Confutazione Dottrina Cattolica Romana: L’ordine

La dottrina dei teologi papisti

L’ordine è il sacramento con cui il prete riceve la potestà di ministrare l’eucarestia e di rimettere i peccati. Il prete che lo riceve non può sposarsi. Ci sono otto ordini nella Chiesa; quattro minori e quattro maggiori. Poi ci sono i cardinali, ed infine il papa; questa è la gerarchia ecclesiastica istituita da Cristo nella sua Chiesa. ‘L’Ordine è il Sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l’Eucarestia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 556). Il significato di queste parole è che questo sacramento conferisce, a chi lo riceve, la potestà di ‘celebrare la S. Messa, di rimettere i peccati, ecc.’ (ibid., pag. 556). ‘Ministro dell’Ordine è il Vescovo, che dà lo Spirito Santo e la potestà sacra coll’imporre le mani e consegnare gli oggetti sacri propri dell’Ordine, dicendo le parole della forma prescritta’(ibid., pag. 557); ‘Amministrando l’Ordine, il Vescovo impone le mani all’ordinando per esprimere che diviene cosa di Dio, e gli consegna gli oggetti sacri propri dell’Ordine, che pel prete sono il calice col vino e la patena coll’ostia, dicendo le parole della forma prescritta che pel prete sono: ‘Ricevi la potestà di offrire a Dio il Sacrificio pei vivi e pei morti.. Ricevi lo Spirito Santo; saranno perdonati i peccati a chi tu li perdonerai; e saranno ritenuti a chi tu li riterrai’ (ibid., pag. 558). Per sostenere il sacramento dell’ordine Bartmann afferma questo: ‘Cristo ha trasmesso agli Apostoli il potere di offrire il sacrificio e di perdonare i peccati e gli Apostoli l’hanno esercitato subito fin dall’inizio. Tuttavia non si può dimostrare che Cristo si sia servito di un rito esteriore per trasmettere tali poteri. Ciò d’altra parte non era necessario, perché Cristo non è legato ai suoi sacramenti; egli poteva produrne l’effetto con un semplice atto di volontà. Ha però prescritto un rito per questa trasmissione ai discepoli; lo prova il fatto che essi hanno subito adoperato tale rito – la preghiera e l’imposizione delle mani – il cui effetto era la comunicazione della grazia’ (Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 347), e poi cita gli esempi dei sette diaconi i quali furono presentati agli apostoli i quali dopo avere pregato imposero loro le mani, l’esempio di Barnaba e Saulo ad Antiochia che ricevettero l’imposizione delle mani, degli anziani fatti eleggere da Paolo e Barnaba, dopo avere pregato e digiunato, al ritorno del loro viaggio missionario, e quello di Timoteo che aveva ricevuto il dono di Dio per l’imposizione delle mani di Paolo, e un dono quando gli furono imposte le mani dal collegio degli anziani.

Anche qui il concilio tridentino ha lanciato i suoi anatemi contro chi non accetta questo rito; tre di questi dicono: ‘Se qualcuno dirà che nel nuovo Testamento non vi è un sacerdozio visibile ed esteriore, o che non vi è alcun potere di consacrare e di offrire il vero corpo e sangue del Signore, di rimettere o di ritenere i peccati (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 1, ‘Se qualcuno dirà che l’ordine, cioè la sacra ordinazione, non è un sacramento in senso vero e proprio, istituito da Cristo signore (…) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 3), ‘Se qualcuno dirà che con la sacra ordinazione non viene dato lo Spirito santo, e che quindi, inutilmente il vescovo dice: Ricevi lo Spirito santo, o che con essa non si imprime il carattere o che chi sia stato una volta sacerdote possa di nuovo diventare laico, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 4). Quindi, per riassumere, i vescovi cattolici in virtù della successione apostolica, sono i successori degli apostoli, ed hanno quindi l’autorità di ordinare dei preti e dei diaconi e così via, e la loro ordinazione conferisce il carattere indelebile di ministro di Dio.

Ai preti e ai diaconi è imposto il celibato. Vediamo innanzi tutto come il celibato forzoso è stato introdotto nella Chiesa e poi qual’è la dottrina vigente sul celibato nella chiesa romana. Nella Chiesa primitiva non era affatto imposto il celibato né ai vescovi e neppure ai diaconi; anzi bisogna dire che uno dei requisiti che dovevano avere coloro che volevano essere assunti in questi uffici sacri era appunto quello di essere mariti di una sola moglie e di governare bene la propria famiglia. Ma pian piano in mezzo alla Chiesa facendosi strada la dottrina che la cena del Signore era pure il rinnovamento del sacrificio di Cristo, e che i presbiteri quando celebravano l’eucaristia offrivano a Dio la vittima immolata (il corpo di Cristo) per i loro stessi peccati e per quelli del popolo, si fece strada anche l’idea che i presbiteri sposati prima di celebrare l’eucarestia dovevano astenersi dai rapporti coniugali con le loro mogli per presentarsi puri all’eucaristia. Questa idea era sostenuta mediante l’esempio dei sacerdoti leviti sotto l’Antico Testamento, i quali, secondo la legge di Mosè, non potevano accostarsi alle cose sante in stato d’impurità, pena la morte, secondo che è scritto: “Qualunque uomo della vostra stirpe che nelle vostre future generazioni, trovandosi in stato d’impurità, s’accosterà alle cose sante che i figliuoli d’Israele consacrano all’Eterno, sarà sterminato dal mio cospetto” (Lev. 22:3), perché così facendo avrebbero profanato le cose sante. Essi dopo avere avuto rapporti coniugali con le loro mogli (e quindi dopo essersi resi impuri) potevano mangiare delle cose sante solo dopo essersi lavati nell’acqua, e dopo il tramonto del sole secondo che è scritto: “La persona che avrà avuto di tali contatti sarà impura fino alla sera, e non mangerà delle cose sante prima d’essersi lavato il corpo nell’acqua; dopo il tramonto del sole sarà pura, e potrà poi mangiare delle cose sante, perché sono il suo pane” (Lev. 22:6,7). E’ chiaro che quando l’eucaristia cominciò ad essere celebrata dai preti ogni giorno si finì coll’imporre l’astensione totale dai rapporti carnali con le mogli a coloro che erano già sposati. Questo risulta dai seguenti canoni del concilio di Elvira (= Granada) del 306: ‘Ai vescovi, ai preti e ai diaconi che vengono trovati colpevoli di incontinenza durante il periodo del loro ministerio non si deve nemmeno permettere di ricevere la comunione prima della morte, dato lo scandalo di una colpa così palese’ (Concilio di Elvira, can. 18; citato da Fausto Salvoni in Dal cristianesimo al cattolicesimo I, Genova 1974, pag. 107-108); ‘I vescovi, i preti e in generale tutti i chierici che devono compiere un servizio all’altare devono astenersi dai rapporti coniugali con le loro mogli e non è loro permesso generare dei figli. Se contravvengono a quanto detto essi perdono il diritto alla loro posizione gerarchica’ (Concilio di Elvira, can. 33; citato da Fausto Salvoni in op. cit., pag. 108). Tutto ciò portò di conseguenza a questo; che coloro che erano sposati venivano ammessi all’ordinazione con il consenso della moglie che si distaccava dal marito, e che si cominciarono a cercare giovani disposti a farsi sacerdoti rimanendo celibi. Gregorio VII impose il celibato nel sinodo Romano del 1073. La legge del celibato fu ripetuta dal concilio Lateranense I del 1123 in questi termini: ‘Noi interdiciamo assolutamente ai preti, ai diaconi, ai suddiaconi e ai monaci di avere delle concubine o di contrarre matrimonio…’ (Concilio Lateranense I, can. 21), e confermata poi dal Lateranense II nell’anno 1139. Questi concili dichiararono nulli i matrimoni contratti dai chierici in sacris, creando così il cosiddetto impedimento dirimente dell’ordine sacro. Anche il concilio di Trento (1545-1563) ha confermato ulteriormente il celibato forzoso; e lo ha fatto lanciando il seguente anatema: ‘Se qualcuno dirà che i chierici costituiti negli ordini sacri o i religiosi che hanno emesso solennemente il voto di castità, possono contrarre matrimonio, e che questo, una volta contratto, sia valido, non ostante la legge ecclesiastica o il voto, e che sostenere l’opposto non sia altro che condannare il matrimonio; e che tutti quelli che sentono di non avere il dono della castità (anche se ne hanno fatto il voto) possono contrarre matrimonio, sia anatema. Dio, infatti, non nega questo dono a chi lo prega con retta intenzione e non permette che noi siamo tentati al di sopra di quello che possiamo’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 9). L’imposizione del celibato ai chierici è stata confermata da Paolo VI nell’enciclica Sacerdotalis coelibatus del Giugno 1967, e dopo di lui anche da Giovanni Paolo II nelle sue catechesi alle udienze generali. La dottrina cattolica sul celibato dei preti e dei diaconi è esposta dal Codice di diritto canonico in questi termini: ‘Il promuovendo al diaconato permanente, che non sia sposato, e così pure il promuovendo al presbiterato, non siano ammessi all’ordine del diaconato se non hanno assunto, mediante il rito prescritto pubblicamente davanti a Dio e alla Chiesa, l’obbligo del celibato oppure non hanno emesso i voti perpetui in un istituto religioso’ (Codice di diritto canonico, Roma 1984, can. 1037); ‘I chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò, sono vincolati al celibato, ché è un dono particolare di Dio…’ (ibid., can. 277 – § 1). Quindi riassumendo, il matrimonio, nella chiesa cattolica di rito latino, dopo l’ordinazione è vietato contrarlo sia ai preti che ai diaconi. Nelle chiese di rito orientale, invece, c’è una differenza infatti, pur rimanendo l’obbligo per i preti e i diaconi celibi di non sposarsi dopo la loro ordinazione; in esse ha valore il matrimonio contratto sia dai preti che dai diaconi prima della loro ordinazione. Quando però un prete sposato diventa vescovo allora il matrimonio deve terminare e la moglie entrare in convento.

Secondo il catechismo cattolico nella Chiesa c’é una gerarchia ecclesiastica costituita da tutti i gradi dei sacri ministri tra loro debitamente subordinati sino al supremo che è il papa [20]. Essi dicono che come in uno Stato vi sono diversi gradi di autorità così anche nella Chiesa vi sono vari gradi che sono uno subordinato all’altro. Vediamo ora quali sono questi gradi gerarchici secondo la teologia romana:

1) Gli ordini minori:

a) ostiariato,

b) lettorato,

c) esorcistato

d) accolitato.

Si dicono minori perché inferiori e perché dispongono più remotamente al sacerdozio; i loro uffici sono ora in gran parte esercitati da sacrestani e dai chierichetti.

2) Gli ordini maggiori: Il suddiaconato e il diaconato che preparano prossimamente al sacerdozio, il presbiterato e l’episcopato.

a) Il suddiacono si vincola alla chiesa coll’obbligo che assume di recitare il divino ufficio e..canta l’epistola nella messa solenne.

b) Il diacono riceve il potere di assistere immediatamente il sacerdote che offre il santo sacrificio, di predicare, comunicare, e nella messa solenne canta il vangelo, ecc. Secondo il Codice di diritto canonico può aspirare al diaconato permanente anche un uomo sposato, ma solo dopo avere compiuto i 35 anni di età e con il consenso della moglie (ibid., can. 1031).

c) Il presbiterato o sacerdozio, che dà le due facoltà essenziali; consacrare l’eucarestia e rimettere i peccati. I sacerdoti vengono consacrati dal vescovo.

d) L’episcopato o vescovato, che è la pienezza del sacerdozio, che dà la potestà di conferire gli ordini sacri, di consacrare il crisma e l’olio dell’estrema unzione, di ammaestrare e governare. ‘Per l’ordinazione legittima di un vescovo, oggi è richiesto un intervento speciale del Vescovo di Roma, per il fatto che egli è il supremo vincolo visibile della comunione delle Chiese particolari nell’unica Chiesa e il garante della loro libertà’ (Catechismo della chiesa cattolica, 1992, pag. 400) [21]. Ogni 5 anni il vescovo diocesano deve presentare al papa una relazione sullo stato della diocesi.

Questi qua sopra sono gli otto ordini; occorre dire però che i primi quattro ordini assieme al suddiaconato non sono riconosciuti dalla maggiore parte dei teologi cattolici romani come ordini sacramentali. Difatti, ‘nella loro amministrazione manca l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo in una preghiera sacramentale’ (Bernardo Bartmann, op. cit., pag. 349), e ‘sono stati e sono ancora conferiti, in forza di una delegazione papale, da ministri non vescovi’ (ibid., pag. 360).

Questi sono i gradi gerarchici fino al vescovo. E per chi non li riconosce il concilio tridentino ha detto: ‘Se qualcuno dice che nella chiesa cattolica non vi è una gerarchia istituita per disposizione divina, e formata di vescovi, sacerdoti e ministri, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 6).

Dato che siamo in tema di gerarchia ricordiamo anche che oltre a costoro vi sono pure i cardinali che sono creati dal papa, i quali sono i suoi più alti collaboratori e suoi consiglieri. Il loro numero era stato fissato da Sisto V a settanta, ma Paolo VI lo ha ampliato portandolo a oltre cento. Il papa viene scelto appunto tra il numero dei cardinali [22] e dai cardinali stessi (riuniti in conclave; termine che deriva dal latino cum clave che significa ‘chiuso a chiave’ e designa l’ambiente chiuso in cui si riuniscono i cardinali per l’elezione del nuovo papa) [23] perché il Codice di diritto canonico dice: ‘I Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del Romano Pontefice, a norma del diritto peculiare..’ (Codice di diritto canonico, can. 349). Ed infine vi è il papa, che è il grado più alto della gerarchia.

Ecco quali sono i gradi gerarchici esistenti in seno alla chiesa romana!

Confutazione

Spiegazione delle Scritture prese a sostegno del sacramento dell’ordine

La sacra Scrittura insegna che Gesù fra tutti i suoi discepoli elesse dodici apostoli; è scritto infatti: “E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli” (Luca 6:13). Quando poi Giuda Iscariot abbandonò il suo ufficio per andarsene al suo luogo, dopo che Gesù fu assunto in cielo, al suo posto ne fu scelto un altro; la sorte cadde su Mattia che fu così associato agli undici. Ma non è che di apostoli esistessero solo quei dodici, perché Dio ne costituì degli altri nella sua Chiesa; come per esempio Paolo e Barnaba (cfr. Atti 14:14), Sila e Timoteo (cfr. 1 Tess. 2:6), Andronico e Giunio (cfr. Rom. 16:7). E’ bene precisare però che gli apostoli, sia quelli che furono costituiti mentre Cristo era sulla terra che quelli costituiti da Dio dopo l’assunzione di Gesù in cielo, non ricevettero mai da Cristo né la potestà di offrire il sacrificio della messa e neppure la potestà di rimettere i peccati agli uomini, così come la intende la teologia romana (vedi la confutazione della penitenza). Gli apostoli che Cristo scelse furono mandati a predicare l’Evangelo, a cacciare i demoni, a guarire gli infermi; e non per offrire il sacrificio della messa o a rimettere i peccati. Anche gli apostoli, che non erano nel novero dei dodici, cioè Paolo, Barnaba ed altri non ricevettero la potestà di offrire la messa o di rimettere i peccati; per quanto riguarda Paolo e Barnaba, furono mandati a predicare con l’autorità di guarire gli infermi, ma non a rimettere i peccati o ad offrire il sacrificio della messa. E’ falso dunque quello che dice Bartmann a riguardo degli apostoli quando dice che Cristo dette loro il potere di offrire il sacrificio e di rimettere i peccati.

Veniamo adesso all’ordinazione degli anziani che Bartmann dice essere l’ordinazione dei preti. La Scrittura ci dice che gli apostoli Paolo e Barnaba fecero eleggere degli anziani per le chiese secondo che é scritto: “E fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto” (Atti 14:23). Questo è vero, ma si deve tenere presente che essi non erano dei sacerdoti, come invece dicono i Cattolici, con la potestà di celebrare la messa e di rimettere i peccati, ma semplici credenti che avevano i requisiti necessari per assumere quell’ufficio di anziano. A questo proposito, cioè a proposito dell’elezione fatta dalla Chiesa, si potrebbe citare pure l’esempio dei sette a Gerusalemme i quali non furono scelti dagli apostoli ma dalla moltitudine dei credenti infatti gli apostoli dissero: “Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de’ quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest’opera… E questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia; e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani” (Atti 6:3,5,6). Notate che fu la moltitudine che scelse i sette in base ai requisiti stabiliti dagli apostoli, mentre gli apostoli li approvarono in quella opera pregando e imponendogli le mani. Quindi, nella Chiesa primitiva gli anziani (o vescovi) e i diaconi venivano eletti dalla Chiesa, e poi gli apostoli pregavano su di loro imponendogli le mani per raccomandarli alla grazia del Signore. Viene fatto questo nella chiesa cattolica? No, perché i preti vengono scelti non dal popolo, ma dai vescovi e da loro ordinati. Quindi i teologi cattolici vengono smentiti dagli stessi passi della Scrittura che essi prendono per sostenere questo loro sacramento dell’ordine.

Parliamo adesso dell’imposizione delle mani fatta dai profeti e dai dottori di Antiochia su Barnaba e Saulo dopo che parlò loro lo Spirito Santo. E’ scritto: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono” (Atti 13:1-3). Innanzi tutto Barnaba e Saulo erano già dei ministri di Dio perché sono annoverati tra i profeti e i dottori che c’erano ad Antiochia. Quello che va dunque detto è che in quell’occasione per mezzo di quella rivelazione dello Spirito Santo essi furono appartati dagli altri per una particolare opera, cioè per quella opera di apostolato di cui Luca poi parla. Infatti da allora in poi sono chiamati apostoli. Lo Spirito Santo ordinò che si appartassero; e sempre lui li mandò perché subito dopo è scritto: “Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia…” (Atti 13:4). Gli altri ministri invece pregarono per loro e imposero loro le mani ma non perché vedevano in quel rito un sacramento che avesse in se stesso il potere di conferire un carattere indelebile di apostolo, ma solo per raccomandarli in questa maniera al Signore per l’opera alla quale erano stati consacrati da Dio stesso. Vogliamo dire con questo che non fu mediante quell’imposizione di mani e quella preghiera che Barnaba e Saulo ricevettero la capacità di adempiere il ministerio di apostolo, perché quello di apostolo fu un ministerio che essi ricevettero per rivelazione. Ed anche in questo caso non si può scorgere questo sacramento dell’ordine.

Occupiamoci adesso dell’imposizione delle mani ricevuta da Timoteo. E’ scritto: “Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato per profezia quando ti furono imposte le mani dal collegio degli anziani” (1 Tim. 4:14), ed altrove: “Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per la imposizione delle mie mani” (2 Tim. 1:6). Ora, per quanto riguarda il primo dono ricevuto da Timoteo occorre dire che esso gli fu dato per profezia, quindi in seguito ad un parlare dello Spirito Santo per bocca di qualcuno; l’occasione fu quando gli furono imposte le mani dal collegio degli anziani. Ma non è che quello che accadde a Timoteo escluda che si possano ricevere doni da Dio senza l’imposizione delle mani di un collegio di anziani; tanto è vero che nella Scrittura ci sono esempi di uomini che hanno ricevuto dei doni di ministerio e dello Spirito Santo senza l’imposizione delle mani di nessuno (come per esempio Samuele, Eliseo, Isaia, Ezechiele, i dodici apostoli e Paolo). Rimane il fatto però che in qualsiasi caso, cioè sia che ci sia un’imposizione delle mani o sia che non ci sia; il dono lo si riceve da Dio in maniera soprannaturale. I doni di ministerio – che ricordiamo sono quello di apostolo, profeta, evangelista, pastore e dottore – si hanno in virtù di una vocazione celeste; e non in virtù di una vocazione umana. Essi sono conferiti dal Signore a chi vuole lui e nella maniera in cui vuole lui. Per esempio nel conferire i doni di ministerio il Signore si usa alcune volte di visioni, altre volte di sogni, altre volte ancora del dono di profezia. In alcuni casi poi il Signore opera potentemente nel credente in maniera da fargli sentire interiormente mediante il suo Spirito di averlo chiamato ad adempiere un particolare ministerio confermandolo poi in quel ministerio nel corso del tempo sia facendogli vedere il suo favore e concedendo a lui o ad altri delle rivelazioni a tale riguardo. Sia chiaro, comunque, che in qualsiasi maniera avvenga il conferimento di un ministero, sarà manifesto a tutti che quel credente ha ricevuto quel particolare ministerio perché Dio è con lui in quello che fa. Per quanto riguarda i doni dello Spirito Santo – che sono dono di parola di sapienza, di parola di conoscenza, di fede, doni di guarigioni, potenza d’operare miracoli, profezia, il discernimento degli spiriti, diversità delle lingue, interpretazione delle lingue – sono distribuiti dallo Spirito Santo a ciascuno in particolare come Egli vuole. Può avvenire anche in questo caso sia con l’imposizione delle mani (come avvenne ad Efeso a quei circa dodici discepoli) sia senza in virtù di una rivelazione di Dio o di una visitazione improvvisa da parte di Dio. Spiego questa ultima manifestazione; può succedere per esempio che mentre uno prega, all’improvviso lo Spirito Santo lo investe e lo fa cominciare a parlare in diverse lingue (mentre prima poteva pregare solo in una altra lingua), o a profetizzare, o gli comincia a fare vedere delle cose in visione che avverranno o che sono avvenute, o degli spiriti maligni che tormentano taluni. O si mette a pregare sugli ammalati spinto dalla potenza di Dio ed essi guariscono. Questo quando non c’è l’imposizione delle mani di nessuno e la distribuzione del dono o dei doni non è da Dio preannunziata né tramite visione né tramite un sogno.

Per quanto riguarda il dono di Dio che Timoteo ricevette in seguito all’imposizione delle mani di Paolo, crediamo che esso si tratti dello Spirito Santo. Paolo aveva infatti il dono di imporre le mani ai credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo; abbiamo un esempio nel caso di quei circa dodici discepoli di Efeso su cui scese lo Spirito Santo dopo che lui gli impose le mani (cfr. Atti 19:6,7). Anche in questo caso però non si vede nessun sacramento dell’ordine, come invece lo vedono i teologi cattolici. Non ci meravigliamo comunque che essi in questi passi qua sopra citati ci vedano il sacramento dell’ordine quando esso non c’è: di cose che non esistono ne vedono tante nella Bibbia!

I preti non possono essere i presbiteri di cui parla la Scrittura

Ma torniamo al cosiddetto presbiterato cattolico; i teologi papisti asseriscono che i preti sono dei presbiteri del Signore costituiti per pascere la Chiesa come lo erano anche coloro che furono fatti costituire dagli apostoli Paolo e Barnaba, ma questo non può corrispondere al vero innanzi tutto perché i preti sono delle persone morte nei loro falli mentre gli anziani fatti eleggere dagli apostoli erano dei credenti. Parlare con loro infatti o parlare con le prostitute o gli omicidi è la stessa cosa; perduti sono loro e perduti gli altri. Hanno dunque bisogno anche loro di nascere di nuovo. E che sia così lo confermano tutti quei nostri fratelli che prima di convertirsi erano dei preti; le loro testimonianze sono chiare a riguardo; ‘Ero perduto’, ‘Fossi morto da prete sarei andato diritto diritto all’inferno’, ‘Ero nel buio e nelle tenebre’ e così via. Potremmo fermarci qui nella nostra confutazione ma vogliamo proseguire al fine di dimostrare ulteriormente – se mai ce ne fosse il bisogno – quanto falsa sia l’affermazione che li definisce dei presbiteri. Gli anziani (presbiteri) che gli apostoli facevano eleggere per ciascuna Chiesa avevano delle caratteristiche che i preti non hanno. Gli anziani (o vescovi) secondo quello che dice Paolo, per essere costituiti sulla Chiesa dovevano essere irreprensibili, e tra le altre cose mariti di una sola moglie, dovevano governare bene le loro famiglie, ed oltre a ciò dovevano essere santi, giusti, ed attaccati alla fedel Parola. E queste erano le caratteristiche di quei vescovi fatti eleggere dagli apostoli nelle Chiese. Come possono quindi i teologi papisti affermare che i sacerdoti della chiesa romana sono i presbiteri che sono stati costituiti dal Signore nella sua Chiesa quando essi non sono né sposati, né santi né giusti e neppure attaccati alla Parola di Dio? Infatti sono forzatamente celibi (con le sue nefaste conseguenze), schiavi dei vizi e attaccati alla tradizione anziché alla Parola di Dio, come lo erano i Farisei e gli scribi del tempo di Gesù alla tradizione giudaica. Qualcuno dirà: ‘Ma guarda che oggi i preti parlano di più della Bibbia’. Sarà vero forse che alcuni di loro leggono di più la Bibbia, ma rimane il fatto che essi insegnano ancora oggi che la salvezza si ottiene compiendo opere buone, perché incoraggiano a guadagnarsi il paradiso come ci si guadagna il pane quotidiano; insegnano che i peccati sono cancellati dal battesimo, incoraggiano a pregare ed adorare Maria e i santi ed a prostrarsi davanti alle loro statue; essi pretendono di assolvere il peccatore che va da loro a confessargli i suoi peccati cosiddetti mortali perché credono di essere i rappresentati di Dio sulla terra; pretendono, quando fanno la messa, di ripetere il sacrificio di Cristo sulla croce; per citare solo alcune delle cose storte principali che dicono e fanno. Non basta forse tutto questo per comprendere che tra i preti papisti e i presbiteri fatti eleggere dagli apostoli c’è la differenza che passa tra il nero e il bianco?

I preti, quantunque siano chiamati sacerdoti, non sono dei veri sacerdoti cioè i sacerdoti di cui parla il Nuovo Testamento perché non sono ancora nati di nuovo e anche ciò lo dimostriamo mediante la Scrittura. Pietro scrisse ai fedeli rinati mediante la fede nella risurrezione di Cristo: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio… come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Piet. 2:9,5); e vi ricordo che tra coloro a cui Pietro scrisse queste parole vi erano pure le donne perché più avanti rivolge una esortazione alle mogli secondo che è scritto: “Mogli, siate soggette ai vostri mariti…” (1 Piet. 3:1), gli anziani, ossia i vescovi, che erano stati preposti dal Signore a pascere le sue pecore secondo che egli dice: “Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi….” (1 Piet. 5:1), e i giovani secondo che è scritto: “Voi più giovani, siate soggetti agli anziani…” (1 Piet. 5:5). Dalle parole di Pietro quindi deduciamo in maniera chiara che, primo, sotto la grazia per diventare sacerdoti di Dio e di Cristo bisogna solo nascere di nuovo e non fare seminari teologici per dopo essere ordinati sacerdoti da qualcuno di grado superiore; secondo, che quindi tutti i credenti, dagli anziani, o vescovi, che devono pascere il gregge di Dio, alle donne e ai giovani, sono un real sacerdozio nel cospetto di Dio. Cambiano i compiti da adempiere perché ognuno è stato collocato nel corpo di Cristo nel posto voluto da Dio, ma non la posizione spirituale nel cospetto di Dio e degli altri credenti. E’ chiaro che i credenti per essere chiamati tutti quanti sacerdoti di Dio devono avere qualcosa da offrire, altrimenti questo nome non avrebbe ragione di essere loro dato dalla Scrittura; ebbene, i sacrifici che essi devono offrire sono la preghiera, la lode, le azioni di grazie, e le opere buone. Qualcuno dirà: Nessuno deve dunque offrire la messa, neppure i presbiteri? No, nessuno deve offrire la messa, neppure gli anziani; perché essa non è un sacrificio spirituale gradito a Dio, ma solo un’impostura che porta il nome di sacrificio.

Conclusione; tra il popolo di Dio non esiste una casta sacerdotale particolare che debba offrire a Dio la messa, perché tutti sono dei veri sacerdoti essendo stati fatti rinascere a nuova vita ed appartati per adempiere un sacerdozio spirituale. Dio, sotto il Nuovo Patto, non ha istituito nessuna casta sacerdotale privilegiata in seno alla Chiesa; questo è quello che ci insegna la Scrittura. Cristo Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Ma voi non vi fate chiamar ‘Maestro’; perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che é nei cieli. E non vi fate chiamar guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo” (Matt. 23:8-10); facendo chiaramente capire loro che tra di loro non c’erano credenti privilegiati ed appartati che potevano farsi chiamare ‘Maestro’ o ‘Guide’ o ‘Padre’, mentre da quello che insegna il catechismo cattolico emerge chiaramente che Dio avrebbe costituito una casta sacerdotale a fare le sue veci in mezzo al suo popolo. Il che è un’eresia, un’impostura, generata dal diavolo per tenere milioni di persone incatenate ai sacramenti della chiesa cattolica la cui amministrazione (parlo del battesimo, della penitenza, dell’estrema unzione, ma soprattutto dell’eucarestia) è affidata ai preti, dai quali nella pratica dipende la salvezza dei loro fedeli seguaci. Quindi il sacerdozio cattolico è strettamente legato ai sacramenti, e per questo costituisce uno dei fondamenti su cui si fonda la religione cattolica romana. Se voi considerate bene il potere spirituale che i preti hanno agli occhi dei loro parrocchiani vi renderete conto il perché di questo attaccamento a loro; ma anche vi renderete conto il perché il prete è temuto e rispettato da tanti quasi che fosse Dio sulla terra. Attenzione però ai sofismi teologici di cui fanno uso i difensori del papismo: essi non negano che tutti i membri della chiesa siano sacerdoti, ma distinguono le qualità sacerdotali. Ecco le loro parole: ‘Occorre distinguere accuratamente nella partecipazione dei membri della Chiesa al sacerdozio di Cristo una duplice qualità sacerdotale: quella conferita dal carattere sacramentale dell’ordine, da una parte; quella conferita dai caratteri sacramentali del battesimo o della cresima, dall’altra..’ (Citato da Bernardo Bartmann in op. cit., pag. 352). Ciance, solo ciance; non esiste questa duplice qualità sacerdotale sotto la grazia; tutti i credenti sono sacerdoti, non esiste un ministerio sacerdotale come quello conferito dall’ordine.

Ora, per farvi comprendere come per i Cattolici i loro sacerdoti sono una vera casta sacerdotale privilegiata e separata dal popolo sottopongo alla vostra attenzione queste parole del loro catechismo:‘La dignità del Sacerdozio è grandissima per la sua potestà sul Corpo reale di Gesù Cristo che rende presente nell’Eucarestia, e sul Corpo mistico di Lui, la Chiesa che governa, con la sua missione sublime di condurre gli uomini alla santità e alla vita beata (…) Qual venerazione merita dunque il Sacerdozio! Non per i meriti che il sacerdote abbia come uomo, ma perché ministro di Gesù Cristo e dispensatore dei suoi misteri. Ricordate e pensate che i più grandi favori spirituali li avete ricevuti e li ricevete per mano del sacerdote. Egli vi ha battezzati e fatti cristiani; egli vi indirizza per la via del cielo, vi perdona quando avete peccato, vi dà Gesù stesso nella santa Comunione. Egli dovrà assistervi e confortarvi in morte, e benedire alla vostra salma portata al cimitero’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 561). Ecco quali sono le menzogne che vengono insegnate ai Cattolici sul conto dei loro sacerdoti! Quindi, la curia romana contorcendo con la sua abituale astuzia il significato delle Scritture ha creato nel suo seno una casta sacerdotale appartata dal popolo. Essa, come sapete, per sostenerla prende come esempio i sacerdoti Leviti i quali erano stati appartati da Dio di mezzo al popolo d’Israele per offrire sacrifici al suo nome a pro del popolo, per offrire il profumo sull’altare e per ammaestrare gli Israeliti. Ma nei fatti i sacerdoti cattolici romani, secondo il catechismo romano, sono superiori ai sacerdoti leviti perché essi sono stati investiti ‘di tutti i poteri divini’ (ibid., pag. 561) e fanno le veci di Dio sulla terra! Questa è la ragione per cui questa casta sacerdotale possiede questa alta stima in mezzo ai membri di questa organizzazione fino al punto che le persone li chiamano ‘Padre’, perché viene fatta passare come la casta sacerdotale istituita da Dio per offrire i sacrifici (le messe) per i peccati del popolo. Perardi ardisce persino dire che ‘senza prete un paese è moralmente morto’ (ibid., pag. 562)! Ma i fatti dimostrano che i paesi qui in Italia anche con i preti sono moralmente e spiritualmente morti; e questo perché essi stessi sono morti spiritualmente: i loro discorsi sono discorsi vuoti che non conferiscono grazia a chi li ascolta, le loro pompose funzioni sono opere morte, vi si può odorare l’odore dell’incenso ma non l’odore della vita; vi si può odorare il fetore che emanano le loro eresie ma non il profumo della conoscenza di Dio! Andiamo alla loro vita privata: essi hanno una condotta scandalosa essendo intemperanti ed insubordinati, molti di loro sono infatti sodomiti, fornicatori; ed hanno un parlare fuori dal loro luogo di culto che assomiglia a quello della gente più volgare che esiste; taluni bestemmiano Dio e insultano pure Maria con ogni sorta di male parole (e poi ci vengono a dire che noi disprezziamo Maria!), e raccontano facezie scurrili; è vero che non tutti tra loro raggiungono gli stessi eccessi di dissolutezza, ma bisogna dire che comunque tutti sono schiavi dell’iniquità perché ancora non hanno ubbidito al Vangelo. Parlando con loro ci si rende conto di come essi siano lontani da Dio, senza Cristo, morti nei loro falli e nelle loro trasgressioni; parlando con loro ci si rende conto come essi siano stati sedotti dai loro superiori. Povere anime! Devono diventare dei Cristiani ma pretendono di fare diventare gli altri dei Cristiani; sono sulla via della perdizione e quelli che si lasciano guidare da loro vanno in perdizione, ma pretendono di indirizzare le anime per la via del cielo; hanno bisogno di ravvedersi e di confessare le loro iniquità al Signore e pretendono di rimettere i peccati al popolo! Sono stati sedotti e seducono, ma d’altronde l’apostolo lo dice chiaramente: “I malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti” (2 Tim. 3:13). O preti cattolici, rientrate in voi stessi; pentitevi dei vostri peccati, e invocate Cristo Gesù affinché vi cancelli tutti i vostri peccati, e troverete riposo alle anime vostre. E uscitevene subito dalla chiesa cattolica romana per non essere partecipi dei suoi peccati.

La testimonianza di un ex-prete

Ecco come il fratello Fumagalli che ha fatto il prete cattolico per diversi anni, e quindi aveva ricevuto l’ordinazione da parte del vescovo in base al sacramento dell’ordine, parla del suo passato nella chiesa cattolica e cosa dice a proposito della maniera in cui ha conosciuto il Signore (Queste sue parole le ho trascritte da una registrazione sonora su audiocassetta).

Il Signore ‘ha operato una grande, una grande cosa nella mia vita, mi ha salvato, mi ha fatto un suo figlio, e mi ha riempito la vita, il mio cuore di gioia, di pace, quello che non avevo mai avuto nella mia vita. Io ho fatto il prete cattolico per quindici anni, quindi ho imparato, ho studiato tutte le dottrine cattoliche, non solo, ma poi da prete ero stato mandato in seminario per due anni, io ho fatto professore di seminario per cinque anni, ho fatto direttore spirituale di seminario per due anni, ho aperto un collegio teologico a Londra, ma la mia vita era nel buio e nelle tenebre e brancolavo nel buio. Ricordo che dopo essere stato ordinato prete avevo guardato quei libri sui quali avevo studiato per lunghi anni, tutti libri, grossi libri, scritti in latino di teologia, di dogmatica, di morale e sentivo come dentro di me una voce che mi diceva: ‘Ma non ti rendi conto che tante cose che sono scritte in quei libri non possono essere vere?’ Il Signore stava già parlando al mio cuore anche se ero cieco, anche se ero stato indottrinato in tante cose che non avevano niente a che fare con la verità della Parola di Dio. E ricordo che presi tutti quei libri e li andai a buttare nella carta straccia. Però c’era in me un vuoto, la verità non la conoscevo. Avevo la Bibbia ma ero cieco e non la potevo intendere; non la potevo intendere perché mi era stato insegnato che per intendere la Bibbia dovevo fondarmi sul magistero della chiesa cattolica. Ora, la Bibbia è l’unico libro al mondo che non si può avvicinare con la ragione, con l’intelletto e meno che meno con la filosofia e la teologia. La Bibbia è l’unico libro che ha come autore suo lo Spirito Santo, Dio stesso, gloria a Gesù. Ora, la Bibbia dice anche che l’unico modo per intenderlo si può solo fare questo quando lo Spirito di Dio apre la mente a intendere queste cose. Gloria al Signore. Ora, ricordo che dopo avere qui in Italia passato sette anni come professore di seminario, come direttore di seminario chiesi ai miei superiori di mandarmi in Africa nelle missioni. Credevo forse di trovarmi più realizzato in terra di missione, lavorando in un ambiente totalmente estraneo, diverso da quello qui in Italia. Ma i miei superiori mi proposero di andare negli Stati Uniti per altri studi. Io accettai la proposta, e così, dopo avere passato alcuni mesi in Inghilterra, Londra, dove ero stato mandato per aprire un collegio teologico, varcai l’oceano nel gennaio del 1969, e nel settembre dello stesso anno, sempre come prete, iniziai a studiare all’università statale di New York, a Buffalo. Iniziai a studiare antropologia, una disciplina complessa che studia l’uomo dalle sue origini fino ai problemi di maggiore attualità del giorno d’oggi. E così iniziai a studiare anche l’uomo come è presentato dalla cosiddetta scienza, che l’uomo deriva dalla scimmia, è evoluto dalla scimmia e da forme ancora inferiori a questa. Ora, come prete cattolico, io non avevo nessun problema di coscienza a studiare queste cose perché la dottrina cattolica dice questo, nella enciclica Humani Generis di Pio XII scritta nel 1950, che noi possiamo accettare, cioè la chiesa cattolica, che l’uomo è venuto da forme inferiori; per cui anche se avevo delle riserve nella mia mente mi trovai un giorno a credere l’evoluzione in modo completo. Non solo, ma arrivai anche ad insegnarla all’università. Io credevo, siccome mi ero reso conto di non avere trovato la risposta a tanti problemi nella mia mente nella dottrina cattolica, credevo di trovarla nella scienza, studiando, ricercando, investigando, ma mi rendevo conto che quanto più ricercavo, quanto più la verità si allontanava da me, quanto più mi vedevo come sprofondare in un pantano o nelle sabbie mobili, non avevo alcun posto in cui mettere i miei piedi al sicuro. E siccome non trovavo niente che mi appagasse, allora iniziai a ricercare e a studiare anche nell’occulto, nella parapsicologia, in altre religioni, nelle religioni orientali, studiare e investigare sugli ufo, praticavo yoga, leggevo e mi interessavo di astrologia, tutte queste cose, e non sapevo che tutti questi campi sono campi che appartengono a Satana. Ero cieco, non conoscevo la Parola di Dio; strano, ho fatto il prete quindici anni ma non conoscevo la Parola di Dio. Per cui non potevo ovviamente né insegnarla e meno che meno praticarla. Per cui continuai a ricercare; poi andai in Africa. In Africa sarei dovuto andare per compiere una ricerca. Però prima di andare in Africa, ricordo che passai da Roma e richiesi ai miei superiori di darmi un po’ di tempo libero per riflettere, per decidere sul futuro della mia vita, perché onestamente non mi sentivo più di fare il prete. Mi ero reso conto che troppe cose non potevano essere vere, erano storte, nella chiesa cattolica, ma i miei superiori mi invitarono a tramandare la mia decisione ultima, a riflettere di nuovo. In questo stato d’animo andai in Africa, in Kenya, e qui mi fermai per diciassette mesi. Compii questa ricerca in mezzo ad una popolazione di pastori nomadi nel Kenya settentrionale, e credo proprio che il Signore mi dava l’opportunità in questo ambiente, un ambiente al di fuori di tutte le pressioni nelle quali ero vissuto fino allora, perché di lavoro me ne facevano fare, e quanto più ne facevo, quanto più me ne davano da fare. Ma non avevo tempo neppure per riflettere alle cose più importanti, diciamo che riguardavano la mia vita. E qui ricordo, alla sera, anche se lavorai seriamente per questa ricerca, avevo tempo, tempo per riflettere, per pensare, soprattutto per dare ascolto a tutte quelle onde tumultuose della mia anima che affioravano e che mi facevano vedere che la mia vita era un vita da ipocrita, una vita da disonesto, perché oramai avevo visto, avevo realizzato, mi ero reso conto che troppe cose nella chiesa cattolica erano storte e io ero ancora dentro. Per cui riconobbi e mi resi conto che potevo fare un unica scelta onesta, ed era quella di lasciare la chiesa cattolica, di lasciare di fare il prete, sapevo che mi sarei messo contro i miei superiori, i miei colleghi, i miei parenti, i miei amici, un po’ tutti, ma onestamente a questo punto più non mi interessava e decisi; decisi che me ne sarei andato. E a questo punto accadde una cosa strana, ma meravigliosa nella mia vita. Fino ad allora, da quando ero entrato in seminario, m’avevano detto: ‘Se tu lasci la chiesa cattolica, se tu non diventi prete, mi dicevano allora, Dio non può che maledire la tua vita. Certo, questo è un modo molto… è … io ero entrato in seminario a nove anni, sono cose tristi, ma la verità bisogna dirla perché oggi troppe ipocrisie sono predicate un po’ da tutti i pulpiti e anche dai mezzi, diciamo, i mass media. Ma la verità è l’unica che può liberare l’uomo, e la verità è una persona, è Gesù Cristo, gloria al suo santo nome, alleluia. Ora, decisi, anche se m’avevano detto che il Signore m’avrebbe maledetto, che non sarei più potuto vivere in pace, io quando decisi di uscirmene dalla chiesa cattolica provai una pace così profonda e così grande che non avevo mai conosciuto prima. Non solo, ma mi sentii liberato in quel momento, liberato da un oppressione, da catene che gravavano sopra di me e ora intendo il significato di tutto questo. Io credo che per la prima volta in vita avevo dato ascolto alla voce di Dio che mi diceva: ‘Esci, esci da dove sei’. E avevo per la prima volta ubbidito alla voce di Dio senza guardare né a destra né a sinistra, senza guardare a quello che avrebbero potuto dire colleghi, superiori, parenti o amici, gloria al Signore, ed ero stato liberato anche in quel momento da uno dei più grandi gioghi, il giogo della religione organizzata, nel caso mio della religione cattolica romana. Terminata la mia ricerca in Africa tornai negli Stati Uniti, in America, e qui mi trovai da solo, però tutto questo non mi scoraggiava perché mi sentivo perlomeno libero da questo giogo. Mi adattai a fare un po’ di tutto, poi ottenni un posto d’insegnamento part-time all’università. E così decisi che avrei perseguito nel mondo una carriera come professore di università. Terminai i miei studi, ottenni il grado accademico più alto che danno le università americane, e credevo in questo modo di farmi una carriera nel mondo, di farmi un nome, ma grazie al Signore che egli aveva un piano molto più grande per me. Divenni agnostico, non credevo quasi più a niente, buttai a mare quasi tutto quello in cui credevo prima. Però c’era un vuoto in me, e soprattutto certi momenti, anche quando avevo cercato di trovare nei piaceri o in altro, soddisfazione, io sentivo come un vuoto, un vuoto che mi schiacciava, un vuoto che mi opprimeva (…) finché un giorno comprai un libro, un libro che è stato tradotto anche in italiano, dal titoloAddio terra, ultimo pianeta, di Hal Lindsey. Iniziai a leggere questo libro con senso molto critico, questo era all’inizio del 1979, ma poi mi dovetti fermare. Mi trovavo di fronte per la prima volta in vita a un qualche cosa che la mia ragione non poteva spiegare e cioè delle profezie che scritte 2500, 2600 anni fa si avveravano ora sotto i mie occhi e con la mia ragione non potevo spiegare queste cose. Io conoscevo dalla scienza che neppure il più grande scienziato del mondo può prevedere con certezza quello che può accadere all’indomani. Sapevo quindi che nessun uomo al mondo poteva fare questo, per cui in quel momento il Signore mi mise come con le spalle al muro, io dovetti ammettere in quel momento che la Bibbia doveva per forza di cose essere vera e che poteva venire solo da Dio. I preti non credono alla Bibbia, io non credevo alla Bibbia, perché mi avevano indottrinato a mettere la tradizione cattolica, i dogmi cattolici, le dottrine cattoliche, teoricamente, si dice, alla pari della Bibbia, ma praticamente e di fatto sono al di sopra della Bibbia. E questo lo so perché ho fatto il prete quindici anni. E’ una cosa molto triste questa. Ecco perché Satana è riuscito a tenere incatenate tante anime nelle tenebre, nella menzogna, perché la verità è vietata loro. E anche quando si accostano alla Bibbia si accostano sempre indottrinati da filosofie e dottrine umane. Ora, in quello stesso momento il Signore ebbe misericordia di me, e aprì la mia mente e toccò il mio cuore e in quel momento io mi vidi quello che ero, ero un peccatore ed ero perduto, per me non ci sarebbe, non c’era speranza di salvezza, anche se volevo fare del mio meglio per contribuire nel mondo della ricerca, dell’insegnamento e pubblicazione, a migliorare situazioni di popoli, soprattutto di popolazioni del terzo mondo. Lo Spirito Santo mi convinse di peccato, di giustizia e di giudizio, ero perduto, e c’era un’unica possibilità di salvezza per me, Gesù Cristo che era andato a morire alla croce per i miei peccati. E in quel momento intesi che dovevo fare una scelta, o gridare a Gesù o andare in perdizione. E in quel momento uscì dal mio cuore una preghiera: ‘Gesù, perdona tutti i miei peccati ed entra nel mio cuore come mio Signore e Salvatore’. E in quel momento sperimentai veramente una cosa meravigliosa, in quel momento mi sentii pulito da ogni peccato, mi sentii lavato da tutte quelle colpe, peccati che gravavano su di me, che pesavano su di me. Li avevo confessati tante volte, ma erano sempre con me; avevo fatto confessioni generali tante volte, ma quei peccati nessuno me li aveva tolti perché solo uno può togliere i nostri peccati, è Gesù, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, gloria al suo santo nome, Alleluia Gesù, alleluia. E in quel momento io mi sentii nascere di nuovo. In me entrò una gioia così grande che dovetti inginocchiarmi e piangendo di gioia, veramente assaporare l’opera grande che Gesù aveva compiuto in me in quel momento, mi aveva salvato, per grazia, per quella fede che avevo posto in lui, egli mi aveva salvato e in me entrò la certezza che ero stato salvato in quel momento. Da prete io mi domandavo: ‘La salvezza che cosa è? Non lo sapevo. E io sono andato da tanti preti dopo che il Signore mi ha salvato a parlare di Gesù, della salvezza, della necessità della nuova nascita, e i preti non lo sanno, non sanno, non sanno cosa significa salvezza, non sanno cosa significa nuova nascita. Questo è triste (…) io vi confesso che detesto il sistema della religione cattolica romana perché porta in perdizione tante anime (…). Sì, in quel momento io ebbi la certezza che ero salvato e ricordo che la prima cosa che dissi a me quando tornai al mio tavolo di studio, io mi dissi: ‘La salvezza è così semplice, come mai nessuno mi ha mai parlato di queste cose prima?’ Gloria al Signore, alleluia (…) da quel giorno che accettai Gesù nel mio cuore lo Spirito di Dio è entrato in me ed egli mi ha aperto gli occhi e sapevo ora con certezza che la verità era la Bibbia, la Parola di Dio. Per cui iniziai a studiare la Parola di Dio, e ora intendevo, la capivo, quello che prima invece non intendevo (…) poi richiesi il battesimo in acqua; dopo due mesi circa che il Signore mi aveva salvato il Signore mi battezzò di Spirito Santo (…) Il Signore presto tornerà; ma sei tu pronto? Questo, sei tu pronto? Io non ero pronto. Ho fatto quindici anni il prete, avevo studiato tanto, fossi morto da prete sarei andato diritto in perdizione, diritto, perché non c’è il purgatorio. Il purgatorio è un’invenzione dei preti, sono stati ingannati loro, ingannano gli altri. La Scrittura dice chiaramente è stato stabilito che gli uomini muoiano una volta sola e poi viene il giudizio; ora, se uno ha accettato Gesù Cristo come suo personale Signore e Salvatore Gesù lo lava dai suoi peccati, se lo lava dai suoi peccati quale pena c’è da pagare? Ha già pagato tutto lui; alla croce, il Signore ha fatto l’opera completa, prima di morire ha detto: ‘E’ compiuto!’ E’ compiuto!’ E’ compiuto!’ Gloria al Signore, alleluia! (…) Il Signore è stato buono con me …’.

La gerarchia ecclesiastica romana a confronto con la Scrittura

Che dice la Scrittura? Conferma o smentisce questa gerarchia ecclesiastica esistente in seno alla chiesa romana? Innanzi tutto essa dice che in seno alla Chiesa non c’é nessuna casta dominante suddivisa in gradi gerarchici come c’é tra i Cattolici e le religioni orientali, perché tutti i credenti, benché abbiano dei doni differenti secondo la grazia che Dio ha dato loro, hanno uguale importanza davanti a Dio. Nessuno infatti può dire di essere tenuto da Dio in maggiore considerazione di un altro. A conferma di ciò vi ricordo che Paolo ai Galati, parlando di coloro che godevano di particolare considerazione fra la Chiesa (cioè Giacomo, Cefa e Giovanni), dice: “Quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali” (Gal. 2:6). Come ho detto prima i credenti hanno dei doni differenti, e questo perché “il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra” (1 Cor. 12:14) che hanno delle funzioni diverse a secondo della misura del dono largito da Cristo.

Vediamo quindi quali siano gli uffici stabiliti da Dio nella sua Chiesa: Paolo dice ai Corinzi: “Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue” (1 Cor. 12:28), ed agli Efesini: “Ed é lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo” (Ef. 4:11,12).

Gli apostoli sono coloro che vengono mandati dallo Spirito Santo a predicare in altre nazioni (il termine greco apostolos significa ‘messaggero’), essi fondano delle chiese e fanno eleggere per ciascuna Chiesa degli anziani.

I profeti sono coloro che hanno ricevuto il dono di profezia e dei doni di rivelazione (che sono: dono di parola di sapienza, dono di parola di conoscenza, e dono del discernimento degli spiriti).

I dottori sono coloro che insegnano accuratamente le dottrine contenute nella Scrittura.

Gli evangelisti (evangelista deriva dal greco euaggelistes che significa ‘portatore di buone notizie’). sono coloro che vanno di città in città ad annunziare l’Evangelo con i doni di guarigioni, e cacciano i demoni nel nome di Gesù.

I pastori sono coloro che devono pascere il gregge di Dio, assieme agli anziani (che vengono chiamati in greco presbyteros e corrispondono ai vescovi); essi si prendono cura delle pecore e le ammaestrano. (Il termine anziano (in greco presbyteros) sta ad indicare l’età matura del credente, mentre il termine vescovo l’ufficio che egli ricopre perché la parola greca episkopos significa ‘sorvegliante’ o ‘guardiano’).

I diaconi (il termine deriva dal greco diakonos che significa ‘servitore’), sono preposti a svolgere servizi assistenziali di vario genere a pro dei pastori e degli anziani e dei poveri e delle vedove. Essi non devono avere la capacità di insegnare per ricoprire questo ufficio, e perciò questo ufficio può essere ricoperto anche da delle donne.

Come potete vedere non sono menzionati né l’ostiariato, né il lettorato, né l’esorcistato, né l’accolitato, e neppure il suddiaconato, e neppure il cardinalato, e meno che meno il papa.

Per quanto riguarda poi il presbiterato cattolico occorre dire che esso non è quello della Scrittura, perché oltre alle ragioni sopra esposte, la Scrittura non fa distinzione tra presbiteri e vescovi; infatti i vescovi sono i presbiteri, e i presbiteri sono i vescovi. Quindi anche questi termini, quando usati dai teologi cattolici, non si riferiscono all’ufficio di cui parla la Scrittura. Per quanto riguarda il diaconato bisogna dire una cosa simile; il nome dell’ufficio è scritturale, ma, oltre a dire che i loro diaconi sono increduli come i loro preti, i diaconi cattolici non adempiono affatto le funzioni che deve esercitare un vero diacono. Basta ricordare che devono servire il sacerdote nella messa solenne per rendersi conto che divario esista tra il diaconato biblico e quello del cattolicesimo.

Le accuse rivolteci confutate

Vediamo ora di confutare le accuse che ci lanciano i Cattolici.

La prima accusa che i Cattolici romani ci lanciano è questa: ‘I Protestanti non hanno veri vescovi anche se ne portano il nome e quindi neppure veri sacerdoti’. Così dicendo essi mostrano di non conoscere le Scritture. Ora, le Chiese di Dio hanno degli anziani a pascerle i quali vengono anche chiamati vescovi; questo è quello che si deduce dal fatto che Paolo quando vennero a lui gli anziani della Chiesa di Efeso che lui aveva mandato a chiamare da Mileto, li chiamò vescovi secondo che é scritto: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio…” (Atti 20:28). Quindi l’anziano ricopre l’ufficio di vescovo. Ma oltre a ciò bisogna dire che colui che ambisce all’ufficio di vescovo nella Chiesa deve avere dei particolari requisiti senza i quali non può ricoprire quest’ufficio. Paolo spiega questo a Timoteo quando gli dice: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto ad insegnare, non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del danaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tutta riverenza (che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?), che non sia novizio, affinché, divenuto gonfio d’orgoglio, non cada nella condanna del diavolo. Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo” (1 Tim. 3:2-7). Quindi non ha nessun fondamento l’accusa rivoltaci, appunto perché quei credenti che sono stati eletti dalla Chiesa anziani perché possedenti tutte le caratteristiche enumerate da Paolo sono dei vescovi che sono stati costituiti tali dallo Spirito Santo. Essi portano il nome di vescovi perché lo sono secondo l’insegnamento della Scrittura.

Un’altra calunnia lanciataci dai Cattolici è che noi non abbiamo veri sacerdoti. Essa si fonda sul significato errato che essi danno alla parola sacerdote sotto il Nuovo Patto. Per loro un sacerdote è uno che offre sacrifici per i peccati del popolo come facevano i sacerdoti Giudei (perciò chi ministra la messa) e che possiede ‘il potere di rimettere i peccati’. Ma noi non abbiamo di questi sacerdoti e neppure ne vogliamo perché sappiamo che non ce n’è affatto bisogno nella Chiesa di Dio dato che il sacrificio di Cristo è stato offerto una volta per sempre per i nostri peccati e che nessuno ha il potere di rimetterci i peccati che commettiamo all’infuori di Dio stesso. Si tengano i loro sacerdoti; quanto a noi riconosciamo come sacerdoti tutti i figliuoli di Dio lavati con il sangue dell’Agnello perché essi lo sono perché offrono sacrifici spirituali accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo (badate che questi sacrifici non vengono offerti né per espiazione e neppure per meritarsi il perdono di Dio, ma come segno di riconoscenza in verso Dio essendo il frutto portato dalla Parola di Dio piantata in noi).

Per concludere: la chiesa romana possiede una gerarchia cosiddetta sacra che appare maestosa ed affascinante a tutti coloro che non conoscono la verità; bisogna riconoscere che essa riesce a colpire le persone con tutti quei riti di iniziazione che la concernono e con tutti i suoi abiti sacerdotali, ma nonostante tutto ciò bisogna dire che essa non trova riscontro nella Parola di Dio. Lo so, sembra tutto vero nella chiesa romana, anche la gerarchia di cui essa è composta a prima vista sembra ordinata da Dio, ma questa è solo una vana apparenza perché essa non è stata istituita da Cristo Gesù. I teologi papisti cercano pure di spiegare il tutto con le Scritture ma i loro ragionamenti non vengono affatto confermati dalle Scritture ma vengono smentiti da esse. Quindi, noi non riconosciamo il papa quale successore di Pietro, non riconosciamo il cardinalato come istituzione divina, non riconosciamo i vescovi cattolici come veri vescovi, non riconosciamo i preti come veri presbiteri, non riconosciamo i loro diaconi come veri diaconi, e non riconosciamo neppure gli altri loro ordini come il suddiaconato, l’ostiariato, il lettorato, l’esorcistato, e l’accolitato. In altre parole non riconosciamo la gerarchia cattolica come una gerarchia voluta e ordinata da Dio per il suo popolo.

L’imposizione del celibato ai chierici è una dottrina di demoni

Vediamo ora di confutare mediante le Scritture la dottrina del celibato forzoso. Paolo disse a Timoteo: “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demonî per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza; i quali vieteranno il matrimonio….” (1 Tim. 4:1-3). Quindi la dottrina che vieta il matrimonio ai preti e ai diaconi è diabolica! Ma perché il dogma che nega ai preti e ai diaconi di sposarsi é una dottrina di demoni che contrasta la verità? Perché quello di non sposarsi, ossia il celibato, é un dono che procede da Dio e non qualcosa che degli uomini hanno il diritto di imporre ad altri, infatti Gesù ha detto che “non tutti son capaci di praticare questa parola” (quella di non prendere moglie) “ma quelli soltanto ai quali é dato” (Matt. 19:11), e Paolo ha detto: “Io vorrei che tutti gli uomini fossero come son io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro” (1 Cor. 7:7).

Qual’è il risultato che porta l’imposizione del celibato ai preti? Questo; che i preti si abbandonano all’impurità ed alla fornicazione scandalizzando così le persone; ma d’altronde Paolo lo ha detto chiaramente perché l’uomo deve sposarsi: “Per evitar le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie…” (1 Cor. 7:2). Non c’é dunque da meravigliarsi se poi coloro a cui viene imposto il celibato si abbandonano all’impurità ed alla fornicazione. Noi siamo giunti alla conclusione che siccome Paolo dice ai celibi: “Ma se non si contengono, sposino; perché è meglio sposarsi che ardere” (1 Cor. 7:9), la chiesa romana con il suo dogma sul celibato non fa altro che affermare che per i preti è meglio ardere che sposarsi [24]. Per l’ennesima volta la curia romana ha voltato le spalle alla verità! Ma quello che riscontriamo ancora una volta nel parlare della curia romana sul celibato è l’ennesimo parlare contraddittorio. Perché? Perché da un lato essa afferma che il celibato è un dono che viene da Dio (lo chiamano dono di castità) e dall’altro afferma che la chiesa lo esige da tutti coloro che ambiscono al sacerdozio e che sono entrati nel sacerdozio! Ma se il celibato è un dono perché imporlo e non lasciarlo facoltativo? Imporre a qualcuno un dono di Dio, come nella realtà fa la curia romana con i suoi sofismi, è una cosa assurda: è come dire a qualcuno che non ha il dono di potenza di operare miracoli che deve fare miracoli! E’ come dire a un credente che non ha il dono di profezia che deve per forza di cose profetizzare perché questo è un dono di Dio! Ma Paolo ha detto ai Romani: “Se abbiamo dono di profezia, profetizziamo…” (Rom. 12:6), quindi se non abbiamo il dono di profezia non possiamo metterci a profetizzare. Nella stessa maniera, se uno ha il dono di non sposarsi non si sposi, ma chi non ce l’ha si sposi per non cadere nella fornicazione. Ma noi vogliamo anche dire a tale proposito che la facoltà di non sposarsi non viene data da Dio ad alcuni perché questi la chiedono a Dio, ma indipendentemente dalla loro volontà ossia perché Dio ha decretato di non farli sposare. Ma poniamo anche il caso che uno domandi a Dio il dono di non sposarsi: chi ha detto che Dio per forza di cose glielo concederà? La Scrittura dice che “questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate” (1 Giov. 5:14,15); quindi, quand’anche un credente chiedesse a Dio il dono di non sposarsi, egli sarà esaudito solo se questa è la volontà di Dio in verso lui. Ma non così insegna la curia romana che afferma che Dio non glielo negherà. Ma la falsità di questa affermazione è evidente: i sacerdoti cattolici sono entrati nell’ordine pensando di avere il dono del celibato perché Dio glielo aveva concesso per svolgere le loro funzioni sacerdotali, e poi essi si sono resi conto di essere privi di questo dono. Ecco le prove che questa affermazione è l’ennesima menzogna nella quale la curia romana induce milioni di persone a credere!

Ma vediamo ora di esaminare mediante le Scritture la ragione addotta a favore dell’imposizione del celibato; e cioè che il celibato sia necessario ai sacerdoti, o meglio indispensabile per servire Dio in maniera fedele e santa. Prescindendo dal fatto che i sacerdoti cattolici non servono a Dio e che è diabolico imporgli il celibato, noi, da quello che insegna la Scrittura deduciamo in maniera evidente che si può servire Dio nella Chiesa degnamente anche da sposati e non solo da celibi (ossia con il dono del celibato ricevuto da Dio). Se così non fosse, Paolo non avrebbe mai detto a Timoteo che sia i vescovi che i diaconi devono essere mariti di una sola moglie e devono governare bene le loro famiglie, (facendo implicitamente intendere che essi devono essere sposati). Ma poi c’è un’altra cosa da dire; Paolo a Tito ha detto che l’anziano (ossia il vescovo) oltre che marito di una sola moglie, per essere assunto in questo ufficio, deve essere anche giusto, santo, e temperante; ciò significa che il vescovo anche da sposato può essere giusto, santo e temperato in ogni cosa, e che il matrimonio non è qualcosa che lo terrebbe di conseguenza lontano dalla giustizia e dalla santità e dalla temperanza. Certamente, se il vescovo doveva essere celibe e non sposato, perché questo suo stato sarebbe stato indispensabile per essere giusto santo e temperato, Paolo non avrebbe detto tali cose a Tito. Sempre per confermare ciò ricordiamo che Paolo a Timoteo quando gli parla di come devono essere i vescovi e i diaconi per essere assunti gli dice: “Anche questi siano prima provati; poi assumano l’ufficio di diaconi se sono irreprensibili” (1 Tim. 3:10); il che significa che i candidati (sposati) al vescovato e al diaconato, dopo che sono stati provati per un certo tempo possono essere trovati irreprensibili, cioè senza colpa, e questo quantunque siano sposati e abbiano famiglia. Tutto ciò fa capire che il matrimonio non è una distrazione tale da fare di conseguenza vivere in maniera ingiusta e empia e intemperante chi lo ha contratto e perciò chi è sposato non può assumere l’ufficio di vescovo o diacono nella Chiesa di Dio. E poi anche gli apostoli erano sposati (tranne che Paolo e Barnaba) secondo che dice Paolo ai Corinzi: “Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella in fede, siccome fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?” (1 Cor. 9:5). Che Pietro fosse sposato lo attesta anche Matteo quando parla della guarigione di sua suocera: “Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva in letto con la febbre; ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò” (Matt. 8:14). Eppure gli apostoli erano degli uomini santi perché si santificavano nel timore di Dio e non davano motivo di scandalo in cosa alcuna! Questa è un ulteriore conferma che essere sposati ed avere relazioni carnali con la propria moglie non significa camminare secondo la carne e non potere piacere a Dio.

Ma a queste Scritture del Nuovo Patto che sono nettamente in favore del matrimonio pure dei vescovi e dei diaconi, vogliamo pure aggiungere altre Scritture dell’Antico Patto che confermano la stessa cosa; e cioè che si può essere sposati ed essere dei fedeli e santi servitori di Dio nella sua casa.

Noè, che Pietro chiama, predicatore di giustizia, e che la Scrittura dice che “fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi” (Gen. 6:9), era sposato con figli.

Mosè che era profeta e che lo scrittore agli Ebrei dice che “fu bensì fedele in tutta la casa di Dio come servitore per testimoniar delle cose che dovevano esser dette” (Ebr. 3:5), era sposato e aveva dei figli.

Aaronne, il sommo sacerdote era sposato secondo che è scritto: “Aaronne prese per moglie Elisceba, figliuola di Amminadab, sorella di Nahashon; ed ella gli partorì Nadab, Abihu, Eleazar e Ithamar” (Es. 6:23). Secondo la legge il sommo sacerdote si poteva sposare. Ricordiamo che il sommo sacerdote era l’unico che poteva entrare nel luogo santissimo, cioè nel luogo al di là del velo dove si trovava l’arca; che vi entrava una volta all’anno e che vi entrava con il sangue che doveva servire a fare l’espiazione dei peccati del popolo.

Isaia, anche lui profeta, era sposato perché è scritto: “M’accostai pure alla profetessa, ed ella concepì e partorì un figliuolo” (Is. 8:3).

Osea, anche lui profeta, era sposato perché è scritto: “Quando l’Eterno cominciò a parlare a Osea, l’Eterno disse ad Osea: Và, prenditi per moglie una meretrice, e genera dei figliuoli di prostituzione…” (Os. 1:2).

Il profeta Ezechiele era pure lui sposato secondo che è scritto: “La mattina parlai al popolo, e la sera mi morì la moglie…” (Ez. 24:18).

Vogliamo concludere dicendo questo; la curia romana afferma che i sacerdoti cattolici romani sono come i sacerdoti leviti dell’Antico Patto in un certo senso, ma essi dimenticano volontariamente che anche i sacerdoti leviti, che offrivano i sacrifici a pro del popolo, erano sposati e si potevano sposare. Ricordiamo a proposito dei sacerdoti, che Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista, era un sacerdote della muta di Abia e che era sposato con Elisabetta che era delle figlie d’Aaronne. Ed “erano ambedue giusti nel cospetto di Dio, camminando irreprensibili in tutti i comandamenti e precetti del Signore” (Luca 1:6). Vedete? Egli era un sacerdote sotto l’Antico Patto, era sposato eppure camminava irreprensibile in tutti i precetti del Signore.

Adesso spieghiamo alcune Scritture prese dalla curia romana a sostegno del celibato forzoso.

Per quanto riguarda il fatto che Dio vietò a Geremia di sposarsi secondo che è scritto: “La parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini: Non ti prender moglie e non aver figliuoli né figliuole in questo luogo” (Ger. 16:1,2), bisogna dire innanzi tutto che fu Dio a vietargli di sposarsi e non il sommo sacerdote del tempo o qualcun altro, e poi che questo ordine specifico di Dio in verso lui aveva la seguente motivazione: “Poiché così parla l’Eterno riguardo ai figliuoli e alle figliuole che nascono in questo paese, e alle madri che li partoriscono, e ai padri che li generano in questo paese: Essi morranno consunti dalle malattie, non saranno rimpianti, e non avranno sepoltura; serviranno di letame sulla faccia del suolo; saranno consumati dalla spada e dalla fame, e i loro cadaveri saran pasto agli uccelli del cielo, e alle bestie della terra” (Ger. 16:3,4). Quindi Dio vietando a Geremia di sposarsi e di avere figli volle risparmiargli altre afflizioni.

Vogliamo dire anche qualcosa attorno alle parole di Gesù: “Figliuole di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figliuoli. Perché ecco, vengono i giorni nei quali si dirà: Beate le sterili, e i seni che non han partorito, e le mammelle che non hanno allattato…” (Luca 23:28,29). Con queste parole Gesù non ordinò alle vergini di non maritarsi e neppure proclamò beate le donne che erano sterili perché altrimenti avrebbe contraddetto la verità dato che secondo la legge la donna era libera di sposarsi e colei che era sterile non era considerata una donna beata. Gesù volle dire solo che quando Gerusalemme sarebbe stata atterrata dalle legioni romane sarebbe avvenuto che per il fatto che le donne che avevano partorito figli e figlie sarebbero rimaste prive dei loro figli, allora in quei giorni le sterili che non avevano potuto partorire e allattare sarebbero state proclamate felici perché non avrebbero subito quella privazione dolorosa.

Per quanto riguarda le parole di Paolo: “Chi non è ammogliato ha cura delle cose del Signore, del come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è ammogliato, ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere alla moglie” (1 Cor. 7:32,33), parole che vengono prese per esaltare il celibato e disprezzare il matrimonio, vogliamo dire che Paolo con esse ha voluto soltanto dire che chi non è ammogliato è privo di quelle sollecitudini che sono presenti invece in colui che è ammogliato; e perciò può dedicare maggiore tempo alle cose del Signore non avendo moglie e figli di cui prendersi cura. Certo, per esempio chi non è ammogliato nei viaggi che fa a motivo del Vangelo è più libero di uno che viaggia per lo stesso motivo con moglie e figli; e nelle persecuzioni non ha da pensare anche alla sorte della sua moglie e dei suoi figli; ma questo non fa del celibe una persona più santa di colui che è sposato o una persona più felice di colui che è ammogliato. Un’altra ragione per cui Paolo consigliava ai celibi di rimanere in quello stato era per risparmiargli la tribolazione nella carne che avrebbero patito se si fossero sposati infatti dice: “Tali persone avranno tribolazione nella carne, e io vorrei risparmiarvela” (1 Cor. 7:28); ma anche qui bisogna dire che la tribolazione nella carne presente in coloro che si sposano non è qualcosa che degrada il matrimonio rispetto al celibato. Lungi da noi il pensare che il matrimonio sia da disprezzare perché procura tribolazione nella carne a chi lo contrae, o perché, “colui che è ammogliato, ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere alla moglie” (1 Cor. 7:33) (motivo che viene vanamente addotto a sostegno del celibato forzoso); perché è altresì scritto: “Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti” (Ebr. 13:4). Quindi anche il matrimonio dei ministri di Dio, dei vescovi e dei diaconi, deve essere tenuto in onore. Per concludere, rimane il fatto che Paolo non ha imposto il celibato a nessuno, ma ha detto di non prendere moglie a chi ha ricevuto il dono di non sposarsi, e di sposarsi a chi arde e sente di non avere il dono di non sposarsi assicurandogli che, così facendo, egli non peccherà secondo che è scritto: “Se però prendi moglie, non pecchi” (1 Cor. 7:28).

Quanto a voi, o preti intemperanti che ardete, convertitevi dagli idoli al Signore, uscite da questo pseudosacerdozio cristiano e sposatevi; allora sarete dei veri sacerdoti nel cospetto di Dio e smetterete di ardere.

Infine, dobbiamo dire che il celibato è sempre stato argomento di viva discussione in seno alla chiesa romana perché non tutti sono stati d’accordo sull’opportunità di imporlo. Ci sono molti prelati oggi nella chiesa latina che vorrebbero che il celibato fosse reso facoltativo. Ma fino a quest’oggi ha prevalso l’imposizione che ha prodotto scandali di ogni genere in seno alla chiesa romana da che è stata assunta. Ma che fanno molti preti costretti a vivere celibi contro la loro volontà? Chiedono la dispensa per potersi sposare; preferendo sposarsi e lasciare il sacerdozio cattolico anziché continuare ad abbandonarsi alla fornicazione ed all’impurità. Tra il 1963 e il 1969, sotto Paolo VI, più di ottomila sacerdoti chiesero la dispensa dai voti, mentre altri tremila lasciarono il sacerdozio senza aspettare il permesso. Anche sotto Giovanni Paolo II molti preti hanno abbandonato il sacerdozio per potersi sposare. Ora, viene di domandarsi: Ma perché dinanzi a tutti gli scandali operati dai preti, molti dei quali vivono con la propria concubina, e dinanzi a tutte le richieste di dispensa che ogni anno vengono inoltrate da tanti preti, e dinanzi all’abbandono del sacerdozio da parte di molti preti senza aspettare il permesso, la curia romana continua a imporre il celibato? Che utile ne ricava? Non va a suo danno? Certo che va a suo danno per molti versi, ma non bisogna dimenticarsi che la chiesa papale mediante il celibato forzoso difende i suoi interessi economici e finanziari. Mi spiego meglio facendo questo esempio: perché la chiesa romana tollera che un prete vivi fornicando rimanendo nello stesso tempo al suo posto, mentre non tollera che un prete si possa sposare e rimanere a compiere il suo ufficio di sacerdote? La ragione è perché la concubina di un prete non può avanzare nessuna pretesa sui beni ecclesiastici alla morte del prelato, mentre una moglie sì. Quindi la chiesa romana si usa del celibato forzoso per mantenere la proprietà di tutti i suoi beni accumulati nel corso del tempo [25]. Ma un’altra ragione per cui la curia romana impone il celibato ai preti è perché essendo un sistema assolutistico necessita dei sudditi totalmente sottomessi ai loro superiori. E il celibato garantisce quella sottomissione incondizionata che vuole il papa. Insomma un prete celibe, per la curia romana, è molto più controllabile di uno sposato; un prete celibe è più leale di uno sposato. Quindi, nella realtà, il motivo che viene addotto al celibato, cioè quello di una vita più santa, è solo un pretesto; perché il celibato viene imposto per una questione di controllo.

G.Butindaro, La Chiesa Cattolica Romana

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