Il movimento Rastafariano

Il movimento religioso dei rastafariani – nato in Giamaica nel 1930 – è noto, anche in Italia, per la sua influenza decisiva sulla musica reggae e per la sua diffusione fra giocatori di calcio originari del Suriname, la nazione sulla costa atlantica dell’America del Sud dove il movimento rastafari conta una presenza particolarmente significativa. Dei rastafariani conosciamo la caratteristica acconciatura a treccine (“dreadlocks”), la passione per camice e berretti dai colori sgargianti, e il consumo – in un contesto rituale – di allucinogeni (“ganja”). Non sempre, tuttavia, ci si rende conto di quali siano esattamente le loro idee religiose.

Le radici del movimento rastafari risalgono all’”etiopismo”, versione afro-americana del sionismo. Gli “etiopisti” – guidati da Marcus Mosiah Garvey (1887-1940) – invitavano i discendenti degli schiavi strappati all’Africa con la violenza a ritornare in Africa, e particolarmente al paese considerato simbolicamente il cuore dell’Africa tradizionale, l’Etiopia. Frange del movimento “etiopista” aveva posizioni decisamente non ortodosse. Alcuni leader etiopisti, come Alexander Bedward, pretendevano di essere loro stessi il messia. Altri consideravano Gesù Cristo un’incarnazione divina fra altre. Così, nell’isola caraibica di Anguilla, Robert Athyli Rogers aveva fondato una Afroathlican Constructive Church, che considerava Gesù una tra le tante incarnazioni divine.

Le sorti dell’”etiopismo” cambiano in modo radicale il 2 novembre 1930, quando Ras Tafari è incoronato imperatore dell’Etiopia con il nome di Hailé Selassié I (1892-1975). La maggioranza dei leader “etiopisti” in Giamaica (ma non Garvey) si convince che l’imperatore d’Etiopia rappresenta il messia, se non l’incarnazione dello stesso Dio Padre.

Del movimento – chiamato rastafari dal nome dell’imperatore prima di ascendere al trono, appunto Ras Tafari – si afferma spesso che è nato da un fenomeno popolare spontaneo e che non ha avuto veri e propri fondatori. Studi recenti hanno sottolineato il ruolo primario di tre “predicatori etiopisti”: Leonard Howell, H. Archibald Dunkley, e Joseph Nathaniel Hibbert. Dunkley e Hibbert erano membri di una organizzazione chiamata Grande Fraternità Antica del Silenzio, o Antico e Mistico Ordine dell’Etiopia. Questa organizzazione faceva parte del vasto movimento noto in tutta l’area di lingua inglese come “massoneria Prince Hall”. In quest’area, la maggioranza delle logge non ammettevano (e molte, per la verità, non ammettono ancora oggi) afro-americani. Questi ultimi reagirono costituendo una massoneria “parallela”, riservata agli afro-americani e chiamata “Prince Hall” dal nome di un suo più o meno mitico fondatore. Originariamente, il mondo delle organizzazioni Prince Hall era denunciato come una contraffazione della “vera” massoneria dalle logge americane riservate ai bianchi; oggi i rapporti sono decisamente migliorati. A prescindere dalle questioni etniche, la massoneria Prince Hall ha sempre derivato la sua dottrina e i suoi rituali da quelli della massoneria maggioritaria. E’ attraverso autori massonici che i primi rastafariani – compreso Leonard Howell, che non era massone ma era appassionato di religioni orientali – si interessano di temi esoterici, e talora interpretano la personalità divina, Yah (o Jah), in senso panteistico. La generazione successiva – rappresentata da dirigenti rastafariani come Dennis Forsythe – scoprirà, lungo la stessa linea, l’Ordine della Rosa-Croce AMORC, da cui trarrà altri elementi di carattere esoterico.

Lo studioso William Spencer in un libro recente ha riesaminato le vicende, già studiate da altri autori, relative alla visita di Hailé Selassié in Giamaica nel 1966. L’imperatore si stupisce dell’esistenza di un’intera religione che lo considera Dio, e nega risolutamente di esserlo. Una delle parti più importanti nel libro di Spencer riguarda la reazione del movimento rastafari (divenuto ormai internazionale) alla rivoluzione comunista di Menghistu in Etiopia e alla morte dell’imperatore nel 1975. Nei primi mesi, molti rastafariani pensano che l’imperatore non sia morto e che si tratti solo di menzogne diffuse dalla stampa (era questa la posizione iniziale anche del cantante Bob Marley, 1945-1981, che una frangia del movimento considera a sua volta una figura messianica).
Oggi, peraltro, pochi rastafariani si attendono la resurrezione o riapparizione fisica di Hailé Selassié. L’ipotesi è che la morte di Hailé Selassié abbia portato a una separazione di elementi contraddittori che coesistevano con qualche difficoltà nel sincretismo rastafariano. Se è vero che pochi rastafariani hanno seguito il consiglio di Selassié e hanno aderito alla Chiesa Ortodossa Etiope, non è meno vero che sono nati nel mondo rastafariano movimenti di notevoli dimensioni – come le cosiddette “Dodici Tribù d’Israele” – che reinterpretano la religione rastafari in senso più “cristiano”. Per questa parte del movimento, Selassié è la figura profetica più importante della storia, ma rimane subordinata a Gesù. All’estremo opposto – e per reazione – si è sviluppato il movimento “bun Christ” o “burn Christ” (“bruciamo Cristo”), che – soprattutto in occasione di concerti reggae – brucia simboli cristiani. L’uscita dal cristianesimo, per alcuni gruppi, avviene peraltro tramite idee che derivano precisamente (lungo una linea che risale ai fondatori) da spunti di tipo massonico-esoterico ovvero orientaleggiante. In questi gruppi la morte di Selassié è spiegata precisando che l’anima dell’imperatore, l’essenza divina, deve essere distinta dalla sua manifestazione corporale. Pur essendosi manifestata in Selassié in modo eminente, questa essenza divina è presente come scintilla in ogni rastafariano, con una evidente deriva in senso panteistico e gnostico.

Spencer evidenzia che il movimento rastafariano si trova oggi a un bivio, e l’esito sarà probabilmente la separazione fra due branche diverse. La prima preciserà sempre di più la sua identità come movimento di carattere esoterico, gnostico, non cristiano, nella linea di certe sue origini di tipo massonico ovvero orientaleggiante. Una seconda branca – rappresentata oggi da un gruppo diffuso internazionalmente, le “Dodici Tribù di Israele” – potrà evolversi, nonostante abitudini e problemi di non facile soluzione (come l’uso rituale degli allucinogeni), in direzione di un movimento predicatore di un “cristianesimo selassiano”, nel senso di considerare l’imperatore Hailé Selassié come un testimone e un profeta, non come una figura divina.

I rastafariani giustificano diversi punti del loro credo appoggiandosi sul testo biblico. Su un sito dedicato alla religione Rastafarian si legge:

“I concetti fondamentali del credo Rastafari sono l’odio verso la società corrotta della leadership mondiale bianca e capitalista, il mondo occidentale bianco, la società oppressiva, la cultura imposta dal regime. … I Rasta sono convinti che la Marijuana sia in grado di accrescere la propria autocoscienza per entrare in contatto con la verità di Jah e del mondo, infatti viene considerata il seme della saggezza. … A difendere l’utilizzo dell’erba, inoltre, ci ha pensato la Sacra Bibbia, la quale sostiene che essa è un dono di Dio Padre (potete controllare a tale proposito Genesi 3:18; Esodo 10:12; Proverbi 15:17). Tipico dell’aspetto fisico dei Rasta sono i dreadlocks, lunghe ciocche di capelli annodati, la capigliatura e modellata sulla criniera del leone, simbolo della Tribù di Giuda. Essi portano i capelli così lunghi perchè secondo le loro leggi non possono tagliarli. Questo dovuto al fatto che la Bibbia riporta un passo che dice testualmente: “Nessuna lama toccherà il capo dei fedeli”. I rasta si considerano la 13° tribù d’Israele e come le altre dodici seguono le dieci leggi di mosè e la Sacra Bibbia in maniera scrupolosa.”

Possiamo notare qui come la Bibbia venga rigirata in modo arbitrario per avallare idee ad essa estranee:

1. I versi biblici citati non parlano di allucinogeni, ma di vegetali. Il verso in Genesi dice: “mangerai l’erba dei campi”; quello in Esodo parla di cavallette che distrussero l’erba dei campi in Egitto; e quello in Proverbi dice, allegoricamente: “meglio un piatto d’erbe, dov’è l’amore, che un bue ingrassato, dov’è l’odio”.
L’uso di sostanze allucinogene di origine vegetale per “entrare in contatto con il divino” ed “espandere la propria autoconsapevolezza” è, in realtà, un insegnamento sciamanico, e new-age, in aperta antitesi con l’invito delle Sacre Scritture che ci presentano un Dio che brama il ritorno a sè delle sue creature e che per esse dà loro il suo stesso Figlio, Gesù.

2. La Bibbia non dice affatto che nessuna lama deve toccare il capo dei fedeli. Piuttosto, esisteva sotto la legge dell’Antico Testamento il “nazireato”, un libero voto di consacrazione personale; l’uomo o la donna Israelita che faceva questo voto non doveva radersi i capelli per tutto il tempo dello stesso e doveva astenersi da qualunque tipo di bevanda alcolica.

3. In tutta la Bibbia si parla sempre e soltanto di 12 tribù d’Israele, mai di una presunta tredicesima tribù, passata o futura.

Sul sito rastafariano citato prima si legge ancora:

“Essere Rasta significa essere totalmente libero, tuttavia esistono regole morali e scritte che, in aggiunta alle dieci precedenti, aiutano a mantenere sano il corpo e la mente:
1) I Rasta rifiutano ogni tipo di deturpazione del corpo, come: radersi, tatuarsi, tagliarsi i capelli. 2) E’ sconsigliato mangiare carne, mentre il maiale e i molluschi sono fortemente proibiti. 3) JAH RASTAFARI è l’unico Dio supremo. … 7) Un unico desiderio è di riunire tutto il mondo sotto le regole di Selassie, con seguaci che costituiscono un unica fratellanza. … 9) Devono essere rispettate le antiche leggi di Israele. …”

In definitiva, il credo rastafariano si fonda essenzialmente su un’interpretazione arbitraria dell’Antico Testamento. Questa interpretazione include:

1. la sostituzione di Gesù con un altro presunto messia (Selassié, che mai pretese di esserlo);
2. il divieto di mangiare certi alimenti (la Sacra Bibbia definisce “bugiardi” quelli che “ordineranno di astenersi dai cibi che Dio ha creati”, cf. 1 Tim. 4:3,4);
3. l’obbligo di seguire la legge mosaica, il che ò implica il rifiuto dell’opera e della persona di Gesù (si leggano ad esempio Galati 2:21, 3:11-14).

Le Sacre Scritture ci ricordano che la legge mosaica non fu data perché l’uomo potesse rendersi giusto tramite essa ma, anzi, che essa è servita per aprirci gli occhi sulla nostra condizione di esseri caduti e ingiusti: “la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede” (Galati 3:24).

Tratto dal sito ‘Il Cammino Cristiano

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