Dal cattolicesimo romano a Cristo

La conversione di Giovanni Ferri

Siccome alcuni giovani della tenda mi avevano chiesto di dare una breve testimonianza, non la mia testimonianza completa perché poi assorbirebbe tutto il tempo e forse neanche basterebbe, ma voglio soltanto dare un cenno della mia testimonianza come sono venuto a Gesù, come sono arrivato al Signor Gesù.

Ero molto religioso, avevo soltanto diciannove anni e ero tutto preso dalla religiosità. Avevo in me il problema, non ero un ragazzo distratto, tanti non si avvedono, camminano nella vita e non si pongono mai quelli che sono i problemi fondamentali della vita, i problemi più importanti. Ma io mi ponevo questi problemi, anche se ero in istituto, mi ponevo questi problemi. Avevo avuta una educazione religiosa di un certo livello, ma quell’educazione non aveva portato in me nessun cambiamento; l’angoscia e la tristezza erano all’ordine del giorno, eppure ero giovane, pieno di prosopopea direi, pieno di fantasia, ma il male stava dentro. Molte volte noi non ci accorgiamo, ma il male sta dentro e questo male produceva terribili conseguenze. Pensavo che facendomi prete, così, pensavo io, essendo stato in un istituto salesiano, uno degli ordini più rigorosi del Cattolicesimo, pensavo che lì avessi potuto soddisfare la mia anima, avessi potuto soddisfare queste mie ansie tormentose ed acute. Pregavo sempre, mentre i miei compagni andavano a divertirsi, c’erano i divertimenti interni, un po’ ridotti, un po’ moralizzati; ma io sentivo una fame, una fame grande, inspiegabile, una fame di conoscere il Signore. E mi riducevo in un piccolo sgabuzzino, pregavo sempre, ma non pregavo il Signore, pregavo ora una madonna ora un’altra madonna. Pregavo tanto ‘san Luigi’, tanti altri santi; ma le cose non cambiavano mai. Io ero di una natura molto veemente, una natura aggressiva e quante volte mi affliggevo perchè dicevo: ‘Signore, ma io non cambio mai! Leggo qui la biografia di questo santo, di quest’altro santo, questo santo si è cambiato quell’altro santo si è trasformato – almeno la storia diceva così – ma io perché non cambio mai?’ Ma chi mi poteva cambiare? La religione? Mi andavo a confessare regolarmente, non dai preti, andavo dai frati perché li pensavo più generosi, più spirituali, andavo da loro, mi preparavo tutta una lista di peccati, cercavo di essere scrupoloso, attento, quasi simmetricamente preciso. Non volevo dimenticare nessuna colpa, e cercavo e ricercavo dentro di me qualche colpa qualche peccatuccio che mi avesse potuto sfuggire e così portavo questa lista. E quando andavo dal confessore, questo confessore mi diceva: ‘Ma tu ne sai troppe di cose! Ma che ti posso fare io? Dimmi i peccati più grossi, i più grossolani, e poi il resto insomma non sono peccati poi troppo gravi da potere rischiare l’inferno’. E così dopo la confessione, mi diceva: ‘Adesso reciti tre Ave Marie, quattro Gloria Patri, un Pater noster, qualche Atto di Dolore e tutto è finito’. Ma io dicevo: ‘Ma io meriterei solo di fare questo?’ E non mi convinceva questo fatto perché io magari facevo quello che mi dicevano ma la piaga rimaneva. Ero scoraggiatissimo, perché non cambiava nulla nella mia vita, non facevo un progresso di un capello, ero triste. Ma una notte, gloria al Signore, nel mio sonno profondo ebbi un’apparizione di un angelo. Prima dell’apparizione dell’angelo ci fu un apparizione di due uomini giganteschi, molto alti, robusti, i quali mi chiesero: ‘Che stai facendo là?’ E io stavo contemplando il mare dove c’era tanta folla. Sapete voi il mare, chi ci va lo sa. E io guardavo da lontano. E mi dissero: ‘Ma perché ti stai qui? Andiamo, andiamo a divertirci, uniamoci alla folla, a questa babilonia!’ Ma io dissi: ‘Mai in quei posti!’ Ma non è che io ero veramente scrupoloso di quelle cose, era nel sogno questo. Forse ci sarei andato in mezzo a quella gente io, nella vita diciamo sveglia. Ma io dissi: ‘Non vengo! Non posso venire’. Allora mi hanno preso, uno di qua e uno di là, e mi hanno cominciato a trascinare con violenza verso questo posto. Allora ecco quest’angelo che appare dal cielo con una spada fiammeggiante, mi pare di rivederlo questa sera, con un viso raggiante e glorioso, vibrare un colpo a destra e un altro a sinistra e ha sprofondato quei due colossi, non li ho visti più e siamo rimasti io e lui soltanto. Ho detto: ‘Abbi pietà di me! ‘Non temere’, mi ha detto, ‘stai tranquillo, da qui a poco tempo sarai salvato’. Gloria al Signore.

Quando mi sono svegliato ho detto: ‘Ma più salvato di me? Io sono qui nella Chiesa, sono in mezzo ai servitori di Dio, io mi confesso, io prendo l’ostia’ Non era questa la salvezza; la salvezza era un’altra, che il Signore aveva preparato per me nel tempo. Gloria al Signore. Così accadde un incidente involontario in quell’istituto e fui costretto ad abbandonarlo. Nel 1936, quando le nostre chiese erano tutte chiuse a motivo della persecuzione fascista, ricevetti la testimonianza nella città di Roma. Alcuni fratelli mi parlarono del Signore Gesù, io avevo una buona filosofia, avevo un buon modo di difendermi, ma questi fratelli con la loro semplicità mi invitarono ad inginocchiarmi davanti al Signore: ‘Se tu credi in Cristo, cercalo in preghiera’ mi hanno detto. E io l’ho fatto, mi sono inginocchiato. Non vi scandalizzate, non sono andato in una chiesa, perché ho detto che le chiese erano chiuse, neanche in una casa, ma mi andai a inginocchiare sotto un ponticello. Avevo solo 19 anni, e cominciai a pregare il Signore. E dissi: ‘Signore, io sono un essere smarrito’, non avevo padre, ero un membro di famiglia di sette figli, avevamo anche una posizione sociale molto critica, ero afflitto. Uscito da questo istituto, veramente non sapevo dove mettere il capo, e così cominciai a cercare il Signore con tutto il mio cuore. E vi dico una cosa, allora c’era veramente l’amore in mezzo alla fratellanza. Non è che oggi non ce n’è, ma allora l’amore era maggiore. C’era un amore pratico, non un amore verbale, un amore pratico. Questi fratelli mi hanno accolto a casa loro, una famiglia anche povera, e così i due estremi si incontrarono, due poveri si incontrarono. Gloria al Signore.

Questa famiglia mi continuò a parlare del Signore Gesù, e una sera mi invitarono loro a pregare. Mi mise un po’ di spavento nel primo momento, perché ho visto che hanno chiuso tutte le finestre, hanno smorzato la luce. Ho detto: ‘Ora che succederà stasera qui?’ Io non sapevo, io non conoscevo queste persone. Pensavo a qualche mazzata in testa, non avevo dimestichezza di questi fratelli, ero un po’ in sospetto e così stavo con un occhio chiuso e con un altro aperto. Gloria al nome del Signore. Mi guardavo attorno, ma poi quando ho visto una sorella che ha alzato una preghiera così toccante, ho detto: ‘Veramente ho ritrovato i santi antichi, i santi primitivi!’ E il mio cuore si cominciò a rasserenare, a stare tranquillo. Gloria al Signore. La preghiera fu fatta, io mi alzai assieme a loro, non potei dire più una parola. Ho continuato per una settimana, poi ho detto a questi fratelli: ‘Ma fratelli, ma siete voi soli qui a Roma salvati?’ ‘No fratello, siamo tanti. Ci sono centinaia di fratelli’. ‘Ma dove sono?’, dicevo io. ‘Andiamo in chiesa’. Ma quelli non mi volevano rivelare che c’era una persecuzione, che molti fratelli erano stati rimpatriati. Che molti altri stavano nel carcere, e che altri stavano al confino. Mi volevano celare questa cosa, avevano paura che io mi scandalizzassi. E un giorno ho detto: ‘Ma se voi non mi portate in chiesa, io non vengo più qua!’ ‘Ebbene, allora fratello, se sei disposto anche a non ritornare dal culto’, perché c’era questa probabilità di andare e di non tornare perché le guardie ci pedinavano, lì bastava muoversi che già c’era dietro di noi una squadra diciamo della polizia che ci sorvegliava. ‘Comunque – io dissi – qualunque cosa avverrà, io sono disposto. Anzi, dissi io, io ringrazio il Signore che ho trovato i continuatori della prima chiesa. Gloria al Signore. ‘Se voi siete la chiesa perseguitata, vuol dire che voi siete i veri Cristiani!’ Allora si convinsero questi fratelli, si convinsero. ‘Beh, portiamolo, questo ha fede!’. Erano otto giorni, dieci giorni che io avevo creduto, non ero un uomo che aveva fatto l’ossatura. Ma sentivo dentro di me un immane bisogno di verità, gloria al Signore. E così mi portarono a questo culto. Sapete dove? All’aperto, neanche una tenda, un prato all’aperto, era di autunno. Il cielo era pieno di stelle, però era oscuro lo stesso, e ho visto un accampamento di santi, di sorelle e di fratelli; fui commosso, caddi sulle mie ginocchia e cominciai a implorare il Signore. ‘Ho ritrovato i santi’ ho detto, ‘Ho ritrovato la Chiesa, gloria a Dio!’, dicevo. E cominciai a piangere, a piangere sulle mie ginocchia. Ora non si piange più. Gloria al Signore! Ora si va in Chiesa, si ascoltano i sermoni, ahhh! ma dov’è qualcuno che piange?’ Io piansi. Questi fratelli non comprendevano il mio pianto: ‘Ma perché piangi?’ ‘Perché io ho ritrovato la Chiesa, ho ritrovato il Signore!’ E si cantava sommessamente. Certo non erano gli squilli di questi strumenti, queste voci sonori, a bassavoce, voce sommessa, dolce; ma Dio ascoltava, Dio era lì nel mezzo di noi, dolcemente nel mezzo di noi. Poi cominciarono le testimonianze, le sorelle che testimoniavano del Signore Gesù. Mi trovai per un momento in un lembo di paradiso terrestre. Gloria al Signore! Ma quella riunione fu funestata, perché mentre eravamo in quella dolce e meravigliosa atmosfera ecco che da lontano apparvero delle ombre. Sapete chi erano? Erano i poliziotti. Si avvicinarono mano a mano, poi ci dissero: ‘Tutti in piedi!’ Eravamo tutti seduti sul prato. ‘Tutti in piedi, alzate le mani!’ Era la prima volta che io mi trovavo di fronte alle autorità, e la prima volta che fui arrestato. E siccome, sapete, ero un giovanotto, un po’ diciamo come tutti gli altri, mondano, avevo tutta una chioma a modo mio anche un po’ diciamo disordinata, e subito il brigadiere che faceva l’operazione mi riconobbe dicendomi: ‘Lei certamente è un novello!’ Ho detto: ‘Io brigadiere, sono un arruolato volontario e nessuno mi ha portato qui ma il Signore!’ Alleluia!

Allora non si scherzava fratelli e sorelle; chi sa adesso, se, muta caso dico, venisse qualche guardia per arrestarci, quanti ne rimarrebbero seduti e che fuggi fuggi dovremmo assistere. Ma gloria al Signore, lì eravamo in una calma perfetta. E io stesso in una calma perfetta. E quando il brigadiere mi ha preso e mi ha portato nella caserma, gloria al Signore, mi sono sentito felice, felice perché cominciavo un pò a pensare alla storia. Io conoscevo la storia della Chiesa antica, le persecuzioni antiche, conoscevo il martirio dei santi, conoscevo la storia del Colosseo. E io dissi: ‘Signore, ti ringrazio che incomincio la mia fede con la sofferenza!’ Gloria al nome santo del Signore!

Ora, cari fratelli e care sorelle, certamente la testimonianza sarebbe molto lunga, io l’abbrevio. Ma voglio dirvi, che da principio c’era una fede vera, una fede ardente, e il brigadiere, anzi poi il commissario mi disse: ‘Senta caro Ferri, alla prossima volta che ti prenderemo, ti metteremo in galera e poi ti rimpatrieremo. Quindi ti esortiamo di non farti più vedere in mezzo a questa gente’. E io non andai più, ma non è che non andai più perché avevo avuto paura; perché non sapevo il luogo di radunamento e quei fratelli che mi avevano portato quasi si erano pentiti, si sentivano veramente addolorati, dicevano: ‘Quel giovane si è scandalizzato, si è impaurito!’ Ma dopo otto giorni mi videro riapparire all’orizzonte! Gloria al Signore! ‘Fratello Giovanni, non ti sei spaventato?’ ‘No – ho detto – io sono qua per continuare a camminare con il Signore!’ Amen? ‘Per continuare a camminare con il Signore’. Passarono un’altra ventina di giorni, ed eravamo radunati in una cava di puzzulana, nascosti in una cava di puzzulana in campagna e mentre eravamo lì per lodare il Signore, ecco di nuovo le guardie. Questa volta mi arrestano, mi portano in galera. Gloria al nome del Signore! Avevo solo diciannove anni, ma ero pieno di fede e di ardore per il Signore Gesù. Avevo chiesto il battesimo, ma mi dicevano i fratelli: ‘Sei troppo giovane! Con un mese di fede non ti possiamo battezzare. Devi ancora maturare!’ Ma quando hanno visto che dopo l’arresto io sono rimasto fedele al Signore, mi hanno messo in libertà per tre giorni e mi hanno dato il foglio di via ero obbligato a rimpatriare – ebbene prima di rimpatriare ho fatto il battesimo in acqua, in una vasca, in una casa privata. E quando mi sono battezzato i fratelli non comprendevano, sono caduto per terra, ho bagnato il pavimento con le mie lacrime, segno di riconoscenza al mio Salvatore. Alleluia! Mi sentivo scaricare del peso opprimente della colpa, tutto quel malloppo oppressivo fu tolto in un istante dalla potenza dell’amore di Dio. I fratelli parevano che mi volessero consolare, ma se c’era uno che era consolato lì era Giovanni Ferri! Gloria al Signore! Oggi, vorrei vedere questi fatti, queste ripetizioni, queste conversioni in questa maniera. Gloria al Signore!

Fui rimpatriato al mio paese. Figuratevi il nemico, Satana, si scatenò come una tempesta, come una bufera. Mia madre mi cacciò fuori, ero di un piccolo paese quindi la mia testimonianza corse da tutte le parti. Il prete prese iniziativa con una campagna veramente scandalistica nei miei confronti, e mi fece guardare male da tutto il popolo. Non sapevo dove andare, mia madre mi ha cacciato fuori, parenti non ne avevo, fratelli non c’erano, allora il mio rifugio era soltanto la preghiera. Mi confidavo nel Signore e un giorno mi trovai dietro una siepe con le mani alzate pregavo Dio e mentre accadeva questo una donna del paese, una delle donne più cattive del paese, vedendomi pregare corse al paese: ‘Sentite! Ho visto Giovanni alle prese con il diavolo, con le mani alzate, stava lì, prete del diavolo!’ Senza sapere che io ero sotto la benedizione di Dio. Mi potevo vergognare, ed era veramente da vergognarsi e mia madre ancora di più si scandalizzava e diceva: ‘Ecco un pazzo! Mio figlio è impazzito! Mio figlio l’ho perduto!’ E anche delle zie che mi venivano a trovare e mi dicevano: ‘Ma Giovanni che ti hanno dato? Forse qualche bevanda? Forse qualche tazza di caffè? Forse qualche tazza di tè? Ma che ti hanno dato?’ Oh, se potessi dare tazze di caffè – ho detto – se potessi dare tazze di qualsiasi liquido, quante tazze darei per guadagnare le anime al Signore! Alleluia!

E allora volevano sentire qualche cosa da me, e io, sapete, non sapevo parlare non è che io ero stato educato, ammaestrato, sapevo solo qualche parola sul Signore Gesù ma avevo in me l’arma della preghiera. E così io li invitavo a pregare: ‘Inginocchiatevi con me!’ Ma figuratevi! Gloria al Signore! Stavano come stavo io, con un occhio chiuso e con un occhio aperto, con un ginocchio a terra e con un ginocchio sollevato e mi guardavano come una bestia rara! Gloria al Signore! Intanto io parlavo e rendevo testimonianza. Sapete che hanno detto? ‘Ma questo non è pazzo, parla bene, commuove, parla bene, non è pazzo!’ Almeno capirono che non ero pazzo. Gloria al nome del Signore!

Successivamente tornai a Roma, e lì fui di nuovo arrestato, questa volta fui portato in carcere, un paio di mesi di galera e poi mi hanno inflitto due anni di sorveglianza. Gloria al Signore. Rimpatriato al mio paese, non potevo uscire fuori dal mio paese, non potevo testimoniare più a nessuno, non potevo uscire dal Comune, dovevo rientrare prima dell’Ave Maria la sera e non potevo uscire prima dell’alba. Quindi ero come in una carcerazione un po’ diciamo allargata.

Ma vi dico una cosa fratelli e sorelle, che non tenni conto di tutto questo perché io parlavo del Signore a tutti quanti, e chiunque mi capitava io parlavo del Signore. E una mattina il brigadiere con il carabiniere venne a bussare alla mia porta per vedere se stavo dentro, io mi sono alzato e mi sono presentato. E mi ha detto il brigadiere: ‘Ma è vero Ferri che tu non fai conto della legge e che vai dove ti pare?’ Ho detto: ‘Brigadiere, se lei pensa questo mi può anche sorvegliare!’ Ma io ottenni subito di parlar a lui del Signore. E cominciai a parlare della mia fede, della mia salvezza. Allora disse il brigadiere al carabiniere: ‘Figuratevi! Questo parla a noi, alla gente come fa a non parlare alla gente?’. Gloria al nome del Signore!

E’ tempo anche oggi di svegliarsi e di parlare del Signore. Ci sono tante cose che sono successe nella vita, le varie volte che sono andato a finire in carcere, ma anche nelle carceri il Signore mi ha usato per la sua gloria e per la testimonianza del Vangelo.

…. sto per finire questo ciclo di testimonianza, ma vorrei raccontare un particolare che vi potrà fare del bene. C’era un caro fratello, che era diciamo anche in quei tempi, io in carcere da una parte e lui in carcere di un’altra parte. Questo fratello era un sardo e si chiamava Severino Mattana. Ebbene questo fratello andando in carcere, parlò del Signore ad un uomo, a un delinquente, a un criminale, ebbene gli costò molto, perché questo criminale si avventò, gli rese la vita molto difficile in quella cella. Ma un giorno, quel criminale si piegò, si inginocchiò e accettò il Signore Gesù Cristo. Proprio nelle carceri accettò il Signore Gesù Cristo. Ora stava arrivando il tempo della sua liberazione e la moglie che sapeva chi era suo marito, aveva sofferto una vita; da una parte era contenta perché il marito tornava a casa, ma dall’altra parte era infelice perché ora si ripeterà la tortura, in casa mia le botte ed era dispiaciuta. Ma ci fu una grande sorpresa, la sorpresa che Dio sa fare. Gloria al nome del Signore! Quando questo Cavallaro, così si chiama questo fratello ed è ancora vivo a Roma, arriva a casa sua, bussa la porta, ecco la moglie apre la porta e lui le va incontro e la prima parola fu: ‘Pace sorella!’ Lei non capiva, cominciò a guardare i piedi, a guardare la testa. Ma questo che dice? Pace? Cosa è questa parola ‘pace’? Lei non capiva. Oggi il mondo non sa che è pace! Ma quel fratello aveva avuto pace, e disse: ‘Sorella mia, non temere, io ho ricevuto pace, il Signore mi ha salvato, non sono più quel delinquente classico, sono qua e ti porto la testimonianza del Signore Gesù, Maria se vuoi pregare con me in questo momento!’ Maria si inginocchiò e pregò. Avvenne un grande miracolo. Maria fu battezzata con lo Spirito Santo. Gloria al Signore!

Oh, qualche volta io sono nostalgico di quelle persecuzioni, nostalgico. Perché qualche volta io mi annoio, e sono un po’ reazionario, quando vedo le Chiese addormentate, i sistemi, le cose che non si pensa più a quella fede che è stata una volta e per sempre insegnata ai santi. Gloria al Signore! Giovani della tenda, vi ho raccontato quel particolare, quando in un torpedone ci portavano a Regina Cieli in carcere, noi tutti dentro cantavamo: ‘Per questa strada si giunge al cielo, salvati siamo non più timore, per questa strada si giunge al cielo’ Allora disse lì una delle guardie: ‘Ma per questa strada, voi vi sbagliate, si va a Regina Cieli, si va alle carceri!’ Gloria al nome del Signore! Era vero che si andava alle carceri, ma le carceri non era la tappa finale. Amen. Così noi vogliamo andare di valore in valore fino a tanto che non siamo arrivati in Sion, luogo di compiuta bellezza. Amen.

Oh questo Cristianesimo vile, questo Cristianesimo originale, questo Cristianesimo puro, deve esser l’ambizione, la ricerca di ognuno di noi. Quell’amore vero. Allora, quando si vedeva un fratello, pare che si vedeva il Signore stesso. Per un fratello si faceva decine di chilometri per incontrarlo, adesso magari incontriamo un fratello e giriamo la testa perché magari appartiene a quella parrocchia, non è della nostra parrocchia, non è della nostra denominazione! Alleluia. E’ vergogna per la Chiesa questo! Perché Cristo ha detto: ‘Siete tutti fratelli!’. Non ha fatto nessuna discriminazione, ‘siete tutti fratelli’. Io ringrazio il Signore questi giorni, perché ho potuto costatare in mezzo alla tenda, questi cari giovani – certo non è tutto oro quello che luccica, noi lo sappiamo questo, ma neanche nelle nostre chiese è tutto oro quello che luccica, non ci sono movimenti perfetti, ma una cosa ho visto, una volontà di servire il Signore, una dedizione al servizio del Signore ed è il nostro compito di aiutare in questa ora difficile, forse la più critica della storia umana, è questo il momento in cui noi dobbiamo sentirci impegnati perché l’Evangelo della grazia sia predicato a tutte le genti. Gloria al nome del Signore!

Un giorno mentre mi portavano con le catene ai polsi, alle carceri, un maresciallo mi disse: ‘Se lei non la smette sarà rovinato nella sua vita, lei è giovane e sta rovinando la sua carriera, fra poco lei andrà a finire a Gaeta, a fare le carceri in Gaeta!’ Allora io mi ricordo sempre, nelle nostre case in Italia c’erano tutti versi che erano versi del fascismo e c’è una parola molto profonda e importante e questa parola era: ‘Se qualcuno professa la sua fede e non è pronto di morire per essa, non è degno di professarla!’ Gloria al Signore. Così dissi al maresciallo queste parole: ‘Se una fede politica richiede sacrificio e anche la prontezza di morire, quanto più la mia fede che è la fede che è stata una volta insegnata ai santi, è la fede di Cristo, è la fede potente della Chiesa’.

Avete questa fede questa sera? Che razza di fede voi avete questa sera? Fate passare pure questa parola: ‘Che tipo di fede abbiamo noi? La fede della comodità o la fede anche del sacrificio e della sofferenza? Il Signore ha rimandato a casa i trentaduemila uomini di Gedeone, soltanto trecento ne ha fatto rimanere per il combattimento della guerra. E con questi trecento – disse l’Eterno – io libererò Israele dalle mani dei Madianiti. Ecco la Chiesa che porta avanti la testimonianza cristiana!

Ho detto, pare che ho un po’ di nostalgia io delle sofferenze passate. Anche quando mi hanno battuto, ho avuto degli schiaffi e dei pugni, e anche quando ho sofferto la fame, io ho nostalgia di quei tempi, perché quando la persecuzione infieriva c’era più motivo di pregare il Signore. Alleluia. Alla notte, alle tre noi ci alzavamo e fino alle sei del mattino si stava in ginocchio e si pregava l’Eterno. C’è questo oggi? Sono passati tanti anni, ma io ho cominciato la mia vita con la preghiera e la mia vita è una vita di preghiera perché io so che la mia preghiera dà forza all’anima mia, è il respiro dell’anima. Io posso parlare questa sera con una terminologia molto – diciamo così – volgare, una terminologia molto semplice, ma la potenza non sta nelle belle parole, come diceva Paolo: ‘Io non sono venuto a voi con parole persuasive dell’umana sapienza, ma son venuto a voi con dimostrazione di spirito e di potenza’. Gloria al Signore! Disse Martin Lutero a Satana: ‘Satana percuoti pure, percuoti pure, io sono salvo!’ Uno che è salvo, può essere anche percosso, può essere schiaffeggiato, può essere umiliato, gloria al nome del Signore! San Paolo diceva che la parola di Dio non era in prigione, lui era prigioniero ma la Parola di Dio era libera. E molte volte noi abbiamo tanta libertà, libertà politica, libertà sociale, libertà religiosa, ma manca la più grande e la più preziosa libertà, la libertà dello Spirito Santo. ‘Dov’è c’è lo Spirito, ivi c’è libertà’. E questa libertà – gloria al Signore – ci porta a contemplare la faccia del Signore ed essere così trasformati di gloria in gloria. Amen.

Giovanni Ferri

Testimonianza trascritta da un’audiocassetta

Ascolta la testimonianza audio (download)


Tratto da: lanuovavia.org

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