Un discepolo di Cristo deve essere apolitico

Un discepolo di Cristo, cioè chi si è messo al seguito di Gesù e segue le sue orme, non si deve interessare di politica. Questo significa che non deve dare il voto a nessun candidato o partito politico (può recarsi alle urne però se ritiene necessario farlo per annullar la sua scheda elettorale), come anche non deve candidarsi a cariche politiche nella nazione in cui Dio lo ha posto. Egli deve però pregare per le autorità della propria nazione, come dice di fare la Parola, “affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà” (1 Timoteo 2:2).

Dopo aver detto ciò vogliamo dire su quali Scritture noi credenti ci appoggiamo per sostenere che non ci si deve immischiare in nessuna maniera in cose politiche, in altre parole che noi credenti siamo chiamati ad essere apolitici (il termine apolitico significa che la persona non si interessa di politica).

Gesù un giorno disse al Padre dei suoi discepoli: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giov. 17:16). Con queste parole Gesù ha chiaramente fatto capire che noi suoi discepoli non facciamo più parte di questo sistema di cose come lui nei giorni della sua carne non era parte di esso. Badate, nella stessa maniera: la differenza è che Gesù veniva dal cielo mentre noi veniamo dalla terra. La politica è di questo mondo: il credente no. Chi fa politica ha l’animo alle cose di questo mondo, il credente invece ha l’animo alle cose del cielo di cui è cittadino. Sono cose opposte tra di loro che non si possono conciliare in nessun modo.

Sempre Gesù ebbe a dire: “Il mio regno non è di questo mondo” (Giov. 18:36) e questo lo dimostrò ampiamente, tanto è vero che quando un giorno seppe che stavano per venire a rapirlo per farlo re si ritirò sul monte tutto solo (cfr. Giov. 6:15). Con questo suo gesto dimostrò di non volersi per nulla mischiare in questioni politiche. Eppure di problemi tra la popolazione in Israele ce ne erano molti anche ai giorni di Gesù; certamente c’erano i disoccupati, gli oppressi, i malati, ecc.; Gesù avrebbe potuto accettare di essere eletto loro re e mettersi a risolvere i problemi della società. E Gesù di sapienza ne aveva molta, certamente la sua sapienza sarebbe valsa molto messa al servizio della società di allora. Ma come abbiamo visto, egli rifiutò di essere eletto re da quelle migliaia di Ebrei. Non è chiaro l’atteggiamento che dobbiamo tenere in questo mondo riguardo alla politica? In questo caso a riguardo del volersi candidare a cariche pubbliche per risolvere i problemi della società. Alcuni credenti aspirano a governare in questo mondo, ma si sono dimenticati che i santi regneranno con Cristo sulla terra quando egli tornerà. Avranno così tanto tempo per governare nel nuovo mondo a venire (il regno millenario); perché affaccendarsi per volere mettersi a governare sulla terra adesso? Ah, quanti soldi, quanto tempo, quante energie, che potrebbero essere utilizzati per compiere opere buone a favore dei bisognosi e della predicazione dell’Evangelo ed invece vengono sprecate in questa maniera, facendo politica, candidandosi, facendo propaganda per l’uno o per l’altro! Questa è una vergogna, uno scandalo, un peccato che Dio non lascia impunito.

Infine voglio dire questo. Tanti credenti parlano più delle elezioni politiche che delle elezioni degli anziani e dei diaconi che sono prescritte chiaramente dalla Scrittura e che concernono il governo della chiesa. Ah, se mostrassero lo stesso interesse verso questo tipo di elezioni; le cose andrebbero meglio nelle chiese, perché eleggerebbero alla carica di anziani e di diaconi uomini irreprensibili e santi. Ma che cosa avviene invece? Avviene che da un lato dicono di volere il buon governo nella nazione, ma dall’altro non vogliono il buon governo nella chiesa. E difatti eleggono alla carica di anziano e di diacono proprio coloro che non hanno i requisiti necessari per essere eletti tali, coloro che assecondano i loro desideri carnali. Non c’è spazio per gli uomini santi e giusti. E poi costoro ci vengono a parlare di andare a votare per chi garantisce la nostra libertà religiosa? No, non è la libertà religiosa che vogliono salvaguardare costoro, ma piuttosto la libertà di poter fare quello che vogliono, cioè la libertà secondo la carne. Le elezioni di uomini carnali e arroganti alla carica di anziano e di diacono nelle loro chiese confermano che questa è la libertà che essi vogliono mantenere.

Le insidie che si nascondono dietro il fare politica

Il mondo giace tutto quanto nel maligno; esso è ostile a Cristo e alla sua parola. Il mondo si oppose a Cristo e alla sua predicazione quando egli fu sulla terra, e questa opposizione culminò nella sua crocifissione. E il mondo continua ad essere ostile a Cristo e alle sue parole, anche se egli è in cielo alla destra della Maestà; il motivo è perché il mondo giace tutto quanto nel maligno. Tutto quanto; si notino bene queste parole. Dunque tutto ciò che fa parte di questo sistema di cose è immerso in colui che è nemico di Dio. E’ la politica parte di questo mondo? Sì, quindi giace anch’essa nel maligno. Con questo non si vuol dire che essa non sia necessaria in una nazione; assolutamente, perché in ogni nazione c’è bisogno delle autorità. Ci vuole insomma qualcuno che comandi in una nazione, che ci siano delle leggi che mettano paura ai malfattori, che regolino gli affari pubblici, ecc. Ecco perché Dio costituisce le autorità in ogni nazione.

Ma quello che vogliamo dire è questo; dato che la politica fa parte di questo sistema di cose ostile a Cristo lasciamo fare la politica a coloro che fanno parte di questo mondo e non immischiamoci in essa: tutto qui. Forse qualcuno riterrà che questa posizione sia una posizione che mostri indifferenza totale verso l’andamento delle cose in una nazione. Ma ciò è solo una apparenza, perché non ci si deve mai dimenticare che se da un lato il credente non è di questo mondo egli deve pregare per le autorità di questo mondo. Che dice infatti l’apostolo Paolo a Timoteo? Egli dice: “Io esorto dunque, prima d’ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà. Questo è buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità” (1 Tim. 2:1-4). E noi sappiamo che la supplicazione del giusto può fare molto, se fatta con efficacia. Vengono innalzate preghiere a pro delle autorità durante le riunioni di culto, della domenica o infrasettimanali? Vengono esortati i credenti a pregare a casa loro anche per le autorità di questa nazione? Raramente, diciamo quasi mai, perché questa è la triste realtà. Dunque se c’è qualcosa su cui i conduttori devono insistere è questa; devono ordinare ed esortare che si facciano preghiere per tutte le autorità di questa nazione affinché Dio dia loro la sapienza necessaria per governare bene, le protegga, li salvi ecc. Invece molti parlano di dare il voto a quello o a quell’altro politico. Ma non è dando il voto a quello anziché all’altro che si adempie la volontà di Dio ma pregando per le autorità. Quello che non si deve fare, viene dunque fatto, mentre quello che si deve fare viene trascurato. Vediamo adesso di parlare dei pericoli che si nascondono dietro il fare politica.

Innanzi tutto, c’è sempre il pericolo di dare il voto a qualcuno che mentre da un lato è a favore della libertà di culto dall’altro è a favore di tante altre cose storte. E noi non possiamo dare il nostro voto a persone che, quantunque siano ordinate da Dio o lo saranno in futuro, vogliono fare delle cose che vanno contro la Parola di Dio. Facciamo degli esempi pratici: poniamo il caso che un candidato politico ad una determinata carica dica in tempo di elezioni: ‘Io sono per la libertà di culto per ogni confessione religiosa ma sono anche per la libertà sessuale per cui farò del mio meglio per abolire qualsiasi discriminazione sociale nei confronti degli omosessuali e dei transessuali e delle prostitute. Inoltre voglio impegnarmi a creare molti posti di lavoro per i giovani diplomati e laureati’. Che faremo? Gli daremo il voto solo perché è in favore della libertà di culto e vuole creare dei posti di lavoro per i giovani? E poi noi diciamo: dato che la libertà religiosa che un partito politico concede non la estende solo ai Cristiani ma anche alla Chiesa cattolica romana, ai Testimoni di Geova, ai Mormoni, ai Musulmani, ai Buddisti, e a tanti altri figli del diavolo noi ci domandiamo come si farebbe a dare il voto a qualcuno che nello stesso tempo sarebbe a favore che i Cattolici innalzino i loro idoli piccoli e grandi per le strade, per le piazze e sulle montagne e in tanti altri posti e che facciano processioni per le strade con la scorta della polizia; che i Testimoni di Geova vadano attorno a seminare menzogne, che i Mormoni vadano a proclamare le rivelazioni menzognere del loro profeta Joseph Smith, che i Mussulmani proclamino le menzogne di Maometto, i Buddisti quelle di Buddha e così via? Per amore di giustizia non ci si dovrebbe dunque astenere dal dare il voto a questo candidato politico quantunque sia a favore della nostra libertà di culto? E di questi esempi se ne potrebbero fare tanti e tanti altri. Basti pensare che molti di coloro a cui tanti credenti danno il voto, pensando di salvaguardare la loro libertà di culto, sono in favore del divorzio, dell’aborto, e di tante altre pratiche contrarie alla Parola di Dio per capire quanto sia folle il loro comportamento. Perché in questa maniera essi da un lato salvaguardano questa cosiddetta libertà di culto e dall’altra incoraggiano delle cose abominevoli nel cospetto di Dio, perché di fatto è come se dicessero a quel candidato politico: ‘Sono d’accordo con te anche in queste cose’.

C’è sempre in agguato il pericolo che in una discussione con uno del mondo, il credente palesando la sua posizione politica si attiri la sua inimicizia perché questo è del partito opposto o di un partito che per qualche ragione no va d’accordo con quello o per tanti altri motivi. E poi c’è sempre in agguato il pericolo che due fratelli in Cristo che hanno dato il voto a due partiti antagonisti su molte cose, ma ambedue a favore della libertà di culto, si scontrino su questioni politiche. In realtà questo è quello che avviene. E non è forse grave il danno? Si vengono a creare attriti con persone del mondo o con dei credenti stessi per questioni politiche. Qualcuno dirà: ‘Ma il voto è segreto!’ Sì, a parole; ma non avete mai letto che non v’è nulla “di segreto che non abbia a sapersi ed a farsi palese” (Luca 8:17)? Per quanto tempo pensate di potere tenere nascosta la vostra posizione politica; per sempre? Vi illudete; prima o poi manifesterete davanti agli altri il vostro segreto. ed allora constaterete da voi stessi quante acerbe e sterili discussioni si potrebbero evitare.

E poi c’è anche il pericolo in tempo di elezioni di mettersi a seguire i frequenti dibattiti politici sia televisivi che radiofonici, o di andare ai comizi di questo o quell’altro candidato, come anche quello di mettersi a comprare giornali e riviste che parlano delle differenti posizioni politiche, tutte cose che rubano del tempo prezioso e del denaro ai credenti.
Questi pericoli appena analizzati non si possono evitare se si decide di andare a votare per qualcuno; mentre si possono evitare solo non votando per nessuno.

Vediamo adesso di dire qualche cosa sul mettersi a fare direttamente politica da parte di un credente. Certamente un credente se si vuole candidare ad una alta carica in questa nazione deve prima aderire ad un partito, e noi sappiamo che non esiste un partito che in tutto e per tutto sia a favore dei comandamenti di Cristo e degli apostoli. Per fare solo alcuni esempi; quasi tutti i partiti sono a favore o del divorzio, o dell’aborto, o dell’omosessualità, o di tutte queste cose assieme; e tutti i partiti sono a favore delle concupiscenze mondane come cinema, teatro, discoteche, locali notturni, ecc. Dunque se egli volesse aderire ad un partito politico dovrebbe pur sempre favorire qualche comportamento che non piace a Dio. Ciò significherebbe corrompersi; non essere fedele alla Parola di Dio.
Inoltre egli dovrebbe cominciare a cercare appoggi, cioè voti e denaro per poter fare politica. E questo lo porterebbe ad agire disonestamente perché dovrebbe andare in giro per le Chiese a proporre ai credenti di votarlo e di sostenerlo materialmente per poter raggiungere quel posto a cui lui ambisce. Un po’ come fece in America molti anni fa Pat Robertson, predicatore evangelico, quando decise di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti.

Egli perderebbe di vista il fatto che il regno di Dio non è di questo mondo perché verrebbe assorbito completamente da questa ricerca di voti e di denaro. E poi rimarrebbe il fatto che anche se trovasse un certo numero di sostenitori e del denaro rimarrebbe sempre da vedere se sarà eletto. L’esempio di Pat Robertson mostra che anche dopo enormi sforzi fatti in una nazione dove il numero degli Evangelici è di milioni gli forzi risultarono vani perché egli non poté diventare presidente degli Stati Uniti. E quand’anche lo fosse diventato non avrebbe potuto attenersi ai comandamenti di Dio perché sarebbe stato costretto ad infrangerli ripetutamente. Stando così le cose è evidente che la politica rovinerebbe un credente spiritualmente perché egli si metterebbe a camminare secondo la carne.

Alcuni ritengono che un credente possa ambire ad alte cariche in uno Stato perché nella Bibbia questo lo dimostra l’esempio di Giuseppe e di Daniele; il primo diventò governatore d’Egitto, il secondo divenne il comandante della provincia di Babilonia e molto influente alla corte del re. Ma costoro probabilmente la storia di Giuseppe e di Daniele o non l’hanno mai letta o se l’hanno letta non hanno capito proprio nulla dalla lettura, perché in tutti e due casi si parla di uomini integri nelle loro vie che diventarono quello che diventarono per un intervento particolare di Dio nella loro vita. Essi non si candidarono a quella alta carica, anzi non ci pensavano minimamente di diventare un giorno così influenti; non furono da loro fatte campagne elettorali per farsi eleggere. E quando furono in quella carica non scesero a nessun compromesso perché continuarono a temere Dio e ad osservare i comandamenti di Dio. Dunque è fuori di luogo citare gli esempi di questi uomini per sostenere che sia lecito per un credente candidarsi a cariche politiche in una nazione.

Naturalmente, l’essere apolitici implica anche il rigetto della formazione di qualsiasi partito ‘cristiano’, partiti ‘cristiani’ che purtroppo nel mondo intero stanno aumentando, perchè molte Chiese ormai hanno l’animo alle cose di quaggiù anzichè alle cose di sopra.

Giacinto Butindaro

Tratto da: http://giacintobutindaro.org/2010/07/02/un-discepolo-di-cristo-deve-essere-apolitico/

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