La persecuzione della Chiesa Cattolica Romana contro gli Ugonotti in Francia

Gli effetti della Riforma iniziata in Germania si fecero sentire anche in Francia, dove molte migliaia di persone adottarono i principi della Riforma dando importanza alla Bibbia in questioni di fede e di morale ed alla dottrina della giustificazione per fede. Anche costoro, come tutti quelli che adottarono questi principi, furono chiamati dalla curia romana Protestanti. Essi in seguito furono chiamati Ugonotti. Contro di loro furono ordite persecuzioni da parte di Francesco I e di Carlo IX. A proposito della persecuzione ordita da Carlo IX contro gli Ugonotti ci sono le prove che fu l’allora papa Pio V (1566-1572) a fomentarla e ad incoraggiarla.

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Papa Pio V

Le prove sono queste lettere che lo stesso Pio V scrisse. In una di queste egli eccita il re Carlo IX ‘ad esterminare tutti quei scellerati eretici, a massacrare tutti i prigionieri di guerra, senza avere riguardo per alcuno, senza rispetto umano, e senza pietà; imperocchè non vi poteva né vi doveva mai essere pace fra Satana e i figli della luce’. Essi dovevano essere intieramente sterminati, ‘affinché la razza degli empi non pullulasse di nuovo, ed anche per piacere a Dio, il quale preferisce ad ogni altra cosa che si perseguitino apertamente e piamente i nemici della religione cattolica’. In un altra lettera allo stesso re, Pio V dice: ‘E questo otterrai (cioè di ristabilire la Francia nel suo splendore), se niun riguardo di persone o di cose potrà giammai indurti a perdonare ai nemici di Dio (…) imperciocchè in niun altro modo potrai placare Iddio, se non punirai severessimamente, con le pene dovute, le ingiurie che questi uomini scelleratissimi fanno a Dio’. Temendo che il re Carlo IX non fosse abbastanza crudele, Pio V scrisse alla regina madre: ‘Ci è stato detto che costì vi sieno alcuni i quali si adoperano acciò sieno liberati alcuni di quegli eretici prigionieri, e cerchino rimandarli impuniti. Tu adunque devi fare di tutto acciò cotali scelleratissimi uomini sieno puniti coi dovuti supplizi’, ed in un altra lettera: ‘Guardati bene, carissima figlia in Cristo, dal credere che si possa fare qualche cosa più cara e più accetta a Dio, fuori di quella di distruggere i suoi nemici per amore della religione cattolica’. Fu in questa maniera che Pio V (il quale è annoverato tra i santi della chiesa romana e come santo è venerato e pregato) preparò la strage di migliaia di Ugonotti detta della notte di Bartolomeo, avvenuta a Parigi nelle notti del 23 e 24 Agosto 1572 [1]. Vediamo ora come fu accolta a Roma la notizia dell’avvenuta strage. Giacomo Augusto de Thou Presidente del parlamento di Parigi, autore cattolico, nel libro 53 della sua Storia Universale, racconta la gioia che fu dimostrata dalla corte di Roma al primo annunzio della strage eseguita. Ecco le parole di de Thou: ‘Giunta in Roma la notizia del massacro di Parigi, la gioia che essa vi arrecò fu al di là di quanto possa dirsi. Le lettere del Nunzio furono lette il 6 Settembre nel concistoro; e tosto fu risoluto che il papa (che era Gregorio XIII succeduto a Pio V morto nel mese di maggio del 1572) accompagnato dai cardinali andrebbe alla Chiesa di S. Marco per ringraziare Dio solennemente della grazia singolare che aveva fatto alla S. Sede ed a tutta la cristianità: che il lunedì seguente si canterebbe una messa di ringraziamento alla Minerva colla assistenza del papa e cardinali, e che si pubblicherebbe un giubileo universale; perché i nemici della verità e della Chiesa erano stati massacrati in Francia’. Oltre a ciò il papa fece dipingere i principali episodi della strage dal celebre pittore Vasari, nella sala dei re al Vaticano, e fece coniare una medaglia col busto del papa da un lato, e dall’altro un angelo colla spada nella destra, e una croce nella sinistra, in atto di uccidere gli Ugonotti, col motto UGONOTTORUM STRAGES 1572 [2]. Leggendo queste cose ci vengono alla mente le parole di Gesù Cristo: “L’ora viene che chiunque v’ucciderà, crederà di offrir servigio a Dio. E questo faranno, perché non hanno conosciuto né il Padre né me” (Giov. 16:2,3).

NOTE

[1] Quanto questo papa fosse crudele e spietato e ce l’avesse a morte con i Protestanti è attestato dal fatto che quando mandò in Francia il conte di Santafiore a capo di un piccolo esercito per aiutare i Cattolici francesi diede a costui l’ordine ‘di non prendere prigioniero nessun ugonotto, e di uccidere subito chiunque gli capitasse nelle mani’ (Leopold Von Ranke, Storia dei papi, Firenze 1959, pag. 269-270). In seguito egli ‘si dolse del conte che non havesse il comandamento di lui osservato d’ammazzar subito qualunque heretico gli fosse venuto alle mani’ (Leopold Von Ranke, op. cit., pag. 285). Quanto egli si compiacesse dello sterminio dei Protestanti è attestato anche dal fatto che egli mandò in premio il cappello e la spada benedetti al crudele duca d’Alba, per le sue stragi fatte compiere nei Paesi Bassi al tempo di Filippo II (cfr. Leopold Von Ranke, op. cit., pag. 270, 428-430). Si ritiene che durante i sei anni di governo del duca d’Alba (1567-1573) sarebbero state eseguite da sei a ottomila condanne capitali.

[2] Queste lettere e queste notizie sono state citate da Luigi Desanctis in Roma papale, Firenze 1882, Terza ediz., pag. 293, 294, 295. Questo stesso papa sanguinario mentre si rallegrava per la morte di migliaia di Ugonotti dall’altro trattava con longanimità il prete Guercino, soprannominato ‘il re della campagna’, che si era reso colpevole di ben 44 omicidi ma non per ‘zelo religioso’ ma solo per derubare e per la voglia di uccidere. Guercino fu dal papa assolto sia spiritualmente che corporalmente!

Tratto dal libro di Giacinto Butindaro ‘La Chiesa Cattolica Romana’ pag. 312, 313

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