Spiegazione di alcuni passi presi per sostenere il primato di Pietro

I teologi romani per sostenere che Gesù conferì il primato del potere della Chiesa a Pietro oltre ai passi più conosciuti che sono: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Matt. 16:18), “Ti darò le chiavi del regno de’ cieli” (Matt. 16:19), e “Pasci i miei agnelli… Pastura le mie pecorelle… Pasci le mie pecore” (Giov. 21:15,16,17); prendono diversi altri passi della Scrittura che si riferiscono a Simon Pietro. Vediamoli, per vedere se in effetti stanno ad indicare che l’apostolo Pietro ricevette il primato sulla Chiesa primitiva.

- “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:31,32). Gesù disse queste parole a Pietro la notte in cui egli fu tradito e i teologi affermano che questo “conferma i tuoi fratelli” sta ad indicare che Pietro ricevette la missione di raffermare i suoi fratelli, cioè gli apostoli, intendendo con questo che anche il papa, siccome è successore, ha ricevuto la missione di confermare i fedeli. Noi non abbiamo nulla da dire sul fatto che Gesù affidò a Simon Pietro il compito di confermare i suoi fratelli, perché questo è verità. Ma con queste parole Gesù non conferì a Pietro nessuna supremazia sugli altri apostoli, o sulla Chiesa. Pietro ricevette da Gesù quella particolare missione in quella particolare circostanza sapendo che i suoi discepoli sarebbero stati di lì a poco dispersi e rattristati grandemente a motivo della sua morte; ma questa missione particolare fu circoscritta nel tempo e a Pietro. Vogliamo dire con questo che la missione di confermare i propri fratelli Gesù non la estese a dei presunti successori di Pietro per tutte le età a venire, come invece affermano i teologi romani. E’ risaputo poi che i papi prendono queste parole di Gesù per arrogarsi ogni diritto; tra cui il diritto di fare ogni sorta di leggi ecclesiastiche per confermare i membri della chiesa romana. Ed oltre a ciò vogliamo ricordare, a sostegno del fatto che non vi è una particolare persona (il cosiddetto successore di Pietro) messa nella Chiesa dal Signore per confermare tutti i fedeli, che Paolo ai Corinzi dice che il Signore li avrebbe confermati secondo che è scritto: “Il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Cor. 1:8), e non Cefa, ossia Simon Pietro, quantunque Cefa fosse ancora in vita quando lui scrisse tanto è vero che nella Chiesa di Corinto c’erano alcuni che dicevano di essere di Cefa! Come la mettiamo dunque o teologi romani? Se Pietro doveva confermare tutta la Chiesa come mai mentre era ancora in vita Paolo dice ai santi di Corinto che il Signore li avrebbe confermati? Certo, Dio si usa pure dei suoi ministri per confermare i suoi figliuoli infatti Paolo dice ai Tessalonicesi: “Mandammo Timoteo, nostro fratello e ministro di Dio nella propagazione del Vangelo di Cristo, per confermarvi e confortarvi nella vostra fede, affinché nessuno fosse scosso in mezzo a queste afflizioni” (1 Tess. 3:2,3); e Luca dice che Paolo e Barnaba “avendo evangelizzata quella città e fatti molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio ed Antiochia, confermando gli animi dei discepoli…” (Atti 14:21,22); ma di certo, e lo diciamo con fermezza e chiarezza, Egli non si userà del papa dei Cattolici per confermarci nella fede, perché costui non è un ministro di Cristo ma di Satana. Non importa quanto i teologi romani sbandierano questo versetto della Scrittura che dice che Pietro deve confermare i suoi fratelli; costui che si dice di essere il successore di Pietro vuole sedurre le menti dei discepoli di Cristo e non confermare i loro animi.

- “E Gesù, fissato in lui lo sguardo, disse: Tu se’ Simone, il figliuol di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (che significa Pietro)” (Giov. 1:42). Secondo i teologi romani Gesù gl’impose il nome di Pietro per significare che si sarebbe servito di lui come di pietra su cui avrebbe poi costituito, come su fondamento, la sua Chiesa. Noi invece diciamo che benché Gesù gli diede questo soprannome a Simone, che significa ‘roccia’, ciò non lascia intravedere nella maniera più assoluta che l’apostolo Simone Pietro fu costituito unico fondamento della Chiesa. Pietro come gli altri apostoli sono parte del fondamento su cui la Chiesa è stata edificata; anche gli altri apostoli sono quindi delle pietre come lo è lui. E a conferma che anche se Pietro ricevette questo soprannome non è il solo fondamento della Chiesa ricordiamo che Giovanni dice che il muro della nuova Gerusalemme “avea dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello” (Ap. 21:14), e non quello di Pietro soltanto. Il fatto che Gesù soprannominò Pietro proprio Simone, ha di certo il suo motivo, perché Gesù non soprannominava le persone a caso o senza motivo. Riteniamo che Gesù abbia voluto soprannominarlo in quella maniera a motivo della fermezza e della risolutezza viste in questo suo discepolo. Teniamo presente anche che Gesù soprannominò pure Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, e non solo Simone; Marco dice infatti che Gesù gli “pose nome Boanerges, che vuol dire figliuoli del tuono” (Mar. 3:17). Ma non perché Gesù pose questo nome a quei due fratelli, noi diciamo che essi ricevettero speciali poteri nella Chiesa.

- “E montato in una di quelle barche che era di Simone, lo pregò di scostarsi un pò da terra; poi, sedutosi, d’in sulla barca ammaestrava le turbe” (Luca 5:3). Secondo i teologi romani anche il fatto che Gesù predicò d’in sulla barca di Pietro e non da quella di un altro discepolo attesta il primato di Pietro. Folle deduzione! ma non c’è da meravigliarsi più di tanto. I teologi romani ci hanno abituato a sentire cose peggiori di queste! Ma io vorrei dire: ‘Ma allora anche il padrone dell’asinello su cui Gesù montò ed entrò in Gerusalemme doveva per forza di cose avere una posizione altissima nella Chiesa di Dio!’; ed ancora: ‘Ma allora anche il padrone della casa nella quale Gesù scelse di mangiare la Pasqua doveva per forza di cose avere una eminente posizione nella Chiesa, perché fu in quella stanza che Gesù istituì la santa cena!’. E di questo passo potrei proseguire ma mi fermo qui.

- Matteo dice: “Or i nomi de’ dodici apostoli son questi: Il primo Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolommeo; Toma e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì” (Matt. 10:2-4). In base alla interpretazione della curia romana, il fatto che Pietro sia nominato per primo, e che ci sia scritto “il primo Simone detto Pietro”, significa che Pietro fu costituito da Cristo il principe degli apostoli. Ma questo non può essere vero perché tempo dopo, quando fra i discepoli sorse la disputa per sapere chi fosse il maggiore, Gesù non disse loro: ‘Perché disputate? Non lo sapete che il primo fra voi è Pietro?’, ma gli disse: “Chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà vostro servitore” (Matt. 20:27). Il fatto che Pietro sia nominato per primo nella lista degli apostoli non significa affatto che egli fosse il principe degli apostoli perché questo suo primato sugli apostoli non emerge dalle Scritture. Se fosse così come dicono i teologi romani Pietro avrebbe dovuto essere nominato sempre per primo, ma egli non sempre viene citato per primo: Paolo dice per esempio: “E quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione…” (Gal. 2:9), citando Pietro al secondo posto, dopo Giacomo; l’angelo che apparve alle donne disse loro: “Ma andate a dire ai suoi discepoli ed a Pietro, ch’egli vi precede in Galilea…” (Mar. 16:7), citando Pietro dopo gli altri discepoli.

- Paolo dice che Gesù Cristo “risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici…” (1 Cor. 15:4,5). Anche questo, cioè che Gesù apparve per primo a Pietro, e poi a tutti gli altri apostoli, secondo i teologi romani, attesta il primato di Pietro. Ma noi riteniamo invece che qui non si vede nessun primato, ma solo il fatto che Gesù apparve prima a Pietro affinché potesse confermare i suoi fratelli, come gli aveva detto prima di essere arrestato. E poi ricordiamo che se Pietro fu il primo dei discepoli a cui Gesù apparve, è anche vero che egli “apparve prima a Maria Maddalena” (Mar. 16:9) che andò ad annunziarlo ai suoi discepoli che, udito che egli viveva e che le era apparso, non le credettero. Ma anche qui dobbiamo dire che il fatto che Gesù apparve prima ad una donna che ad un uomo non vuole dire che la donna sia superiore all’uomo, o che Maria Maddalena per questo ebbe un qualche primato fra le donne.

- Pietro disse a Gerusalemme: “Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero” (Atti 15:7). Dio scelse fra i dodici Pietro per fare udire l’Evangelo ai Gentili; questa scelta, per i teologi romani, attesta la supremazia di Pietro sugli altri discepoli. Non è affatto vero perché Dio non scelse Pietro per quel compito perché egli era il capo degli apostoli, ma per altri suoi motivi. Ricordiamo che Pietro, benché Dio lo mandò a quei Gentili ad annunziare l’Evangelo, fu costituito apostolo della circoncisione e non apostolo dei Gentili perché in questo ufficio Dio costituì Paolo. Ai Galati infatti Paolo dice: “Quelli che godono di particolare considerazione… videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella de’ circoncisi” (Gal. 2:6,7); quindi Pietro fu mandato da Dio ai Giudei mentre Paolo ai Gentili. Ma tutto ciò non indica né che Pietro avesse il primato nell’evangelizzazione degli uomini e né che fosse principe su Paolo e sugli altri apostoli.

Mi fermo qui con i passi che si riferiscono a Pietro che i teologi romani prendono per sostenere il primato di Pietro, anche se ce ne sono altri. Ma che lezione traiamo noi da tutto ciò? Per l’ennesima volta questa; che quando qualcuno vuole sostenere una falsa dottrina si usa pure di quei passi della Scrittura che secondo lui possono contribuire a confermarla dandogli le sue personali interpretazioni, ma anche che nel fare questo egli rimane confuso. In questo caso i teologi romani per sostenere il primato di Pietro e la successione di questo primato compiono delle acrobazie esegetiche veramente audaci; ma la loro stoltezza è manifesta a tutti coloro che hanno conosciuto la verità e tagliano rettamente la Parola di Dio.

Giacinto Butindaro, La Chiesa Cattolica Romana, pag. 107-109

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