I pellegrinaggi secondo la Chiesa Cattolica Romana

Il pellegrinaggio è un rito religioso presente anche nell’Islam, nel Buddismo e nell’Induismo. Maometto impone ai suoi seguaci di recarsi in pellegrinaggio a Medina, ma soprattutto alla Mecca. E Buddha impone ai suoi seguaci di compiere quattro pellegrinaggi ai luoghi principali della sua carriera mortale che sono il suo villaggio natale, il luogo dove ricevette ‘la rivelazione’, quello dove iniziò a predicare ed infine il villaggio dove morì. Per gli Induisti ci sono alcuni fiumi sacri, tra questi quello più importante è il Gange; per loro tuffarsi in esso o semplicemente costeggiarlo significa assicurarsi la beatitudine eterna; per questo si spostano da luoghi lontani per recarsi a questo fiume.

La dottrina dei teologi papisti

I pellegrinaggi procurano grazie eccezionali e sono scritturali. Uno scrittore cattolico ha affermato che il pellegrinaggio è innanzi tutto un atto di fede e poi è ‘una forma eminente di preghiera e vale a colui che lo compie grazie eccezionali’. I teologi papisti sostengono i pellegrinaggi con le Scritture dicendo che secondo la legge di Mosè anche gli Israeliti si dovevano recare tre volte all’anno a Gerusalemme, la città santa. Perciò quello che viene prescritto ai Cattolici è scritturale perché anche loro vengono esortati ad andare in luoghi santi.

Storia

Per quanto riguarda l’origine e la diffusione dei pellegrinaggi in seno alla chiesa cattolica romana diciamo queste poche cose.

Dopo la morte di Cristo, il luogo dove Gesù era nato, quello dove era stato allevato, i luoghi dove aveva predicato, e soprattutto il luogo dove era stato crocifisso e sepolto, cominciarono ad essere considerati da molti dei luoghi più santi degli altri, e perciò cominciò da parte di molti la migrazione verso questi luoghi; migrazione, che dobbiamo dire, non si è fermata fino a oggi. Ma non solo la terra santa cominciò ad essere la meta di molti pellegrini, ma anche Roma, e questo perché la tradizione diceva che in questa città vi erano morti martiri Pietro e Paolo, e molti venivano a venerare le loro tombe. Nel corso del tempo i pellegrinaggi in seno alla chiesa romana si moltiplicarono in maniera impressionante perché cominciarono a moltiplicarsi tombe di martiri e reliquie di ogni genere, e la gente fu convinta che andando a venerare quelle tombe o quelle reliquie avrebbero ottenuto da Dio per mezzo di esse delle grazie. Poi gli fu detto che se avessero fatto il pellegrinaggio in quel luogo o in quell’altro luogo avrebbero ottenuto la remissione delle loro pene temporali, cioè l’indulgenza; e così essi furono oltremodo invogliati a compiere i pellegrinaggi. Ancora oggi i pellegrinaggi sono collegati alle indulgenze. In Italia i luoghi dove i pellegrini cattolici si recano in maggiore numero sono Roma, Assisi e Loreto. All’estero Lourdes, Fatima, La Salette e Medjugorje. Ma vediamo di esaminare il perché i Cattolici vanno in gran numero in questi luoghi cosiddetti santi: a Roma ci vanno per visitare le tombe di Pietro e Paolo; ad Assisi ci vanno per adorare e pregare Francesco ed ottenere tramite lui delle grazie; a Loreto vanno a visitare la cosiddetta casa di Maria trasportata dagli angeli da Israele in Italia; a Lourdes, a Fatima, a La Salette e a Medjugorje ci vanno per ottenere da Maria le grazie di cui hanno bisogno e per adorarla. E in tanti altri luoghi ci vanno per venerare la sindone, corpi e pezzi di corpi di persone morte, pezzi di legno che dicono essere della croce su cui fu crocifisso Gesù, le vesti, il velo e l’anello di fidanzamento di Maria; e tante altre cose che sarebbe troppo lungo enumerare tutte.

Confutazione

La Scrittura non conferma affatto i pellegrinaggi cattolici

Gli Israeliti salivano a Gerusalemme perché Gerusalemme è la città che fu scelta da Dio per mettervi il suo nome e gli Israeliti avevano ricevuto da Dio l’ordine di salire tre volte all’anno nel luogo che lui avrebbe scelto secondo che è scritto: “Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo che questi avrà scelto: nella festa dei pani azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle Capanne” (Deut. 16:16). Questa è la ragione per cui al tempo di Gesù è detto che i suoi genitori “andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua” (Luca 2:41), e che quando Gesù raggiunse dodici anni salì anche lui con essi a Gerusalemme “secondo l’usanza della festa” (Luca 2:42). Anche dopo che Gesù fu assunto in cielo Gerusalemme continuò ad essere la meta periodica di molti Giudei; ricordiamo a tale proposito che a Pentecoste “in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo” (Atti 2:5), proprio in ragione dell’ordine dato da Dio nella legge.

Ma ora noi credenti in Cristo non siamo chiamati come lo erano i Giudei a salire annualmente a Gerusalemme per celebrarvi le tre feste giudaiche sopra menzionate perché Cristo ha abolito nella sua carne queste pratiche religiose dicendo alla donna samaritana: “L’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio è spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità” (Giov. 4:21,23,24). Dio è ovunque, e noi non abbiamo bisogno di andare in qualche particolare luogo per adorarlo; perché questo lo possiamo fare dovunque. Gesù Cristo ha anche detto: “Poiché dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matt. 18:20); queste sue parole confermano che noi non abbiamo bisogno di fare nessun pellegrinaggio in verso qualche particolare luogo per trovare la sua presenza, perché egli è presente in mezzo a noi. Ricordiamo anche che la legge ha un’ombra dei futuri beni e non la realtà stesse delle cose; quindi anche le feste giudaiche che i Giudei erano chiamati a celebrare salendo a Gerusalemme erano figura di cose che dovevano avvenire e non la realtà stesse delle cose. La realtà di quel salire a Gerusalemme consiste nel fatto che noi siamo venuti alla Gerusalemme di sopra secondo che è scritto agli Ebrei: “Ma voi siete venuti al monte di Sion, e alla città dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste” (Ebr. 12:22); questo significa di conseguenza che noi non siamo chiamati ad andare in pellegrinaggio a Gerusalemme né tre volte all’anno e neppure una volta all’anno o almeno una volta nella vita. Noi credenti siamo chiamati pellegrini e forestieri perché siamo in viaggio verso la nostra patria celeste; come Abramo, Isacco e Giacobbe confessarono di essere dei pellegrini perché cercavano una patria migliore, quella celeste, nella stessa maniera pure noi dichiariamo di essere in pellegrinaggio verso la città celeste di cui siamo cittadini. Là siamo diretti, a quella città aneliamo, e come siamo angustiati finché questo viaggio non è terminato!

Abbiamo così dimostrato che il pellegrinaggio verso Gerusalemme prescritto da Dio è stato abolito e che noi credenti non siamo chiamati a recarci in qualche particolare luogo della terra per adorare Dio o per ricevere da lui qualche particolare beneficio o benedizione, perché non ci sono certi luoghi dove Dio è più presente che in altri. Per chiarire questo concetto faccio un esempio. Noi sappiamo con certezza che Gesù Cristo nacque in Betleem, fu allevato in Nazaret, fu battezzato nel fiume Giordano, e sempre presso il fiume Giordano fu unto di Spirito Santo. Sappiamo pure che egli camminò sul mare di Tiberiade, che operò miracoli attorno a questo mare; che predicò nel tempio di Gerusalemme, che fu messo a morte a Gerusalemme. Ora, tutte queste cose sono vere perché la Scrittura le attesta chiaramente; ma questo non ci porta a volere andare in Israele per camminare nei luoghi dove camminò Gesù Cristo, il Figlio di Dio, per essere benedetti o guariti per mezzo di essi dal Signore come se essi avessero delle virtù soprannaturali o che Dio conferisse delle grazie particolari a coloro che si recano negli stessi luoghi dove camminò il suo Figliuolo. Fermo restando che la terra d’Israele è terra santa, se noi facessimo così diventeremmo pure noi superstiziosi.

Una parola al ‘pellegrino’ cattolico

Per concludere voglio dire al ‘pellegrino’ cattolico romano queste parole del profeta: “Per il tuo lungo cammino ti stanchi, ma non dici: E’ inutile!” (Is. 57:10); ma anche: ‘Rientra in te stesso; ma non ti rendi conto di essere stato ingannato e di andare dietro alla vanità? Non salire a questi luoghi dove è praticata l’idolatria: vai a Cristo e troverai in lui ogni benedizione spirituale’. Non continuare a compiere questi pellegrinaggi pensando di acquistare meriti davanti a Dio o di ricevere grazie eccezionali, ma vieni al monte Sion, vieni alla Gerusalemme celeste riconoscendoti un peccatore bisognoso del perdono divino ed allora sì che otterrai grazia sopra grazia.

GIACINTO BUTINDARO, La Chiesa Cattolica Romana, Roma 1998, pag. 198, 199

Capitolo 7 – Il culto a Maria, ai santi e agli angeli; le statue e le immagini; i pellegrinaggi e le processioni

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