discepoli per sostenere non solo che Gesù si diede da fare per far conoscere il nome ebraico di Dio YHWH ma anche che loro come fedeli suoi seguaci fanno lo stesso nei confronti dei religionisti di questo tempo! Ma stanno veramente così come dicono loro le cose? No, affatto, perché quando si legge che Gesù disse: “Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere…” (Giov. 17:26) non si deve intendere con ciò che Gesù venne per far sapere ai Giudei che il nome di Dio era YHWH perché i Giudei lo sapevano già che Dio era Colui che è, infatti avevano le Scritture dell’Antico Patto dove era detto che a Mosè Dio si rivelò come Colui che è, l’Io sono. Ma piuttosto che Gesù venne per fare conoscere personalmente Dio, perché solo tramite lui i Giudei potevano conoscere personalmente Dio. Egli disse infatti: “Nessuno… conosce chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo” (Luca 10:22). E che sia così lo dimostra anche il fatto che Gesù a quei Giudei che ritenevano di conoscere il nome di Dio ma che lo contrastavano disse: “Non l’avete conosciuto” (Giov. 8:55) ed anche: “Voi non conoscete né me né il Padre mio: se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio” (Giov. 8:19). Quindi il fatto di sapere che il nome ebraico di Dio è YHWH non significa automaticamente conoscere Dio o conoscere il suo nome, perché molti Giudei pur sapendolo non conoscevano ancora Dio. E le cose non sono cambiate affatto, perché i Giudei ancora oggi pur potendo dire che YHWH è il nome originale di Dio, e pur potendo dire che la sua pronuncia più corretta sia YAHWEH, in realtà non lo conoscono perché rifiutano di credere nel suo Figliuolo. E questo si può dire oltre che dei Giudei anche dei Testimoni di Geova, essi sanno che il nome ebraico di Dio è YHWH, ma nonostante ciò non lo conoscono personalmente. Perché? Perché non conoscono Gesù Cristo. E quindi essi in realtà ancora non conoscono il nome di Dio. Conoscere il suo nome significa quindi conoscere la persona di Dio, conoscenza che si acquisisce solo quando ci si ravvede e si accetta Gesù Cristo. E che per far conoscere il nome di Dio non si deve intendere far sapere che il suo nome originale ebraico è YHWH lo si può pure dedurre dalla predicazione di Paolo nell’Aeorapago ad Atene infatti Paolo dopo aver detto agli Ateniesi che aveva trovato persino “un altare sul quale era scritto: AL DIO SCONOSCIUTO” (Atti 17:23) e che gli avrebbe annunciato ciò che essi adoravano senza conoscerlo, nella sua predicazione non menzionò affatto il nome ebraico di Dio YHWH, ma disse che Egli era Colui che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, che dava a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa, che ha tratto da un solo uomo tutte le nazioni avendo determinato le epoche loro assegnate e i confini della loro abitazione, affinché gli uomini lo cerchino. Poi gli disse che non dobbiamo credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall’immaginazione umana, ed infine gli annunciò il ravvedimento, il giorno del giudizio e la risurrezione di Colui che Dio ha stabilito per giudicare gli uomini in quel giorno.

Vediamo adesso come Gesù chiamò Dio. Gesù lo chiamò Padre, Dio, Signore del cielo e della terra, l’Iddio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, e sulla croce Eloì o Elì. E come ci disse egli di rivolgerci a Dio quando lo preghiamo? Ci disse di chiamarlo “Padre nostro” (Matt. 6:9). Se lui dunque che conosceva appieno Dio non disse che quando noi invochiamo Dio lo dobbiamo chiamare con il suo nome originale YHWH, riteniamo che non sia indispensabile usare questo appellativo quando ci rivolgiamo a Dio. Per fare un esempio che spieghi questo concetto diciamo che avviene quello che avviene quando un figlio (sia piccolo che già adulto) si rivolge al proprio padre terreno. Come lo chiama? Lo chiama papà, o padre. Ma non ha anch’egli un nome? Certo che lo ha, ma il proprio figlio lo chiama papà e padre perché in verso lui si trova in un rapporto figlio-padre. Si può dire forse che un figlio non onora il proprio padre perché non lo chiama con il suo nome registrato all’anagrafe? E chi ardirebbe dire questo? Qual’è il padre che se il proprio figlio lo chiama papà lo rimprovererebbe perché non lo ha chiamato Giuseppe, o Giacomo o altro? Ritengo che non esista. E quindi, vorremmo domandare ai Testimoni di Geova: e perché mai Dio, che è il nostro Padre celeste, non dovrebbe gradirci o essere indignato con noi perché non lo chiamiamo YHWH? Perché mai dovrebbe accusarci di non santificare il suo nome solo perché non usiamo il suo nome quando ci rivolgiamo a Lui? Non si capisce proprio come Dio che è buono possa rimproverare i suoi figliuoli perché non lo chiamano con il suo nome ebraico YHWH o Yahweh, mentre i padri secondo la carne, che Gesù ha chiamato malvagi, non ardirebbero rimproverare i propri figli perché li chiamano papà! No, non è come dicono i Testimoni di Geova, perché santificare il nome di Dio non significa chiamare Dio con il Tetragramma, ma osservare i suoi comandamenti che egli ci ha largito tramite il suo Figliuolo. In questa maniera si santifica il nome di Dio che è invocato su di noi.

NOTE

[1] A riguardo della traduzione denominata La Settanta i Testimoni di Geova ritengono che le prime copie di questa traduzione contenessero il Tetragramma. ‘E’ vero che le copie più complete della Settanta attualmente note seguono in effetti la consuetudine di sostituire il Tetragramma con i termini greci Kyrios (Signore) o Theos (Dio). Ma questi importanti manoscritti risalgono solo al IV e V secolo E.V. Copie più antiche, benché frammentarie, scoperte di recente dimostrano che copie anteriori della Settanta contenevano il nome divino. Ne sono un esempio i frammenti di un rotolo papiraceo di una parte di Deuteronomio, catalogati come papiro Fouad Inv. 266. Vi compare regolarmente il Tetragramma, scritto in caratteri ebraici quadrati, ogni volta che ricorre nel testo ebraico tradotto. Secondo gli studiosi questo papiro risale al I secolo a.E.V., e quindi è stato scritto quattro o cinque secoli prima dei manoscritti già menzionati’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 1023-1024).

[2] Elohim letteralmente significa ‘Dii’ ma è accompagnato dal verbo al singolare. Ecco perché è scritto che nel principio “Elohim (i Dii) creò i cieli e la terra” (Gen. 1:1) e non ‘crearono i cieli e la terra’. Questo nome di Dio al plurale quindi sottintende la Trinità.

[3] Il traduttore moderno degli Scritti dell’Antico Testamento si trovò dunque, per quanto riguarda la traduzione di YHWH, davanti a tre possibili soluzioni: 1) lasciare inalterato il Tetragramma, 2) sostituire il Tetragramma col suo appellativo, cioè con Signore o Dio, 3) traslitterare il Tetragramma adoperando le vocali di Adonay. Alcuni optarono per quest’ultima soluzione, per questo in diverse Bibbie comparve YEHOWAH.

[4] YAHWEH è il nome di Dio più impiegato dell’Antico Testamento. Diodati lo ha tradotto costantemente con “il Signore”; mentre Luzzi nella Riveduta ha messo “l’Eterno”.

[5] Ecco alcuni di questi versetti. Le parole di Davide: “L’Eterno ha detto al mio Signore” (Sal. 110:1) furono citate da Gesù in questa maniera: “Il Signore ha detto al mio Signore” (Matt. 22:44). Le parole di Amos: “dice l’Eterno che farà questo” (Amos 9:12) furono citate da Giacomo in questa maniera: “dice il Signore che fa queste cose” (Atti 15:18). Le parole di Gioele: “Chiunque invocherà il nome dell’Eterno sarà salvato” (Gioele 2:32) furono citate sia da Pietro che da Paolo in questa maniera: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato” (Atti 2:21 e Rom. 10:13).

[6] Facciamo notare che nell’inserire il nome Geova nel Vecchio Testamento, i ‘traduttori’ di fra i Testimoni di Geova sono incorsi in questo errore. Essi hanno fatto dire alla Scrittura che Abramo chiamò Dio col suo nome YHWH, cioè Yahweh, perché hanno messo: ‘Quindi disse: Geova, se, ora, ho trovato favore ai tuoi occhi, ti prego di non passare senza fermarti dal tuo servitore’ (Gen. 18:3), quando noi sappiamo che Dio non si era fatto conoscere da Abramo con questo nome perché quando Egli parlò a Mosè gli disse: “Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come El-Shadday (l’Iddio onnipotente); ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Yahweh (Colui che è)” (Es. 6:3). E’ chiaro dunque che se Dio disse quelle parole a Mosè ciò significa che il patriarca Abramo non poteva ancora conoscere Dio sotto il nome Yahweh. Il patriarca infatti lo conosceva con il nome di El-Shadday,cioè l’Iddio Onnipotente, ma non sotto quello di Yahweh, cioè di Colui che è. Come potete vedere i manipolatori delle Scritture in questo caso, mettendo Geova in quel posto, hanno fatto ‘dire’ a Dio una bugia. E poi i Testimoni di Geova ci vengono a dire di onorare il nome di Dio chiamandolo Geova! Quando i loro ‘esperti biblisti’, perché così sono chiamati da loro i traduttori della loro Bibbia, si sono permessi di far chiamare Dio Geova dal patriarca Abramo quando questi non conosceva ancora Dio sotto questo nome. Ma naturalmente essi sono all’oscuro di questo.

[7] Conosco una sorella in Cristo, che, poco tempo dopo avere conosciuto il Signore, siccome le veniva con insistenza detto da suo figlio, che è un Testimone di Geova, che il nome di Dio è Geova e che così bisogna chiamarlo, si mise nella sua semplicità e con fede a pregare Dio affinché le facesse sapere Lui quale è il suo nome. (Ancora questa sorella non sapeva che Dio aveva fatto conoscere il suo nome a Mosè). E Dio l’esaudì. Un giorno mentre si trovava in casa sentì davanti a lei una voce autorevole che le disse: ‘Io sono’.

GIACINTO BUTINDARO, I Testimoni di Geova, Roma 1998, pag. 100-104

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