Colui che viene chiamato papa non ha le chiavi del regno dei cieli

Gesù disse un giorno a Pietro: “Io ti darò le chiavi del regno de’ cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli” (Matt. 16:19). Queste parole sono prese dai teologi cattolici romani per sostenere che siccome che il capo dello Stato del Vaticano é il successore di Pietro, di conseguenza lui possiede le chiavi del regno di Dio, e perciò chi vuole entrare nel regno di Dio deve per forza di cose entrare a fare parte della chiesa romana (e questo può avvenire riconoscendo il capo dello Stato del Vaticano come capo della Chiesa); perché fuori di essa (la chiesa romana), essi dicono, vi è la perdizione, dentro invece c’é la salvezza! Ora, le suddette parole di Gesù all’apostolo Pietro sono state malamente interpretate dai Cattolici romani: naturalmente essi questa errata interpretazione (come tante altre) hanno tutto l’interesse a farla e a conservarla perché essa serve loro per fare apparire alla gente che il capo dello Stato del Vaticano é investito di un’autorità particolare come lo fu il suo (presunto) predecessore Pietro! Abbiamo già dimostrato ampiamente che colui che essi chiamano papa è un impostore, e non il successore di Pietro, e questo perché Pietro non fu il primo vicario di Cristo che prima di morire lasciò il suo vicariato ad un suo successore. Ora, vediamo di spiegare la questione delle chiavi del regno date a Pietro.

Noi crediamo fermamente che Gesù diede le chiavi del regno dei cieli a Pietro ma questo non significa che Pietro ricevette l’autorità di fare santo chi voleva lui, o di salvare e perdere chi voleva lui o che ricevette una particolare autorità che lo elevava al di sopra di tutti gli altri apostoli e della Chiesa intera o quella di deporre i re anticristiani sciogliendo i loro sudditi dal giuramento di fedeltà. Ora noi, usandoci di altre Scritture, faremo alcune considerazioni sulle parole di Gesù a Pietro, al fine di spiegare che cosa sono queste chiavi del regno dei cieli che Gesù diede a Pietro e in che cosa consiste questo potere di legare e sciogliere.

Gesù, il Figlio di Dio, era presso il Padre nel regno dei cieli avanti la fondazione del mondo: egli discese dal cielo. Se dunque ha parlato di chiavi del regno dei cieli, vuole dire che il regno di Dio ha una porta per la quale vi si entra, altrimenti non si spiega l’immagine delle chiavi usata da Gesù.

Gesù quando riprese gli scribi e i Farisei disse loro: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno de’ cieli dinanzi alla gente; poiché, né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare” (Matt. 23:13), ed anche: “Guai a voi, dottori della legge, poiché avete tolta la chiave della scienza! Voi stessi non siete entrati, ed avete impedito quelli che entravano” (Luca 11:52). Da queste parole emerge chiaramente che gli scribi con i Farisei chiudevano l’accesso al regno dei cieli sia davanti a loro che davanti a quelli che cercavano di entrarvi. Ora, per serrare il regno dei cieli davanti a loro e agli altri dovevano per forza di cose avere a loro disposizione una chiave; e questa chiave era la chiave della scienza che essi avevano tolta. Essi sedevano sulla cattedra di Mosè ed ammaestravano il popolo mediante la legge ma con i loro insegnamenti avevano fatto cadere molti nel peccato perché essi erano dei precetti d’uomini che annullavano la Parola di Dio. Quindi gli scribi e i Farisei avevano tolto alla Parola di Dio il suo vero significato e la sua efficacia perché l’avevano annullata con la loro tradizione. E’ chiaro che falsando il senso della Parola di Dio, non solo loro non entravano nel regno dei cieli ma non vi entravano neppure quelli che loro ammaestravano. Gesù li chiamò “guide cieche” (Matt. 23:16) appunto per questo, perché, avendo annullata la Parola di Dio, non erano in grado di guidare il popolo. Spieghiamo questo concetto con un esempio tratto dalle Scritture: voi sapete che un giorno Gesù disse a quel giovane ricco che gli domandò cosa doveva fare di buono per ereditare la vita eterna, che se voleva entrare nella vita doveva osservare questi comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso” (Matt. 19:18,19). Come potete vedere tra i comandamenti enunciati da Cristo c’è anche quello di onorare padre e madre, che era uno dei comandamenti che gli scribi e i Farisei avevano annullato dicendo: “Se uno dice a suo padre o a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è offerta a Dio, egli non è più obbligato ad onorar suo padre o sua madre” (Matt. 15:5,6). Quindi, come avrebbero potuto entrare nella vita gli scribi e i Farisei e quelli da loro guidati non osservando il comandamento di onorare il padre e la madre come insegnava la legge del Signore? Riassumendo: la legge era la chiave che gli scribi e i Farisei avevano per accedere loro stessi e per fare accedere gli altri nel regno dei cieli, ma essi la tolsero perché annullarono la legge con la loro tradizione. Ma gli scribi e i Farisei serravano il regno dei cieli davanti a loro stessi e alle persone anche perché non riconoscevano in Gesù di Nazaret il Messia. Dicevano di Gesù: “Quest’uomo non è da Dio..” (Giov. 9:16), e: “Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore” (Giov. 9:24), ed ancora: “Costui non caccia i demonî se non per l’aiuto di Beelzebub, principe dei demonî” (Matt. 12:24); e siccome che essi sedevano sulla cattedra di Mosè queste cose che essi dicevano su Gesù erano accettate da molti Giudei, i quali perciò erano impediti dalle loro parole di entrare nel regno di Dio, dato che in esso si può entrare solo riconoscendo in Gesù il Cristo di Dio.

Le chiavi del regno dei cieli di cui parlò Gesù a Pietro erano costituite dalle sane parole del Signore Gesù Cristo; parole che egli aveva ricevute dal Padre e che diede anche a Pietro. Diciamo anche a Pietro e non solo a Pietro perché Gesù diede la Parola di Dio (le chiavi per legare e sciogliere) anche agli altri apostoli secondo che è scritto: “Le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute…” (Giov. 17:8).

Pietro, per mezzo delle chiavi che ricevette da Gesù, il giorno della Pentecoste permise a molti Giudei di entrare nel regno di Dio. In quel giorno molti Giudei, dopo che lo sentirono predicare, furono compunti nel cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:37-39). Notate che quei Giudei nella sostanza chiesero cosa dovevano fare per entrare nel Regno di Dio e che Pietro glielo disse con ogni franchezza. Quella risposta che gli diede Pietro era la Parola del Regno e per quei Giudei fu la chiave che gli permise di entrare nel Regno di Dio. Come potete vedere Pietro non serrò il regno dei cieli davanti a quei Giudei, come invece facevano gli scribi e i Farisei, perché lui gli disse che Iddio aveva fatto e Signore e Cristo quel Gesù che essi avevano crocifisso (cfr. Atti 2:36) e che cosa essi dovevano fare per entrare nel regno dei cieli secondo le parole ricevute da Cristo Gesù.

Ÿ Secondo quello che insegna la Scrittura, tutti i credenti possiedono la chiave per fare entrare i peccatori a fare parte della Chiesa di Dio, perché tutti i credenti conoscono la maniera in cui si entra a farne parte e la possono riferire a quelli di fuori. Quando un figliuolo di Dio dice ad uno che é ancora perduto: ‘Ravvediti dei tuoi peccati, credi nel Signore Gesù e sarai salvato’, non sta facendo altro che dirgli quello che deve fare per entrare nel regno dei cieli e perciò è uno strumento di cui Dio si usa per condurre la pecora perduta all’ovile del Sommo Pastore.

Il fatto di sciogliere e legare é presente anche in queste parole che Gesù ha rivolto a tutti i suoi discepoli: “Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, và e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello; ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano. Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte nel cielo” (Matt. 18:15-18). In questo caso il legare sulla terra consiste nell’escludere dalla comunità un fratello che pecca contro un altro fratello e rifiuta di ascoltare sia il fratello a cui ha fatto il torto, sia i testimoni e sia la Chiesa; in questo caso Gesù ha detto: “Siati come il pagano e il pubblicano” per significare che non si devono più intrattenere relazioni con costui. Lo sciogliere sulla terra consiste invece nel tornare ad avere relazione con un fratello che ha peccato contro un altro fratello e che dopo essere stato ripreso si pente del suo peccato. Dalle parole di Gesù sia quello che leghiamo e sia quello che sciogliamo viene legato e sciolto anche nel cielo. Vorrei farvi notare che il legare è collegato all’ostinazione e lo sciogliere al pentimento del fratello che dopo avere peccato viene ripreso; la stessa cosa si può dire anche del legare e dello sciogliere in relazione a coloro che sono fuori dal regno di Dio, perché se il peccatore all’udire la parola della salvezza si ostina in cuore suo e non l’accetta, egli viene legato da colui che gli annunzia la via della salvezza, ossia viene mantenuto fuori dal Regno perché i suoi peccati gli vengono ritenuti; mentre se il peccatore si pente e accetta la Parola allora viene sciolto dal suo legame al peccato mediante la Parola e viene fatto entrare nel Regno di Dio perché i suoi peccati gli vengono rimessi. In relazione all’autorità di sciogliere ricevuta da Pietro, ricordiamo che sia il giorno della Pentecoste e sia il giorno in cui Pietro guarì lo zoppo alla porta del tempio detta ‘Bella’, molti Giudei furono da lui ‘sciolti’ dal forte legame della legge mediante la parola della predicazione perché essi, accettando la parola che lui predicò loro, ottennero da Dio la remissione dei loro peccati. Anche riguardo a Cornelio e i suoi parenti si può dire che essi furono da lui ‘sciolti’ mediante la parola della sua predicazione; perché l’angelo che era apparso a Cornelio gli aveva detto che Simone gli avrebbe parlato di cose per le quali sarebbe stato salvato lui e la sua casa. In relazione all’autorità di legare invece bisogna dire che coloro che durante la sua vita rigettarono la parola da lui predicata furono da lui legati e rimasero fuori perché, rigettandola, i loro peccati gli furono ritenuti. Per quanto riguarda invece l’autorità di legare e di sciogliere all’interno della Chiesa che anche Pietro aveva ricevuto da Cristo, ricordiamo il caso di Simone a Samaria. Questo credente, quando vide che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del denaro dicendogli di dare anche a lui quell’autorità. Ma Pietro lo riprese severamente per il suo peccato dicendogli: “Ravvediti dunque di questa tua malvagità… Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità” (Atti 8:22,23); egli fece ciò che il Signore aveva detto di dovere fare verso un fratello che aveva peccato, infatti lo riprese. Ora, noi non sappiamo se Simone si pentì e fu sciolto, o se si ostinò e fu legato; certo è che se si pentì fu perdonato e guadagnato, ma se si ostinò in cuore suo fu legato ed escluso dalla comunità dei santi di Samaria.

Nel passato vi sono stati capi dello Stato Pontificio che hanno scomunicato degli uomini che hanno proclamato la verità. Sono stati da loro scomunicati predicatori del Vangelo, traduttori della Bibbia, e molti altri; e questo perché secondo le guide di questa organizzazione religiosa essi minacciavano il cristianesimo e volevano distruggere la Chiesa mediante i loro insegnamenti. Le guide cieche pensarono così di avere estromesso dalla unica e vera Chiesa degli scellerati; ma le cose non erano affatto così, perché quelli che loro chiamavano scellerati o peste, non uscirono dalla Chiesa di Dio ma bensì vi entrarono dopo essere usciti da quel carcere sotterraneo che è la cosiddetta santa chiesa apostolica che è tale solo di nome ma non di fatto perché non é né una santa assemblea di riscattati e neppure apostolica, e questo perché i suoi aderenti non sono ancora stati riscattati dalla potestà di Satana ed essa non si attiene affatto alla dottrina degli apostoli. Grazie siano rese a Dio, per mezzo di Cristo Gesù, per avere illuminato la mente di molti di questi ‘scomunicati’ dalla chiesa romana; perché per mezzo di essi la parola della fede cominciò ad essere predicata con franchezza e con forza, le sacre Scritture cominciarono ad essere tradotte nella lingua del popolo e molti poterono essere salvati mediante l’Evangelo.

Il capo dello Stato del Vaticano che in questo momento è Giovanni Paolo II pretende di avere le chiavi del regno dei cieli, ma i fatti dimostrano che egli non le possiede e quindi non può permettere l’accesso al regno di Dio a nessuno di quelli che confidano nelle sue parole. Lui insegna che Maria è ‘la porta del cielo’, ‘la dispensatrice dei doni celesti’ ‘la corredentrice col nostro Signore’; quindi induce le persone a confidare in Maria per la loro salvezza ingannandole. Egli insegna pure che la vita eterna ce la si deve meritare compiendo opere buone mentre la Scrittura afferma che la vita eterna è il dono di Dio. Come può quindi affermare di avere le chiavi del regno dei cieli? Di certo, costui insegnando cotali menzogne alla gente, serra davanti a sé e davanti agli altri il regno di Dio. La verità è che quest’uomo, assieme ai suoi collaboratori dispersi per il mondo intero, sta conducendo milioni di anime alla perdizione. E poi i teologi romani si scandalizzano quando ci sentono predicare contro la tradizione cattolica romana perché con essa essi annullano la Parola di Dio; si scandalizzano come si scandalizzarono i Farisei quando sentirono dire a Gesù che non é quel che entra nella bocca che contamina l’uomo, ma quello che ne esce. E perché i Farisei si scandalizzarono? Perché Gesù con quelle parole fece capire alle turbe che la tradizione dei Farisei era menzogna. Ma che disse Gesù ai suoi discepoli, quando seppe da loro che i Farisei erano rimasti scandalizzati dal suo discorso? “Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata. Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; or se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa” (Matt. 15:13,14). Queste parole sono applicabili alla curia romana.

La Chiesa Cattolica Romana, di Giacinto Butindaro.

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