La Chiesa Cattolica Romana negava la Bibbia al popolo

Bibbia-300x180Ci fu un tempo in cui la Bibbia venne da parte della curia romana negata agli uomini. Nel concilio di Tolosa del 1229 fu deliberato infatti quanto segue: ‘Proibiamo ancora che sia permesso ai laici di avere i libri del Vecchio e Nuovo Testamento, tranne il Saltero, o il Breviario per dire l’Ufficio divino, o le Ore della Beata Vergine a chi desidera averle per devozione; però proibiamo strettamente che quei libri siano in lingua volgare’ (Concilio di Tolosa, cap. 14). Ma perché questo divieto? Perché gli uomini del volgo non venivano reputati degni di leggerla; il cardinale Osio, nel libro De Verbo Dei affermò infatti: ‘Permettere ai laici la lettura delle sante Scritture, è lo stesso che dare le cose sante ai cani, e gittare le perle dinanzi ai porci’ (Citato da Luigi Desanctis in Compendio di controversie, pag. 6). Ed anche perché veniva asserito che la Bibbia era troppo difficile per essere compresa dal popolo ignorante, ed alcuni leggendola potevano male interpretarla ed essere indotti all’errore. E così per diversi secoli la lettura della sacra Scrittura fu reputata una cosa nociva alla Chiesa e per questo la curia romana studiò i modi per frenare la sua diffusione fra il popolo; una evidente prova di ciò è il seguente fatto storico. Nel 1553 Gian Maria Ciocchi del Monte (Giulio III: 1550-1555) incaricò tre dei più dotti vescovi del tempo: Vincenzo De Durantibus, Egidio Falceta e Gherardo Busdrago, di studiare i mezzi per frenare la diffusione della Riforma. Nel documento conclusivo i tre prelati così si esprimevano: Finalmente – fra tutti i consigli che noi possiamo dare a Vostra Beatitudine, abbiamo lasciato per ultimo il più necessario… – debbono farsi tutti gli sforzi acciocché si permetta il meno possibile la lettura del Vangelo, specialmente in lingua volgare, in tutti i paesi sotto la Vostra giurisdizione. Basti quel pochissimo che suol leggersi nella messa, né più di quello sia permesso di leggere a chicchessia. Finché gli uomini si contentarono di quel poco, gli interessi della Santità Vostra prosperarono, ma quando si volle leggere di più, allora cominciarono a decadere. Quel libro, insomma (il Vangelo), è quello che più di ogni altro ha suscitato contro di noi quei turbini e quelle tempeste per le quali è mancato poco che non fossimo interamente perduti. Ed invero, se qualcuno lo esamina interamente e diligentemente, e poi confronta le istruzioni della Bibbia con quello che si fa nelle nostre chiese, si avvedrà subito della discordanza e vedrà che la nostra dottrina è molte volte diversa e più spesso ancora ad essa contraria: la qual cosa se si comprendesse dal popolo, non cesserebbe di reclamare contro di noi, fino a tanto che tutto non sia divulgato, ed allora diverremmo oggetto di dispregio e di odio in tutto il mondo. Perciò bisogna sottrarre la Bibbia alla vista del popolo, ma con grande cautela per non suscitare tumulti’ (L’originale di questo documento con le firme autografe dei tre vescovi, ed il titolo Avvisi sopra i mezzi più opportuni per sostenere la Chiesa romana, è datato Bologna, 20 ottobre 1553. Si conserva nella Biblioteca nazionale di Parigi [foglio B. N. 1088, vol. 2, pag. 641-650]. Citato da Roberto Nisbet in op. cit., pag. 15,16). Ecco dunque perché la curia romana vietò la lettura della Bibbia al popolo, perché temeva che il popolo leggendola si accorgesse degli abusi e delle eresie presenti nella chiesa cattolica romana e si sollevasse contro di essa. Continua a leggere