Essere Figli di Dio dentro e fuori

“Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita”
(Filippesi 2:14-16)

Molti pensano che tutti siamo figli di Dio ma non è affatto così. La Parola di Dio afferma che siamo tutti creature di Dio e non figli di Dio. Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome (Gv 1:12).

Figli di Dio ci si diventa quando ci convertiamo, cioè nasciamo di nuovo (Gv 3:3), e apparteniamo veramente al Signore.  Questo diritto si riceve mediante la fede in Cristo Gesù quando facciamo una esperienza personale con il Signore accettandolo nella nostra vita come personale Salvatore. Allora saremo davvero dei figli di Dio. Essere un figlio di Dio è una responsabilità perché dobbiamo essere una luce in questo mondo di tenebre. Si deve vedere la differenza tra chi serve Dio e chi non lo serve (Ml 3:18) perché ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce (Ef 5:8). I figli di Dio si riconoscono dal comportamento e dal loro modo di vestire.

Un credente nato di nuovo quindi figlio di Dio deve essere compassionevole, pieno d’amore, misericordioso, umili e pronto ad aiutare il prossimo come fece il buon sammaritano (Lu 10:30-37). Gesù stesso affermò che da questo conosceranno che siete miei discepoli se avete amore gli per gli altri (Gv 13:35). Debbo dire che per essere dei figli di Dio, quindi essere una luce in questo mondo di tenebre, dobbiamo avere anche un certo modo di vestire; non basta soltanto il nostro comportamento perché una persona piena d’amore che cammina con dei vestiti sconci non può dare una buona testimonianza anzi crea scandalo. E vero che Dio guarda al cuore, ma gli uomini a cosa guardano? Infatti dobbiamo essere figli di luce anche nel vestire. Sempre di più si vedono nelle chiese persone che indossano abiti indecenti e indecorosi che mostrano le varie forme del corpo. Così facendo peccano e inducono gli altri ad peccare (Mt 5:28) e il credente non deve persistere nel peccare. Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l’ha visto, né conosciuto (1 Gv 3:6).

L’ornamento esteriore e importante quanto quello interiore. Va poi detto che in effetti il vestito rivela quello che la persona è di dentro. Questo lo hanno affermato persino dei sociologi e dei psicologi. E questo la dice lunga sull’importanza che ha il come si veste la persona. I giovani che si ribellano alla società fanno notare questa loro presa di posizione vestendosi in maniera eccentrica. Le meretrici per attirare gli uomini si vestono in una certa maniera. Insomma nella nostra società la gente parla pure con il vestito che porta addosso. E siccome noi “figli di Dio” viviamo in mezzo al mondo, e abbiamo anche noi di che dire al mondo con il nostro abbigliamento – il messaggio che vogliamo e dobbiamo dare è che Dio è santo, che noi siamo chiamati a onorare il nostro corpo perché è la dimora dello Spirito Santo, che noi non facciamo più parte di questo mondo essendo stati riscattati da esso – come potremo trasmettere questo messaggio se non vestendo in maniera irreprensibile? Ecco dunque perché una credente o un credente deve apparire nell’esteriore una persona santa.

Sull’ornamento l’apostolo Paolo dice: Le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà (1 Ti 2:9-10), e Pietro lo conferma dicendo alle mogli: Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore. Così infatti si adornavano una volta le sante donne che speravano in Dio. (1 P 3:3-5).

La donna

La donna non deve mettersi: gioielli di nessun genere, vestiti scollati e neanche gonne troppo corte (che attirerebbero gli sguardi) non mettendosi trucco perché ciò è vanità.

Quando prega e profetizza deve avere il capo coperto da un velo e se non vuole metterselo si faccia tagliare i capelli o radersi. (1 Co 11: 5) Il velo è un segno d’autorità e deve essere messo a causa degli angeli (1 Co 11:10). È buono per la donna portare la chioma che le è dato come ornamento e le fa onore (1 Co 11:15).

L’uomo

Invece per l’uomo, come la donna, non deve mettersi: nessun tipo di gioiello, di vestiti che sono troppo aderenti e lussuosi e tanto meno si deve mettere la gonna perché Dio detesta l’uomo che si veste da donna (De 22:5) però, a differenza della donna, quando prega e profetizza non deve coprirsi il capo (1 Co 11:7). Ed è buono per l’uomo non portare la chioma che è per lui un disonore (1 Co 11:14)

In definitiva i credenti “figli di Dio”, cioè nati di nuovo, devono ricercare sempre di più la santità sia interiore che esteriore. Siate santi in tutta la vostra condotta (1 P 1:15).

Dio vi benedica

Gian Michele Tinnirello

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