La vendetta di Dio su Gerusalemme nell’anno 70

witness-of-70ad-300x217Fratelli nel Signore, voglio parlarvi della distruzione di Gerusalemme avvenuta nell’anno 70 dopo Cristo per opera dell’esercito romano, e per farlo nella maniera migliore dovrò innanzi tutto parlarvi della rivolta giudaica scoppiata nell’anno 66. Per scrivere questo resoconto storico mi sono avvalso degli scritti di alcuni storici.

Stando al racconto di Giuseppe Flavio (37 – 100 dopo Cristo circa [1]) la scintilla che fece scoppiare la rivolta giudaica e portò alla guerra contro Roma fu il prelevamento da parte di Gessio Floro, il procuratore della Giudea, di diciassette talenti dal tesoro sacro, usando come pretesto le esigenze di Cesare. Il popolo turbatosi di ciò corse in massa al tempio e a gran grida invocava Cesare di liberarli dalla tirannia di Floro. Alcuni di tra la folla cominciarono a lanciare ingiurie pesantissime contro Floro e per schernire Floro fecero passare in mezzo alla gente un canestro domandando l’elemosina per il ‘povero’ Floro. Quando Floro seppe ciò mandò il suo esercito a Gerusalemme, intimando ai principali della città di consegnargli coloro che avevano commesso quell’affronto contro di lui, altrimenti avrebbero subito la sua vendetta. Costoro invece chiesero a Floro di perdonare i colpevoli, al che Floro ordinò ai suoi soldati di saccheggiare una parte della città e di fare strage tra i Giudei: ‘Costoro, allora accogliendo il comando del generale come gente avida di bottino, non solo saccheggiarono il luogo contro cui erano stati inviati, ma irrompendo dentro tutte le case fecero strage degli abitanti. Si fuggiva per i vicoli e chi era preso restava ucciso, né vi fu genere alcuno di rapina che fosse tralasciato; molti pacifici cittadini furono arrestati e condotti davanti a Floro, ed egli, fattili prima percuotere con i flagelli, li crocifisse. Il numero totale degli uccisi in quel giorno, comprese le donne con i figli (…) sommò a circa tremila e seicento’ (Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, Libro II, 14 § 9). In quei giorni era a Gerusalemme la sorella del re Agrippa, Berenice, la quale visto ciò che i soldati romani stavano facendo pregò Floro di fare smettere la strage, ma egli rifiutò e Berenice rischiò pure di perdere la vita per mano dei soldati romani. Il giorno dopo la folla si adunò sulla Piazza superiore e si mise a imprecare contro Floro. Visto ciò, i maggiorenti e i sommi sacerdoti si lacerarono le vesti e supplicarono la gente di non provocare Floro; la gente si lasciò persuadere dai loro discorsi. Floro però fu dispiaciuto che il tumulto si fosse spento e cercò di riaccenderlo. Egli chiamò dunque i sommi sacerdoti e disse loro che c’era solo una maniera per capire che il popolo non mirava più ad alcuna innovazione, e cioè che la gente andasse incontro ai soldati che risalivano da Cesarea. Lui intanto mandò ad avvisare i centurioni dicendogli che impartissero l’ordine ai soldati di non rispondere al saluto dei Giudei, e nel caso questi dicessero qualcosa contro di lui usassero le armi contro di essi. La folla andò dunque incontro ai soldati e li salutarono, ma nessuno dei Romani rispose, e i turbolenti allora alzarono delle grida contro Floro. A questo punto i soldati reagirono e massacrarono parecchi Giudei. Siccome però gli Ebrei temevano che i soldati romani si impadronissero del tempio, fecero in modo da impedire ai soldati di Floro di prenderlo. Floro visto ciò, partì dalla città alla volta di Cesarea, lasciando in Gerusalemme una guarnigione dei suoi soldati. Continua a leggere

Lo Spirito Santo

Nel parlare di Gesù Cristo abbiamo accennato allo Spirito Santo infatti abbiamo detto che Gesù fu generato dallo Spirito Santo e che all’età di circa trent’anni fu unto di Spirito Santo. Ma che cosa è lo Spirito Santo? Esso è una persona divina che assieme al Padre e al Figliuolo fa parte della Divinità, e quindi Esso è Dio. Ora, con le Scritture spiegheremo proprio questo, e cioè che lo Spirito Santo è una persona e che è Dio.

La sua personalità

Lo Spirito Santo é una persona infatti parla secondo che é scritto: “Perciò, come dice lo Spirito Santo, Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori..” (Ebr. 3:7-8); “E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro” (Atti 8:29); “E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano. Lèvati dunque, scendi, e và con loro, senza fartene scrupolo, perché sono io che li ho mandati” (Atti 10:19-20); “E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (Atti 13:2); “Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire” (Giov. 16:13); “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede” (1 Tim. 4:1).

Lo Spirito Santo rivela secondo che é scritto in Luca: “Gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d’aver veduto il Cristo del Signore” (Luca 2:26).

Lo Spirito ascolta perché Gesù disse di lui: “Dirà tutto quello che avrà udito” (Giov. 16:13).

Lo Spirito vede infatti i sette occhi che aveva l’Agnello che vide Giovanni sono i sette Spiriti di Dio, o come disse il profeta Zaccaria “gli occhi dell’Eterno” (Zacc. 4:10).

Lo Spirito prega secondo che é scritto: “Lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili… esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:26-27).

Lo Spirito Santo fa nascere di nuovo secondo che è scritto: “…se uno non è nato d’acqua e di Spirito non può entrare nel regno di Dio… quel che è nato dallo Spirito, è spirito” (Giov. 3:5,6).

Lo Spirito Santo costituisce gli anziani nella chiesa secondo che disse Paolo agli anziani di Efeso: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue” (Atti 20:28).

Lo Spirito Santo può vietare di fare qualcosa, come fece verso gli apostoli, secondo che é scritto: “Poi, traversarono la Frigia e il paese della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziar la Parola in Asia” (Atti 16:6) (vorrei che notaste che il verbo vietare é menzionato anche in queste Scritture che si riferiscono alla persona di Gesù: “Allora vietò ai suoi discepoli di dire ad alcuno ch’egli era il Cristo” [Matt. 16:20], e: “E Gesù ordinò loro di non parlarne ad alcuno; ma più lo divietava loro e più lo divulgavano…” [Mar. 7:36]).

Lo Spirito Santo può non permettere certe cose secondo che é scritto: “Giunti sui confini della Misia, tentarono d’andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro” (Atti 16:7) (anche in questo caso vorrei che notaste che in queste altre Scritture il non permettere qualcosa si riferisce alla persona di Gesù: “E come egli montava nella barca, l’uomo ch’era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. E Gesù non glielo permise…” [Mar. 5:18-19]; “Non permetteva loro di parlare, perché sapevano ch’egli era il Cristo” [Luca 4:41]).

Lo Spirito può essere contristato infatti é scritto: “E non contristate lo Spirito Santo di Dio..” (Ef. 4:30); “Ma essi furono ribelli, contristarono il suo Spirito Santo” (Is. 63:10).

Lo Spirito può essere contrastato infatti Stefano disse davanti al Sinedrio: “Voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi” (Atti 7:51).

Lo Spirito può essere tentato infatti Pietro disse a Saffira: “Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore?” (Atti 5:9).

Allo Spirito si può mentire infatti Pietro disse ad Anania: “Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?” (Atti 5:3).

Allo Spirito si può parlare contro secondo che é scritto: “Ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire” (Matt. 12:32).

Lo Spirito Santo insegna secondo che é scritto: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa…” (Giov. 14:26), ed ancora: “Quando poi vi condurranno davanti alle sinagoghe e ai magistrati e alle autorità, non state in ansietà del come o del che avrete a rispondere a vostra difesa, o di quel che avrete a dire; perché lo Spirito Santo v’insegnerà in quell’ora stessa quel che dovrete dire” (Luca 12:11-12); ed ancora: “E desti loro il tuo buono Spirito per istruirli…” (Neh. 9:20); ed anche: “Noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito…” (1 Cor. 2:13). Continua a leggere

Il carattere e il cuore dei sodomiti, mostrati dalla Bibbia e confermati da fatti di attualità

famiglia2_thumbSicuramente molti si sono domandati almeno una volta, se i sodomiti sono persone amorevoli e tranquille, oppure si presentano in altro modo.

La risposta a queste domande, prima di tutto la troviamo nelle sacre Scritture, e poi ne potrete vedere la conferma con dei video che dimostrano chiaramente che cuor abbiano questo tipo di peccatori. Non che siano diversi dagli altri peccatori, ma non si devono considerare assolutamente come persone diverse dalle altre nel cuore e nella malvagità che dimostrano.

Ecco, quindi, quali sono le caratteristiche principali degli omosessuali, come vengono descritte nella Bibbia.

Nella loro vita non c’è amore, ma solo perversione, infatti notate che di amore nel loro carattere non c’è niente, ma solo PERVERSIONE e VIOLENZA:

«Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i SODOMITI, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato; e chiamarono Lot, e gli dissero: ‘Dove sono quegli uomini che son venuti da te stanotte? Menaceli fuori, affinché noi li conosciamo!’ Lot uscì verso di loro sull’ingresso di casa, si chiuse dietro la porta, e disse: ‘Deh, fratelli miei, non fate questo male! Ecco, ho due figliuole che non hanno conosciuto uomo; deh, lasciate ch’io ve le meni fuori, e voi fate di loro quel che vi piacerà; soltanto non fate nulla a questi uomini, poiché son venuti all’ombra del mio tetto’. Ma essi gli dissero: ‘Fatti in là!’ E ancora: ‘Quest’individuo è venuto qua come straniero, e la vuol far da giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!’ E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. Ma quegli uomini stesero la mano, trassero Lot in casa con loro, e chiusero la porta. E colpirono di cecità la gente ch’era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, talché si stancarono a cercar la porta.» (Genesi 19:4-11)

Cari nel Signore, è doveroso considerare che, quando gli omosessuali saranno in maggioranza e governeranno loro nelle nazioni e nel mondo, come era accaduto a SODOMA, ecco cosa aspetterà a tutti gli altri, appunto quel trattamento VIOLENTO e MALVAGIO che hanno manifestato I SODOMITI contro Lot e i suoi ospiti, com’è stato descritto nei passi sopracitati.

Non fatevi impietosire dal coccodrillo, perché appena può esso vi agguanterà e vi triterà nelle sue mascelle con i suoi denti, senza alcuna pietà, perché in loro non c’è pietà, né amore, né carità alcuna, perché sono malvagi di cuore e di mente, e servono il loro dio che è il DIAVOLO, che è omicida fin dal principio.

Guardatevi, dunque, da esprimere commenti in loro favore, anzi, parlate contro di loro e contro il peccato, perché di ogni parola che avremmo detta, in quel giorno ne renderemo conto a Dio.

A conferma del carattere dei sodomiti, è sufficiente vedere le foto delle loro manifestazioni chiamate “gay pride” e guardate anche i video sotto linkati che dimostrano chi sono realmente costoro, che ci fanno capire la loro intolleranza contro i cristiani. E pensare che cercano in tutti i modi di essere accettati dai cristiani, volendo far credere che Gesù li accoglie così come sono, quando non è assolutamente così, e guardate come si comportano contro quei cristiani che li evangelizzano e li esortano a ravvedersi dei loro peccati, per il bene dell’anima loro e non essere scaraventati all’inferno.

Che Dio abbia misericordia di noi e ci liberi dagli uomini malvagi e violenti.

Giuseppe Piredda

Fonte: https://labuonastrada.wordpress.com/

I nomi di Dio nell’Antico Testamento

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Elohim. La forma del nome è al plurale (lett. Dèi), ma il verbo che l’accompagna, quando è riferito a YHWH, è al singolare. Così Genesi 1:1 non dice “Elohim crearono”, ma “Elohim creò”. Elohim deriva da El, che significa forza, potenza ed onnipotenza. Elohim pone quindi l’accento sulla potenza creatrice di Dio, messa soprattutto in evidenza nell’opera della creazione di Genesi 1, dove Elohim ricorre ben 32 volte, In tutto l’Antico Testamento Elohim ricorre 2.312 volte.

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YHWH o JHWH. Il nome di Dio era scritto in ebraico con le sole consonanti YHWH, il Tetragramma appunto, e ad un certo punto, siccome si era diffusa fra gli Ebrei l’idea che fosse sbagliato anche solo pronunciare il nome di Dio (sul periodo in cui si affermò questa idea c’è grande incertezza e le idee tra gli studiosi variano), il Tetragramma cominciò ad essere normalmente letto Adonay (Signore), o Elohim (Dio) nel caso in cui il Tetragramma era già preceduto da Adonay, per evitare la ripetizione di quest’ultimo termine. Sulle quattro consonanti che formano il Tetragramma vennero poste le vocali di Adonay in maniera che quando il lettore capitava sul Tetragramma pronunciava Adonay. Tra il V e l’VIII secolo dopo Cristo i Masoreti (un gruppo di copisti ebrei) vocalizzarono il Tetragramma con le vocali di Adonay cioè a o a, solo che la prima a, per una legge fonetica ebraica divenne e con le nuove consonanti. Ecco così che il Tetragramma fu reso Ye -Ho -Wa- H. Così il nome di Dio YHWH, nella lingua ebraica, divenne YEHOWAH. Continua a leggere

Coloro che Dio cancellerà dal libro della vita

libro-della-vita-cancellazioneNel libro della legge – dopo che gli Israeliti si erano resi colpevoli di idolatria presso il monte Horeb e i Leviti avevano eseguito una strage nel campo per ordine di Mosè per punire gli idolatri – troviamo scritto: “Mosè dunque tornò all’Eterno e disse: ‘Ahimè, questo popolo ha commesso un gran peccato, e s’è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato! Se no, deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” (Esodo 32:31-33). Continua a leggere

Quando la Chiesa Cattolica Romana introdusse nel Canone della Bibbia i libri apocrifi

imageNella sessione del 8 Aprile 1546 del concilio di Trento furono dichiarati canonici, oltre ai sessantasei libri da cui é formata la Bibbia, anche altri libri che portano questi nomi: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruc e 1 e 2 Maccabei. Inoltre furono fatte delle aggiunte al libro di Ester e a quello di Daniele perché furono anch’esse ritenute Scritture ispirate. Nel documento redatto in quel concilio, a proposito di questa loro decisione, sono scritte tra le altre cose queste parole: ‘Se qualcuno, poi, non accetterà come sacri e canonici questi libri, interi con tutte le loro parti, come si é soliti leggerli nella chiesa cattolica e come si trovano nell’edizione antica della volgata latina e disprezzerà consapevolmente le predette tradizioni, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. IV, primo decreto.). Questi libri aggiunti sono apocrifi (da apokryphos, termine greco che significa ‘nascosto’ [1]) e sono chiamati dalla chiesa romana deuterocanonici ossia aggiunti al canone. Ora, i Cattolici ci accusano di avere mutilato la Bibbia togliendogli i libri qui sopra enumerati con le aggiunte a Ester e a Daniele, ma questo non è affatto vero perché noi non abbiamo tolto alcunché al canone delle Scritture. La verità è che loro hanno adulterato il canone delle Scritture aggiungendovi i libri che hanno voluto e ci accusano di averli tolti perché non ci siamo conformati alla decisione del concilio di Trento. In altre parole loro non sopportano che noi ci siamo astenuti dall’includere nel canone dei libri che sin da quando comparvero non furono dichiarati canonici! Le ragioni per cui noi non riconosciamo i libri apocrifi come canonici, cioè come parte del canone delle Scritture, sono le seguenti. Continua a leggere

7 menzogne molto diffuse nel mondo

mondo-seduttore-serpenteQuelle che seguono sono tra le menzogne del diavolo più diffuse nel mondo, tramite le quali egli tiene sotto la sua potestà tantissime anime e le porta in perdizione.

1) In fondo in fondo tutti sono buoni. E’ una menzogna perchè la Scrittura dice: “Non v’è alcun giusto, neppur uno. Non v’è alcuno che abbia intendimento, non v’è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v’è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno. La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno usato frode; v’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra. La loro bocca è piena di maledizione e d’amarezza. I loro piedi son veloci a spargere il sangue. Sulle lor vie è rovina e calamità, e non hanno conosciuto la via della pace. Non c’è timor di Dio dinanzi agli occhi loro” (Romani 3:10-18).

2) Tutti gli uomini sono figli di Dio. E’ una menzogna perchè tutti gli uomini sono creature di Dio ma non tutti gli uomini sono figli di Dio, in quanto figli di Dio si diventa credendo nel Signore Gesù Cristo come dice l’apostolo Giovanni: ” a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giovanni 1:12-13).

3) Nessuno conosce o possiede la verità. E’ una menzogna perchè coloro che credono nel Figliuolo di Dio conoscono o hanno la verità. Dice infatti l’apostolo Giovanni: “Quanto a voi, avete l’unzione dal Santo, e conoscete ogni cosa. Io vi ho scritto non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete, e perché tutto quel ch’è menzogna non ha che fare colla verità” (1 Giovanni 2:20-21), e Paolo gli fa eco chiamandoci “quelli che credono e hanno ben conosciuta la verità” (1 Timoteo 4:3).

4) Alla fine Dio nella sua misericordia salverà tutti. E’ una menzogna perchè Dio salverà solo coloro che credono nel suo Figliuolo Gesù Cristo, ossia che Egli è morto per i nostri peccati, che fu seppellito e che il terzo giorno risuscitò dai morti a cagione della nostra giustificazione. E’ scritto infatti: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Marco 16:16), ed ancora: “Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo; ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:7-8).

5) Tutte le religioni portano a Dio. E’ una menzogna perchè a Dio ci si arriva solo tramite il Suo Figliuolo Gesù Cristo il quale disse: “Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). Per cui c’è “un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo” (1 Timoteo 2:5-6).

6) Dio è lo stesso Dio in ogni religione. E’ una menzogna perchè “sebbene vi siano de’ cosiddetti dèi tanto in cielo che in terra, come infatti ci sono molti dèi e molti signori, nondimeno, per noi c’è un Dio solo, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per la gloria sua, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale siam noi” (1 Corinzi 8:5-6). Il solo vero Dio dunque è l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che è anche chiamato “l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe” (Esodo 3:6).

7) Quando l’uomo muore si va a reincarnare o in un altro essere umano o in un animale. E’ una menzogna perchè l’uomo ha un’anima immortale dentro il suo corpo che dopo la morte continua a vivere o in paradiso che è un luogo di riposo celeste (se la persona è un figlio di Dio) o nell’Ades che è un luogo di tormento dove c’è il fuoco posto nel cuore della terra (se la persona muore nei suoi peccati). E’ scritto infatti: “Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Apocalisse 14:13), e: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti” (Salmo 9:17). Coloro che sono in paradiso risusciteranno corporalmente in resurrezione di vita al ritorno di Gesù Cristo, mentre coloro che sono nell’Ades risorgeranno in resurrezione di condanna nel giorno del giudizio.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Fonte: http://giacintobutindaro.org/

Confutazione della dottrina ‘Una volta salvati sempre salvati’

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In seno a molte Chiese Evangeliche viene insegnata la seguente dottrina: che chi ha creduto nel Signo­re non corre in alcun modo il rischio o il pericolo di andare in perdizione; in altre parole la dottrina che esclude possa esserci la possibilità che un credente dopo avere creduto per un certo tempo rinneghi la fede e vada così in perdizione. Tra le Chiese che la insegnano ci sono le chiese Battiste, le Chiese Riformate, le Chiese Valdesi, le Chiese Presbiteriane, e le Chiese dei Fratelli.

Ecco alcune dichiarazioni a tale proposito: citerò prima dichiarazioni di singoli credenti e poi alcuni articoli di fede di alcune famose confessioni di fede.

Renè Pache, che è stato direttore della Scuola Biblica Emmaus di Ginevra, i cui libri tradotti anche in Italiano sono molto apprezzati anche in seno alle Chiese dei Fratelli, ha scritto: ‘Chi può commettere il peccato contro lo Spirito Santo? Per defi­nizione, tutti coloro che, fino alla fine, rifiutano di pentirsi e di ac­cettare il Salvatore. Ma è possibile per un figliuolo di Dio, veramente rigenerato, di commettere questo peccato? Noi non lo crediamo, perchè egli ha già permesso allo Spirito di entrare in Lui e di convincerlo’ (Renè Pache, La persona e l’opera dello Spirito Santo, Arezzo 1950, pag. 63).

Rinaldo Diprose, della Chiesa dei Fratelli, ha detto: ‘Non credere in Cristo equivale a ritrarsi dall’Iddio vivente e non otte­nere la salvezza eterna (…) Concludiamo, dunque, nell’affermare che i brani esortativi sopra considerati [Ebrei 3:12; 4:1-3; 4:9-11] non insegnano che il credente corra il pericolo di perdere la salvezza. Essi insegnano piuttosto che quanti sono religiosi corrono il pericolo di non giungere alla salvezza per mancanza di una fede incondizionata in Cristo’ (Rinaldo Diprose,‘Il problema dell’apostasia nei brani esortativi della lettera agli Ebrei’ in Lux Biblica, N° 6 1992, pag. 59).

Guglielmo Standridge, pastore della Chiesa Bereana, ha detto: ‘Chi è salvato ha già ricevuto in dono la vita eterna e non si perderà mai, né commetterà dei peccati così gravi da potergli togliere la salvezza. (…) Chi è veramente salvato, invece ‘vincerà’, non ‘calpesterà’ mai il sangue di Cri­sto, e vivrà con il Signore per l’eternità. Quale grande salvezza Gesù ha acquistata con il suo sangue! Il‘buon pastore’ non perderà mai una delle sue pecore’ (Guglielmo Standridge, ‘Si salva solo chi vince?’ in La voce del Vangelo, N° 7 Luglio 1994, pag. 8),
Ernest F. Kevan, che è stato rettore del London Bible College, famosa università Biblica di Londra, ha scritto: ‘La risposta evangelica al problema della perseveranza ultima è che essa è interamente assicurata in Cristo, che Dio non ritira mai il suo aiuto da coloro che Egli ha scelti e ha giustificati e che, anche se talvolta Egli permette che il credente vacilli e pecchi, provvede che nessuno di essi cada irrimediabilmente (….) La dottrina della salvezza finale dei credenti attraverso la preservazione divina e la loro perseveranza nella santità trova pieno appoggio nell’intero sistema della verità cristiana. Essa è conforme alla dottrina della sovranità di Dio nell’elezione e nella predestinazione, con il patto di redenzione in cui il Padre diede al Figlio quella moltitudine che nessun uomo può contare; con il carattere sostitutivo della morte di Cristo e la Sua attuale opera diintercessione; con la profonda unione mistica che esiste tra Cristo e coloro che condividono la sua vita; con la fattiva opera dello Spirito Santo che rende reale nell’esperienza del credente tutto ciò che Cristo ha fatto per lui; e, infine, con la sicurezza della salvezza che è data al credente per mezzo della fede in Cristo e l’intima testimonianza dello Spirito Santo’ (Ernest F. Kevan, Salvezza, Genova 1979, pag. 108,117)

Il quinto articolo di fede della Southern Baptist Convention (La Convenzione Battista del Sud) accettato anche dai Battisti in Italia dice: ‘Tutti i veri credenti perseverano fino alla fine. Quelli che Dio ha accettato in Cristo, e santificato per mezzo del suo Spirito non scadranno mai dallo stato di grazia, ma persevereranno fino alla fine. I credenti possono cadere nel peccato per mezzo della negligenza e della tentazione, e per mezzo di esso essi contristano lo Spirito, essi danneggiano le loro grazie e i loro conforti, ed espongono la causa di Cristo al biasimo, e attirano su loro stessi dei giudizi temporanei; ma essi saranno conservati dalla potenza di Dio per mezzo della fede a salvezza’.

La Confessione di fede di Westminster pubblicata la prima volta nel 1646 (a cui si rifanno le Chiese Riformate e le Chiese Presbiteriane) nel suo diciassettesimo articolo afferma quanto segue: ‘1. Quelli che Dio ha accolto nel suo amato Figliolo, quelli che efficacemente ha chiamato e santificato per il suo Spirito, non possono scadere né totalmente né definitivamente dallo stato di grazia; anzi, persevereranno certamente in quello stato fino alla fine, e saranno salvati eternamente. 2. Questa perseveranza dei santi non dipende dalla loro libera volontà, ma dall’immutabilità del decreto dell’elezione, il quale procede dall’amore gratuito ed immutabile di Dio Padre, dall’efficacia del merito e dell’intercessione di Gesù Cristo; dalla dimora in essi dello Spirito, dal seme di Dio presente in loro, e dalla stessa natura del patto di grazia. Tutti questi fattori danno luogo alla certezza ed infallibilità della perseveranza dei santi. 3. I santi tuttavia possono cadere in peccati molto gravi a causa delle tentazioni di Satana e del mondo, dal prevalere in essi della loro corruzione residua, e dal fatto di avere trascurato i mezzi che Dio ha provveduto per preservarli. E’ possibile che continuino in questo stato per un certo tempo, in modo da causare su di loro il dispiacere di Dio, da contri­stare il suo Spirito Santo e da venire privati in qualche misura delle loro grazie e consolazioni, da subire l’indurimento del loro cuore ed il ferimento della loro coscienza, da offendere e scandalizz­are gli altri e da attirare su di sé giudizi temporanei’.

L’articolo ventiseiesimo della Confessione di fede dei Valdesi del 1662, a cui si rifanno anche i Valdesi di oggi, afferma: ‘Che la Chiesa non può mancare e essere ridotta al niente, ma che deve esser perpetua, tutti gli eletti essendo, ognuno nel suo tempo, chiamati da Dio nella comunione dei santi, e talmente per la virtù del suo santo Spirito sostenuti e conservati nella fede, che perseverando in essa conseguono l’eterna salvezza’.

Per ciò che concerne le dichiarazioni presenti nella Confessione di fede di Westminster e nella Confessione di fede dei Valdesi, si tenga presente che esse furono promulgate sulla base di quanto aveva insegnato a tale proposito Giovanni Calvino (1509-1564), il noto riformatore nato in Francia e che svolse la sua opera nella città di Ginevra, che nelle Istituzioni della Religione Cristiana scrisse quanto segue: ‘….. fra quelli che Gesù Cristo ha unito al suo corpo, non permetterà che alcuno perisca, visto che per attuare la loro salvezza spiegherà la potenza di Dio, che, secondo la promessa, è più forte di ogni cosa’ (Giovanni Calvino, Istituzioni della Religione Cristiana, libro terzo, cap. XXII, 7 ), ed ancora: ‘Inoltre è cosa certa che Gesù Cristo, pregando per tutti gli eletti, chiede per loro quel che aveva chiesto per Pietro: che la loro fede non venga meno. Ne concludiamo che non corrono il pericolo di una caduta mortale, visto che la richiesta del figlio di Dio, che rimanessero saldi, non è stata respinta. Che cosa Cristo ci ha voluto qui insegnare, se non renderci certi che avremo la salvezza eterna, poiché una volta siamo stati fatti suoi?’ (ibid., libro terzo, cap. XXIV, 6). Ma oltre a quelle Confessioni, ce ne sono altre di confessioni antiche che praticamente si basarono sull’insegnamento di Calvino, come per esempio la Confessione di fede Belga del 1561.

Come si può vedere, in tutte queste dichiarazioni c’è la chiara attestazione che un credente non corre in nessuna maniera il pericolo di perdere la salvezza, o di scadere dalla grazia: una simile eventualità è rigettata categoricamente.

Ma con quali Scritture viene sostenuta questa dottrina? Per sostenere questa dottrina vengonoprese principalmente le seguenti parole di Gesù: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre” (Giovanni 10:27-29), “Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori; perché son disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: ch’io non perda nulla di tutto quel ch’Egli m’ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giovanni 6:37-40); e queste altre parole di Paolo: “Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:38-39), e queste altre ancora sempre di Paolo: “Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6). Tutte parole queste che vengono messe in relazione al proponimento dell’elezione di Dio che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, e secondo il quale Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole, e secondo il quale quelli che Dio  “ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Romani 8:29-30). Quest’ultimo mio discorso vale in particolare per i Battisti, i Valdesi, i Riformati e i Presbiteriani, perché per ciò che concerne le Chiese dei Fratelli, la predestinazione non è una dottrina insegnata nel loro mezzo. Continua a leggere

Cattolici Romani, la confessione al prete non vi riconcilia con Dio

confessionaleAscoltatemi, Cattolici Romani, vi è stato insegnato che la confessione al prete è il sacramento della riconciliazione perché il prete mediante la sua assoluzione riconcilia l’uomo con Dio.

Ma questa affermazione è falsa perché l’uomo può riconciliarsi con Dio direttamente mediante Cristo Gesù senza il bisogno di nessun mediatore terreno.

I vostri teologi per sostenere che i preti hanno in loro la parola della riconciliazione per riconciliare gli uomini con Dio, come l’avevano prima di loro gli apostoli, prendono le seguenti parole di Paolo ai Corinzi: “Iddio… ha posta in noi la parola della riconciliazione” (2 Corinzi 5:19); ma voglio farvi notare che questa parola della riconciliazione che avevano gli apostoli non si riferisce affatto alla formula assolutoria dei preti: ‘Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo’, che essi rivolgono ai confessanti dopo avere udito la loro confessione, perché gli apostoli non confessavano e non assolvevano né i peccatori e neppure i credenti quando essi si rendevano colpevoli ma li esortavano a ravvedersi e a fare pace con Dio.

L’apostolo Paolo spiega in che consisteva questa parola della riconciliazione quando dice: “Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio” (2 Corinzi 5:20). Gli apostoli quindi non obbligavano gli uomini a confessarsi a loro, come fanno i preti, ma li esortavano a riconciliarsi con Dio, il che è tutt’altra cosa!
Loro facevano la loro ambasciata esortando gli uomini a ravvedersi e a credere nel Vangelo; mentre Colui che li aveva mandati assolveva coloro che accettavano le loro parole. Questa è una ulteriore prova che la confessione auricolare al prete non ha fondamento scritturale e che per sostenerla i teologi cattolici romani fanno ricorso ad arbitrarie interpretazioni scritturali.

Dunque, anch’io come Paolo vi annuncio la parola della riconciliazione, scongiurandovi a ravvedervi e a credere nel Vangelo, perché è soltanto mediante il ravvedimento e la fede nella morte espiatoria di Cristo e nella sua resurrezione, che si viene riconciliati con Dio.
E una volta ottenuta la riconciliazione, dovete uscire immediatamente dalla Chiesa Cattolica Romana ed unirvi ad una Chiesa Evangelica Pentecostale che annuncia tutto il consiglio di Dio, dove la prima cosa che dovete fare è farvi battezzare per immersione nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, perché il battesimo da voi ricevuto da bambini non è valido.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Fonte: http://giacintobutindaro.org/

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Secondo la Chiesa Cattolica Romana l’uomo discende dai bruti; secondo la Bibbia NO

evoluzione_R375Dottrina papista

Pio XII (1939-1958) nell’enciclica Humani Generis (1950) affermò quanto segue: ‘Il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio)’. Come potete vedere in questa enciclica l’evoluzione non venne affatto condannata, ma venne implicitamente ammessa sia pure come ipotesi e con prudenza. Il fatto che anche i teologi furono incoraggiati a fare delle ricerche e a discuterne dimostrò certamente un certo favore della chiesa cattolica verso questa teoria dell’evoluzione. Sono passati quasi cinquanta anni da quella enciclica; come stanno oggi le cose? Stanno che la chiesa cattolica romana insegna l’evoluzione dell’uomo cioè che l’uomo deriva da esseri inferiori o da bruti. Ma non è un evoluzione che esclude l’atto creativo di Dio ma un evoluzione che presuppone la creazione. Ecco infatti quanto ha affermato Giovanni Paolo II in un Simposio su Fede cristiana e teoria dell’evoluzione: ‘Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso dell’evoluzione non creano ostacoli (…) L’evoluzione infatti presuppone la creazione; la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo – come una creatio continua – in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come creatore del cielo e della terra’ (L’Osservatore Romano 27 Aprile 1985).

Questo tipo di evoluzione sostenuto dalla chiesa romana è chiamato evoluzionismo antropologico mitigato e si differenzia dall’evoluzionismo antropologico radicale di Lamarck, di Darwin e di Haeckel e professato da molti biologi, perché esso afferma che l’evoluzione è ristretta solo all’origine del corpo umano (giacché l’anima è creata direttamente da Dio) mentre quello radicale afferma che l’evoluzione dell’uomo comprende anche l’anima. Ma nella sostanza che cosa dice questo tipo di evoluzionismo sostenuto dalla chiesa romana? Questo; che Dio mediante uno speciale intervento sia causa principale del corpo umano, ma si è servito di un bruto come di materia e strumento. In altre parole, come dice Fiorenzo Facchini, ‘l’uomo è frutto, a un tempo, dell’evoluzione biologica e di un concorso particolare creativo di Dio’, perché si è evoluto da un essere inferiore creato da Dio. Uno studioso cattolico, per spiegare questo concetto, ha affermato: ‘Non discendiamo dai bruti, ma ascendiamo da essi’. Quindi a distanza di circa mezzo secolo dall’enciclica Humani Generis di Pio XII l’evoluzione non è più una semplice ipotesi ma una verità da abbracciare a braccia aperte che non si deve mettere in dubbio: ecco come recentemente Giovanni Paolo II ha posto fine ad ogni dubbio: ‘L’Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell’’evoluzionismo’ un’ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell’ipotesi opposta (…) Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. E’ degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere’ (L’Osservatore Romano, 24 Ottobre 1996). Continua a leggere